Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
L'esperto risponde

Mio figlio è nato prematuro: può fare le vaccinazioni?

pubblicato il 02-01-2017
aggiornato il 30-03-2017
Mio figlio è nato prematuro: può fare le vaccinazioni?

Ai dubbi di una giovane mamma sulle vaccinazioni risponde Mauro Stronati, direttore della struttura di Neonatologia e Patologia neonatale del policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia

PER TROVARE RISPOSTA AI TUOI QUESITI, REGISTRATI AL SITO E COMPILA L'APPOSITO FORM. CLICCA QUI

 

Mio figlio è nato prematuro, alle 37esima settimana. Devo posticipare l’inizio delle vaccinazioni? Angela F. (Firenze)

Risponde Mauro Stronati (nella foto), direttore della struttura di neonatologia e patologia neonatale del policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia

Gli studi sulle vaccinazioni condotti nei neonati pretermine hanno dimostrato come, sebbene in alcuni casi i livelli di anticorpi risultino lievemente inferiori rispetto al neonato a termine, la risposta al vaccino appaia sufficiente per assicurare la protezione: sia nel breve sia nel lungo termine. Motivo per cui questi bambini devono essere immunizzati seguendo il calendario vaccinale, utilizzando dosi piene del vaccino e secondo l'età cronologica, oppure al momento della dimissione dall'ospedale in caso di ricovero prolungato.

Purtroppo, però, ciò non sempre accade. È infatti di comune riscontro il ritardo dell’epoca d’inizio delle vaccinazioni, come confermato da studi italiani ed esteri. Il rischio di effetti collaterali è contenuto, ma va conosciuto, come pure vanno accuratamente e individualmente valutate le possibili controindicazioni transitorie o permanenti. Le malattie respiratorie, infettive o neurologiche più comuni nei neonati pretermine non controindicano le vaccinazioni. Anzi, al contrario, le rendono particolarmente raccomandate. In questi bambini l’incidenza di effetti avversi - reazioni febbrili o infiammatorie locali, irritabilità, pianto inconsolabile - risulta più bassa, verosimilmente per una ridotta capacità di risposta infiammatoria generale e locale. Tuttavia nei più piccoli, particolarmente se vaccinati durante il ricovero, prima dei settanta giorni di vita, sono più frequenti gli episodi di apnea, bradicardia e desaturazione. Risulta pertanto prudente assicurare un periodo di osservazione, con eventuale monitoraggio, di almeno 48 ore dopo la somministrazione di una dose vaccinale.

In alcuni casi, come per il vaccino anti-epatite B, può rivelarsi opportuna una dose aggiuntiva di richiamo rispetto alle tre previste: al terzo, al quinto e all’undicesimo mese di vita. Per quanto riguarda poi la vaccinazione anti-tubercolare, in particolare nel neonato pretermine affetto da malattia cronica, questa va procrastinata al momento della dimissione. Quella anti-influenzale, invece, va somministrata dopo i sei mesi di vita, pur sapendo che potrebbe non evocare una sufficiente protezione. Infine, per proteggere i piccoli pazienti che hanno malattie croniche prima dei sei mesi, anche i familiari e chi segue il bambino, compreso il personale ospedaliero, dovrebbero immunizzarsi contro l'influenza.

 

PER TROVARE RISPOSTA AI TUOI QUESITI, REGISTRATI AL SITO E COMPILA L'APPOSITO FORM. CLICCA QUI


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Da non perdere

News dalla Fondazione Eventi Iniziative editoriali Il meglio dai Blog Video