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<rss version="2.0"><channel><title>Fondazione Umberto Veronesi</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/</link><description>Fondazione Umberto Veronesi</description><lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 10:00:00 -0000</lastBuildDate><item><title>Questa la dieta per combattere l’allergia ai pollini</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6162</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p>Per una reazione crociata, alcuni alimenti allergenicamente simili alla pianta incriminata, possono scatenare o acutizzare la sintomatologia. Dagli esperti i consigli sui cibi da non mettere in tavola</p> </div> <p style="text-align: justify;"><br><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1369036478_99.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=250" alt="Alcuni cibi possono acutizzare i sintomi dell'allergia">Primavera, stagione nemica per oltre il 20% italiani che combattono ogni anno contro i pollini e soffioni di graminacee, cipressi, noccioli, betulle, parietarie e molto altro, tanto che le allergie si posizionano ai primi posti fra le malattie croniche. Siamo esperti sulla prevenzione ‘farmacologica’ per combattere o controllare i disturbi di occhi, bocca e vie aeree che sono le sedi più colpite, ma siamo molto meno attenti (o ignari) del ruolo che una dieta corretta - in presenza di una o più allergie – può svolgere nel modulare la risposta infiammatoria agli allergeni, migliorare i sintomi e ridurre la frequenza degli episodi acuti.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CAUSE</strong> – Acari e pollini. Sono questi i maggiori responsabili delle più frequenti allergie, difficili da combattere, che hanno come conseguenze antipatici disturbi: <strong>infiammazione e irritazione delle mucose degli occhi</strong>, che lacrimano, <strong>gonfiore delle mucose del naso </strong>che prudono, pizzicano, colano. La causa di queste manifestazioni, spiegano gli esperti, è una reazione alterata o anomala del sistema immunitario ad alcune sostanze che l’organismo riconosce come non compatibili, producendo di conseguenza anticorpi particolari che provocano la <strong>liberazione di istamina e altre sostanze pro-infiammatorie</strong> dalle cellule immunitarie. Già di per sé poco tollerata, l’allergia si aggrava quando l’infiammazione valica i confini delle vie aeree, coinvolgendo anche altre sedi: labbra, cavo orale, intestino e/o orecchio medio. Responsabile della progressione e acutizzazione dei fenomeni, può essere anche una alimentazione scorretta che accentuando l’infiammazione a livello intestinale innesca, per una reazione a catena, la sintomatologia allergica. Intestino e mucose del corpo, sono infatti tra loro collegate da un sistema (definito con la sigla ‘MALT’, tessuto linfoide associato alla mucosa) che agisce come una sorta di vasi concomitanti di causa/effetto.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>REAZIONI CROCIATE </strong>– Nel 20-25% dei casi allergia ai pollini significa anche allergia ad alcuni alimenti vegetali (frutta e verdura) – per questo detta crociata - che hanno una parentela allergenica con la pianta incriminata. Le reazioni possono manifestarsi sia pochi minuti dopo l’ingestione del cibo con disturbi alla bocca (bruciore, gonfiore, prurito) o più tardivamente in sedi diverse. Da qui l’importanza di conoscere<strong> l’allergia al tipo o specie di piante, al fine di evitare i cibi dannosi.</strong> Ecco, secondo le differenti piante, gli alimenti che gli esperti raccomandano di bandire dalla dieta in presenza di disturbi sospetti:<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di <strong>allergie alle betullacee</strong>: mela, pera, nespola, pesca, ciliegia, prugna, frutta secca (nocciola, noce, arachide, mandorla), kiwi, carota, sedano, finocchio, prezzemolo, soia, fave <br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di <strong>allergia alle composite</strong>: banana, castagne, cicoria, tarassaco, lattuga, sedano, prezzemolo, carota, finocchio, olio di girasole, margarine, dragoncello, camomilla, miele di girasole, miele di tarassaco.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di <strong>allergia alle graminacee</strong>: kiwi, anguria, pesca, prugna, agrumi, melone, albicocca, ciliegia, mandorla, pomodoro. <br>Poiché non tutti gli allergici hanno una reazione crociata agli alimenti e non tutti i cibi possono dare allergie, è opportuno <strong>consultarsi con un medico allergologo o un nutrizionista</strong> per la definizione della dieta, al fine di evitare anche squilibri o carenze nutrizionali.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CONSIGLI COMPORTAMENTALI</strong> – Preziosa per controllare la sintomatologia allergica, è l’adozione di alcuni comportamenti preventivi. Gli esperti raccomandano di:<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Consultare il <strong>calendario pollinico</strong> per conoscere i periodi dell’anno a rischio, durante i quali sarà opportuno attuare provvedimenti cautelativi, come l’uso di mascherine e occhiali scuri, e una&nbsp; profilassi farmacologica o con vaccini specifici, che permettano di vivere all’aria aperta senza incorrere in eccessivi fastidi a occhi, naso e bronchi.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fare la <strong>doccia e lavare più frequentemente i capelli e il viso</strong>, poiché i granuli pollinici possono rimanere sulla cute o tra i capelli e depositarsi sul cuscino da dove vengono inalati durante il sonno o causare dermatite. <br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Viaggiare in auto preferibilmente con i <strong>finestrini chiusi</strong> e dotare la vettura di <strong>filtri per pollini</strong>, avendo cura di sostituirli periodicamente.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Evitare di posteggiare l’auto sotto gli alberi e in prossimità di giardini e prati.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non piantare, in caso si disponga di uno spazio verde, alberi con pollini trasportati dal vento (cipresso, betulla, nocciolo, carpino, ontano, olivo, faggio), preferendo piante con impollinazione mediata da insetti (tiglio, ippocastano, robinia). Inoltre è consigliato estirpare eventuali erbacce infestanti prima della loro fioritura.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Avere cura della pulizia degli animali domestici che possono diventare a loro volta trasportatori di pollini tramite il pelo.<br><br>Testo di <strong>Francesca Morelli</strong><br>Consulenza: Dott.ssa Susanna Voltolini, Specialista in Allergologia, IRCCS-Azienda Ospedaliero Universitaria San Martino-IST, Genova</p>]]></description><pubDate>Mon, 20 May 2013 10:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1369036531</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1369036478_99.jpg" length="152367" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1369036458_48/stk63612cor.jpg" length="152367" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pollini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">graminacee</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dieta</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">betullacee</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">composite</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">allergie</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>L’Italia bonificata dall’amianto</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6163</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">E’ partito il “Progetto Amianto” con il quale l’Istituto superiore di Sanità punta a individuare tutti i siti inquinati e stilare una scala di priorità per le bonifiche</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1369036818_95.jpg?r=4&amp;w=262&amp;h=250" alt="Fra gli scopi del Piano Nazionale Amianto c'è la mappatura dei siti contaminati">Stimare la presenza nei siti inquinati, l’impatto sanitario e le priorità per le bonifiche. Non soltanto epidemiologia, però. Il nuovo <a href="http://www.iss.it/binary/amia/cont/progetto_amianto_brochure_definitiva_3_.pdf">Progetto Amianto</a> avviato dall’Istituto superiore di Sanità, infatti, punta anche a registrare progressi nella ricerca. <strong>Valutare nuovi marcatori predittivi di risposta alla chemioterapia</strong> e creare modelli di osservazione delle cellule staminali recentemente riconosciute nel mesotelioma pleurico sono gli obbiettivi delle altre unità operative coinvolte nel progetto, destinato a concludersi nel 2014.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>L’INIZIATIVA -</strong> Finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, il progetto costituisce una prima attuazione del piano nazionale amianto, avviato per definire la <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/oncologia/se-in-casa-tua-c-l-amianto/2150">mappa più precisa dei siti contaminati</a> e le azioni da intraprendere a breve e medio termine. «Cercheremo dati e stime per arrivare alla bonifica delle zone più colpite - spiega Loredana Musmeci, direttore del dipartimento Ambiente e prevenzione primaria dell'Istituto superiore di Sanità -. Non si può intervenire se non si riconosce la reale dimensione del problema». Per sostenere i primi interventi dell’iniziativa, che coinvolgerà anche l'Istituto tumori Regina Elena di Roma e le università di Torino e del Piemonte orientale, <strong>sono previsti circa cinquanta milioni di euro</strong>. La presentazione è avvenuta a Casale Monferrato, principale realtà del caso eternit. Particolare attenzione sarà riservata anche a Taranto dove, stando ai dati dello <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1833_allegato.pdf" target="_blank">studio Sentieri</a>, rispetto agli altri capoluoghi regionali, è stato registrato l'aumento del 419% dei casi di <strong>mesotelioma pleurico</strong>. «La lunga fase di latenza che accompagna l'esposizione potrebbe consentire la diagnosi di nuove malattie anche tra trent'anni - spiega Gennaro Viesti, primario dell'ambulatorio di pneumologia della clinica “Villa Verde” della città ionica -. Stimare le percentuali di rischio per i cittadini, al momento, non è possibile».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>I RISCHI DELL’AMIANTO – </strong><a href="http://www.iss.it/binary/amia/cont/Quaderno_storico_Amianto.pdf" target="_blank">Fuorilegge dal 1992</a>, la miscela di minerali è stata largamente usata a partire dal secondo dopoguerra e di rado smaltita, viste le notevoli spese da sostenere. Perciò, se rimosso in maniera impropria dai siti in cui è stato utilizzato, l’asbesto riveste ancora oggi il ruolo di principale fattore di rischio per l’insorgenza del mesotelioma pleurico, <strong>dell'asbestosi e del carcinoma polmonare</strong>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LE PROSPETTIVE -</strong> Il tumore epiteliale, tra le neoplasie umane, è quello per cui esistono meno approcci terapeutici. «Con questo progetto puntiamo a valutare in prospettiva l’impatto prognostico della malattia in relazione alla presenza o meno di mutazioni in un assetto composto da 44 geni, già oggetto di studi - spiega Giorgio Scagliotti, ordinario di malattie dell’apparato respiratorio all’università di Torino -. L’obbiettivo è individuare alcuni <strong>bersagli molecolari</strong> da colpire attraverso la chemioterapia e indagare la presenza di nuove mutazioni che potrebbero rappresentare bersagli terapeutici». Si guarda con interesse alle <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Reya%20T,%20Morrison%20SJ,%20Clarke%20MF,%20Weissman%20IL.%20Stem%20cells,%20cancer,%20and%20cancer%20stem%20%20cells.%20Nature.%202001;414:105-11." target="_blank">cellule staminali tumorali</a>, di recente scoperta, responsabili dell’eterogeneità esistente nei tessuti colpiti dalla malattia. «Sorprende la capacità di queste cellule di sopravvivere a condizioni stressanti quali l’esposizione ad agenti antineoplastici - afferma Ruggero De Maria, direttore scientifico dell'Istituto Tumori "Regina Elena" di Roma -. Puntiamo a una loro catalogazione, seguita dall’identificazione in vitro e in vivo di <strong>inibitori chinasici</strong> in grado di uccidere selettivamente le staminali tumorali del mesotelioma pleurico».</p> <p><strong>Fabio Di Todaro</strong><br> <a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank">@fabioditodaro</a></p>]]></description><pubDate>Mon, 20 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1369037070</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1369036818_95.jpg" length="230489" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1369036800_74/101701627.jpg" length="230489" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">polmoni</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">amianto</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cellule staminali tumorali</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mesotelioma</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">asbesto</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">eternit</category></item><item><title>Non mi piacciono le parate militari</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6160</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368995218_82.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Parata militare">Non mi piacciono le parate militari, e dissento dalla tradizione che ogni anno, il <strong>2 giugno, per la festa della Repubblica</strong> ci ripresenta puntualmente carri armati e aerei da caccia che sfrecciano in cielo. Non posso, senza un brivido, immaginare in azione questi <strong>mezzi di sterminio </strong>(perché tali sono) che nella parata militare si presentano come grandi giocattoli, mentre i bambini assiepati ai lati della strada agitano le bandierine tricolori.</p> <p style="text-align: justify;">Ricordo un mio zio che aveva fatto la Grande Guerra, e che in occasione delle feste nazionali s’immusoniva in un angolo della&nbsp; casa, con gli occhi luccicanti di ricordi rabbiosi. Una volta, non potendone più, uscì dal consueto silenzio: “Ragazzi, ricordatevi che la guerra è una porcheria!”</p> <p style="text-align: justify;">Non vedo perché la festa della nostra Repubblica debba essere rappresentata&nbsp; dalle truppe in armi, e sebbene non usi più fare a scuola la retorica della guerra (tipo il famoso motto di Orazio “Dulce et decorum est pro patria mori”, è dolce e decoroso morire per la patria) mi sento sconcertato nel vedere che nel secolo XXI, dopo i milioni di morti che la Storia ci ha consegnato, ancora nessun Paese abbia deciso di non far sventolare le bandiere sullo sfondo di cannoni e fucili.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Non voglio certamente dimenticare l’amore e il rispetto per i tanti caduti</strong> in guerra, commemorati anche nel più piccolo paesino da una lapide e da un monumento, e m’inchino reverente alla loro memoria, ma non posso non chiedermi: “Perché sono caduti? Perché&nbsp; le loro madri non hanno più potuto riabbracciare quei ragazzi pieni di vita e di progetti di vita?”</p> <p style="text-align: justify;">In Internet, si può da parecchi anni visitare un sito Usa intitolato “Honor the Fallen”, Onore ai Caduti, che aggiorna costantemente la tragica agenda dei soldati americani che continuano a morire in Afghanistan e in altri teatri di cosiddetta “pacificazione”, nonostante la <em>Exit Strategy </em>di Obama. Ci sono le foto, il luogo di nascita, un breve riassunto di come sono morti. In questo mese di maggio (finora) ne sono morti 10, tra cui una donna, fotografata&nbsp; con un bebé in braccio.</p> <p style="text-align: justify;">I loro nomi non direbbero niente a nessuno tranne che nei piccoli e lindi paesetti americani da cui sono partiti, con la bandiera a stelle e a strisce&nbsp; che sventola davanti al municipio. Sono caduti e bisogna onorarli come Caduti. Come vanno onorati i 52 soldati Italiani caduti in Afghanistan, dal 2004 ad oggi, nella missione cosiddetta di pacificazione. Gli uni e gli altri vanno a far parte dei milioni di vite macinate dalla guerra, così come i civili di quei Paesi sventurati, che sfuggono ad ogni conteggio e ad ogni agenda.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Per questo non mi piacciono le parate militari, per questo ho voluto fondare il movimento di <em>Science for Peace</em>.</strong></p> <p style="text-align: justify;">Ricordo che nei vecchi registri sulla consistenza di paesi e città, si parlava del numero di “focolari” accesi. E’ una dolce immagine di pace, con le famiglie riunite intorno al camino, e come unico rumore lo scoppiettìo delle fiamme e le risate dei bambini. Non rulli di tamburi, né suono di trombe. Quei bambini vogliono vivere, amare, istruirsi, lavorare. E progredire in un mondo di Pace.&nbsp;&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Umberto Veronesi</strong></p>]]></description><author>Donatella Barus</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6160">Donatella Barus</source><pubDate>Mon, 20 May 2013 05:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368995255</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368995218_82.jpg" length="322538" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368995196_59/167211154.jpg" length="322538" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">2 giugno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">parata</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201305</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Festa della Repubblica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pace</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Science for Peace</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>10 milligrammi al giorno di vitamina D per vincere il rachitismo</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6157</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Questa la dose che uno studio pubblicato su <em>Jama </em>ha stabilito riguardo alla supplementazione orale. Ma rimane fondamentale il ruolo del sole come fonte naturale della preziosa vitamina</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368801871_18.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Neonati e supplementi vitaminici">Se ne parla sempre sottolineando il suo ruolo nell’infanzia: in particolar modo nella <strong>crescita delle ossa</strong>. Non a caso ai genitori si raccomanda di integrare la dieta del bambino con una dose di <strong>vitamina D</strong>, poco abbondante nei cibi e il cui introito attraverso la dieta è spesso insufficiente. Quantità raccomandata per l’integrazione giornaliera, in buona parte dei Paesi d’Europa: <strong>400 UI, pari a dieci milligrammi. </strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL RUOLO DELLA SUPPLEMENTAZIONE – </strong>Premesso che la vitamina D si trova in modeste quantità nei <strong>pesci grassi (salmone, aringhe), nelle uova, nel latte (ma non in quello materno) e nei derivati e nelle verdure a foglia verde</strong>, è presto chiaro perché in una fase particolare come l’infanzia si richiede di integrare la dieta. Sebbene dieci milligrammi al giorno sia la dose raccomandata nella maggior parte dei Paesi del mondo, nessuno aveva mai cercato gli effetti dovuti a un eventuale sovradosaggio della vitamina D. Basti pensare che in Francia e in Finlandia la dose raccomandata è di 1000 UI: 25 milligrammi al giorno. Adesso, però, c’è un motivo <strong>in più per credere che la quantità di dieci milligrammi sia sufficiente a garantire una normale crescita ossea nei neonati</strong>. Un recente confronto randomizzato in doppio cieco tra gruppi di bambini - 132 in totale: l’88% dei quali allattati al seno fino ai sei mesi - trattati con diverse quantità di vitamina D (dai dieci ai quaranta milligrammi), ha confermato il dosaggio raccomandato dall’Institute of Medicine (IOM), attraverso la rilevazione nel sangue del 25-idrossicolecalciferolo. Con una raccomandazione: di somministrare <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/altre-news/con-il-sole-dell-estate-fate-scorte-di-vitamina-d-per-l-inverno/4924">più vitamina D durante l'inverno</a>, in modo particolare ai bambini che vivono in zone poco assolate. Maggiore attenzione, inoltre, bisogna riporre nei confronti di <strong>nati pretermine</strong>. «Dosi quotidiane superiori a dieci milligrammi non hanno dimostrato un’aumentata crescita ossea», spiega Sina Gallo, ricercatrice e prima firma <a href="jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1682941" target="_blank">dell’articolo pubblicato</a> sul <em>Journal American of Medical Association</em>. «<strong>Gli effetti collaterali di un’eccessiva somministrazione </strong>non sono stati valutati: perciò, in questi casi, è sempre meglio fare ricorrere al controllo di uno specialista».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LO STUDIO</strong> - Ogni tre mesi, tra il 2007 e il 2011, i bambini sono stati monitorati per valutarne il peso e la lunghezza, i livelli ematici di vitamina D e come la stessa si fissava nelle ossa.&nbsp;Tutti i parametri non variavano in maniera significativa all’aumento della dose di vitamina D, fatta eccezione per una condizione di ipercalcemia sviluppatasi in seguito alla somministrazione di quaranta milligrammi al giorno della molecola. «Lo studio è una riprova di quanto ci sia ancora da capire in merito alla fisiologia e al metabolismo della vitamina D, soprattutto in situazioni di aumentato fabbisogno qual è l’età pediatrica», spiega Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica all’ospedale Sacco e del centro universitario per la ricerca nutrizionale dell’università di Milano. «<strong>L’assorbimento del calcio è legato alla salute delle ossa, ma non varia all’aumentare della concentrazione plasmatica di 25-idrossicolecalciferolo</strong>».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL RUOLO DEL SOLE – </strong>Detto della dieta, il <strong>sole</strong> rappresenta l’altra fonte naturale di vitamina D. I raggi, infatti, catalizzano la trasformazione del <strong>deidrocolesterolo</strong> (prodotto dalla degradazione del colesterolo) in calciferolo: la forma più attiva della vitamina D. Essendo piuttosto bassa la quota assunta con l’alimentazione, è presto chiaro perché in estate si consiglia a tutti una maggiore esposizione all’aperto: <strong>soprattutto ai bambini</strong>, facendo comunque sempre <strong>attenzione alle ustioni della cute</strong>. La vitamina D favorisce l’aumento di calcio, senza cui non si ha una completa sintesi del tessuto osseo: nei bambini (da cui il rachitismo), ma anche negli adulti (osteomalacia). È difficile superare i dosaggi di vitamina D, ma è bene sapere che <strong>l’ipercalcemia</strong> può determinare una sintomatologia diffusa a più apparati che rende difficile il riconoscimento della causa, se non attraverso il dosaggio ematico dello ione.</p> <p><strong>Fabio Di Todaro</strong><br> <a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank">@fabioditodaro</a></p>]]></description><pubDate>Sat, 18 May 2013 05:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368802118</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368801871_18.jpg" length="154528" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368801854_30/162441761.jpg" length="154528" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">rachitismo</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ossa</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bambini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">pediatria</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">pediatria</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sole</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">calcio</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vitamina D</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Il videogioco che allena “l’occhio pigro”</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6152</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p>Con una curiosa sperimentazione ricercatori oculisti cinesi sono riusciti a rieducare il difetto dell’ambliopia. Come? Giocando a Tetris</p> <ul> <li class="eve_page_list"><a href="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1357899967_58/20_occhi.pdf"><strong>Salute per gli occhi: scarica il Quaderno</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368719342_33.jpg?r=4&amp;w=311&amp;h=250" alt="Occhio">Il celebre e universale videogioco Tetris può curare l’ambliopia degli adulti, cioè il famoso «occhio pigro» che non s’impegna a funzionare e vede pochissimo? Da bambini il problema si può sistemare, da adulti è molto difficile. Ora però una équipe cinese di un centro oftalmologico di Canton spiega come si può rieducare l’ambliopia degli adulti, classicamente refrattaria alla rieducazione.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>VIDEOGIOCO CURATIVO -</strong> Diciotto adulti ambliopici, divisi&nbsp; in due gruppi, hanno partecipato a questa piccola esperienza, che consisteva nel portare – un’ora al giorno, per due settimane -&nbsp; un casco equipaggiato con occhiali video. <strong>I primi nove partecipanti hanno giocato a Tetris in modo monoculare: l’occhio «normale» è coperto, e l’occhio pigro lavora.</strong> &nbsp;Gli altri nove soggetti che portavano lo stesso dispositivo giocavano anch’essi, ma con entrambi gli occhi: un occhio segue i blocchi che cadono, mentre l’altro visualizza la parte bassa dello schermo, dove si fabbrica il muro. In sintesi, il gioco è questo:&nbsp; i blocchi (detti tetramini) cadono giù uno alla volta, e il compito del giocatore è ruotarli e/o muoverli in modo che creino una riga orizzontale di blocchi senza interruzioni. Quando la riga è stata creata, i mattoni spariscono e i pezzi sovrastanti (se ce ne sono) cadono a formare nuove linee.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>PLASTICITA</strong>’ - Dopo due settimane, in cui entrambi i gruppi hanno migliorato l’acuità visiva dell’occhio pigro, i pazienti del primo gruppo hanno interrotto la modalità di gioco con un solo occhio, e sono passati a <strong>quella binoculare, perché si è visto che il coinvolgimento di entrambi gli &nbsp;occhi dà risultati migliori.