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Alimentazione
Fabio Di Todaro

Un farmaco antifumo per ridurre la «dipendenza» dai dolci?

pubblicato il 21-04-2016
aggiornato il 27-02-2017

Uno studio su animali suggerisce che la vareniclina, usata nei percorsi di disassuefazione dal tabagismo, riduce la tendenza al consumo eccessivo di dolci. Ecco come cambia la struttura del cervello nei golosi

Un farmaco antifumo per ridurre la «dipendenza» dai dolci?

La lotta al consumo eccessivo di alimenti dolci e zuccheri attraverso la dieta è iniziata da tempo ed è considerata cruciale per porre un argine all’epidemia di obesità in corso nel mondo. Intervenire attraverso la correzione della dieta è il passo più facile da compiere, ma il mondo della ricerca è al lavoro per trovare altre soluzioni. L’ultima ipotesi riguarda l’utilizzo di farmaci già impiegati per curare la dipendenza da nicotina per ridurre l’assunzione cronica di zuccheri. Perché, come già emerso nei mesi scorsi, non si può escludere che alcuni alimenti agiscano a livello cerebrale come una «droga»: più se ne mangiano, maggiore è la voglia di metterli al centro della tavola.

 

L’EFFETTO DEGLI ZUCCHERI SUL CERVELLO

La notizia giunge da una ricerca pubblicata su Plos One. Gli autori (Queensland University di Brisbane) sono partiti dal fatto che il consumo eccessivo di alimenti dolci, oltre a contribuire in maniera diretta all’aumento del peso corporeo, accresce i livelli di dopamina che controllano l’attività dei circuiti cerebrali della ricompensa, con un effetto simile a quello innescato da sostanze d’abuso: come la cocaina e la nicotina. Il consumo a lungo termine determina una riduzione dei livelli del neurotrasmettitore, con un meccanismo di «compensazione» che porta il consumatore ad aumentare l'introito di alimenti dolci per raggiungere lo stesso effetto di gratificazione a livello cerebrale. Per dirla con le parole di Selena Bartlett, direttore del programma di ricerca in neuroscienze e fitness cerebrale dell’Istituto di Ricerca Traslazionale della Queensland University, «non è da escludere che i forti assuntori di alimenti ricchi di zuccheri tendano nel tempo a manifestare conseguenze neurologiche e psichiatriche che si ripercuotono sull’umore e sulle motivazioni».

A COSA SERVONO I CARBOIDRATI? 

 

L’ESPERIMENTO SU MODELLO ANIMALE

Così i ricercatori hanno voluto testare su modello animale l’efficacia della vareniclina, un farmaco utilizzato (assieme al bupropione) per curare la dipendenza dal fumo di sigaretta. Il suo meccanismo d’azione è noto da tempo: si tratta di un agonista parziale del recettore nicotinico ?4?2 per l'acetilcolina. Come tale, blocca il legame della nicotina ma stimola ugualmente l’attività del recettore, seppure in misura contenuta. Ciò comporta il rilascio graduale di dopamina: da qui la riduzione del desiderio di fumare e i sintomi di astinenza. Nell’esperimento, di fronte a topi con un mese di vita, sono stati posti di fronte a due bottiglie: una contenente solo acqua, l’altra acqua con saccarosio.

Il tutto per periodi di tempo variabili: da quattro a dodici settimane, al fine di valutare le variazioni del peso corporeo nel breve e nel lungo termine. Un mese dopo l’inizio del trattamento, in alcuni animali è iniziata la somministrazione di vareniclina (mezzora prima dell’esposizione alle due bottiglie) per via endovenosa. Risultato? Nel campione osservato a lungo termine, i ratti trattati con la vareniclina si sono dimostrati meno «sensibili» di fronte alle bevande zuccherate. L’esperimento è stato condotto anche nei confronti della saccarina, il primo dolcificante artificiale a essere scoperto e oggi presente in quasi tutti i dentifrici di produzione industriale. Medesimo l’effetto riduttivo riscontrato nei consumi e nella gestione del peso corporeo.

 

GLI ZUCCHERI MODIFICANO LA STRUTTURA DEL CERVELLO?

I risultati dello studio lasciano supporre che gli agonisti dei recettori della nicotina (tra cui anche la citisina) possano ridurre il consumo di alimenti zuccherati attraverso un meccanismo di «compensazione» simile a quello che viene utilizzato con i pazienti che intendono abbandonare le sigarette. L’effetto degli zuccheri sul cervello sarebbe dunque tutt’altro che trascurabile. Lo stesso gruppo di ricerca, in un altro lavoro pubblicato su Frontiers in Behavioural Neuroscience, ha evidenziato (sempre su modello animale) come il prolungato consumo eccessivo di saccarosio (per 12 settimane) alteri la morfologia dei neuroni spinosi medi del nucleus accumbens. Un’evidenza che, secondo gli autori, è sufficiente a ipotizzare che «l’assunzione cronica di zuccheri possa provocare alterazioni del comportamento e disturbi alimentari».


@fabioditodaro


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