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Farabutti del cartellino

Chi non si oppone alle inefficienze del sistema, ne diventa complice. La storia dell'ospedale Loreto Mare di Napoli evidenzia come in Italia ci si sia assuefatti all'incuria e all'inefficienza. Se vogliamo che il nostro Servizio Sanitario Nazionale ritorni un'eccellenza, dobbiamo innanzitutto meritarcelo. Come? Tornando a indignarci

Farabutti del cartellino

Non chiamateli furbetti. Chiamateli farabutti, che - dizionario alla mano - vuol dire: persona senza scrupoli, capace di qualsiasi slealtà. Oppure, «truffatori del cartellino», in quanto - Codice alla mano - nella migliore delle ipotesi, chi falsifica la propria presenza sul posto di lavoro sta commettendo quantomeno una truffa. Ma furbetti proprio no. Non può esserci banalizzazione giornalistica per chi contribuisce con il proprio comportamento criminale a compromettere la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale mettendo a repentaglio la vita delle persone. Le parole sono importanti, e hanno conseguenze. Come i silenzi.

 

L'ultimo episodio, in ordine di tempo, di un lungo elenco che non conosce differenze di latitudine e che ha precedenti illustri in larga parte della Penisola, è in un ospedale napoletano: il Loreto Mare. Stando al certosino lavoro degli inquirenti, un terzo circa dei dipendenti sarebbe stato contagiato dal virus dell'assenteismo organizzato: 94 dipendenti, tra medici, infermieri, impiegati, tecnici, addetti al controllo delle presenze. Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha parlato - a ragione - di «una pagina vergognosa che fa male al cuore e alla dignità di questa città», asupicando «provvedimenti forti» contro comportamenti definiti «indecenti e immorali» e annunciando che il Comune si costituirà parte civile nell'eventuale processo.

 

Già, perché gli effetti di questi reati non si misurano solo nel danno erariale o nelle performance dell'ospedale Loreto Mare, una struttura dove pure lavorano professionisti apprezzati a livello nazionale. Genera sfiducia. E la sfiducia - ne abbiamo scritto spesso - è il peggiore dei mali nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Genera diffidenza e, con essa, selezione avversa che, nel tempo, demolisce un intera comunità. C'è tutto questo, e molto di più nel gesto criminale di strisciare il badge di qualcun altro o nel lasciare impunemente il posto di lavoro, casomai per andare a lavorare per la concorrenza privata. C'è il crollo reputazionale di un territorio, di una comunità, di un sistema.

 

Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ha proposto di estendere a tutte le strutture sanitarie della Campania il sistema di rilevazione tramite impronte digitali, già applicato a Salerno. Ma questo - da solo - non risolve il problema. L'estro dei professionisti dell'assenteismo non conosce confini e già in altre zone d'Italia è stato individuato un collaudato sistema di fuga da porte secondarie, locali di servizio. La repressione limita, ma non risolve. Occorre recuperare il senso smarrito del bene comune, dentro e fuori il sistema sanitario.

 

La domanda che ci siamo posti tutti è: ma com'è possibile che sistematicamente mancasse un terzo dei dipendenti e che nessuno se ne sia accorto? La risposta è nel germe della sfiducia e della perdita di reputazione. Ci siamo assuefatti all'incuria, siamo preparati all'inefficienza, non ci indignamo più per lentezze e le carenze di una struttura pubblica. Insomma, per quanto indotti a preferire il privato, o peggio, rinunciare alle cure - la colpa dei farabutti del cartellino, è anche la nostra. Chi non si oppone, chi non protesta per una lista di attesa irragionevole, per una fila lunga a uno sportello, diventa complice del sistema di illegalità. Anche quei professionisti che si fanno carico di «tenere in piedi la baracca» continuando con il proprio lavoro a sopperire alle assenze ingiustificate e ingiustificabili, diventano complici del sistema se non evidenziano le manchevolezze ai vertici aziendali.

 

Per valutare le carenze in pianta organica in un'azienda sanitaria, in un ufficio o in un ospedale, occorre verificare anzitutto l'effettivo svolgimento del proprio lavoro da parte di ogni lavoratore. Se il nostro Servizio Sanitario Nazionale continua a mantenersi efficiente malgrado sconti assenze croniche e scorribande predatorie, se solo riprendessimo a pretenderne l'efficienza anziché accontentarci o ignorarne le defaillance, potremmo contare sul Ssn migliore del mondo. Impariamo a meritarci l'eccellenza. È un nostro diritto. Ma è anche un nostro dovere.

 

@marcomagheri



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