</strong>&nbsp; Gli autori dell’esperienza stimano che la corteccia cerebrale addetta alla vista sia dotata di una certa plasticità, che permette d’imparare ad usare l’occhio ambliopico. Nel caso dell’ambliopia succede che tutto va come se l’occhio normale emettesse un segnale inibitore destinato a neutralizzare l’input cerebrale dell’occhio ambliopico. L’esperienza con il casco e il Tetris mira precisamente a sopprimere questo segnale inibitore dell’occhio normale, e alla fine induce più plasticità cerebrale che non il costringere l’occhio ambliopico a lavorare da solo. &nbsp;&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Antonella Cremonese</strong></p>]]></description><pubDate>Fri, 17 May 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368722992</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368719342_33.jpg" length="163324" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368719324_28/93475056.jpg" length="163324" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">videogame</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">occhi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ambliopia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">oculistica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Questa la dieta che salva il cuore</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6148</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p>Poche calorie, poco sale, cotture semplici e naturali. Niente fumo e attività fisica moderata anche dopo un evento cardiaco. Questi i consigli degli esperti per pervenire le malattie cardiovascolari</p> <ul> <li class="eve_page_list"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/le-ricette-del-mangiar-sano/sgombro-al-forno/6150"><strong>La ricetta da provare: Sgombro al forno</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><br><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368712900_23.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Salute in cucina">L’Italia rischia di detenere un triste primato: quello del più alto indice di malattie cardiovascolari che, rappresentano la principale causa di morte con il 45% di tutti i decessi. Sono le ultime stime diffuse dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, suffragate anche dal Progetto Cuore, condotto dall’Epidemiologia e prevenzione delle malattie cardiovascolari dell’Istituto Superiore di Sanità, che attesta un rischio globale medio assoluto di eventi cardiovascolare. Ma una attenzione alla dieta e agli stili di vita può contribuire ad allontanare questa evenienza.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CAUSE</strong> – Non è solo questione di predisposizione. Età, sesso maschile e familiarità sono solo una parte di fattori (quella non modificabile) che possono influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, prime fra tutte l’infarto del miocardio, l’angina pectoris o l’ictus. Spesso però, dicono gli esperti, il cuore che fa le bizze è anche responsabilità personale: l<strong>’ipertensione arteriosa e il diabete mellito trascurati, i trigliceridi alti, il colesterolo ‘cattivo’ </strong>(LDL) in eccesso e il <strong>fumo</strong> – che sono i peggiori nemici del cuore – dipendono da uno stile di vita scorretto e sregolato. Invece nelle malattie cardiovascolari, corrette abitudini alimentari e comportamentali rappresentano il caposaldo della prevenzione secondaria, che non solo previene l’evento cardiovascolare ma anche aiuta a tenere sotto controllo la probabilità di una seconda manifestazione importante.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>ALIMENTAZIONE </strong>– Non c’è una dieta ‘ad hoc’ in caso di convalescenza da malattia cardiaca, ma esistono invece delle buone regole alimentari, da mettere in pratica con regolarità e costanza, che aiutano a proteggere o a controllare il rischio di malattia. Specie per chi è reduce da una patologia cardiaca, gli esperti raccomandano di impostare una dieta che assicuri un corretto apporto di grassi, proteine, carboidrati e che elimini soprattutto le bevande alcoliche. Per mantenere il cuore in salute è bene:<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di <strong>sovrappeso e/o obesità</strong> (circonferenza addominale superiore a 88 cm per le donne e 102 per gli uomini) impostare con il medico curante o <strong>con uno specialista nutrizionista una dieta a basso contenuto calorico</strong>.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Ridurre il consumo di sale</strong>. Questo significa fare attenzione non aggiungere sale alle pietanze (o limitarsi ad impiegarne al massimo 3-5 gr al giorno) già cotte e a quello già presente all’interno dei prodotti industriali, ma anche a tutte quelle sostanze che dietro altri nomi – glutammato di sodio (ingrediente principale dei dadi da brodo), benzoato di sodio (presente nelle salse, nei condimenti e nelle margarine), citrato di sodio (esaltante di sapore dei dolci, gelatine e bevande) - mascherano un ulteriore contenuto di sodio (sale).<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Consumare con parsimonia<strong> pane e prodotti da forno</strong> (biscotti, crackers, merendine, cornetti e cereali da prima colazione) che sono una fonte importante di introito di sale quotidianamente presente sulla tavola.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Evitare alimenti conservati </strong>sotto sale o sott’olio, precotti o preconfezionati e salse (come la maionese).<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Abolire (o limitare al massimo) le <strong>bevande gassate, gli alcolici e superalcolici</strong>.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Prediligere <strong>condimenti semplici</strong>, come sughi di pomodoro o alle verdure per la pasta, e brodo vegetale per risotti, pasta o riso.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Non eccedere con l’assunzione quotidiana di vitamina K </strong>(il cui quantitativo va definito con il medico), specie se si è in terapia anticoagulante. Il consumo di alimenti ricchi di questa sostanza – broccolo, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino – dovrebbe essere limitata a una sola porzione/die. Mentre sono da evitare, perché troppo ricchi di vitamina K, tè verde, lenticchie, spinaci, prezzemolo.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Preferire <strong>cotture al vapore</strong>, ai ferri, alla griglia e al cartoccio per carni e pesci; a lesso, al vapore o al forno per le verdure. Evitare in ogni modo le fritture.<br><br><strong>FREQUENZE SETTIMANALI DI ALCUNI ALIMENTI</strong> – Non solo qualità del cibo, ma anche quantità corrette: è la seconda regola per ‘nutrire’ correttamente il cuore. Ecco, dai consigli degli esperti, gli alimenti che richiedono un consumo moderato o da preferire:<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ridurre gli insaccati (mortadella, salame, salsicce, wurstel) a 1 volta alla settimana. Nel caso, preferire prosciutto crudo dolce o cotto privati del grasso e bresaola.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Privilegiare le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) e limitare quelle rosse.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Incrementare il consumo di <strong>pesce a 3-4 volte la settimana</strong>, con preferenza di pesce azzurro ad alto contenuto di acidi grassi Omega3 che inibiscono l’aggregazione piastrinica.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Consumare 2 uova alla settimana.<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Preferire i<strong> grassi di origine vegetale</strong>, quali l’olio extra vergine di oliva, evitando il più possibile quelli animali (burro, lardo, strutto, pancetta, panna).<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scegliere latte e yogurt scremati o parzialmente scremati.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STILE DI VITA</strong> – Accanto alle regole di buona alimentazione, non va trascurato un corretto stile di vita che prevede:<br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; attività fisica, da definire con il medico curate e/o lo specialista, facendo particolare attenzione a un programma graduale nelle 3-6 settimane successive alla dimissione dopo un episodio cardiaco, e alla presenza di concomitanti patologie. Resta fondamentale camminare almeno 1-2 km, 3 volte alla settimana, a passo normale e all’aria aperta. <br>-&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Eliminare il fumo</strong>.</p> <p style="text-align: justify;"><br>Testo di <strong>Francesca Morelli</strong><br>Consulenza: Prof. Alessandro Capucci, Professore Ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare, Università Politecnica delle Marche, Ancona</p>]]></description><pubDate>Fri, 17 May 2013 05:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368711154</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368712900_23.jpg" length="159420" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368712887_37/135376771.jpg" length="159420" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ipertensione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">trigliceridi</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vitamina k</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cuore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">colesterolo</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">malattie cardiovascolari</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Nata a Napoli la nuova delegazione della Fondazione Veronesi</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6146</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E' nata la <strong>nuova delegazione di Napoli</strong>: sarà inaugurata ufficialmente il 22 maggio presso lo Studio Parlato&amp;Partners, Palazzo Marchese Berio. Per l’occasione interverranno il professor <strong>Umberto Veronesi</strong>, il professor <strong>Paolo Veronesi</strong> (Presidente della Fondazione), il professor <strong>Pier Paolo di Fiore</strong> (membro del Comitato Scientifico della Fondazione Veronesi) e il professor <strong>Giuseppe Ferraro</strong> (membro del Comitato Etico di Fondazione Veronesi).</p> <p style="text-align: justify;">La dottoressa <strong>Ivana Frascino Parlato,</strong> presidente della delegazione, con il supporto degli altri delegati, si adopererà per coinvolgere la cittadinanza nelle prossime attività che saranno organizzate a <strong>Napoli per promuovere la divulgazione scientifica e raccogliere fondi a sostegno della ricerca</strong>. L’obiettivo del 2013 è quello di finanziare una borsa di ricerca sul territorio.</p>]]></description><pubDate>Thu, 16 May 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1368706033</guid><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">umberti veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ivana frascino parlato</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">paolo veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">delegazioni</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pier paolo di fiore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">giuseppe ferraro</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">napoli</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>Un nuovo laboratorio "Bimbi in cucina" in collaborazione con Groupama Italia</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6145</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368702451_70.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=300" alt="">In occasione della giornata "Bimbi in ufficio con Mamma e Papà" (promossa da Corriere della Sera/CorrierEconomia in collaborazione con La Stampa), presso la sede di<strong> <a href="http://www.groupama.it/">Groupama Assicurazioni</a></strong>, verrà organizzato il 24 maggio un laboratorio <strong>Bimbi in cucina</strong>. Impegnati ai “fornelli” 38 bambini figli dei dipendenti Groupama che parteciperanno all’evento negli spazi messi a disposizione dall’azienda all’interno della propria sede di Roma.</p>]]></description><pubDate>Thu, 16 May 2013 10:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1368702477</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368702451_70.jpg" length="332375" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">groupama</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bimbi in cucina</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/multimedia/previewalignment">center</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>Fotografare i sogni: un sogno non impossibile</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6132</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Un gruppo giapponese è riuscito a decodificare alcune immagini viste da chi dorme. Ma resta lontana l'ipotesi di un apparecchio che, stimolando il cervello, possa ridare la vista ai ciechi e rivelarsi un’eccezionale macchina della verità</p> </div> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368430600_26.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Sogni">Una macchina per “fotografare” i sogni di chi sta dormendo. E’ un obiettivo su cui si sono lanciati da tempo gli scienziati, e se va precisato subito che non è affatto realtà (contro chi ha “gonfiato” la notizia), è forse meglio dire “non ancora”. Alcuni passi compiuti sembrano, in effetti, escludere il rischio di pura utopia.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>C’era già riuscito Wim Wenders</strong> a portare a termine un tale portento. Nel 1991, <strong>nel film <em>Fino alla fine del mondo</em></strong><em>,</em> prevedeva per l’”avveniristico” 1999 una simile macchina di cui subito mostrava una delle possibili applicazioni: fornire di immagini, attraverso la stimolazione biochimica, il cervello – e dunque la vista – di una persona cieca (nel caso, la sempre maliosa Jeanne Moreau).</p> <p style="text-align: justify;"><strong>“SCRITTURA” CEREBRALE</strong> - L’ultima ricerca, riportata su <em>Science Express</em>, è firmata da Masako Tamaki, bioingegnere, che guida un gruppo associato alla statunitense Brown University di Providence. «I nostri risultati – dichiara – <strong>dimostrano che una specifica esperienza visiva nel corso del sonno è rappresentata da modelli di attività cerebrale che sono gli stessi della percezione visiva [</strong>del medesimo oggetto], fornendo così uno strumento per svelare&nbsp; i contenuti soggettivi dei sogni per mezzo di oggettive misurazioni neurali».</p> <p style="text-align: justify;">A snodare la matassa di questa complessa affermazione provvede il professor&nbsp; Mario Bertini, già docente&nbsp; di Psicofisiologia&nbsp; e appassionato indagatore della materia sonno-sogni nel suo laboratorio alla Sapienza di Roma. <strong>Risonanza magnetica ed elettoencefalogramma sono i mezzi impiegati</strong> da Tamaki e dai suoi per “spiare”&nbsp; - e fissare in tracciati e numeri – quanto vivono in sogno dei volontari addormentati. I quali vengono svegliati subito dopo che un’attività onirica è in corso, come avvertono la Rm e l’Eeg che “leggono” il cervello in azione.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CENTINAIA DI RISVEGLI</strong> - «Ci sono delle grandi difficoltà pratiche – avverte Bertini –, è un lavoro duro e costoso. Intanto la risonanza magnetica fa un rumore infernale, quindi far addormentare le persone non è facile. Poi si tratta di agire per molte notti, <strong>si faranno 200 risvegli e oltre per volontario per chiedergli, ogni volta, che immagini stava sognando</strong>: una statua di bronzo, una chiave, una rompighiaccio... &nbsp;Le immagini poi vengono “codificate” raggruppandole per categorie».</p> <p style="text-align: justify;">Dietro questa indagine ce n’è un’altra, condotta già alcuni anni fa, “fotografando” e misurando quale substrato cerebrale corrisponda alle diverse immagini viste da volontari svegli. Si è trattato poi di <strong>verificare come uno stesso oggetto venga “scritto” nei nostri neuroni a seconda che la persona dorma o sia sveglia</strong>. La “scrittura” è diversa?</p> <p style="text-align: justify;"><strong>OCCHI APERTI E OCCHI CHIUSI</strong> - «No, il gruppo di Tamako ha trovato che <strong>le “impronte” sono sovrapponibile fra veglia e sonno</strong> – interviene il professor&nbsp; Luigi De Gennaro, docente di Psicofisiologia del sonno normale e patologico all’Università la Sapienza. Che però invita alla cautela contro i facili entusiasmi. E continua nella spiegazione dell’esperimento. Il volontario dormiente viene svegliato tante volte finché non si trova un’immagine del sogno la cui, diciamo, “fotografia” cerebrale appare uguale a una già registrata in stato di veglia. Lo si chiama, insomma, per chiedergli: «Hai sognato il tal oggetto?» Se la persona risponde sì, siamo alla <strong>predizione del sogno</strong>. Alla sua (oltremodo rudimentale) lettura.&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">«Certo, <strong>i livelli di sovrapponibilità tra veglia e sonno</strong>, quindi l’accuratezza della predizione, raggiunti <strong>sono del 65 %</strong>. Che ai profani può sembrare tanto, ma non è così...».</p> <p style="text-align: justify;">Un appunto comune mosso da Bertini e di De Gennaro sta nel fatto che comunque negli studi del giapponese Masako Tamaki non si tratta davvero di sogni. Si tratta di <strong>“allucinazioni ipnoagoniche”, quelle visioni che si hanno tra la veglia e il sonno</strong>. «I volontari vengono sempre svegliati nella fase di addormentamento (stadio ipnoagonico), non si attende la fase Rem, quella del rapido movimento degli occhi sotto le palpebre chiuse che segnala le fasi di vero sogno».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>I RISVOLTI FUTURIBILI</strong> - Al profano sfugge la fondamentale rilevanza di fotografare sogno e mezzo-sogno, ma non le possibili applicazioni rivoluzionarie che, se scoperta, una tale macchina comporterebbe.</p> <p style="text-align: justify;">«Si pensi solo – avverte il professor Luigi De Gennaro – ai <strong>non vedenti congeniti,</strong> come nel film di Wenders, all’evoluzione nel costruire <strong>robot</strong>, si pensi soprattutto al sistema giudiziario: se diventasse vero che <strong>poter frugare da svegli anche nei ricordi e nelle immagini di chi è indagato…».</strong></p> <p style="text-align: justify;">Altro che macchina della verità. La faccia dei complici uscirebbe “stampata” dal cervello anche di chi non vuole confessare.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Serena Zoli</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 15 May 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368430758</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368430600_26.jpg" length="388571" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368430580_63/147866599.jpg" length="388571" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sogno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cervello</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sonno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Mastectomia preventiva: «Utile in pochi casi ad alto rischio»</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6139</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p>L’opinione del senologo Alberto Luini. «Le donne sono preparate, vogliono controlli personalizzati e informazioni chiare». In Italia forse un centinaio di interventi l’anno</p> <ul> <li class="eve_page_list"><strong><a href="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1357899682_44/14_seno.pdf">Scarica il Quaderno sul tumore al seno</a></strong></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368608834_39.jpg?r=4&amp;w=358&amp;h=250" alt="Immagini radiologiche">Si discute di mastectomia profilattica, ovvero la rimozione preventiva di una o entrambe le mammelle in donne sane, che sanno però di essere esposte ad un rischio elevato di sviluppare un carcinoma mammario nell’arco della loro vita. La molla è stata la dichiarazione dell’attrice e regista Angelina Jolie, <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/oncologia/tumore-al-seno-quando-serve-il-bisturi-preventivo-/6137">che ha rivelato di essersi sottoposta all’intervento</a>, consapevole di essere portatrice di una alterazione genetica che aumenta le probabilità di ammalarsi.</p> <p style="text-align: justify;">Abbiamo chiesto il parere di Alberto Luini, direttore della Senologia del centro che in Italia effettua il maggior numero di interventi per tumore al seno, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, e segretario scientifico della FONCaM (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario).</p> <p style="text-align: justify;"><em>Dottor Luini, quante mastectomie profilattiche si fanno in Italia? Sono in aumento? </em></p> <p style="text-align: justify;">Posso dare una stima ragionevole. Se calcoliamo che IEO, il principale centro di eccellenza per la senologia, effettua circa 10 mastectomie profilattiche ogni anno e consideriamo tutti i centri di eccellenza italiani nel trattamento senologico, possiamo stimare che le <strong>mastectomie profilattiche annuali </strong>possano raggiungere forse un <strong>numero di 50-100</strong>.</p> <p style="text-align: justify;">Non credo siano in aumento perché la scuola senologica italiana ha dato il via alla senologia mondiale, la senologia è una delle specializzazioni medico-scientifiche dove non si eredita un approccio dagli Stati Uniti ma anzi si stabilisce ciò che poi altri Paesi adotteranno. Porto gli esempi della tecnica ROLL per l'individuazione delle lesioni mammarie non palpabili, inventata proprio in IEO a Milano, e la quadrantectomia di Umberto Veronesi. L'approccio USA sembra in parte più aggressivo verso la mastectomia profilattica per tante ragioni, alcune delle quali anche medico-legali. In Italia preferiamo un approccio personalizzato:<strong> controlli individualizzati per ciascuna donna, con l'attenzione alle aspettative di vita </strong>(gravidanza, allattamento) e, <strong>ove utile e condiviso, anche la mastectomia </strong>in una minoranza di casi.</p> <p style="text-align: justify;"><em>Il ragionamento di Angelina Jolie apparentemente non fa una grinza: faccio un test, so di avere un elevatissimo rischio di sviluppare un tumore prima o poi nella vita. Perché non rimuovere il rischio e vivere con meno paura?</em></p> <p style="text-align: justify;">La questione non è così semplice. <strong>Il rischio di tumore al seno diminuisce certo, ma non si azzera</strong>. La mastectomia può lasciare una piccola parte di tessuto mammario sotto la pelle, e questo tessuto deve essere tenuto in considerazione. Poi c'è il fatto che un ragionamento apparentemente lineare non tiene conto dell'impatto psicologico di una mutilazione come la mastectomia, anche se le ricostruzioni con chirurgia plastica sono effettivamente tecnicamente perfette, e delle possibili complicanze chirurgiche o dell'insoddisfazione della donna di fronte a un'immagine di sé alterata.</p> <p style="text-align: justify;"><em>Negli ospedali cosa accade? E’ un intervento richiesto dalle donne? Casi clamorosi come quest'ultimo avranno il loro impatto culturale anche nei vostri ambulatori</em></p> <p style="text-align: justify;">Le donne chiedono informazioni, vogliono sapere. <strong>Sono preparate, conoscono i rischi</strong> e si aspettano da noi l'equilibrio nel consigliarle. Non chiedono molto la mastectomia profilattica in realtà, vogliono sapere cosa sia ma quasi mai hanno il desiderio di riceverla. <strong>Vogliono, invece, e hanno ragione, controlli accurati e personalizzati,</strong> vogliono che i medici spieghino loro quanto e cosa rischiano. La mastectomia profilattica non è nelle loro aspettative, anche perché rende impossibile l'allattamento (donne che desiderano una gravidanza) e in ogni caso altera la percezione di sé. Certo, gli esempi di donne molto famose pongono il dubbio, ed è giusto che sia così. Nessuno dice che la mastectomia profilattica sia sbagliata: non lo è. Si deve avere un approccio individuale, sviluppare una buona relazione tra donna e medici e arrivare insieme a una decisione giusta per quella donna, proprio per lei. La decisione in qualche caso è la mastectomia.</p> <p style="text-align: justify;"><em>In conclusione: chi dovrebbe sottoporsi a test genetici e con quali accorgimenti? che fare se si è positive al test?</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>Chi è preparato a sentirsi dare la risposta. Non tutti lo sono. I test sono importantissimi ma hanno un peso psicologico e nelle scelte della vita</strong>. Chi ha una familiarità molto alta per tumore può chiedere una valutazione nei centri di eccellenza: non si fa subito il test, si procede con colloqui e test e questionari, per arrivare solo quando è il caso, e quando la persona è motivata, al test genetico.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Donatella Barus</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 15 May 2013 09:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368608913</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368608834_39.jpg" length="160221" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368608806_82/145920410.jpg" length="160221" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Alberto Luini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore del seno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mastectomia profilattica</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mastectomia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">carcinoma mammario</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Tumore al seno: quando serve il bisturi “preventivo”?</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6137</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><br></strong></p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Ha fatto scalpore la dichiarazione di Angelina Jolie: ma la rimozione non è l’unica risposta a una predisposizione genetica alla malattia. Spesso fattori familiari dietro la scelta</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1357899682_44/14_seno.pdf"><strong>Tumore del seno: scarica il Quaderno</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368550602_85.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Seno">A fare rumore è stata la dichiarazione di Angelina Jolie, che dalle pagine del <em>New York Times</em> ha raccontato di essersi sottoposta a mastectomia profilattica bilaterale. Ha raccontato le sue ragioni: il dolore di una madre morta di cancro, un test genetico, il desiderio di poter dire ai suoi figli che non devono avere paura di perderla. Sul piano umano, queste ragioni si capiscono senza sforzo. Ma sul piano medico?