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14 maggio 2012

Signora Napolitano, posso abbracciarla?

 

Lei ha scritto una lettera a Repubblica criticando l’uso della parola “femminicidio”, e definendolo “un’insana concezione del genere femminile come presupposto dell’atto di violenza, diverso dall’omicidio”.

Con queste parole, signora Napolitano, lei rimette le cose a posto, e chiama delitto il delitto, senza differenze di genere. Mi sembra un grande merito in un momento in cui sui giornali si fanno sfilare i ritratti delle 59 donne ammazzate dal marito o dal compagno in questo 2012, e s’insinua l’idea che questa turpe mattanza sia dovuta al fatto che erano donne. Che erano più deboli lo sappiamo tutti, ma il concetto di  “femminicidio” implica qualcosa di più, e tende a togliere alla donna il suo carattere di persona e di cittadina, per consegnarla alla  natura animalesca di femmina delle specie umana.

In un Paese che non è più cattolico se non di facciata ci vola addosso dai secoli passati l’isterica diffidenza degli uomini deboli verso la donna, amata e odiata per il piacere e quasi mai apprezzata come fonte di vita e principio di riconciliazione con l’ineluttabilità della morte. E’ quasi ovvio annotare che le parole comunemente usate per descrivere l’atto sessuale parlano del “possesso” della donna da parte dell’uomo, e in questa oggettivazione della donna ridotta a cosa c’è il seme di tutto il male che potrà venire dopo.

Da molti anni nel codice penale non c’è più il delitto d’onore, e io avevo creduto che la donna fosse un bene non più disponibile. Mi ero sbagliato. Lei, signora Napolitano, è avvocato. Sa bene che la parola “femminicidio” non ha soltanto la valenza della cronaca, ma nascostamente contiene la stessa attenuante del delitto d’onore che mandava la donna al cimitero e lui a testa alta. Ha fatto bene a ricordarcelo, con la stessa semplicità con cui ha sorriso al fotografo che nel giugno 2010 l’ha trovata mentre, senza scorta, faceva un giretto su un autobus di Roma. Lei ci ricorda che il comandamento “non uccidere” è un assoluto, e che è un assoluto anche la normalità.

Umberto Veronesi

commenti
09:14 Francesca Valensise Condivido totalmente le sue parole; ho letto la lettera della sig.ra Napolitano su Repubblica. Se ce ne fosse stato bisogno, ha aumentato la mia stima per questa Signora, nella piena accezione del termine, discreta,colta, intelligente; modello da imitare, in un'Italia "al silicone" come quella di questo periodo.
05:57 elena sacco Mi associo senz'altro anch'io alla definizione che ne ha dato la signora Napolitano,che con la sua signorilità ci ha dato una lezione di stile. Grazie
06:26 Giulia Scanu Dott. Umberto Veronesi forse a lei sfugge il pieno significato della parola femminicidio, le consiglio di leggere quest'articolo: http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/
10:49 Gabriele Lenzi L'articolo è pieno di buone intenzioni ma non molto aggiornato. La connotazione che la preoccupa non è nella parola, ma nei gesti che essa intende descrivere. In data 25 giugno 2012, Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, ha dichiarato a Ginevra:

“Femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita [...] In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza [...] questi risultati non hanno però portato a una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine”. (http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-violenza-sulle-donne-e-invisibilericonoscerla-e-un-diritto-umano/)
05:14 Fausto Orazi Il concetto di donna come oggetto da possedere nasce dalla liturgia cattolica, solo da poco le è riconosciuto il diritto a godere sessualmente. Oltre alla violenza omicida di un microscopico numero di uomini incapaci di sopportare le provocazioni, occorre studiare la violenza psicologica femminile, assai più diffusa e pericolosa di quella maschile. Mi sembra un altro tentativo mediatico femminile di mostrare la loro presunta superiorità, sulla razionalità maschile. Attacco di origine ideologica sinistra da respingere.
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