</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DNA E RISCHIO</strong> - Come nel caso dell’attrice e regista americana, una particolare alterazione in due geni (Brca1 e Brca2) è associata ad un <strong>aumentato rischio di tumore del seno e dell’ovaio</strong>. In totale, circa <strong>il 5% dei tumori del seno è legato a alterazioni genetiche</strong>. Il rischio in questi casi può essere molto superiore alla media, anche dell’80-85% nell’arco della vita. Va detto che non sempre il test genetico dà un responso chiaro e non tutti i casi positivi sono poi destinati a sviluppare un tumore. Inoltre secondo molti esperti mancano dati definitivi che dimostrino la superiorità del bisturi preventivo in termini di sopravvivenza rispetto a un piano di controlli personalizzato, seguito quando occorre da chirurgia e radioterapia.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CHE FARE</strong> – In caso si sospetti una familiarità per tumore al seno è importante rivolgersi a un centro esperto, e non&nbsp; sentirsi “dannate”. Emma D'Andrea, della Struttura per i Tumori eredo-familiari di mammella e ovaio presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-domande/cosa-fare-se-c-una-familiarit-per-cancro-al-seno-/5843">raccomanda</a>: «Dai 25 anni ai 35, le linee guida nazionali ed internazionali suggeriscono ecografia, risonanza magnetica nucleare (con e senza contrasto) e visita clinica, annuali. Si tratta di <strong>persone sane, che non si devono sentire ammalate</strong> (neanche in pericolo) e, in assenza di una sintomatologia precisa, non devono frequentare troppo i presidii sanitari. In quasi ogni regione italiana ci sono unità di lavoro sui tumori ereditari della mammella e dell’ovaio» (l'intervento completo <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-domande/cosa-fare-se-c-una-familiarit-per-cancro-al-seno-/5843">si può leggere qui</a>).</p> <p style="text-align: justify;"><strong>L’INTERVENTO PROFILATTICO</strong> - Negli Stati Uniti, il ricorso a mastectomia preventiva è cresciuto in maniera impressionate. Gli ultimi dati parlano di un aumento del 12% l’anno degli interventi controlaterali (dopo un tumore a un seno, la rimozione dell’altra mammella) e del 15% l’anno delle mastectomie bilaterali (dati pubblicati nell’aprile 2013 dagli esperti di chirurgia ricostruttiva del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e riferiti al periodo 1998-2008).</p> <p style="text-align: justify;"><strong>AMORE E DOLORE DIETRO UNA SCELTA</strong> - Nel mentre, si moltiplicano i dati che suggeriscono di prestare maggior attenzione alle motivazioni della scelta. Una <a href="http://www.ajog.org/article/S0002-9378%2813%2900073-2/abstract" target="_blank">ricerca appena apparsa</a> sull’<em>American Journal of Obstetrics and Gynecology</em> ha anticipato in qualche modo lo scritto di Angelina Jolie: la scelta dell’asportazione preventiva dei seni da parte di donne portatrici di mutazioni nel gene Brca è legata alla propria storia familiare. <strong>Undici volte più frequente della media nelle figlie, sorelle, nipoti di donne decedute per tumore mammario, 4 volte più frequente nelle madri rispetto alle donne senza figli</strong>. Tutto il resto, l’età, gli interventi precedenti, conta poco. Le conclusioni degli autori sono quasi un appello: la percezione del rischio è influenzata da aspetti soggettivi che possono spingere verso la chirurgia profilattica più dello stesso rischio clinico reale. E’ fondamentale che la donna sia accompagnata in una scelta ponderata dalla consulenza di esperti nei vari settori, il senologo, il genetista, lo psicologo, il chirurgo plastico.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>SERVE UNA CONSULENZA ATTENTA</strong> - Sottolineano il ruolo delle emozioni soggettive anche <a href="http://summaries.cochrane.org/CD002748/women-should-be-aware-of-their-true-risk-of-developing-breast-cancer-and-the-limitations-of-current-evidence-when-considering-prophylactic-mastectomy" target="_blank">i revisori della Cochrane Collaboration</a>, l’organizzazione internazionale che si occupa di fare il punto sull’efficacia delle terapie e che sulla mastectomia profilattica ha pubblicato alcuni anni fa una revisione di 39 studi su oltre 7.300 donne. Nella maggior parte dei casi «la mastectomia bilaterale profilattica può ridurre l’incidenza del cancro al seno e migliorare la sopravvivenza delle donne ad alto rischio, ma gli studi condotti finora presentano limiti metodologici. Dopo l’intervento, la maggior parte delle donne è soddisfatta della sua decisione, meno sul piano dell’estetica e della percezione corporea. Molte procedure necessitano di ulteriori interventi. La gran parte delle donne si sente sollevata, ma dato che potrebbero sovrastimare il loro rischio di cancro al seno, hanno <strong>bisogno di comprendere il loro reale rischio</strong> quando considerano la possibilità di un intervento preventivo».</p> <p><strong>Donatella Barus</strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 14 May 2013 16:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368550130</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368550602_85.jpg" length="119694" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368550586_20/147052462.jpg" length="119694" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">BRCA2</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">BRCA1</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore al seno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mammella</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cancro</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mastectomia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Il biologico è davvero più nutriente per i bambini?</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6135</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Privi quasi del tutto di residui di pesticidi e fitofarmaci, gli alimenti prodotti attraverso coltivazioni organiche non hanno finora dimostrato maggiori proprietà nutrienti</p> </div> <p style="text-align: justify;"><strong><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368517311_10.jpg?r=4&amp;w=376&amp;h=250" alt="Prodotti da agricoltura biologica">Se ne discute molto, non soltanto in Europa</strong>: la dieta a base esclusivamente di alimenti biologici è più nutriente per i bambini? Il dibattito è aperto, al punto che nelle scorse settimane è diventato lo spunto <a href="http://www.washingtonpost.com/national/health-science/organic-baby-food-its-more-expensive-but-it-may-not-be-more-nutritious/2013/03/18/b24f91d6-656a-11e2-b84d-21c7b65985ee_story.html">per una riflessione sulle colonne</a> del <em>Washington Post</em>. Al momento non ci sono riscontri che permettano di rispondere al quesito, <a href="http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2012/10/15/peds.2012-2579">come ha anche affermato</a> l’American Academy of Pediatrics<strong></strong>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>COS’</strong><strong> È BIO? -</strong> Nonostante la percezione diffusa che gli alimenti organici siano più nutrienti rispetto alle alternative convenzionali, mancano le evidenze a sostegno. <strong>L</strong><strong>’agricoltura biologica ha come obbiettivo la sostenibilità ambientale</strong>. Escluso è l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e di organismi geneticamente modificati. Predilette sono procedure quali: l’uso di fertilizzanti organici, la rotazione delle colture, l’utilizzo di preparati vegetali, minerali e animali, l’allevamento degli animali con mangimi di origine vegetale e la massima attenzione al loro benessere. &nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA DIETA ORGANICA -</strong> Nulla, però, che segnali ripercussioni sulle proprietà nutritive degli alimenti prodotti secondo la metodica sostenibile. «Si sa che alcuni cibi biologici hanno una concentrazione più alta di vitamina C e fosforo, ma non vi è dimostrazione che sia associata a un beneficio per la salute dei bambini», spiega Gian Vincenzo Zuccotti, ordinario di pediatria e direttore del Centro universitario per la ricerca nutrizionale dell’Università degli Studi di Milano. «Il latte di origine biologica e quello ottenuto da allevamenti convenzionali sono esattamente sovrapponibili». <strong>Se si può essere quasi certi che gli alimenti biologici assicurino un introito nullo di fitofarmaci</strong>, non si può essere altrettanto sicuri quando si parla di altri contaminanti: i limiti per micotossine, nitrati, metalli e diossine sono gli stessi imposti dalla legge per gli alimenti convenzionali, a differenza di quanto previsto per i cibi destinati all’infanzia.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>È UTILE PER I BAMBINI? -</strong> Gli alimenti più a rischio, premessi gli alti livelli di sicurezza dei prodotti italiani, sono rappresentati dai vegetali: in modo particolare frutti come le fragole, le pere e l’uva. Attenzione va posta anche nei confronti degli additivi, di origine vegetale o animale, il cui impiego è consentito nell’agricoltura biologica. Non si può escludere che alcuni di questi (E214, E220, E224, E410, E414) determino reazioni di intolleranza o allergie. <strong>Nei consumatori abituali di cibi di origine biologica</strong> <strong>è stata dimostrata la minore esposizione a residui di pesticidi o fitofarmaci</strong>, ma è tutta da accertare la rilevanza clinica di questo dato. Conclude Zuccotti: «La scelta di utilizzare prodotti di agricoltura biologica nella dieta di un bambino è rispettabile e rappresenta una valida alternativa. Ciò che conta, però, è trasmettere la consapevolezza del vero significato di agricoltura o allevamento biologico e di cosa ci si possa attendere da questa scelta sulla base delle evidenze disponibili».</p> <p><strong>Fabio Di Todaro</strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 14 May 2013 07:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368516905</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368517311_10.jpg" length="188923" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368517283_55/166157196.jpg" length="188923" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bambini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pesticidi</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">agricoltura biologica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alimenti biologici</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">fitofarmaci</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Perché ci piace più Mozart di Chopin</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6134</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Spiegata da ricercatori canadesi l’attività cerebrale che ci porta a preferire una musica piuttosto che un’altra</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368432801_19.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=371" alt="Il piacere dell'ascolto ha radici nel cervello">Quando, affascinati al primo ascolto di un pezzo di musica, noi decidiamo di acquistarlo, che cosa passa nel nostro cervello? Dei neurologi dell’Università di McGill (Montreal) hanno risposto alla domanda con uno studio che si è avvalso della risonanza magnetica funzionale. Essi scoprono un’attività cerebrale specifica che mischia circuiti antichi con altri recenti, specifici degli esseri umani. E scoprono anche che<strong> la musica è una ricompensa dell’uomo moderno</strong>, e arriva a lui dalla gratificazione provata dall’uomo antico per <strong>gratificazioni come il cibo o la sessualità</strong>.&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>UN NUCLEO DI ATTESA -&nbsp; </strong>Valorie Salimpoor, che ha guidato la ricerca, ha fatto ascoltare a dei volontari 60 brani di musica che non conoscevano, mentre li sottoponeva a una risonanza magnetica funzionale. Ciò ha rivelato un’attività di una zona del cervello chiamato <em>nucleus accumbens</em>, «un centro dove si formano le attese gratificanti», ha spiegato la ricercatrice. Nello stesso tempo, si è scoperto che l’attività che si produce in questo nucleo predice in modo affidabile se la persona è talmente gratificata da quella musica da andare a comprare il disco che la contiene.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL MAGAZZINO DELLA MUSICA - </strong>La seconda osservazione importante è che il <em>nucleus accumbens </em>lavora di concerto con la corteccia uditiva, l’area cerebrale che fa da magazzino &nbsp;delle informazioni sui suoni e la musica. «Più un brano è riconosciuto come gratificante, più le interattività tra queste regioni cerebrali sono importanti», osservano gli autori. In altri termini, il cervello assegna un valore alla musica per mezzo d’interazioni tra un circuito dopaminergico antico, messo in gioco nell’ambito di comportamenti di rinforzo indispensabili alla sopravvivenza (l’alimentazione, la sessualità) e regioni tra le più evolute del cervello, implicate nei processi cognitivi avanzati. Queste regioni non sono presenti che negli esseri umani. <strong>Ciascun individuo ha una corteccia uditiva modellata secondo i suoi propri criteri</strong>, secondo ciò che gli piace ascoltare. D’altra parte, non è che tutti amino gli stessi pezzi musicali. Le interazioni tra il <em>nucleus accumbens </em>e la corteccia uditiva suggeriscono che noi ci creiamo delle attese &nbsp;in funzione delle esperienze immagazzinate nella corteccia uditiva, e che la nostra emozione nell’ascoltare il brano musicale è &nbsp;in funzione del suo grado di adeguamento all’attesa. I Beatles o Wagner, il meccanismo è lo stesso.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Antonella Cremonese </strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 13 May 2013 10:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368432945</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368432801_19.jpg" length="148710" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368432782_38/163743804.jpg" length="148710" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">neuroscienze</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">musica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cervello</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">udito</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La lotta al dolore cronico rimane un diritto ignorato</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6133</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Allarme europeo: tra terapie e costi indiretti, il dolore cronico brucia 300 miliardi l’anno. I metodi per curarlo ci sono, ma sono ancora poco conosciuti e poco applicati</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/centri-di-cura/view/?patologia=terapia-del-dolore-e-cure-palliative&amp;regione="><strong>I centri di terapia del dolore</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368431497_27.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Solo una persona su due si rivolge a centri specializzati">Sono ancora milioni i pazienti che in tutta Europa soffrono di dolore cronico, con più di una persona su tre bloccata anche nel normale svolgimento delle attività quotidiane. Le terapie per combatterlo ci sono, ma sono ancora troppo poco conosciute. Importante è l’impatto della malattia sia sulla qualità della vita sia sui costi indiretti che gravano per circa il 90%. A lanciare l’allarme sono Action on Pain UK, la Spanish Pain Association (EFHRE Sine Dolore) e la  German Pain League a seguito di uno studio, The Painful Truth, su oltre mille pazienti.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>I COSTI</strong> – Situazione pesante anche per l’<strong>Italia</strong>, nonostante sia <strong>fra i pochi paesi ad avere promulgato una legge</strong> (Legge 38 del 15 Marzo 2010) nella quale il dolore cronico viene equiparato a una vera e propria malattia, meritevole di trattamenti specifici. «Il ritardo nell’applicazione della legge – spiega la dott.ssa Rossella Marzi, Coordinatore della Commissione Terapia del Dolore della Regione Piemonte e Direttore della struttura di Algologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Novara – che all’art. 1 <strong>tutela il diritto dei cittadini ad accedere alla Terapia del Dolore</strong>, causa direttamente un danno psico-fisico, ed indirettamente una perdita di produttività con conseguente riduzione del reddito per nucleo familiare di circa il 31% (in media 5000 euro) ed aggravio di costi che nello studio è stimato in 300 miliardi euro/anno sui sistemi sanitari europei».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LE TERAPIE</strong> – Le cose non vanno meglio quando si parla di soluzione medica al problema: metà della popolazione non si reca in centri di cura specialistici, peraltro esistenti in tutte le nostre regioni, e non segue un trattamento specifico (dunque non trae beneficio). Sulla carta, sembrerebbe tutto in regola per controllare meglio il dolore: c’è la legge, ci sono i farmaci e le terapie. «Sono <strong>molteplici le opportunità terapeutiche</strong> – commenta la Dottoressa Marzi – ma se esaminiamo i dati dell’Information Management System Health (IMS), selezionati dall’entrata in vigore dell’ordinanza <strong>sull’uso degli oppioidi</strong> forti (giugno 2009) fino ad ottobre 2012 notiamo che c’è <strong>un aumento ancora limitato</strong> del loro utilizzo, specie se confrontato con il mercato dei FANS, forte e stabile». Da qui, la necessità di<strong> </strong>insistere nella formazione del personale medico ospedaliero, degli specialisti territoriali e dei medici di medicina generale sul corretto uso degli oppioidi con percorsi omogenei che consentano al paziente, <strong>nell’ambito della propria Regione, di avere punti di riferimento istituzionalmente certificati</strong> ed accedere quindi a procedure invasive solo in casi complessi e selezionati dagli specialisti algologi degli Hub, i centri per la terapia del dolore.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Morelli</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 13 May 2013 07:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368431717</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368431497_27.jpg" length="172461" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368431447_35/97104798.jpg" length="172461" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">oppioidi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dolore</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">terapia del dolore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Ma anche loro cantano “fratelli d’Italia”</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6131</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368394917_54.jpg?r=4&amp;w=309&amp;h=250" alt="Bambini e società multietnica">Tempo fa, attraversando i giardini pubblici di Milano, ora intitolati a Indro Montanelli, mi sono imbattuto in una mamma africana che parlava italiano con i suoi due bambini. Era un italiano quasi perfetto, e perfettissimo, anzi con un certo accento milanese, era l’italiano con cui i due bimbi rispondevano.&nbsp; Alcuni amici mi assicurano che non è un’eccezione: molti immigrati parlano italiano con i figli, “perché questa ormai è la loro patria”, spiegano.</p> <p style="text-align: justify;">Per la legge però le cose non stanno così, e sarei pronto a scommettere che nella piccola&nbsp; casa di quella mamma africana il cassetto del comò è ingombro di quelle carte burocratiche che periodicamente portano gli immigrati nelle lunghe file davanti alla questura, alla prefettura, alla Asl, all’Inps. La loro vita da noi è tutto un percorso ad ostacoli, e devono sviluppare un’attenzione spasmodica per ogni particolare, a rischio di perdere il diritto di soggiorno e di doversene tornare al loro paese di origine, coi loro bimbi che parlano italiano e che a scuola cantano l’Inno di Mameli.</p> <p style="text-align: justify;">Ma perché&nbsp; non possono essere cittadini italiani, se sono nati in Italia? Se l’è chiesto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha detto:&nbsp; “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare la questione della cittadinanza ai <strong>bambini nati in Italia da immigrati</strong>. Negarla è un’autentica follìa. I bambini hanno questa aspirazione.”</p> <p style="text-align: justify;">Al diritto di essere riconosciuti cittadini del Paese dove si nasce <em>(<strong>jus soli</strong>)</em> si contrappone lo <em>jus sanguinis, </em>che attribuisce ai figli la nazionalità dei genitori. E’ il regime giuridico vigente in Italia, e io lo giudico miope e ingiusto. Sono molto d’accordo con Sergio Romano, ex ambasciatore e persona pacata e di buonsenso. Ha scritto sul <em>Corriere della Sera</em>: «Preferisco <strong>il diritto del suolo</strong>, perché non credo che certe materie, come quella della cittadinanza, debbano essere regolate da un fantomatico “diritto del sangue”. Non mi piacciono i nazionalismi, e in particolare quelli “biologici”, frutto di teorie perniciose e screditate. <strong>Credo che un bambino nato in Italia da stranieri residenti sia potenzialmente un cittadino italiano</strong>. Il maggiore problema italiano, comunque, non è quello dei bambini, ma dei loro genitori. Le leggi e le procedure che regolano la concessione della cittadinanza agli stranieri sono ancora troppo avare e macchinose.” La stessa cosa afferma Stefano Rodotà, per il quale<em> </em>&nbsp;lo <em>jus soli&nbsp; </em>è segno di civiltà: “L’Italia ha bisogno di una nuova legge sulla cittadinanza, senza pregiudizi!”</p> <p style="text-align: justify;">Lo penso anch’io, e ritengo funesta l’idea del referendum proposto da Grillo. Un referendum a rischio di un prevalere di pregiudizi e paure, che sarebbe arduo definire come volontà popolare.</p> <p><strong>Umberto Veronesi</strong></p>]]></description><author>Donatella Barus</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6131">Donatella Barus</source><pubDate>Sun, 12 May 2013 23:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368394998</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368394917_54.jpg" length="240288" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368394887_56/dv1696025.jpg" length="240288" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ius soli</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">immigrati</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201305</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">jus soli</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cittadinanza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>Poche purine e molti carboidrati sono la ricetta contro la gotta</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6128</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Quando l’organismo non riesce a smaltire alcuni acidi nucleici (purine), aumentano i livelli di acido urico, che si deposita nelle articolazioni. La dieta aiuta a potenziare gli effetti dei farmaci</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/le-ricette-del-mangiar-sano/6130"><strong>Da provare: Crostata con le mele rosse e gialle</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368182838_31.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="La gotta colpisce il 7% degli uomini dopo i 65 anni e il 3% delle donne dopo gli 85">La gotta torna a colpire nel nostro paese, a danno di circa 500 mila italiani. Un numero elevatissimo, ma destinato a crescere secondo le stime della Società Italiana di Reumatologia, a causa di una mancata cultura della ‘buona alimentazione’. Non più <em>“la malattia del Re” </em>che un tempo colpiva chi poteva permettersi di mangiare tanto, oggi interessa anche (e soprattutto) chi si alimenta in maniera errata. Complici le abitudini diffuse del ‘fast-junk food’ (cibo rapido e spazzatura) ma anche la diffusione dell’insufficienza renale cronica (caratterizzata dall’aumento di acido urico), <strong>diabete, obesità e il progressivo invecchiamento</strong> della popolazione. Seguire uno stile di vita sano e nutrirsi in modo corretto può ridurre il rischio di insorgenza della <strong>gotta </strong>e limitare la severità delle manifestazioni.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CAUSE E SINTOMI</strong> – La gotta è una malattia del metabolismo che si caratterizza da attacchi di artrite infiammatoria acuta con arrossamento, gonfiore e dolore alle articolazioni dovuti ad un eccessivo deposito di cristalli di acido urico nelle giunture ossee. Gli <strong>attacchi di gotta</strong> iniziano interessando soprattutto l’alluce con una successiva estensione ad altre parti del corpo, come caviglie, ginocchia, polsi e gomiti provocando bruciori e arrossamenti. La gotta, malattia a &nbsp;prevalenza maschile dal momento&nbsp;&nbsp; dello sviluppo (risparmia le donne fino alla menopausa grazie alla protezione ormonale), colpisce il 7% degli uomini dopo i 65 anni e le donne in post-menopausa con una incidenza che tende ad aumentare con l’età fino a raggiungere valori del 3% oltre gli 85 anni.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STILE ALIMENTARE </strong>– La gotta ha per il 70% una origine genetica, a cui poi contribuiscono altri importanti fattori (invecchiamento, patologie correlate, assunzione di farmaci, quali i diuretici che ostacolano l’eliminazione dii acido urico) ed il regime alimentare. Inteso che la cura per la gotta è farmacologica, è possibile aiutare il controllo e la riduzione della sintomatologia con una dieta priva (o scarsa) di ‘<strong>purine</strong>’. Si tratta di acidi nucleici che, in caso di gotta, l’organismo non ha la capacità di smaltire in maniera corretta, determinando un aumento dell’acido urico nel sangue (iperuricemia) che tende a depositarsi nelle articolazioni. Dall’esperto i consigli dietetici di una dieta ‘preventiva’.</p> <ol style="text-align: justify;"> <li><strong>Escludere,</strong> in presenza      di gotta o iperuricemia, <strong>tutti gli      alimenti ricchi in purine</strong> (contenuti soprattutto in prodotti di      origine animale, ad eccezione di uova e latticini) e limitare gli eccessi      proteici. Ecco i cibi a cui prestare maggiore attenzione:</li> </ol> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <table border="1" cellpadding="0" cellspacing="0"> <tbody> <tr> <td valign="top" width="328"> <p><strong>ALIMENTI AD   ALTO CONTENUTO DI PURINE<br>(da 150 ad 800 mg/100g)</strong></p> </td> <td valign="top" width="328"> <p>Pesce azzurro (alici, acciughe e sardine) frattaglie   (fegato, animelle, rognone, cervello), estratto di carne e selvaggina</p> </td> </tr> <tr> <td valign="top" width="328"> <p><strong>ALIMENTI A   MEDIO CONTENUTO DI PURINE<br>(da 50 a 150   mg/100g) </strong></p> </td> <td valign="top" width="328"> <p>Carni, pollame, crostacei, salami e insaccati in   genere, legumi (piselli, fagioli, lenticchie), asparagi, spinaci, cavolfiori   e funghi</p> </td> </tr> <tr> <td valign="top" width="328"> <p><strong>ALIMENTI A   BASSO CONTENUTO DI PURINE<br>(da 0 a 15   mg/100g)</strong></p> </td> <td valign="top" width="328"> <p>Latte, uova, formaggi, verdure, ortaggi (eccetto quelli   sopra elencati), frutta, pasta e altri cereali (fatta eccezione per germe di   grano e prodotti integrali)</p> </td> </tr> </tbody> </table> <p style="text-align: justify;">A pasto sono concessi circa 100 gr di carne, 50 gr di insaccati e 150 gr di pesce. Nel caso di persone sottopeso o in presenza di uno stato infiammatorio acuto queste porzioni possono essere aumentate del 50%.</p> <p style="text-align: justify;">Sarebbe utile impostare una <strong>dieta ricca di carboidrati</strong> (amido) che aiuta l’escrezione di acido urico e <strong>ridurre l’apporto di lipidi e fruttosio</strong> (presente soprattutto nei dolci e nella frutta zuccherina ed essiccata come cachi, fichi, uva e banane) che ne favorisce la ritenzione.</p> <ol style="text-align: justify;"> <li><strong>Evitare i digiuni      prolungati</strong> e le <strong>diete </strong>fortemente      <strong>ipocaloriche</strong>, soprattutto      basate sulla riduzione o eliminazione di carboidrati.</li> <li><strong>Evitare l’alcool</strong> la cui ingestione, soprattutto sotto forma di <strong>birra e </strong>di<strong> superalcolici</strong>, oltre a favorire la produzione di acido urico da parte      dell’organismo e la sua precipitazione nelle articolazioni, ne riduce      l’eliminazione da parte dei reni.</li> <li><strong>Mantenere una buona      idratazione</strong>, bevendo almeno 2-3 litri di acqua al giorno.</li> <li><strong>Ridurre il peso, se      in eccesso</strong>, è l’arma più efficace per combattere i livelli di      uricemia. Una alimentazione ipocalorica equilibrata, studiata insieme al      medico specialista o nutrizionista in relazione alle esigenze nutrizionali      individuali ed associata ad attività fisica, può contribuire a ridurre      gradualmente peso e circonferenza addominale. È infatti soprattutto la      quantità di grasso depositata intorno al giro vita a influenzare      maggiormente i livelli di uricemia.</li> </ol> <p style="text-align: justify;">Valgono poi tutte le altre indicazioni in merito alla<strong> riduzione di grassi </strong>soprattutto <strong>di origine animale, di bevande e alimenti dolci, </strong>all’<strong>assunzione di almeno cinque porzioni di frutta al giorno (</strong>le ciliegie in particolare sono efficaci contro l’uricemia)<strong> </strong>e di<strong> verdura.</strong></p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">Testo di <strong>Francesca Morelli</strong></p> <p style="text-align: justify;">Consulenza: <strong>Prof. Marco Matucci Cerinic</strong>, Presidente della Società Italiana di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica presso l’Università degli Studi di Firenze</p>]]></description><pubDate>Fri, 10 May 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368183220</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368182838_31.jpg" length="247458" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368182814_84/154249264.jpg" length="247458" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">acido urico</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">gotta</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alimentazione</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">purine</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Presto un vaccino contro la vitiligine</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6127</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Scoperta una proteina che gioca un ruolo fondamentale nell’origine di questa malattia autoimmune. I ricercatori americani hanno già sperimentato con successo un vaccino,&nbsp; per ora &nbsp;solo in fase preclinica</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/centri-di-cura/view/?patologia=vitiligine&amp;regione="><strong>I centri di cura per la vitiligine</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368173435_93.jpg?r=4&amp;w=255&amp;h=250" alt="Vitiligine">Ne soffre l’1-2 per cento della popolazione, e ne soffriva il presidente Francesco Cossiga, come molti ricorderanno. La vitiligine è una malattia autoimmune, responsabile della depigmentazione della pelle. <strong>E’ caratterizzata da macchie bianche, spesso simmetriche, che nel corso del tempo aumentano di numero e diventano sempre più estese. </strong>Oltre a costituire un serio problema estetico, predispone anche alle ustioni solari sulle zone depigmentate, per le quali è d’obbligo usare una crema ad alta protezione. La causa è sconosciuta, a volte ha carattere familiare, a volte invece può comparire in seguito a un trauma fisico, in special modo del capo. Alle macchie di vitiligine sul cranio corrispondono zone in cui i capelli crescono bianchi.</p> <p style="text-align: justify;">Finora, rimedi non ce n’erano, a parte l’uso delle creme di protezione e l’applicazione di prodotti cosmetici per «mascherare» le macchie. Ora arriva la speranza di un trattamento.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA PRIMA SPERANZA - </strong>Un gruppo di ricercatori della Loyola University di Chicago&nbsp; ha pubblicato uno studio preclinico nella rivista <em>&nbsp;Science Translational Medicine</em>, dando conto di lavori recenti che hanno permesso di scoprire una proteina di choc termico (chiamata Hsp70i) che gioca un ruolo cruciale nella risposta &nbsp;autoimmune che provoca la vitiligine. E’ la forma indotta di un’altra proteina, l’Hsp70, che è prodotta unicamente in caso di stress cellulare.</p> <p style="text-align: justify;">Usando topi come modelli, i ricercatori hanno mostrato che la proteina Hsp70i scatena uno stato infiammatorio delle cellule dendritiche (cellule del sistema immunitario specializzate nella cattura di antìgeni) e che essa è necessaria per dar luogo alla depigmentazione.</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;«<strong>VACCINO» A&nbsp; DNA - </strong>Fatta questa osservazione, l’équipe diretta da Caroline Le Poole ha creato una versione modificata della proteina, cambiando uno solo dei 641 aminoacidi che costituiscono la proteina stessa, e hanno visto che può stoppare e far regredire la depigmentazione. <strong>Hanno quindi realizzato un vaccino a Dna che codifica la proteina mutante, e l’hanno somministrato parecchi mesi prima a topi transgenici che avrebbero sviluppato la vitiligine</strong>. L’hanno così prevenuta, e la malattia non si è manifestata.&nbsp; In più, sono riusciti anche a realizzare una vaccinazione terapeutica. In un altro modello murino, con vitiligine a depigmentazione rapida, hanno constatato che la proteina mutante è capace di restaurare il 76% della depigmentazione del pelo. I ricercatori&nbsp; hanno osservato nei pazienti affetti da vitiligine uno stato infiammatorio delle cellule dendritiche similare a quello riscontrato sui topi dell’esperimento. Inoltre, allorché alcuni campioni di pelle umana vengono trattati&nbsp; in laboratorio con il Dna della proteina modificata, questo Dna può agire sulle cellule cutanee e cambiarne il profilo immune, volgendolo verso uno stato antinfiammatorio similare ai risultati osservati nei topi.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA RICERCA CONTINUA -</strong> La somministrazione della proteina mutante (HSP70i &nbsp;Q435A) o del suo Dna potrebbe offrire «un possente trattamento» per la vitiligine, concludono i ricercatori. L’équipe ha intenzione di proseguire gli studi preclinici d’innocuità su dei modelli supplementari. <strong>Sperano di poter passare all’impiego clinico dal momento in cui avranno ottenuto l’autorizzazione per lanciare uno studio di fase 1, e i relativi finanziamenti</strong>. La dottoressa Poole chiude con una frase beneaugurante: «Nei nostri modelli animali, la proteina HSP70i mutante si è dimostrata un rimarchevole interruttore (<em>switch-off), </em>che può aiutare<em> </em>ad evitare&nbsp; la depigmentazione. Io spero che tali risultati potranno finalmente portare un sollievo ai pazienti.»</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Antonella Cremonese</strong></p>]]></description><pubDate>Fri, 10 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1368173620</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368173435_93.jpg" length="131618" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1368173413_69/121305330.jpg" length="131618" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pelle</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vitiligine</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>"Bimbi in cucina”, la nuova App nata dalla collaborazione fra “3” e “Fondazione Umberto Veronesi”</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6126</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368112208_43.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=263" alt="">E' nata <strong>“<a href="http://apps.tre.it/Apps/BimbiInCucina/index.html">Bimbi in cucina</a>”</strong>, l’applicazione, destinata alle mamme e ai giovanissimi, che ha l’obiettivo di spiegare in modo divertente e accattivante le nozioni di base <strong>per un’alimentazione corretta e salutare</strong>. L’applicazione, per smartphone e tablet, è stata realizzata da <strong>3 Italia</strong> in collaborazione con la <strong>Fondazione Umberto Veronesi</strong>, a cui verrà destinata una parte del ricavato dell’operazione. In particolare <strong>“Bimbi in cucina” </strong>sosterrà &nbsp;il progetto di ricerca del dott. <strong>Matteo Cereda sull’ereditarietà del tumore al seno.</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>“<a href="http://apps.tre.it/Apps/BimbiInCucina/index.html">Bimbi in cucina</a>”</strong> consiste in un percorso realizzato sullo stile di un gioco da tavolo, lungo il quale si possono affrontare <strong>sfide e minigiochi educativi</strong>, vedere video, imparare nuove ricette e accumulare badge <strong>fino a diventare un abile “chef”</strong>. Il giocatore, dopo aver creato il proprio avatar, può scegliere se sfidare i propri amici oppure altri “cuochi” virtuali e iniziare la partita lanciando dei dadi digitali.</p> <p style="text-align: justify;">L’applicazione si avvale della collaborazione del divulgatore scientifico che collabora con la Fondazione Veronesi <strong>Marco Bianchi</strong>, rappresentato sotto forma di cartone animato, che accompagna i bambini nella preparazione di <strong>ricette sane da ricreare virtualmente,</strong> con l’obiettivo di trasmettere le nozioni basilari di un’alimentazione corretta.</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>“<a href="http://apps.tre.it/Apps/BimbiInCucina/index.html">Bimbi in cucina</a>” </strong>è disponibile per smartphone e tablet su<strong> App Store</strong>,<strong>Samsung Apps, Windows Phone </strong>(<a href="http://bit.ly/bimbiincucina">http://bit.ly/bimbiincucina</a>) e, gratuitamente, sulle <strong>Smart Tv</strong>. Presto verrà rilasciata negli store esteri una versione dell’app completamente tradotta in inglese.</p>]]></description><pubDate>Thu, 09 May 2013 13:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1368112236</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368112208_43.jpg" length="1178578" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">fondazione veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bambini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">3 italia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bimbi in cucina</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">app</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Marco Bianchi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mobile</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">matteo cereda</category></item><item><title>La mostra laboratorio No Smoking Be Happy al Museo della Scienza di Milano</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6122</link><description><![CDATA[<p><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368107350_20.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=233" alt="">Il Museo della Scienza Milano, Via San Vittore ospiterà dal 9 maggio al 30 giugno la mostra laboratorio<strong> No Smoking Be Happy.</strong></p> <p style="text-align: justify;">Tutti i giorni dal martedi alla domenica&nbsp; dalle 9.30 alle 17.30 sarà possibile fare una <strong>visita guidata</strong> del percorso educativo con un animatore del museo per apprendere tra exibith, giochi interattivi e pannelli descrittivi quelli che sono i <strong>danni che provoca il fumo alle varie parti del corpo umano.</strong></p> <p style="text-align: justify;">Le scuole che desiderano iscrivere le classi a un percorso guidato della mostra laboratorio possono scrivere a&nbsp; <a href="mailto:didattica@museoscienza.it">didattica@museoscienza.it</a>&nbsp; o telefonare al&nbsp; numero 02/48555558</p> <p style="text-align: justify;">Il giorno 13 maggio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 è inoltre previsto un incontro con il Prof. Umberto Veronesi che presenterà le attività della Fondazione Veronesi tra cui il progetto <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/i-nostri-progetti/ricerca-e-prevenzione/no-smoking-be-happy"><strong>No Smoking Be Happy.</strong></a></p>]]></description><pubDate>Thu, 09 May 2013 12:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1368107378</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368107350_20.jpg" length="334654" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">museo della scienza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">No Smoking Be Happy</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">umberto veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>I brutti scherzi del dolore</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6116</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p>Perché si può percepire sofferenza in un posto diverso da quello da cui ha origine il dolore? E perché il colon irritabile può far dolere anche le mandibole? Uno studio cerca di svelare questi misteri</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367940802_62.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Le sensazioni dolorose possono riservare sorprese">Strani scherzi del dolore, in cui certamente molte persone possono ritrovare una loro esperienza. Sul <em>Journal of Neuroscience </em>è stato pubblicato uno studio della Scuola dentale dell’Università del Maryland, in cui si illustrano <strong>alcuni meccanismi dolorosi inspiegabili</strong>, di cui cercano di svelare le cause. Per esempio, succede che a distanza di alcuni giorni da un evento che ha provocato dolore, dei segnali del sistema nervoso centrale vengono rinviati ad altri siti, distanti dal sito iniziale del dolore.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>PERCORSI ALTERNATIVI</strong> - «E così, rimane una sensibilità al dolore, che persiste anche se i segnali dolorosi che vanno dalla ferita al sistema nervoso centrale sono stati bloccati da un farmaco antalgico», dice il ricercatore Ronald Dubner.&nbsp; E’ come se la percezione dolorosa, bloccata sulla linea diretta, abbia scelto percorsi alternativi per continuare ad affliggere il paziente.&nbsp; Per colmo di sfortuna, questi <strong>segnali dolorosi emessi dal sistema nervoso centrale possono persistere per mesi,</strong> e sono una delle cause della cronicizzazione dei dolori.</p> <p style="text-align: justify;">Questo sistema di rinvìo dei segnali partecipa anche ad un altro fenomeno: la percezione di un dolore in un posto del corpo differente da quello dove ha origine il dolore stesso. In questo modo, l’artrosi dell’anca induce spesso la percezione di un dolore proveniente dalla gamba.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DOLORI SIMULTANEI -</strong> Altri ricercatori hanno mostrato il sopravvenire simultaneo di dolori in due siti diversi. E’ così per certe persone che soffrono simultaneamente di dolori&nbsp; alle tempie e alle mandibole e di sindrome del colon irritabile. Nel caso del <strong>colon irritabile, si è visto che più del 60% di quelli che ne soffrivano denunciavano</strong> anche dolori temporo-mandibolari.</p> <p style="text-align: justify;">Che spiegazioni possono esserci? Dubner e la sua équipe illuminano in parte i meccanismi che presiedono ai dolori persistenti. Essi osservano che nel caso di ferite al volto e alla bocca, qualche giorno dopo l’evento, il tronco cerebrale libera della serotonina, e questa va ad occupare dei recettori situati sul midollo spinale e sul sistema del trigemino. Il meccanismo doloroso è mantenuto dal sistema nervoso centrale come sistema di difesa, per proteggere la ferita finché non si sia ben cicatrizzata.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>«La nozione che la serotonina può agire su recettori che inducono un’ipersensibilità al dolore, </strong>e così pure su recettori che sopprimono il dolore, potrebbe spiegare la sua poca efficacia come antalgico», conclude Dubner.</p> <p><strong>Antonella Cremonese</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 08 May 2013 12:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367941086</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367940802_62.jpg" length="150708" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367940782_52/153637020.jpg" length="150708" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dolore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">neuroscienze</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">serotonina</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Queste le nuove cure del diabete nell’anziano</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6117</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Redatte da organismi europei, le linee guida e nuovi farmaci rivoluzioneranno la terapia. Cambiano anche i valori tollerati della glicemia e i parametri per iniziare un trattamento</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/altre-news/diabete-di-tipo-2-sono-a-rischio-/1866">Diabete di tipo 2: scopri se sei a rischio</a></strong></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367943270_86.jpg?r=4&amp;w=333&amp;h=250" alt="Terapie anti-diabete su misura per la terza età">Cambiano per l’anziano le direttive per la cura del diabete di tipo 2.&nbsp; Una svolta che era attesa, invocata dai diabetologi&nbsp; perché finora le linee guida e le sperimentazioni dei farmaci erano state misurate su una popolazione adulta più giovane. Oggi<strong>, grazie all’ingresso di nuovi farmaci specifici per gli anziani, gli studi clinici sono stati condotti su pazienti anche oltre i 75 anni</strong>.</p> <p style="text-align: justify;">I nuovi parametri sono usciti da una dichiarazione congiunta &nbsp;(“consensus”) di vari enti europei: l’Associazione internazionale dei geriatri e gerontologi (Iagg), i gruppi di lavoro europei per il diabete negli anziani (Edwpop),&nbsp; la task force internazionale di esperti del diabete.</p> <p style="text-align: justify;">«Finalmente!», esclama la dottoressa Maria Antonietta Pellegrini, coordinatrice del gruppo “Anziano e diabete” dell’Associazione italiana dei medici diabetologi (Amd) e diabetologa presso l’Azienda ospedaliera universitaria S. Maria della Misericordia di Udine. «Finora non avevamo&nbsp; nulla su questi pazienti, diversi dagli altri e diversissimi tra di loro».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>VALORI TRA 108 E 126</strong> - Certo, oggigiorno le classificazioni per età sfuggono alle certezze e alla tradizione. <strong>In medicina si considera anziano chi è sopra&nbsp; 65 anni</strong>, ma a questo traguardo lo stato di salute non è più quello di trent’anni fa. «Presto il limite verrà spostato almeno a 70 anni», predice la dottoressa Pellegrini.</p> <p style="text-align: justify;">«La grossa novità&nbsp; è nei parametri: <strong>non</strong> perseguire una glicemia a digiuno <strong>inferiore a 108 mg/dl </strong>e <strong>non cominciare una cura se </strong>la glicemia a digiuno <strong>non è stabilmente sopra 126</strong>. L’obiettivo, la raccomandazione, è di “lavorare in sicurezza” perché le ipoglicemie – in cui facilmente può sfociare l’uso di farmaci – sono quanto mai pericolose per gli anziani».</p> <p style="text-align: justify;">Si parla di <strong>farmaci di nuova generazione e specifici per chi è avanti con gli anni</strong>. «Sì, hanno un diverso meccanismo di azione rispetto alla metformina e altri preparati. Si chiamano inibitori&nbsp; della Dpp-IV e danno le migliori risposte negli anziani. In più non inducono ipoglicemia. Sono da preferire. Certo, per l’Aifa, l’agenzia del farmaco, costano troppo, così per ottenerli <strong>con il Sistema sanitario nazionale</strong> occorre presentare <strong>un “piano terapeutico” redatto dal diabetologo</strong>».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DIMAGRIRE? NON SEMPRE</strong> - Da smentire anche una credenza affermata: «<strong>Non sempre perdere chili</strong> per un anziano in sovrappeso (non si parla di obesi) <strong>è utile ai fini del rischio cardiovascolare</strong>. Studi dimostrano che l’anziano in sovrappeso e l’anziano magro hanno lo stesso rischio cardiovascolare». Uno dei motivi per cambiare idea sulla dieta, spiega Maria Antonietta Pellegrini, è che dopo una certa età, dimagrendo,&nbsp; si tende a perdere la massa magra, il muscolo, mantenendo il grasso.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>A 90 PIU’ GIOVANE DI 70</strong> - Maria Antonietta Pellegrini conclude questo suo excursus con una sconcertante affermazione: «Mai come in questa fascia d’età il paziente ha <strong>diritto alla disuguaglianza della terapia</strong>. Va tagliata e cucita addosso al singolo, più che nella altre epoche della vita. Non si deve, infatti,&nbsp; guardare all’età, ma alla “fragilità”. Spiego: ho appena visitato un signore di 95 anni che fa sei ore di marcia in montagna&nbsp; e dopo di lui c’era un uomo di 68 anni su una carrozzina, già invalido. Chi è il più anziano, qui? Bisogna vedere se la persona ha avuto un ictus, se prende già tante, troppe, medicine, se ha altre e quali patologie… Ma se arriva <strong>un settantenne in ottime condizioni generali va trattato come un cinquantenne</strong>, ha anche lui un’aspettativa di 20 anni di vita».</p> <p><strong>Serena Zoli</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 08 May 2013 06:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367941965</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367943270_86.jpg" length="398123" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367943818_40/84120557.jpg" length="398123" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">anziani</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">glicemia</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">diabete</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>C’è un giudice a Berlino</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6113</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367913529_95.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=0" alt="" class="eve_alignleft">Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha riconosciuto che &nbsp;anche agli stranieri spetta di diritto l’indennità di accompagnamento e la pensione d’invalidità. Leggendola m’è venuta in mente la celebre frase<em> </em>&nbsp;“C’è un giudice a Berlino” che avrebbe pronunciato un mugnaio prussiano quando, qualche secolo fa, in una controversia con il re, Federico il Grande, di fronte alla prepotenza del sovrano, esprimeva la sua fiducia nell’intervento di un giudice che avrebbe riconosciuto il suo diritto.</p> <p style="text-align: justify;">I giudici della Corte italiana hanno dato ragione a due immigrati che si erano rivolti a due differenti tribunali. L’uno, perché si era visto rifiutare dall’Inps l’assegno di accompagnamento per il figlio gravemente disabile. L’altro, perché l’Inps aveva negato la pensione d’invalidità pur essendo divenuto totalmente inabile al lavoro. Entrambi gli stranieri erano in Italia legalmente, ma erano sprovvisti di un documento che una legge restrittiva considera indispensabile per poter ricevere questi aiuti sociali.</p> <p style="text-align: justify;">Una legge, questa, che i giudici, preposti all’interpretazione dei dettati della nostra Costituzione, hanno ritenuto incostituzionale e hanno richiamato i valori di non discriminazione, di solidarietà e di diritto alla salute, affermando che sono da considerare di essenziale rilievo, e che prevalgono rispetto a tutto, perché la nostra Costituzione, veramente la più bella del mondo, è egualitaria e garante della giustizia sociale.</p> <p style="text-align: justify;">In presenza di una crisi economica, che travolge e stravolge la convivenza civile, c’è chi accusa gli immigrati di rubare agli italiani diritti e convenienze a cui non avrebbero diritto. Accuse,&nbsp; ne sono certo, ispirate non da malanimo ma dall’angoscia della ristrettezza economica, e comunque sbagliate perché gli immigrati in posizione regolare lavorano e pagano le tasse, contribuendo alla vita del Paese, loro che vengono da mondi lontani e noi che ci siamo nati.</p> <p><strong>Umberto Veronesi</strong></p>]]></description><author>Daniele Banfi</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6113">Daniele Banfi</source><pubDate>Tue, 07 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367913546</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367913529_95.jpg" length="62490" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367913550_34/118396540.jpg" length="62490" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">invalidità</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201305</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">salute</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">immigrazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">disabili</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pensione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">assegno di accompagnamento</category></item><item><title>Per le mamme in attesa non più di due tazzine di caffè</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6114</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">E’ la raccomandazione dell’OMS. I livelli di caffeina, uniti ai quantitativi ‘nascosti’ in altri alimenti e bevande, sono causa di un decremento di peso del neonato alla nascita</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/la-dieta-durante-la-gravidanza-e-l-allattamento/754"><strong>La dieta in gravidanza e nell'allattamento</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367915073_27.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=507" alt="Caffè in gravidanza">Due caffè al giorno in dolce attesa e niente più. Oltre questi quantitativi di caffeina, infatti, aumenterebbero le probabilità di nascituri sottopeso e con complicanze a breve e lungo termine. Ad attestarlo è uno studio, pubblicato su BMC Medicine, condotto dal Norwegian Institut for Public Health su un campione di 60 mamme con diverse abitudini alimentari e&nbsp; stili di vita.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LO STUDIO</strong> – Mamma e bimbo sono legati da un cordone ombelicale, anche per quanto concerne il cibo: farsi tentare durante la gravidanza da sostanze nocive – come ad esempio il <strong>consumo di caffè e caffeina in quantità eccessive</strong> - solo per la gola (poiché i principi nutritivi sono nulli), <strong>può compromettere lo sviluppo del piccolo.</strong> «Insieme ai nutrienti e all’ossigeno – spiega il professor Fabio Facchinetti del Dipartimento di Scienze&nbsp; Medico Chirurgiche Materno Infantili e dell’Adulto dell’Università di Modena e Reggio Emilia – la caffeina oltrepassa la barriera della placenta e arriva al feto, il quale non ha però ancora gli enzimi necessari per inattivarla in maniera efficace». E gli effetti, per il piccolo, sono importanti. Gli scienziati norvegesi hanno infatti osservato su un campione di 60 mamme, abituali consumatrici di caffè, tè, bibite gassate a base di caffeina, dolci al cacao o dessert alla cioccolata, un <strong>aumentato rischio di bimbi sottopeso per l’età gestazionale</strong>. «Il peso normale di un bambino alla nascita – dichiara il professore – si aggira intorno ai 3,6 kg, ma è stato dimostrato che subisce una riduzione di 21-28 grammi per ogni 100&nbsp; grammi di caffeina assunta». A conferma di quanto sia dannosa per il piccolo è il fatto che, anche associata al fumo di sigaretta (ulteriore fattore di rischio in gravidanza), gli ‘effetti negativi’ non subiscono variazioni o aumenti significativi. «Questi dati - aggiunge Facchinetti - possono forse spiegare anche il fatto che <strong>l’abuso</strong> <strong>di caffeina si associa ad un incremento di rischio di morte endouterina</strong>».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA QUANTITA’</strong> – Meglio abbandonare per i nove mesi di gestazione la tazzina a fine pasto, ma se proprio all’aroma di caffè non si può rinunciare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce il valore massimo di caffeina a 300 mg al giorno, corrispondenti <strong>a poco più di una tazzina di caffé o sei tazze di tè o a meno di una tazza per il caffè americano.</strong> Valore, comunque, sempre estimativo poiché dovrà tenere&nbsp; conto anche delle altre fonti meno comuni di caffeina, quali le bevande a base di cola e alcuni farmaci da banco (soprattutto analgesici) dove la sostanza viene aggiunta per aumentare l'effetto antidolorifico.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 07 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367915187</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367915073_27.jpg" length="61429" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367915100_70/165086908.jpg" length="61429" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">gravidanza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">ginecologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">ginecologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">caffè</category></item><item><title>Come vincere la paura del dentista</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6106</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Si chiama stomatofobia e nelle forme più gravi il terrore del trapano scatena veri e propri attacchi di panico accompagnato da nausea e tremiti</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367830352_63.jpg?r=4&amp;w=376&amp;h=250" alt="Dentista">La paura del dentista scatena veri e propri attacchi di panico. Con tremiti, nausea, vomito, sudorazione, bocca secca oppure ipersalivazione, e una specie di cambiamento della personalità, talvolta in senso aggressivo.&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">Questo terrore incontrollato ha preso il nome di «stomatofobia», e secondo lo stomatologo francese Daniel Banoun può essere descritto in 4 stadi, a seconda dell’intensità del disturbo e della sua anzianità d’insorgenza.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STADIO 1</strong> - I pazienti (più uomini che donne) hanno disertato da molto tempo lo studio del dentista. L’odore del locale, il cattivo sapore dei prodotti dentali, il rumore del trapano, la vista della siringa, la paura di vomitare («emetofobia») trascinano con sé un inferno emozionale. Questi soggetti preferiscono ricorrere all’automedicazione, sopportare il dolore, evitare di sorridere. Qualunque cosa, pur di non varcare la porta del dentista. Non bisogna confondere un semplice apprensione con la stomatofobia. Questi pazienti sono prigionieri del loro segreto, coscienti dell’assurdità della loro fobìa, &nbsp;e la dissimulano per paura di essere tacciati di debolezza, per timore del giudizio altrui. La stomatofobia viene sempre nascosta, perché è colpevolizzata. In questo stadio, dal 20 al 30 per cento dei pazienti possono essere curati sotto anestesia locale o sedazione, ed eventualmente con suggestione ipnotica. Oppure si fa ricorso a una miscela di ossigeno e protossido d’azoto, somministrata con maschera.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STADIO 2</strong> - Il paziente stomatofobico arriva accompagnato da&nbsp; un figlio, da un congiunto o da un amico che comprendono il suo stato di sofferenza. Alla paura di vomitare si aggiunge il ribrezzo del sangue. Un sentimento di vergogna lo spinge a chiedere che l’assistente del dentista non sia presente alla consultazione. Il trattamento sotto anestesia generale è spesso l’unica soluzione.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STADIO 3 -</strong> Il paziente arriva con la bocca in stato di abbandono, spesso con fratture dei denti e ascessi, e una generale degradazione della salute della bocca e dei denti, che ha conseguenze flagranti sulla vita affettiva e sociale. In una clinica specializzata, utilizzando l’anestesia generale, si può in 48 ore arrivare a una «riabilitazione». Con estrazioni multiple, cure parodontali, trattamenti conservativi e la messa in opera di una protesi immediata. Tutto ciò che è percepito come doloroso sarà fatto in un’unica seduta.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STADIO 4 -</strong> Ci sono alcuni casi (rari, per fortuna) in cui è impossibile un trattamento, sia per una controindicazione all’anestesia generale, sia perché&nbsp; una malattia psichiatrica o altre patologie impediscono di seguire il paziente nella fase post-operatoria.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CONCLUSIONE -</strong> Per evitare questi estremi, il ruolo della prevenzione è essenziale fin dalla più giovane età. Così com’è fondamentale che i futuri dentisti ricevano una formazione che li metta in grado di affrontare i problemi del dolore e della stomatofobia.</p> <p><strong>Antonella Cremonese</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 06 May 2013 13:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367830468</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367830352_63.jpg" length="175279" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367830326_55/78741481.jpg" length="175279" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">stomatofobia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">denti</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">paura</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dentista</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>"Processo a Ippocrate", uno spettacolo patrocinato da Fondazione Veronesi</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6111</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368089565_85.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=677" alt="">L'Associazone Culturale Prospectus organizza uno spettacolo teatrale dal titolo "<strong>Processo a Ippocrate</strong>", che si terrà presso il <strong>Piccolo Teatro Studio di Milano</strong> il prossimo 27 maggio. Sarà una serata speciale per riflettere in modo originale sul <strong>delicato rapporto tra etica e medicina</strong>.</p> <p style="text-align: justify;">Interverranno:</p> <p style="text-align: justify;">Marco Tarquinio</p> <p style="text-align: justify;">Stefano Dambruoso</p> <p style="text-align: justify;">Carlo Nordio</p> <p style="text-align: justify;">Cesare Rimini</p> <p style="text-align: justify;">e con la partecipazione straordinaria del <strong>Prof. Umberto Veronesi</strong></p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti disponibili.</p> <p style="text-align: justify;">Prenotazione obbligatoria:</p> <p style="text-align: justify;">Tel. 02 76018187</p> <p style="text-align: justify;"><a href="mailto:eventi@fondazioneveronesi.it">eventi@fondazioneveronesi.it</a></p>]]></description><pubDate>Mon, 06 May 2013 13:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1367853145</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1368089565_85.jpg" length="168862" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">medicina</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">etica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">processo a ippocrate</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">umberto veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">spettacolo teatrale</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/multimedia/previewalignment">center</category></item><item><title>Tornano i laborativi interattivi No Smoking Be Happy</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6107</link><description><![CDATA[<p><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367833626_70.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=500" alt="">Dal 6 al 17 maggio presso la prestigiosa sede centrale di <a href="http://www.venetobanca.it/"><strong>Veneto Banca</strong></a> di Villa Spineda Gasparini Loredan si terranno i <strong>laboratori Interattivi&nbsp; <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/i-nostri-progetti/ricerca-e-prevenzione/no-smoking-be-happy">No smoking be Happy</a></strong> per i ragazzi delle scuole del Veneto&nbsp;</p> <p>Saranno coinvolti circa 2000 studenti di&nbsp; età compresa tra gli 8 e i 16 anni.</p>]]></description><pubDate>Mon, 06 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1367833690</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367833626_70.jpg" length="337535" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/multimedia/previewalignment">center</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">No Smoking Be Happy</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">veneto banca</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">laboratori interattivi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>Una grande Rete per catturare il tumore al seno</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6105</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">E’ in via di realizzazione un database mondiale che raccoglierà tutte le tipologie del cancro alla mammella, le indicazioni terapeutiche per ogni caso e centinaia di migliaia di storie</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/centri-di-cura/"><strong>I centri di cura per il tumore al seno</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367818690_48.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Seno">Si chiamerà CancerLinQ la prima versione di un enorme database che l’American Society of Clnical Oncology (Asco) si promette di realizzare entro i prossimi 12-18 mesi. Obiettivo è quello di mettere in rete (e in condivisione) dati riguardanti tutte le tipologie di tumore del seno, elaborarne in tempo reale le informazioni e mettere a punto Linee Guida internazionali e nuovi trattamenti terapeutici.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL PROGETTO</strong> – Un network, un bacino di raccolta, in cui far convogliare il maggior numero di informazioni possibili riguardo a milioni di casi di cancro utili ai professionisti per <strong>condividere, approfondire le conoscenze sul tumore</strong> e fornire in tempo reale indicazioni sul trattamento specifico di una patologia tumorale. Ma il network è anche l’occasione per le donne di raccontare la propria storia. «Sappiamo ancora molto poco dell’esperienza dei malati di cancro – spiega Sandra Swain, presidente di Asco – e questo database consentirà di conoscere meglio la malattia dal punto di vista clinico ma anche di guardare il paziente con uno sguardo più umano, scoprendo i risvolti più delicati e importanti della malattia».</p> <p><strong>IL FUTURO </strong>– Quando sarà ultimato, il database prodotto dalla ASCO che è punto di riferimento per la definizione delle terapie oncologiche a livello internazionale, avrà raccolto la storia di 133 mila pazienti affette da tumore del seno. Già in questa fase di implementazione, il network permette di registrare lo stato della malattia, la presenza di patologie concomitanti, diagnosi pregresse, profili genetici, esami di laboratorio, trattamenti e farmaci assunti: informazioni indispensabili per <strong>dare raccomandazioni ‘su misura’ ad ogni singolo paziente</strong>. In futuro, l’intera elaborazione, fornirà risultati, statistiche, ipotesi di terapia e indirizzi verso nuovi ambiti di ricerca. «Il nostro obiettivo – commenta ancora la presidente – è <strong>arrivare a migliorare, grazie a questo strumento, l’efficacia delle terapie</strong>».<strong> <br></strong></p> <p><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 06 May 2013 05:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367818731</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367818690_48.jpg" length="143231" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367818673_37/139511168.jpg" length="143231" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">seno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mammella</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La dieta “povera” che tiene puliti i reni</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6100</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">In presenza di malattia i reni perdono la capacità di filtrare le scorie e i sali minerali in eccesso. Importante è impostare una dieta con poche proteine e poco sodio</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/le-ricette-del-mangiar-sano/6101"><strong>La ricetta: Crocchette di germogli e verdure</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367569117_68.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=375" alt="In cucina">Secondo le ultime stime fornite dalla Società Italiana di Nefrologia, un italiano su dieci soffre, anche a sua insaputa, di una malattia cronica renale. Patologie che, nella loro evoluzione progressiva, portano alla condizione irreversibile di <strong>insufficienza renale</strong>, cioè all’incapacità delle reni di svolgere la funzione di ‘filtro’, depurando l’organismo dalle scorie e dai sali minerali in eccesso. Nelle condizioni più serie, il cattivo funzionamento delle reni rende necessario un trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto. Ma l’adozione di adeguati comportamenti legati in primo luogo alla dieta possono rallentare o aiutare a controllare meglio quest’esito estremo.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CAUSE E FATTORI DI RISCHIO </strong>– Una malattia renale, secondo gli esperti, richiede una diagnosi precoce e un trattamento mirato per prevenire o ritardare sia una condizione di insufficienza renale acuta o cronica, sia la comparsa di complicanze cardiovascolari a cui spesso è associata. Sono infatti l’ipertensione e il diabete, non adeguatamente controllati dalla terapia farmacologica, l’ipertrofia prostatica, i calcoli renali o i tumori voluminosi a favorirne l’insorgenza in quanto riducono il normale deflusso di urina, aumentano la pressione all'interno dei reni e ne limitano la funzionalità. O ancora il danno renale può essere determinato da processi infiammatori (pielonefriti, glomerulonefriti) o dalla formazione di cisti all'interno dei reni (malattia renale policistica) o dall’utilizzo cronico di alcuni farmaci, da alcool e droghe consumate in eccesso.<em> </em><strong>Un ruolo fondamentale, nell’alleviare il lavoro dei reni già compromessi, è svolto dalla dieta che è, dunque, la prima prevenzione</strong>. Essa va studiata con un esperto nutrizionista o un nefrologo al fine di mantenere o raggiungere da un lato un peso ideale e dall’altro ridurre l’apporto di sodio (sale), ed il conseguente controllo della pressione arteriosa, e/o di altre sostanze (minerali), senza creare malnutrizione o carenze nutritive. Una attenzione particolare va riservata anche ai livelli di colesterolo, trigliceridi e della glicemia.<em></em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA DIETA</strong><strong> </strong>– La prima regola, raccomandano gli esperti, per aiutare i pazienti con insufficienza renale soprattutto quando questa è avanzata, è impostare una alimentazione a basso contenuto di proteine, sodio e fosforo.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Proteine</strong> – Occorre ridurre la quantità di alimenti proteici soprattutto di origine animale (carne, pesce, uova, salumi, formaggi e latticini) e in misura minore di quelle di natura vegetale (legumi), presenti soprattutto nei secondi piatti includendo nella dieta, laddove necessario, <strong>cibi ‘aproteici’</strong>. Questi ultimi (in particolare pane, pasta, farina, riso, crackers, fette biscottate, biscotti) appositamente prodotti senza proteine sono disponibili anche nei supermercati e permettono di migliorare il ‘gusto’ della dieta. Rispetto agli apporti normali, le proteine dovrebbero essere ridotte di circa 0.8 gr per kg (in relazione al peso ideale del singolo) ed essere per il 75% ad alto valore biologico.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Calorie</strong> – L’apporto calorico deve essere di circa 35 Kcal per kg (riferito al peso ideale della persona) al giorno in caso di età inferiore ai 60 anni e di 30 Kcal con età uguale o superiore a 60 anni. Sotto questi valori a lungo termine aumenta, infatti, il rischio di malnutrizione. Il giusto apporto calorico può essere garantito accrescendo nella dieta le percentuali di carboidrati e di lipidi (fatta eccezione in caso di diabete).</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Fosforo</strong> – I valori di questa sostanza dovrebbero mantenersi entro 8-10 mg/Kg peso corporeo. Per mantenere il fosforo nei valori consigliati è importante limitare e/o evitare salumi, legumi secchi, frutta secca, cioccolato, lievito di birra, gamberi e frattaglie, tuorlo d’uovo, farine e crusca, cacao amaro in polvere. Altri alimenti come latte, yogurt, panna, pasta, riso, legumi freschi, orzo, biscotti, pesce, formaggi freschi (ricotta, mozzarella) che ne hanno una percentuale moderata, possono essere consumati in piccole quantità, mentre possono essere assunti liberamente (perché ne sono privi), frutta e verdura fresche, patate, marmellata, zucchero, miele, olio e burro.</p> <p style="text-align: justify;">Al fine di ridurre ulteriormente il quantitativo di fosforo negli alimenti è possibile tenerli per 8-9 ore in frigo prima della cottura, preferendo poi la bollitura in abbondante acqua da cambiare a metà cottura.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Sodio</strong> – Il sodio è presente in molti alimenti e in grandi quantità. Occorre fare molta attenzione al sale da cucina, evitare dadi per brodo, ridurre quantità e frequenza di consumo di salumi e affettati in genere, alimenti in salamoia (capperi, olive, carni e pesci in scatola) e formaggi.</p> <p style="text-align: justify;">Testo di <strong>Francesca Morelli</strong></p> <p style="text-align: justify;">Consulenza: <strong>Prof. Giovambattista Capasso</strong>, Presidente Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia, Seconda Università di Napoli</p>]]></description><pubDate>Fri, 03 May 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367569755</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367569117_68.jpg" length="208665" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367569096_65/82790724.jpg" length="208665" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">reni</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alimentazione</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">insufficienza renale</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La musica che aumenta la memoria</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6096</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Secondo recenti esperimenti&nbsp; una musica a basso volume diffusa durante le fasi di sonno profondo migliora la memoria e aumenta&nbsp; la capacità del cervello</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367480921_93.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=0" alt="Musica e memoria">Non certo i ritmi scatenati del coreano Psy, ma una dolce musica a basso volume, diffusa durante le fasi di sonno profondo, è in grado di migliorare la memoria. Un’équipe tedesca dell’Università di Tubingen ha mostrato che un’esposizione sonora di debole potenza, e sincronizzata al ritmo delle oscillazione cerebrali, aumenta le capacità del cervello e accresce la memoria. I ricercatori hanno tratto le loro osservazioni dai test ai quali sono stati sottoposti undici soggetti per parecchie notti. Durante la notte, ad alcuni di essi veniva dispensata la musica, ad altri invece venivano dati diversi tipi di stimoli.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LE ONDE LENTE -</strong> Quando i volontari erano esposti alle stimolazioni sonore sincronizzate con le oscillazioni lente del cervello (rilevabili con la strumentazione) essi poi, al mattino dopo, rivelavano una maggiore capacità di ricordare le associazioni di parole che avevano imparato la sera, prima di dormire. Invece si sono rivelati nulli gli stimoli sonori somministrati al di fuori delle fasi di sonno profondo. Il dottor Jan Born, che ha guidato l’équipe di ricercatori, ha sottolineato l’importanza di rendere sincroni <strong>gli stimoli sonori con le onde cerebrali lente che caratterizzano il sonno profondo</strong>: «Appena si presentava un’oscillazione lenta, noi inviavamo lo stimolo sonoro, e abbiamo visto che la musica rinforzava e prolungava l’oscillazione, sia in ampiezza che in durata.»</p> <p style="text-align: justify;"><strong>UNO STUDIO ITALIANO</strong> - Le osservazioni dei ricercatori dell’Università di Tubingen vanno concettualmente a collegarsi con un importante&nbsp; studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (pubblicato su <em>Nature Neuroscience) </em>&nbsp;che ha consentito di identificare i neuroni che sottendono alla regolazione delle <strong>onde lente, onde che sono da ritenere fondamentali sia per il buon funzionamento dei neuroni sia per il consolidamento della memoria.</strong> Il ruolo di «assist» svolto dalla musica nel potenziare le onde lente merita ulteriori approfondimenti, e secondo Jan Born « potrebbe essere utilizzata per amplificare anche altri ritmi cerebrali dotati di un significato funzionale riconosciuto, come quelli che controllano l’attenzione da svegli.»</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Antonella</strong> <strong>Cremonese</strong></p> <p><em><br></em></p>]]></description><pubDate>Thu, 02 May 2013 12:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367480940</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367480921_93.jpg" length="57345" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367480909_90/99908353.jpg" length="57345" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">memoria</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">neuroscienze</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">musica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sonno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>L'app che gestisce l’artrite reumatoide</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6095</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Memorizza gli appuntamenti medici e terapeutici al posto del paziente, ricordandoli con un segnale sonoro o una notifica. Consente costanti aggiornamenti e il reperimento di centri specialistici</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367448277_69.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Tablet">Arriva una applicazione per Android, Windows e iTunes, scaricabile gratuitamente e disponibile per cellulare e tablet, dedicata ai <strong>pazienti affetti da artrite reumatoide</strong>. Oltre 400 mila in Italia, in prevalenza donne. Presentata dall’Apmar (Associazione persone con malattie reumatiche Onlus), la app funge da diario elettronico ed aiuta a gestire la malattia, ricordando in modo facile gli appuntamenti per le visite mediche, le scadenze degli esami di routine e l’orario dei farmaci, spesso per politerapie.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA MALATTIA</strong> – Infiammazione delle articolazioni, dolore a livello dei polsi e delle giunture delle mani e dei piedi, rigidità al risveglio per più di 30 minuti: sono questi i segnali con cui si annuncia l’artrite reumatoide, spesso però trascurati o sottovalutati. «Invece la diagnosi e il trattamento precoce con una terapia farmacologica adeguata – spiega Antonella Celano, Presidente Apmar - sono condizioni essenziali per indurre la remissione, evitare disabilità permanenti e il coinvolgimento, oltre che delle articolazioni, anche di nervi, vasi e di alcuni organi, quali cuore e polmoni». <strong>Impegnativa la ‘gestione’ dell’artrite reumatoide:</strong> visite periodiche trimestrali per monitorare l’andamento, la remissione o la bassa attività della malattia, la costante modulazione farmacologica fino a trovare il dosaggio efficace e ben tollerato per il raggiungimento dell’obiettivo da proseguire nel tempo, una dieta equilibrata che favorisca il peso forma per non sovraccaricare le articolazioni e aiutare la funzionalità cardio-circolatoria.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA APP – </strong>Ecco quindi che, nella gestione della quotidianità, può diventare utile un ‘assistente’ esterno, puntuale, efficace che ricordi gli appuntamenti quotidiani e periodici con la malattia. «La app – commenta la presidente – consente al paziente di dedicarsi con più serenità alla cura della propria vita, avendo al certezza che nulla sarà trascurato dal punto di vista terapeutico». Un segnale sonoro e una notifica ricorda infatti orari dei farmaci, scadenze e appuntamenti. Inoltre, la app dispone anche di una funzione che permette l’aggiornamento in tempo reale con le <strong>ultime novità sulla malattia presenti nel web</strong>, mentre <strong>la sincronizzazione con Apmar consente di reperire il centro di reumatologia</strong>, più vicino o lontano da casa, presente sul territorio.</p> <p><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Thu, 02 May 2013 06:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1367448304</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367448277_69.jpg" length="126389" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367448257_81/138071579.jpg" length="126389" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dolore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">artrite reumatoide</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">reumatologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">app</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La mia cara, indomita Emma</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6093</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367319555_61.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=0" alt="Bonino e Veronesi" width="350">Indomita. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per primo quando penso a Emma Bonino, nuovo ministro degli Esteri. Non c’è nulla che la scoraggi, non c’è nulla che la fermi, non c’è nulla che le metta paura, non c’è nulla che le sembri impossibile. E’ italiana ma la conoscono in tutto il mondo. Nel corso dei suoi numerosissimi incarichi nazionali e internazionali è sempre accorsa dove mancava la pace, dove mancava la libertà, dove mancava il pane, dove i diritti umani venivano calpestati. E’ grazie a lei che è stata istituita una Corte penale internazionale, ed è anche grazie a lei che l’Onu ha approvato ben quattro risoluzioni per la moratoria sulla pena di morte, allungando la lista delle nazioni che hanno aderito.</p> <p style="text-align: justify;">La conosco da tanti anni, siamo amici. Emma è, insieme a me, tra i fondatori e tra i più appassionati sostenitori del movimento di&nbsp; <em>Science for Peace, </em>e da anni siamo in consonanza mentale, siamo compagni nelle battaglie per i valori che riteniamo «fondanti» per l’umanità e indispensabili perché esista un futuro: non proliferazione degli armamenti, mobilitazione internazionale contro lo sterminio per fame, difesa dei diritti individuali e in particolare dei diritti delle donne. Emma, in nome delle donne, ha avuto il coraggio di battersi in tutti i modi per convincere i Paesi dell’area islamica a cancellare la barbara tradizione delle mutilazioni femminili.</p> <p style="text-align: justify;">E’ indomita e appassionata, e nello stesso tempo è molto concreta. Da buona&nbsp; piemontese, non afferma nulla senza aver fatto verifiche rigorose, e questo mi piace molto perché è anche il cardine della scienza. I problemi, lei non li conosce dai report dei collaboratori, ma dal vivo delle situazioni, e questo le ha fatto acquistare un’autorevolezza internazionale&nbsp; e un’apertura europea che non sono usuali in Italia.&nbsp; Come commissario europeo per l’aiuto umanitario d’urgenza, è accorsa in tutti i Paesi straziati dalla guerra e dalla fame: la Bosnia, il Ruanda, la Somalia, il Kurdistan iracheno, l’Afghanistan, la Guinea Bissau, la Sierra Leone, il Sudan. Ha incontrato il Dalai Lama per intraprendere la difesa dei diritti del Tibet. Ha incontrato Fidel Castro e ha ottenuto la scarcerazione di dissidenti del regime.</p> <p style="text-align: justify;">Ogni tanto inciampa in qualche polemica per il suo onorevole vizio di cercare sempre la verità, e di affermare sempre la non-violenza. E’ la lezione, non digerita da molti, del libero pensiero radicale, che non obbedisce all’ideologia. E’ bello e utile pensare senza pregiudizi, è un esercizio di libertà in cui credo anche io. E credo che sia la conoscenza a sconfiggere i pregiudizi. Per esempio, che cosa sappiamo&nbsp; degli arabi? Emma Bonino l’ha voluto scoprire sul campo, e nel 2001 si è trasferita al Cairo per quasi due anni. Andava a scuola con quaderni e matita, e intanto «imparava» la gente.&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Umberto Veronesi</strong></p>]]></description><author>Daniele Banfi</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6093">Daniele Banfi</source><pubDate>Wed, 01 May 2013 04:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367319471</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367319555_61.jpg" length="31088" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367319542_92/uvbonino.jpg" length="31088" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">bonino</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">emma bonino</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">guerra</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">pace</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Science for Peace</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ministro degli esteri</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201305</category></item><item><title>Screening vuol dire salvezza</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6092</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Gli esami di prevenzione rappresentano la più incisiva strategia di diagnosi precoce, ma una gran parte degli italiani lo ignorano</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/agenda-dei-controlli/"><strong>Consulta l'agenda dei controlli</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367306160_39.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=282" alt="Screening ancora sottovalutati">Gli italiani sembrano non credere nella prevenzione, soprattutto quella praticata con gli screening. Questo è quanto emerge dai dati relativi al 2010 dell'<strong>Osservatorio nazionale screening</strong>: da Roma in giù, tre anni fa, il 38% delle donne over 50 si sottopose a una mammografia (rispetto al 90% delle donne settentrionali), mentre appena il 30% degli adulti si sottopose al test del sangue occulto. Perché questa diffidenza?&nbsp;La soluzione sta sempre nel giusto compromesso tra quanto emerge dalle ricerche scientifiche e i costi per il sistema sanitario. Fatta questa premessa, <strong>l'efficacia degli screening è fuori discussione</strong>: validati a livello statale e accettati dalle Regioni, rappresentano la più incisiva strategia di diagnosi precoce di una malattia nella popolazione a rischio. Per metterli in atto, però,<strong> è necessario che si tratti di una malattia ad alta prevalenza.</strong> Servono evidenze inconfutabili: sui metodi diagnostici e sull'utilità delle terapie utilizzate. Più che cambiare l'epilogo della malattia, gli screening hanno l'obbiettivo di allungare i tempi di sopravvivenza post-diagnosi. È importante che, prima di avviare una campagna, si valuti la possibilità che l'intervento possa produrre più benefici che danni nella popolazione cui è offerto.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>QUESTIONE DI COSTI - </strong>L'iter per la validazione delle procedure di screening è scandito da tre tappe. Il primo compito spetta alla ricerca scientifica, chiamata a mettere sul banco <strong>le evidenze che provano l'utilità della diagnosi precoce</strong>. I dati sono poi valutati da apposite commissioni ministeriali e, se accettati, vengono inseriti negli atti d'intesa della Conferenza Stato-Regioni. «Fare una simile indagine per poche persone può essere  uno spreco», spiega Silvio Garattini, direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Il filo è sempre  sottile: da una parte ci sono le esigenze dei pazienti e delle loro famiglie, dall'altra quelle di chi gestisce le politiche sanitarie e deve garantire la necessaria assistenza  pur facendo quadrare i conti. Al momento gli esami mirati alla diagnosi precoce dei tumori, inseriti nei <strong>livelli essenziali di assistenza </strong>(Lea), riguardano soltanto il cancro al seno, il tumore della cervice uterina e il carcinoma del colon retto. Per le tre patologie, le Regioni assicurano gli esami gratuiti (mammografia, pap-test, ricerca di sangue occulto nelle feci) e, in caso di positività, a carico del sistema sanitario sono anche i successivi accertamenti. «Parliamo degli esami previsti in tutta Europa, dove però i livelli di partecipazione sono più alti rispetto a quelli italiani - sostiene Marco Zappa, epidemiologo e responsabile dell'Osservatorio nazionale screening -. Per la prevenzione del tumore della cervice uterina sono in corso diversi progetti pilota con il test virale e il vaccino è somministrato gratuitamente alle dodicenni. In prospettiva, dunque, il pap-test potrebbe rimanere soltanto sui testi di storia della medicina».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>UN PAESE A MACCHIA DI LEOPARDO -</strong> Tutte le regioni garantiscono i suddetti screening. Disparità, però, emergono nel ruolo attivo degli enti locali. Non trattandosi di esami obbligatori, infatti, fondamentale è l'invito rivolto alla cittadinanza:<strong> quando c'è, la partecipazione è più alta.</strong> È questo il motivo per cui la realtà nazionale rimane  piuttosto frammentata, con le regioni meridionali in ritardo rispetto al resto del Paese. È quanto emerge dai dati relativi al 2010 dell'<strong>Osservatorio nazionale screening</strong>: da Roma in giù, tre anni fa, il 38% delle donne over 50 si sottopose a una mammografia (rispetto all'89% delle donne settentrionali), mentre appena il 30% degli adulti partecipò all’esame della ricerca del sangue occulto (rispetto al 90% dei settentrionali). «I pazienti devono essere invitati, altrimenti preferiranno sempre rimandare gli accertamenti», precisa Garattini.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LE PROSPETTIVE –</strong> La tac spirale per la diagnosi del tumore del polmone e il dosaggio del psa (antigene specifico della prostata) potrebbero essere i prossimi screening oncologici a essere inseriti nei Lea. Un filone interessante è quello che riguarda lo <strong>screening neonatale delle malattie rare</strong>. La Toscana è l'esempio da seguire: dal 2004 al Meyer di Firenze, da una sola goccia di sangue, si possono diagnosticare fino a quaranta malattie metaboliche. Sullo stesso solco si stanno inserendo diverse regioni italiane, in cui sono in corso progetti pilota. Garattini: «Le malattie metaboliche possono manifestarsi diversi anni dopo la nascita: perciò una loro diagnosi precoce sarebbe molto importante». Di queste patologie, soltanto tre sono inserite nei Lea: ipotiroidismo congenito, fenilchetonuria e fibrosi cistica.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Fabio Di Todaro</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank">@fabioditodaro</a></strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Apr 2013 07:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367305910</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367306160_39.jpg" length="161661" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367306131_16/istock_000008421673xsmall.jpg" length="161661" type="text/html"></enclosure><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">osservatorio nazionale screening</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore del seno</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">lea</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">screening</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumori</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">mammografia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Cari genitori abbiate fiducia nella scienza dei vaccini</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6088</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367220657_75.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=0" alt="Vaccinazione nei bambini" class="eve_alignleft">Molti anni fa mi fu chiesto di tenere una conferenza sulla utilità e sulla necessità delle vaccinazioni. Già allora, come ancora oggi, sul tema aleggiava una forte nube di resistenza e scetticismo e lo scopo della conferenza era di chiarire e informare l’opinione pubblica.</p> <p style="text-align: justify;">Contrariamente al mio carattere esordii in toni choccanti e anche un po’ teatrali; guardai l’uditorio, (più di mille persone, prevalentemente mamme) e dissi: Care mamme almeno metà di voi, se siete qui ad ascoltare la mia conferenza lo dovete al fatto che vi siete vaccinate. Le vaccinazioni sono tra gli interventi preventivi più efficaci a disposizione della medicina. E’ alle vaccinazioni che dobbiamo in gran parte del mondo il crollo della mortalità infantile e l’eliminazione di malattie terribili e devastanti. Nella storia dell’umanità i virus che&nbsp; popolano la nostra terra rappresentano una delle più insidiose minacce per la salute dell’uomo: è solo in epoca recente che, grazie ai vaccini, abbiamo potuto sconfiggere epidemie terribili che&nbsp; decimavano la popolazione, i bambini in modo particolare il cui tasso di mortalità per il morbillo è diminuito del 75 per cento.</p> <p style="text-align: justify;">La conferenza ebbe molto successo perché servì a dissipare dubbi e a chiarire false convinzioni.</p> <p style="text-align: justify;">Mi sono ricordato di quella lontana conferenza nei giorni scorsi quando, in occasione della settimana mondiale dedicata alle vaccinazioni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità,&nbsp; ho incaricato la Fondazione Veronesi di svolgere un sondaggio per valutare la propensione da parte dei genitori a sottoporre i propri figli alle vaccinazioni non obbligatorie, in particolare quelle contro rosolia e morbillo.</p> <p style="text-align: justify;">Tra gli scopi della Fondazione che ho creato c’è infatti quello di una divulgazione corretta di informazioni scientifiche che&nbsp; aiutino a mantenere uno stato di salute ottimale. E poiché nelle ultime settimane è ritornata una vecchia polemica sull’ipotesi di un legame tra vaccinazione trivalente (contro morbillo – parotite - rosolia) e autismo, e sebbene non sia mai emersa alcuna prova scientifica al riguardo, ho creduto interessante conoscere l’opinione pubblica al riguardo. Infatti anche se i rischi e gli effetti collaterali delle vaccinazioni sono molto rari, e comunque sempre di gran lunga inferiori rispetto ai rischi che possono derivare dal contrarre la malattia infettiva contro cui si fanno le vaccinazioni, è legittimo che i genitori si preoccupino, ed è giusto cercare di capire le loro motivazioni.</p> <p style="text-align: justify;">Il sondaggio ha rilevato &nbsp;che&nbsp; il 20 per cento dei genitori italiani è diffidente nei confronti dei vaccini pediatrici, sia per il timore di effetti collaterali, sia per un sostanziale scetticismo nella loro efficacia, sia per il sospetto di un business farmaceutico. Fortunatamente a pensarla così è una minoranza. Mi sento di dire, tuttavia, che si tratta di dubbi e di sospetti ingiustificati. Forse perché non sono note informazioni importanti, come il fatto che in Italia, ogni anno, &nbsp;molti bambini vengono ricoverati in ospedale per le complicazioni, anche molto gravi, dovute al morbillo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda che le vaccinazioni salvano, ogni anno, 3 milioni di vite al mondo, e ancora di più ne salverebbero se i vaccini fossero disponibili per tutte le popolazioni. In conclusione penso che il sondaggio effettuato dalla Fondazione Veronesi abbia messo in rilievo un punto fondamentale nella lotta della prevenzione e cioè che i genitori giocano un ruolo importante: cari mamme e papà, abbiate fiducia nella scienza dei vaccini, e sappiate che più i bambini vengono vaccinati, più migliora la protezione per tutta la popolazione infantile.</p>]]></description><author>Daniele Banfi</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6088">Daniele Banfi</source><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367220765</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367220657_75.jpg" length="207485" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367220752_46/vaccino_bambino.jpg" length="207485" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vaccinazioni</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">morbillo</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201304</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vaccini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">rosolia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>Gli animali farmacisti</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6089</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Farfalle, insetti e passerotti utilizzano dei medicamenti naturali per curarsi seguendo un comportamento innato. Lo studio di questo fenomeno è solo agli inizi</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367221176_65.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=0" alt="Come si curano gli animali?">Cani, gatti, scimpanzé, babbuini e perfino bruchi attingono dalla natura per curare i loro malanni. Conoscono per istinto le erbe medicinali, e se ne avvalgono. Il fenomeno è noto da tempo, ma attualmente la lista degli animali-farmacisti si va allungando, così come l’elenco dei rimedi che trovano. <strong>Tanto che il professor Mark Hunter, dell’Università americana del Michigan, si è chiesto</strong>: «Quando osserviamo un animale che fruga tra l’erba, ci facciamo una domanda: sta cercando cibo oppure sta facendo la sua spesa all’erboristeria?»</p> <p style="text-align: justify;"><strong>ISTINTO E APPRENDIMENTO -</strong> Gli animali utilizzano dei medicamenti forniti dalla natura per trattare diverse malattie, seguendo un comportamento che è allo stesso tempo innato e appreso. Il fatto che le falene, le formiche e le drosofile pratichino l’automedicazione ha delle implicazioni importanti in termini di evoluzione di questi animali, e può insegnare molte cose nuove anche a noi umani.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>I PASSEROTTI RICICLANO LE SIGARETTE -</strong> Chi l’avrebbe mai detto! I maleducati che buttano in terra le cicche di sigaretta fanno un favore ai passerotti e ai fringuelli, che raccolgono i mozziconi e se ne servono nella costruzione dei nidi, <strong>perché hanno misteriosamente imparato che il tabacco serve a tener lontani gli acari e i pidocchi</strong>. E una razza di formiche – dette «formiche carpentiere» -&nbsp; incorporano nell’edificio del formicaio una resina antimicrobica prelevata dalle conifere.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>PREVENZIONE PER LA PROLE</strong> - Alcuni animali si spingono più in là, e fanno prevenzione in favore della prole. Per esempio le farfalle Monarca depongono le uova &nbsp;su una pianta antiparassitaria della famiglia delle composite, che secerne una specie di lattice. Non basta. Dice Hunter: «La nostra più grande sorpresa è stata quella di constatare che le drosofile e le farfalle possono scegliere per i loro piccoli un’alimentazione che minimizza l’impatto delle malattie nelle nuove generazioni.»</p> <p style="text-align: justify;">A questo punto si possono fare dei paralleli con il campo dell’epigenetica, una scienza&nbsp; in crescita tra gli umani, che ci fa comprendere una cosa nuova e molto importante: le scelte dietetiche fatte dai genitori possono influire sulla salute a lungo termine dei figli.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Antonella</strong> <strong>Cremonese</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1367220939</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1367221176_65.jpg" length="107973" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1367221257_85/101043204.jpg" length="107973" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ricerca</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">scienza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">farmaci</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">animali</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Tre domande sulla prostata</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6084</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Un questionario messo a punto dalla Società Italiana di Urologia per scoprire eventuali sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna. Se avete più di 50 anni e siete maschi provate a rispondere</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-domande/cosa-fare-per-una-prostata-in-salute-/3748"><strong>Le vostre domande: Cosa fare per una prostata in salute?</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366790337_25.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=342" alt="L'Ipb riguarda il 14% degli over 50">Si chiama Quick Prostate Test (QPT) il mini-questionario messo a punto dalla Società Italiana di Urologia (SIU) per prevenire il rischio e anticipare la diagnosi di <strong>ipertrofia prostatica benigna</strong> (IPB). Una malattia che solo in Italia colpisce quasi il 14% della popolazione maschile con oltre 50 anni di età e con un forte impatto sulla funzione d’organo, la vita sociale e di relazione. Il questionario ora al vaglio degli specialisti, sarà presto trasferito anche al medico di medicina generale.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL TEST</strong> – <strong>Tre domande semplici e rapide </strong>da sottoporre nel corso di una normale visita, mirate ai classici sintomi dell’IPB. La<strong> <em>nicturia</em></strong>, il bisogno di alzarsi almeno due volte per notte per urinare, l’<strong><em>urgenza</em> </strong>correlata alla difficoltà a trattenere le urine nell’arco della giornata, la <strong><em>disuria,</em></strong><em> </em>la sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica: questi tre sintomi <strong>consentono di valutare fin da subito l’eventuale presenza di malattia</strong>. «Anche una sola risposta positiva al questionario - spiega Vincenzo Mirone, Professore Ordinario della Facoltà di medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e Segretario Generale della SIU - è meritevole di un approfondimento diagnostico (digitoesplorazione, ecografia prostatica, valutazione del flusso urinario) o di una consulenza urologia. Gran parte dei pazienti, dopo i 50 anni, considera i disturbi urinari come fisiologici, e sono rassegnati a sopportarli». Tanto che meno del 50% degli uomini che presentano difficoltà urinarie si rivolge ad un medico. «Invece <strong>il ritardo diagnostico, e di conseguenza terapeutico, causa l’aggravamento della patologia</strong> con la comparsa di riduzione del flusso urinario, di ritenzione acuta e disturbi d’organo che richiedono trattamenti chirurgici invasivi». Opzione che potrebbe però essere evitata. «Sono oggi a disposizione <strong>nuovi strumenti terapeutici</strong> – dichiara ancora Mirone - che combinando più principi attivi non soltanto <strong>riducono significativamente il rischio di ricorso alla chirurgia</strong>, ma migliorano anche la qualità di vita del paziente e la sua soddisfazione». Il breve questionario oltre ad aiutare il paziente a prendere coscienza della sintomatologia dell’Ipertrofia ed il medico a meglio definirla, è utile anche nella gestione del follow-up e dell’andamento della terapia.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>STILE DI VITA</strong> – Svolge un <strong>ruolo fondamentale anche lo stile di vita</strong> nel ridurre il rischio. «Occorre seguire una <strong>dieta</strong> che privilegi grassi vegetali e che sia ricca di frutta, verdura, cereali e fibre integrali – aggiunge il Segretario Generale – con un buon apporto di acqua (fino a 2 lt al giorno), limitando il vino ma evitando birra, superalcolici e bevande contenenti caffeina alla sera». Anche il movimento ha la sua importanza. «E’ bene praticare una <strong>regolare attività fisica</strong> – conclude lo specialista – e evitare di stare seduti in ufficio o in automobile a lungo, facendo delle soste per delle brevi passeggiate».</p> <p><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Apr 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366790413</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366790337_25.jpg" length="139747" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366790315_51/dv820018.jpg" length="139747" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">nicturia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">prostata</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ipertrofia prostatica benigna</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">disuria</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Antidepressivi in gravidanza, dati rassicuranti per la salute dei nascituri</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6083</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Un’indagine condotta su un milione di parti non trova alcuna associazione tra uso di antidepressivi serotoninergici e decessi neonatali. Un’assoluzione con un dubbio: e se dipendesse dal fatto che chi va dallo psichiatra fa anche più controlli ostetrici?</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366709578_95.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=200" alt="Medico e paziente">Continua la discussione sull’impiego degli antidepressivi più “leggeri”, gli Ssri (o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), per le donne depresse in gravidanza. Ora si aggiungono gli esiti di una grande indagine, ampia ed estesa per il numero dei casi controllati e per la <strong>durata nel tempo: 13 anni</strong>. Il quesito: possono questi psicofarmaci influire sul numero dei nati morti e sulle morti neonatali? Ovviamente, come causa o concausa.</p> <p style="text-align: justify;">Dal 1995 al 2008 i ricercatori dell’Università di Copenhagen, in Danimarca, hanno passato in rassegna <strong>tutte le nascite avvenute in Danimarca: un totale di 920.620</strong>. Tra &nbsp;le neo-mamme, ne sono state individuate 12.425 che durante l’attesa avevano assunto antidepressivi Ssri. Si è anche registrato se la cura era stata seguita nel primo, secondo o terzo trimestre di gravidanza.</p> <p style="text-align: justify;">Risultato finale: <strong>non si è colto alcun collegamento tra l’uso di Ssri e i casi di nati morti o di morti neonatali</strong>. I ricercatori tuttavia hanno accompagnato la loro relazione con questa ipotesi: potrebbe anche essere che le donne curate con antidepressivi siano pure tenute sotto controllo più strettamente e, dunque, la mancanza di associazione tra Ssri e nati morti o morti neonatali dipenda dalle cure mediche più rigorose.</p> <p style="text-align: justify;">C’è ancora spazio per ulteriori indagini sul tema.</p> <p><strong>Serena Zoli</strong><strong></strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366710018</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366709578_95.jpg" length="155216" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366709557_73/126010463.jpg" length="155216" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">antidepressivi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Ssri</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">depressione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">gravidanza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Quanti passi costa la tua dieta?</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6062</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Conoscendo le calorie contenute nei cibi e i minuti di attività fisica necessari a smaltirle, si consumerebbero alimenti più sani e meno "pesanti". Lo dimostra una ricerca americana</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/le-dieci-regole-per-combattere-l-obesit-/5782"><strong>Le 10 regole per combattere l'obesità</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366707224_16.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Una sana alimentazione inizia dalla spesa">Anche l’etichetta sui prodotti alimentari potrebbe essere un’alleata della forma fisica. Secondo una recente indagine condotta dalla University of North Carolina di Chapel Hill e pubblicata sulla rivista <em><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23220355">Appetite</a></em>, basterebbe indicare sull’etichetta dei prodotti alimentari anche i minuti di attività fisica necessari a ‘bruciare’ il quantitativo di calorie assunte, per indurre a scegliere alimenti meno calorici, più sani e pro-linea.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LO STUDIO</strong> – Si potrebbe arrivare a <strong>consumare fino a 200 calorie in meno, se si conoscesse quanta attività fisica ‘costano’ i peccati di gola</strong>. Per approdare a questa scoperta, i ricercatori statunitensi hanno invitato&nbsp; 800 persone a scegliere tra quattro diversi menu: uno solo con il numero di calorie dei cibi consumati, un altro con le calorie e i minuti di passeggiata necessari per smaltirle, un terzo con calorie e distanza da percorrere a piedi per bruciarle e l’ultimo senza alcun valore nutrizionale. «Dai risultati ottenuti – commenta Sunaina Dowray, fra gli autori dello studio - è stato possibile constatare che chi optava per il menu senza informazioni caloriche, assumeva all’incirca 1.020 calorie, contro le 826 calorie di chi era attento anche al valore calorico dei cibi e alle distanze da percorrere per smaltirle».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>PREVENZIONE – </strong>Ma dallo studio, esteso anche ai giovani, emerge che ad essere più attente al consumo di calorie (aspetto di per sé già importante) sono le ragazze, più propense alla prevenzione, rispetto ai maschi che si interessano al peso e all’attività sportiva solo quando diviene un problema personale. «Questo dato – commenta Virginia Bicchiega, Medico Ricercatore Nutrizionista del Centro per l’Obesità dell’Istituto Auxologico di Piancavallo (VB) – invita a pensare a <strong>programmi di educazione alla prevenzione alimentare già in famiglia</strong> per sensibilizzare i giovani non solo al consumo di prodotti freschi, stagionali, ma anche a sviluppare una attenzione al valore nutrizionale del cibo, alla qualità e al prezzo di ciò che acquistano. Un aiuto in più potrebbe essere dato anche da programmi di attività aerobica, correlati al cibo e alle calorie consumate, consultabili agevolmente sul web». Ma l’impegno verso l’alimentazione e lo sport, dovrebbe <strong>coinvolgere anche le scuole</strong>. «Sul modello di protocolli già attuati con successo in Inghilterra – commenta la specialista - sarebbe importante che anche in Italia un unico organo preposto si incaricasse di coordinare programmi di educazione alimentare uniformati secondo linee comuni in ogni ordine e grado di istruzione». Oggi, invece, iniziative di questo tipo sono ancora rare e gestite in maniera autonoma e volontaria &nbsp;dai singole scuole.</p> <p><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 23:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366151532</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366707224_16.jpg" length="229798" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366707203_33/164385361.jpg" length="229798" type="text/html"></enclosure><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">calorie</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">etichette alimentari</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sovrappeso</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">obesità</category></item><item><title>Cannabis in medicina: l'Italia (ma non solo) viaggia a due velocità</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6082</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Via libera soltanto in cinque regioni. A frenare la diffusione sono la diffidenza di una parte della comunità scientifica e i costi notevoli. Ma nella terapia del dolore ci sono riscontri inequivocabili</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/centri-di-cura/view/?patologia=terapia-del-dolore-e-cure-palliative&amp;regione="><strong>I centri di terapia del dolore</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366624107_61.jpg?r=4&amp;w=281&amp;h=200" alt="Farmaci cannabinoidi">Il dibattito è attuale, perfino sulle colonne del <em>New England Journal of Medicine</em>. I benefici dell’utilizzo della <strong>cannabis a scopo terapeutico</strong> sono superiori o no ai danni potenziali? Il suo impiego avviene a macchia di leopardo: al coraggio di alcune Regioni, fa da contraltare l’estrema prudenza delle altre. Diciannove Stati negli Usa hanno liberalizzato la vendita. In California sono stati installati trenta distributori automatici che venderanno 800 tipi di cannabis. «Ma soltanto a chi ne farà un uso terapeutico: il controllo avverrà attraverso le impronte digitali», ha spiegato ai media Eugene Davidovich, sostenitore del consumo di marijuana in campo medico. &nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL CASO AMERICANO – </strong><a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMclde1300970">Lo spunto della prestigiosa rivista</a> cita il caso di una donna, 68 anni, <strong>malata di cancro al seno con metastasi</strong>, che per placare il dolore vorrebbe giocarsi l’ultima carta: la cannabis, la cui coltivazione è consentita nel suo Stato e a cui provvederebbe direttamente, potendo contare su un ampio giardino. Sul caso si sono registrate due versioni. Quella possibilista, affidata a <strong>Michael Bostwick</strong>, della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota. «Una letteratura in gran parte aneddotica, ma crescente, sostiene la sua efficacia: in particolare quando il dolore e la nausea non rispondono alle terapie tradizionali. Il medico che prescrive la marijuana dovrebbe farlo solo quando le opzioni conservative hanno fallito, in pazienti pienamente informati con cui è in corso una relazione terapeutica». E quella più conservatrice, affidata a <strong>Gary Reisfield</strong>, dell'Università di Gainesville in Florida e&nbsp;<strong>Robert DuPont</strong>, dell'Institute for behavior and health di Rockville, nel Maryland. «Permettere a una paziente, con sintomi non controllati di cancro del seno metastatico, di uscire dall'ambulatorio con <strong>una raccomandazione di fumare marijuana, equivale a trascurare le certezze scientifiche. </strong>La pianta contiene centinaia di composti farmacologicamente attivi, la maggior parte dei quali non sono stati ben caratterizzati.&nbsp;Ogni quantità di marijuana erogata è di provenienza incerta, di potenza variabile e può contenere sostanze sconosciute». Il sondaggio, esteso a pazienti e medici, ha raccolto <strong>1446</strong> risposte. Il <strong>76% dei votanti ha scelto la linea dell’apertura</strong>, il 23% è rimasto su posizioni meno progressiste.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA LEGGE IN ITALIA -</strong> Con un decreto approvato il 18 aprile del 2007 <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2013-02-08&amp;atto.codiceRedazionale=13A00942&amp;elenco30giorni=false">e aggiornato a gennaio scorso</a>, due dei principi attivi presenti nella cannabis, il <strong>Delta-9-tetraidrocannabinolo ed il Trans-delta- 9-tetraidrocannabinolo (Dronabinol)</strong> sono stati iscritti nella tabella II, sezione B, delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, considerato che «costituiscono principi attivi di medicinali utilizzati come <strong>adiuvanti nella terapia del dolore</strong>, anche al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei, e inoltre si sono rivelati efficaci nel trattamento di patologie neurodegenerative quali la sclerosi multipla». Con questo inserimento si è aperto un periodo di teorico accesso ai farmaci cannabinoidi. Le procedure per importarli, infatti, si sono rivelate complicate e costose e la coltivazione è ancora vietata. In Italia la disomogeneità nell’utilizzo tra le Regioni è evidente. Al momento la cannabis può essere prescritta dai medici in Veneto, Liguria, Toscana, Puglia, Marche e nella Provincia autonoma di Bolzano: con relativa copertura dei costi a carico delle aziende sanitarie locali. Se ne sta parlando in queste settimane in Emilia Romagna e in Umbria. «<strong>C’è una larga evidenza convalidata dall’Ema</strong>, ma la reticenza è dovuta anche ai costi», sostiene Sabatino Maione, ordinario di farmacologia alla Seconda Università di Napoli. Ampio è lo spettro di patologie trattate in Europa: sclerosi multipla (non ancora in Italia), nausea da chemioterapia, dolore cronico, epilessia, morbo di Parkinson, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindromi da astinenza e ansioso-depressive. «<strong>Al momento si somministrano tre tipi di farmaci</strong>: il <strong>THC</strong> associato al <strong>cannabidiolo</strong>, il <strong>Dronabinolo</strong> e la molecola sintetica <strong>Nabilone</strong>. Il cannabidiolo è il più sicuro, mentre l’efficacia del THC è limitata dalle sue proprietà psicomimetiche che impongono l’impiego combinato. Tutti agiscono sui recettori cannabinoidi CB1 e CB2, presenti soprattutto nel sistema nervoso centrale».</p> <p style="text-align: justify;">Fabio Di Todaro<br> <a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank">@fabioditodaro</a></p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366624381</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366624107_61.jpg" length="144972" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366624087_12/146960996.jpg" length="144972" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cannabis</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">terapia del dolore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">recettori cannabinoidi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">THC</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Meno traumi grazie a casco e cinghie di sicurezza</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6081</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Il primo registro italiano sulle gravi lesioni post-traumatiche rivela che sono diminuiti sensibilmente i casi di coma e che sono meno i giovani ad essere vittime di incidenti</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366619898_33.jpg?r=4&amp;w=250&amp;h=351" alt="Le cinture di sicurezza salvano la vita">Qualcuno avrà forse storto il naso di fronte alla rigidità delle norme di sicurezza stradale ma rispettare i limiti di velocità, allacciarsi la cintura di sicurezza e indossare il casco dà, oggi, i suoi frutti: <strong>sono in calo i casi di coma per trauma cranico</strong>, il cui principale responsabile è tuttora <strong>l’incidente sulla strada</strong>. I dati raccolti, tra il giugno 2008 e il dicembre 2011, da 29 centri di riabilitazione italiani, per la compilazione di un primo registro italiano sulle gravi lesioni cerebrali che conducono al coma, di prossima pubblicazione su <em>European Journal of Physical Rehabilitation Medicine,</em> confermano che solo il 46% dei pazienti nei reparti di riabilitazione ha subito un trauma cranico. Una conseguenza diretta di strade più sicure che hanno portato a un calo di morti per incidenti stradali da 6500 nel 2002 a 3800 nel 2012.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IDENTIKIT DEL PAZIENTE -</strong> Cambia quindi l’identikit del paziente che entra in coma e si risveglia, affrontando poi l’iter di riabilitazione cognitiva, motoria e funzionale. «Noi eravamo abituati a dire che l’età maggiormente a rischio era tra i 25 e 35 anni. In parte è ancora così, ma quello che stiamo osservando è che quelli che vanno in coma per grave trauma cranico non sono i più giovani», spiega Renato Avesani, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Verona. Negli ultimi anni, stando ai dati raccolti nello studio relativi a 1469 pazienti,<strong> si è alzata l’età media, che si aggira attorno ai 40-42 anni per il trauma cranico</strong> e ai 55 anni per un danno non traumatico.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DANNO AL CERVELLO -</strong> Quando di parla di danno al cervello si pensa subito al trauma cranico, ma più diffusa e dal recupero più incerto è invece la lesione cerebrale non-traumatica. Più della metà dei pazienti entrano in coma per emorragie cerebrali, ischemie o anossia, ovvero una complicanza dell’arresto cardiaco che fa mancare l’ossigeno al cervello per tempi più o meno lunghi. Questi pazienti rappresentano il 10-15% dei casi che si vedono nei reparti di neuroriabilitazione e hanno minori probabilità di un recupero completo. Se da un lato un forte colpo alla testa, che fa roteare il cervello all’interno della scatola cranica, ha un maggiore impatto emotivo, dall’altro l’effettiva lesione cerebrale risulta più circoscritta e, generalmente, più curabile. Una forte emorragia cerebrale o una duratura mancanza di ossigeno all’organo, invece, crea danni più diffusi e, quindi, difficilmente recuperabili.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>RIABILITAZIONE - </strong>Fortunatamente non tutti i casi di coma hanno conseguenze disastrose e si assiste oggi a un’aumentata sopravvivenza sia per i traumi cranici che per i danni cerebrali più estesi. «Una volta si parlava di un anno di recupero per i traumatici e tre mesi per i non traumatici. In realtà, alla luce di quanto osserviamo oggi, questo non è vero, ad esempio la persona in stato vegetativo migliora progressivamente, non si sveglia all’improvviso, e questo miglioramento può protrarsi anche per degli anni», commenta Mauro Zampolini, Direttore della Neurologia e Riabilitazione dell’Ospedale di Foligno. La compilazione di un registro nazionale fa seguito all’esigenza di migliorare la valutazione del paziente e la riabilitazione neurologica motoria, cognitiva e funzionale, che si scontra ancora oggi con la mancanza di posti nelle strutture specializzate.</p> <p><strong>Cinzia Pozzi</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 08:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366619954</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366619898_33.jpg" length="303083" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366619851_98/145986969.jpg" length="303083" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cinture</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">neurologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">trauma cranico</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">casco</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sicurezza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">riabilitazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">coma</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">lesioni cerebrali</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La prima cura della gastrite: 5 pasti e masticazione lenta</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6078</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Non esiste una dieta ad hoc contro questo disturbo. Fondamentale è riconoscere i cibi che causano o aumentano i disturbi. Porzioni piccole e frazionate nell’arco della giornata</p> <ul> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/le-ricette-del-mangiar-sano/6079"><strong>La ricetta: Carciofi ripieni di miglio e finocchi</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366448739_30.jpg?r=4&amp;w=399&amp;h=250" alt="I problemi di stomaco si prevengono a tavola">Nervi a fior di pelle, stress, arrabbiature ed ecco che aumentano i casi di gastrite; in crescita soprattutto quella nervosa. A saperlo sono in tanti, all’incirca un milione di italiani – soprattutto donne - che combattono periodicamente con i sintomi più tipici di questo disturbo: bruciori di stomaco, crampi, nausea, vomito. Ma non è solo questione di ‘malumori’, spesso alla base della gastrite vi sono cattive abitudini alimentari, eccesso di alcool, spezie, alcuni condimenti e cibi irritanti per la mucosa dello stomaco. O ancora l'abuso di tabacco e di alcuni farmaci di utilizzo comune con proprietà gastrolesive (acido acetil salicilico e simili), tutti fattori che ne possono favorire la comparsa. Una correzione degli stili di vita, specie dietetici, può però aiutare a prevenire i disturbi di stomaco.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CAUSE </strong>– Prima di agire sul sintomo, dicono gli esperti, occorre individuarne la causa. Esistono infatti due tipi di gastrite: quella comune dovuta a fattori sia di tipo endogeno (fattori interni, come l’infiammazione della mucosa protettiva delle pareti dello stomaco) che esogeno (fattori esterni, maggiormente correlati alla sfera emozionale, come una malattia o la perdita di una persona cara) e la gastrite nervosa che spesso ha carattere psicosomatico ed i cui sintomi sono simili a quelli della gastrite normale. A fianco di un trattamento farmacologico, specie nelle fasi acute, con farmaci appropriati che devono essere prescritti dallo specialista, la cosa migliore è <strong>correggere l’alimentazione, eliminando tutti quei cibi che possono ‘stuzzicare l'acquolina’ </strong>e indurre la produzione di succhi gastrici.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DIETA</strong> – Ancora prima della dieta, in caso di gastrite, è fondamentale adottare alcune norme ‘nutrizionali’ molto semplici:</p> <ul style="text-align: justify;"> <li><strong>mangiare lentamente</strong>, perché una corretta masticazione rende più agevole la digestione e riduce i tempi di permanenza gastrica del cibo, e restare seduti una decina di minuti al termine del pasto. È importante, durante il pranzo o la cena, lasciarsi alle spalle nervosismi e stanchezza, godendosi il momento del pasto in tutta rilassatezza;</li> <li><strong>evitare pasti abbondanti </strong>(specie alla sera), ripartendoli invece nell'arco della giornata e mantenendo il più possibile orari regolari senza mai saltare un pasto o ritardarlo eccessivamente. Frammezzare poi i pasti con uno <a href="http://www.my-personaltrainer.it/dieta-spuntini.html">spuntino</a> a metà mattina e uno nel pomeriggio per tamponare l’acidità di stomaco e evitare che questa salga troppo a causa del digiuno prolungato. </li> </ul> <p style="text-align: justify;">In tema di alimentazione non vi sono vere e proprie restrizioni, anche la cosiddetta dieta ‘in bianco’ non è consigliata perché inefficace, mentre è corretto impostare una dieta che aiuti a attenuare i sintomi dispeptici (sensazione di imbarazzo gastrico, eruttazione, nausea bruciore di stomaco), imparando a riconoscere quegli alimenti che li possano risvegliare o peggiorare.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CIBI SCONSIGLIATI</strong> – &nbsp;Da evitare, in linea generale, l’assunzione di caffè, bevande contenenti caffeina o metilxantine (tè, coca cola, cioccolato) perché determinano reflusso; inoltre le spezie se consumate in quantità elevate, le bevande gassate, i liquidi caldi o troppo caldi. Non dovrebbero fare parte della dieta neppure il brodo di carne, gli estratti per brodo o di carne, minestre pronte contenenti questi ingredienti (stimolano la secrezione gastrica), formaggi piccanti e fermentati, gli insaccati (mortadella, salame, salsiccia, pancetta, coppa, ciccioli, cotechino e zampone). Evitare anche vino e superalcolici e, fra le cotture, escludere la frittura poiché da un lato aumenta il contenuto di acreolina, una sostanza che peggiora l’infiammazione della mucosa, e dall’altro il contenuto in grassi riduce lo svuotamento dello stomaco rendendo la digestione più lunga.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>CIBI CONSIGLIATI </strong>– Sono da prediligere le preparazioni semplici, condite con olio extra vergine di oliva e quindi più digeribili, la verdura di stagione variando la qualità per favorire un introito idoneo di vitamine e sali minerali. Privilegiare anche pane ben cotto, crackers e fette biscottate.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>COTTURE</strong> – Sono preferibili, specie nelle fasi acute, la cottura al vapore, ai ferri, alla griglia, alla piastra, a lesso, al forno e al cartoccio.</p> <p style="text-align: justify;">Testo di <strong>Francesca Morelli</strong></p> <p style="text-align: justify;">Consulenza: <strong>Dott.ssa Laila Cattani</strong>, Responsabile del Servizio di Endoscopia Digestiva e dell’Ambulatorio di Gastroenterologia, Istituto Auxologico Italiano di Verbania</p>]]></description><pubDate>Sat, 20 Apr 2013 09:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366448787</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366448739_30.jpg" length="193481" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366448783_74/164650241.jpg" length="193481" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">dieta</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">gastrite</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">stomaco</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Vaccini nell’infanzia: genitori ancora diffidenti</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6068</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Presentati i dati di un sondaggio a cura della Fondazione Umberto Veronesi in occasione della settimana europea della vaccinazione. Il 20% dei genitori si dichiara scettico sul loro utilizzo</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366270993_98.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=0" alt="Vaccini: genitori diffidenti" width="400">Vaccino? No, grazie. Purtroppo sono ancora troppi i genitori che si dichiarano diffidenti verso le vaccinazioni. E’ quanto emerge da una ricerca, commissionata dalla Fondazione Umberto Veronesi, che vede <strong>scettici il 20% dei genitori italiani verso l’utilizzo dei vaccini</strong> come quelli per il morbillo e la rosolia. Una percentuale di minoranza, ma ancora troppo elevata per una buona tutela della salute dei nostri bambini. Le ragioni? <strong>Effetti collaterali, business delle case farmaceutiche e inutilità della pratica</strong> le motivazioni più comuni della mancata adesione.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>L’EVENTO- </strong>Si celebra in questi giorni la Settimana Europea delle vaccinazioni, un'iniziativa dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lanciata nel 2005 e attuata annualmente dagli Stati Membri con l’obiettivo di attuare iniziative per informare e coinvolgere la popolazione e i professionisti sanitari sul tema delle vaccinazioni. Quest’anno la settimana sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione epidemiologica del morbillo e della rosolia congenita in Italia, evidenziando le attività da mettere in atto o da potenziare per raggiungere l’obiettivo di eliminazione entro il 2015. Strategie ancor più necessarie alla luce dei risultati appena emersi dal nostro sondaggio.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>VACCINI OBBLIGATORI- </strong>Oggi in Italia esistono <strong>due tipi di vaccinazioni: obbligatorie e facoltative</strong>. Quelle obbligatorie sono per Difterite, Tetano, Epatite B, Poliomielite. Le vaccinazioni facoltative, proposte attivamente alla popolazione con le stesse modalità delle obbligatorie sono quelle per Pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, Morbillo, Rosolia e Parotite. <strong>Nonostante siano gratuite non tutti decidono di aderire.</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>I DATI- </strong>In relazione all’obiettivo di eradicare morbillo e rosolia abbiamo chiesto ai genitori italiani se avevano provveduto a sottoporre i propri figli a queste vaccinazioni. Dai dati emerge <strong>che il 20% degli intervistati si dichiara indeciso/contrario a questo genere di pratica.</strong> Una situazione che però si presenta a macchia di leopardo: la percentuale degli scettici si innalza sino al 29% nelle regioni del Nord-Est.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LE RAGIONI-</strong> Tra chi ha dichiarato di essere in dubbio o che non farà sicuramente vaccinare i propri figli&nbsp; <strong>il 56% ha paura che possano far sorgere degli effetti collaterali come l’autismo</strong> o altri danni permanenti. Percentuale che raggiunge il 78% nel Nord-Est. E’ molto radicata anche la convinzione che i vaccini rappresentino solo un business per le case farmaceutiche: lo pensa il 41% dei contrari.&nbsp; Inoltre il 39% degli intervistati credono che i bambini vaccinati diventino più cagionevoli di salute e più esposti alle allergie.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>VACCINI SICURI- </strong>«Le vaccinazioni pediatriche della popolazione – dichiara Paolo Veronesi, presidente della Fondazione- sono di utilità fondamentale non solo per la singola persona, ma per tutta la comunità. A patto che tutta la comunità si vaccini. <strong>E’ alle vaccinazioni, infatti, che dobbiamo in gran parte del mondo il crollo della mortalità infantile e l’eliminazione di malattie terribili e devastanti</strong>. Vaiolo e poliomielite sono solo due dei casi di maggior successo. Eppure, anche se <strong>è stata ampiamente dimostrata l’efficacia e la sicurezza dei principali vaccini in commercio</strong>, sono ancora costantemente sotto accusa. E’ una questione di disinformazione. Non ci si rende conto che se alcuni bambini non vaccinati non si ammalano è anche perché vengono protetti da quell’80% di bambini che invece sono stati regolarmente vaccinati, tutelandoli dalla possibilità di contagio».<strong></strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Banfi</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://twitter.com/danielebanfi83" target="_blank">@danielebanf83</a></strong></p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Apr 2013 11:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1366271103</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366270993_98.jpg" length="207485" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366271024_19/vaccino_bambino.jpg" length="207485" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">pediatria</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">morbillo</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">effetti collaterali</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">pediatria</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">autismo</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vaccini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">rosolia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Lo psichiatra curi anche diabete e cuore</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6076</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">I malati con disturbi psichici se hanno un disturbo fisico sono curati peggio. Vengono loro prescritte terapie insufficienti per problemi cardiovascolari o infettivi. Tocca allo specialista della mente – dice Giovanni B. Cassano- occuparsi anche della salute fisica del suo paziente, tornando a fare il medico in pieno</p> </div> <p style="text-align: justify;"><strong><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366366620_50.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Medico e paziente">I malati psichiatrici sono curati peggio degli altri quando hanno anche disturbi fisici</strong> quali problemi cardiovascolari, pressione alta, diabete, osteoporosi, artrite, cancro e Hiv. Di conseguenza, accade pure che per queste malattie muoiano prima degli altri.</p> <p style="text-align: justify;">La notizia viene da una ricerca pubblicata sul <em>British Journal of Psychiatry</em> da ricercatori dell’Università di Leicester che hanno ripercorso 61 studi già usciti, sotto la guida dello psichiatra Alex Mitchell. Il destino diseguale tra i due tipi di malati &nbsp;sembra derivare per lo più da <strong>prescrizioni mediche differenti per casi analoghi, in</strong> <strong>genere insufficienti</strong>. «Probabilmente gli psichiatri non si sentono sicuri nel prescrivere una cura per problemi fisici», osserva Mitchell, «e, dall’altro lato, forse i vari medici e specialisti sono frenati dal timore di possibili interazioni delle loro cure con gli psicofarmaci».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>VITA MIGLIORE, MA PIU’ BREVE</strong> - La ricerca dell’Università di Leicester non coglie di sorpresa lo psichiatra Giovanni B. Cassano, professore emerito dell’Università di Pisa. «Da tanti anni predichiamo che <strong>lo psichiatra torni a fare il medico, il medico completo,</strong> altrimenti, con tutti i nuovi psicofarmaci, <strong>rendiamo sì ai nostri pazienti la vita migliore, ma di durata inferiore </strong>agli altri con la stessa patologia fisica. Lo stesso diabete, la stessa obesità, l’identico problema cardiovascolare o infettivo...».</p> <p style="text-align: justify;">“Colpa” dei medici della mente e non dei medici della salute fisica? Sì, una parte di responsabilità va anche a loro, ammette Cassano, tendono a trascurare questi pazienti “tanto ci pensa lo psichiatra che l’ha in cura”. Poi gioca il fatto che i malati schizofrenici o super depressi o ipocondriaci sono difficili, frustranti per lo specialista di medicina generale, perché <strong>non dicono tutto, non si attengono alle prescrizioni, quindi richiederebbero visite più approfondite degli altri, e più lunghe</strong>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>DA SPECIALISTA A MEDICO</strong> - «Se gravi, i malati psichiatrici hanno meno consapevolezza della malattia, quindi non chiedono aiuto. Accade così che già la diagnosi di un disturbo fisico venga posta in ritardo. A questo si aggiunga che lo schizofrenico o il bipolare non seguono norme alimentari, sballano gli orari, non &nbsp;prendono le medicine o le prendono quando pare a loro, se devono farsi l’insulina non hanno alcuna regolarità, facilmente fanno abuso di fumo o di alcol o altre sostanze, passano la notte svegli e il giorno a letto…».</p> <p style="text-align: justify;">Un disordine che, si capisce, demotiva molti medici, di famiglia o superspecialisti. Ma non è a loro che Giovanni B. Cassano fa principalmente appello. «<strong>E’ compito degli psichiatri</strong> – afferma e ribadisce – <strong>esplorare approfonditamente tutte le malattie fisiche dei pazienti e valutare in dettaglio le terapie fisiche da prescrivere</strong> insieme a quelle per una psicosi o un’ossessione. Lo psichiatra deve tornare pienamente medico: è <strong>una svolta significativa della psichiatria che in America è già fattiva</strong>».</p> <p style="text-align: justify;">Per dare la misura di quanto il disturbo psichiatrico possa influire pesantemente sul decorso di un disturbo fisico il professor Cassano fa due pietosi esempi. Accade che alcuni malati muoiano di appendicite perché non chiedono aiuto, quindi scoppia la peritonite, è accaduto che un paziente sia morto di polmonite perché “costretto” in casa, senza poter uscire, da una violenta depressione.</p> <p><strong>Serena Zoli</strong></p>]]></description><pubDate>Thu, 18 Apr 2013 10:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366366658</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366366620_50.jpg" length="168826" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366366595_77/164108127.jpg" length="168826" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ipertensione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">psichiatri</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">osteoporosi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">schizofrenia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">artrite</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">depressione</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cancro</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">HIV</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Vita più lunga e semplice per gli emofilici</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6066</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Con terapia sostitutiva e profilassi in Italia l’emofilia non fa più vittime e dalla ricerca arrivano nuovi farmaci per semplificare la gestione della malattia. Ma i costi sanitari sono alti e in occasione della Giornata Mondiale dell’Emofilia le associazioni si preoccupano del futuro assistenziale</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366209937_11.jpg?r=4&amp;w=350&amp;h=0" alt="Giornata mondiale dell'emofilia">I tagli alla sanità rischiano di creare una grave emorragia nella cura dell’emofilia, rara malattia genetica del sangue caratterizzata da un difetto nella coagulazione. Un’eventualità su cui oggi richiama l’attenzione FedEmo, federazione che raggruppa le associazioni a tutela dei diritti degli emofilici, in occasione della <strong>Giornata Mondiale dell’Emofilia</strong> che si celebra in 113 Paesi, ricordando i successi ottenuti negli ultimi 30 anni. Oggi in Italia non si muore più e i bambini emofilici diventano adulti, grazie a terapia sostitutiva e profilassi. Diversa la situazione nel mondo dove l’80% dei pazienti non ha accesso alle cure perchè troppo costose.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>SOLO I MASCHI- </strong>E’ un difetto genetico sul cromosoma X a causare la mancanza del fattore VII nell’emofilia A e del fattore IX nell’emofilia B, ancora più rara, due proteine indispensabili affinchè il sangue coaguli e crei un «tappo» per fermare anche le emorragie più lievi. Non sono solo traumi o ferite a mettere a rischio gli emofilici, a volte le emorragie sono spontanee e interessano le pareti dei vasi sanguigni e i muscoli causando ematomi, dolore, rigidità muscolare e, con il tempo, difficoltà di movimento. Sono oltre <strong>4 mila gli emofilici in Italia</strong>, quasi 9 mila se si considerano anche altri difetti della coagulazione del sangue meno diffusi, e sono principalmente maschi, le donne sono per lo più portatrici sane e possono solo manifestare sintomi in forma lieve. La malattia si manifesta già nella prima infanzia: assistenza e terapie sono necessarie, quindi, per tutta la vita.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>BIMBI IN PROFILASSI-</strong> Con la terapia sostitutiva, ovvero la somministrazione dei fattori per la coagulazione mancanti, si riesce a contenere i rischi della malattia. Anche prima del suo esordio, mettendo <strong>i bambini in profilassi entro i 2 anni di età. «Iniezioni regolari dimostrano di prevenire gli episodi emorragici</strong>, ma la terapia è difficile da gestire e va adattata continuamente alle diverse fasi della vita - spiega Elena Santagostino, responsabile dell’ambulatorio del Centro Emofilia Bianchi Bonomi presso il Policlinico di Milano – Un paziente in profilassi costa al sistema sanitario almeno 200 mila euro l’anno. Un impegno che viene ripagato con un aumento della sopravvivenza: riducendo il rischio di complicanze da bambini, si riducono anche le spese di gestione di pazienti adulti molto complessi».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>FUTURO PIU’ SEMPLICE- </strong>Se da un lato ci si preoccupa dei bilanci, dall’altro la ricerca fa un balzo in avanti con lo sviluppo di nuove molecole per semplificare la vita ai pazienti. «Il fattore VII resta nel sangue per 12 ore, il fattore IX per 18 ore. Questo richiede somministrazioni frequenti, a giorni alterni nell’emofilia A e due volte alla settimana nella B. Nuove proteine ricombinanti durano invece più a lungo, e <strong>potrebbero ridurre la frequenza delle terapie</strong>, facilitando l’aderenza alla terapia», prosegue lo specialista. La prima, la proteina di fusione ricombinante rFVIIIFc, è in attesa di approvazione dalla FDA per la messa in commercio.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>UNA VITA NORMALE?-</strong> Così i pazienti e i loro famigliari spiegano la convivenza con la malattia in racconti di fantasia, raccolti nell’iniziativa «Nonostante l’emofilia» promossa su Facebook dalla Fondazione Paracelso di Milano: «“Ma che razza di cavallo sono? Sono esile e con un corno che mi spunta dalla fronte e.. queste ali?? A cosa servono le ali ad un cavallo? Sono mica un uccello?! Qual è il mio posto.. mi sento diverso!” La madre: “Ma sei un unicorno! Hai ali grandi per volare e ricorda, ciò che hai di unico non sempre si rivela essere un male” ». Imparano a farsi le iniezioni per via endovenosa già in giovane età, stanno alla larga da giochi e sport a rischio di lesioni, incastrano la vita privata con i frequenti controlli nei centri per l’emofilia: seppure le cure restituiscano all’emofilico una vita quasi normale, la gestione della malattia è complicata. A peggiorla le forti disparità di assistenza sul territorio: secondo indagini condotte da FedEmo e Fondazione Paracelso, ancora oggi una Regione su 3 non ha farmaci immediatamente disponibili per trattare le coagulopatie e il 52% degli emofilici percorre fino a 500 km per accedere a strutture adeguate.</p> <p><strong>Cinzia Pozzi</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 14:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1366209745</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366209937_11.jpg" length="23238" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366209908_76/blood.jpg" length="23238" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">altre news</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">altre news</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sangue</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">profilassi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">coagulazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">emofilia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Energy drink: quando diventano pericolosi</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6064</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Una recente indagine dell’Autorità europea sulla sicurezza alimentare ha evidenziato gli alti consumi tra gli adolescenti. Gli eccessi provocano alterazioni del ritmo cardiaco, ansia e sottovalutazione dello stato di ebbrezza</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366156185_80.jpg?r=4&amp;w=400&amp;h=250" alt="Energy drink">Ne bevono maggiori quantità gli adolescenti: tra gli 11 e i 18 anni. Ma in quanto a <strong>bevande energetiche</strong>, non si risparmiano nemmeno i bambini. A confermare la tendenza è <strong>l’Efsa</strong>, (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) attraverso uno <a href="http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/130306.htm" target="_blank">studio statistico </a>commissionato al Consorzio Nomisma-Areté allo scopo di analizzare i consumi europei di queste bevande. Si è trattato della prima ricerca che ha valutato anche l’esposizione di bambini e adolescenti a tre particolari ingredienti presenti in tutti gli energy drink: <strong>caffeina, taurina e D-glucuronolattone</strong>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>OCCORRE PRUDENZA – </strong>Lo studio ha preso in considerazione un campione europeo, ma in Italia i numeri sono leggermente più bassi. Il dato, però conferma quanto già sostenuto da precedenti pubblicazioni: gli adolescenti sono i più avvezzi al consumo di energy drink, <strong>analcolici contenenti zuccheri e sostanze eccitanti</strong>, principalmente caffeina. «Si tratta di bevande che agiscono a livello del sistema nervoso centrale: aumentano il tono dell’umore e lo stato di veglia. Di per sé non sono pericolose, a patto che i consumi siano moderati», spiega Andrea Ghiselli, medico nutrizionista dell’Inran, l’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. «<strong>La caffeina riduce la fatica muscolare</strong>, ma è un aspetto che non riguarda gli amatori. Chi va in palestra tre volte alla settimana non deve consumare queste bevande per avvertire meno la stanchezza». Una lattina da 250 millilitri di energy drink contiene la dose di caffeina equivalente a una tazzina di espresso: 80 milligrammi, un quinto della introito quotidiano raccomandato per un uomo di settanta chili. È questo il motivo per cui sono vietati ai bambini entro i tre anni e si consiglia prudenza nella prima decade di vita. Il peso ridotto e la difficoltà a metabolizzare la sostanza amplificano gli effetti della caffeina: <strong>tachicardia, palpitazioni e insonnia</strong>. Le precauzioni valgono anche per le donne in gravidanza e gli anziani.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>NO AL MIX CON L’ALCOL – </strong>Gli adolescenti sono i più a rischio, perché vivono nell’età in cui prendono confidenza con gli alcolici. Proprio <strong>il mix tra questi e gli energy drink è da evitare</strong>. «Il consumo combinato è associato a un più rapido assorbimento dell’alcol a livello del piccolo intestino e dello svuotamento gastrico, che determinano un aumento dell’alcolemia. In questi casi si può avere il <strong>mascheramento degli effetti depressivi dell’alcol </strong>che porta il consumatore a sottovalutare il proprio stato di ebbrezza e a esporsi maggiormente a <strong>eventi traumatici, violenti o incidenti alla guida»</strong>, sostiene Gian Vincenzo Zuccotti, ordinario di pediatria e direttore del centro universitario per la ricerca nutrizionale dell’università degli studi di Milano. «L’elevato contenuto di zuccheri degli energy drink si associa anche a un potenziale cariogeno ed erosivo a livello dentale<strong>».&nbsp;</strong></p> <p><strong>Fabio Di Todaro</strong><a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank"><br> @fabioditodaro</a></p>]]></description><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 10:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366155750</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366156185_80.jpg" length="181102" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366156166_90/147080706.jpg" length="181102" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Energy drink</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">caffeina</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alcol</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">adolescenti</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">EFSA</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category></item><item><title>Per il tumore al seno una semplice iniezione</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6063</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Il futuro della terapia con anticorpi monoclonali potrà essere sottocute. Molti i vantaggi: migliore qualità della vita, minore invasività, somministrazione e degenza più brevi. E’ in via sperimentale al Pascale di Napoli</p> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366154748_86.jpg?r=4&amp;w=376&amp;h=250" alt="Seno">È in corso a Napoli, presso l’Istituto Nazionale Tumori Pascale, una sperimentazione per la somministrazione della terapia biologica con trastuzumab (Herceptin<strong>®</strong>) sottocute in caso di tumore HER2 positivo. Ad annunciare la modalità innovativa del trattamento è Michelino De Laurentiis, direttore dell’U.O.C. Oncologia Medica Senologica della struttura partenopea. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto itinerante <em>All around patients</em>, rivolta a sensibilizzare le donne affette da tumore del seno sulle innovazioni diagnostico-terapeutiche presenti nelle strutture ospedaliere italiane di eccellenza.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LO STUDIO</strong> –Potrebbe presto cambiare volto la somministrazione del trastuzumab in caso di tumore alla mammella HER2 positivo: una forma di neoplasia particolarmente aggressiva che colpisce circa il 25% delle donne, specie in giovane età. «La nostra struttura è coordinatrice di uno studio clinico, lo SafeHER – spiega De Laurentiis – partito nel 2012 e a cui partecipano circa 500 centri internazionali, che ha l’intento di testare l’efficacia della somministrazione di terapia biologica per via sottocutanea. Il <strong>progetto prevede il reclutamento (ancora in corso) di circa 2.500 donne</strong> <strong>che riceveranno per un anno</strong>, come terapia adiuvante, <strong>l’anticorpo monoclonale trastuzumab</strong> (trattamento indispensabile per i tumori mammari HER2-positivi) <strong>nell’innovativa formulazione</strong>. La modalità di somministrazione è duplice a seconda del gruppo a cui le donne verranno candidate: o con una iniezione effettuata dal personale sanitario o autosomministrata attraverso un dispositivo elettronico usa-e-getta appositamente creato e consegnato alle pazienti». I risultati preliminari dello studio sono positivi. «Essi sono sovrapponibili – continua l’oncologo – a quelli ottenuti con il trattamento per via endovena, ma con il vantaggio di migliorare la qualità della vita della donna». Sono molteplici infatti i benefici di una terapia sottocutanea. «In primo luogo – continua De Laurentiis – la modalità di <strong>somministrazione è meno invasiva</strong> rispetto a quella endovenosa, può avvenire in <strong>tempi più rapidi</strong> (si passa dai 30-90 minuti di un trattamento ‘tradizionale’ a circa 5) e <strong>non vi è attesa per la poltrona d’infusione</strong>. Questo significa che anche la permanenza in ospedale per il trattamento è ridotta al minimo indispensabile».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>IL FUTURO</strong> – Niente spostamenti e sempre meno disagi: si fa largo, nelle aspettative degli oncologi, <strong>la possibilità in un prossimo futuro di trattamenti gestiti al domicilio</strong>. «Per l’autosomministrazione dei farmaci – conclude il direttore – molto dipenderà dagli Enti regolatori (ma siamo ottimisti poiché l’Europa è all’avanguardia su questi temi rispetto agli Stati Uniti) e dalle pazienti le cui preferenze a un trattamento per via tradizionale o più rivoluzionaria sottocute verranno vagliate con lo studio mirato, il PrefHER».</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Morelli</strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 23:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366154979</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366154748_86.jpg" length="106503" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366154708_45/78430323.jpg" length="106503" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">chemioterapia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">trastuzumab</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">seno</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">HER2</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">tumore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">oncologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>La previdenza che passa dalla sana alimentazione: metti in tavola cibo e salute</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6061</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366128390_82.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=450" alt="">La <strong>sana alimentazione</strong> quale strumento per la <strong>prevenzione delle malattie</strong> sarà al centro dell’incontro con <strong>Lucilla Titta,</strong> Ricercatrice nutrizionista del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'Istituto Europeo di Oncologia. L’occasione è quella della 3° Giornata Nazionale della Previdenza, l’appuntamento è il 18 maggio presso il Palazzo della Borsa a Milano, dalle 15.00 alle 16.00.</p> <p style="text-align: justify;">La Fondazione sarà presente durante le tre giornate dell’evento all’interno della mostra “<strong>I quattro <em>passi</em> di una buona occupazione”.</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong>Per iscriversi all’incontro della Fondazione Veronesi con la nutrizionista Lucilla Titta: </strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.giornatanazionaledellaprevidenza.it/iscriviti-alla-gnp2013">http://www.giornatanazionaledellaprevidenza.it/iscriviti-alla-gnp2013</a> </strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 15:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_11-1366127745</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366128390_82.jpg" length="414500" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">prevenzione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">giornata nazionale della previdenza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">sana alimentazione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>I sondaggi di Fondazione Veronesi e ISPO: genitori italiani ancora scettici sulle vaccinazioni</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/6059</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366123067_90.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=0" alt="">Dal mese di aprile la Fondazione Umberto Veronesi si avvale della autorevole collaborazione di ISPO, per fornire mensilmente ai suoi sostenitori e tutti quelli che frequentano il portale <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/">www.fondazioneveronesi.it</a> importanti risultati di ricerca su temi di attualità che riguardano la salute e i corretti stili di vita degli italiani.</em></p> <p style="text-align: justify;"><em>Questo nuovo servizio, pensato e voluto da Fondazione Veronesi, vuole essere un aiuto rivolto alla società civile, atto a chiarire temi attuali in ambito scientifico/salute che spesso l’informazione non aiuta a comprendere in modo semplice e diretto.</em></p> <p style="text-align: justify;"><em>Aprile: il primo tema affrontato è quello dei Vaccini, questa scelta è stata fatta anche grazie al fatto che dal 15 al 22 aprile si celebra la settimana mondiale dei Vaccini.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>“I VACCINI CONTRO MORBILLO E ROSOLIA “</strong></p> <p style="text-align: justify;">Vaccini per i figli? No, grazie. Un’indagine della Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione con ISPO, rivela che <strong>il 20% dei genitori italiani é diffidente nei confronti &nbsp;dei vaccini</strong> pediatrici. Una percentuale di minoranza, ma ancora troppo elevata per una buona tutela della salute dei nostri bambini. Le ragioni? Provocano <strong>effetti collaterali, sono solo un business per le case farmaceutiche, e sono inefficaci. </strong></p> <p style="text-align: justify;">Scopo del sondaggio, condotto in occasione della Settimana Europea delle Vaccinazioni che si inaugura oggi, era valutare la propensione da parte dei genitori di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni non obbligatorie, in particolare quelle contro rosolia e morbillo. Dai dati emerge che complessivamente <strong>il 20% dei genitori italiani con figli sino ai 15 anni si dice indeciso o contrario a farli vaccinare</strong>, anche se la situazione è a macchia di leopardo, con una maggiore reticenza nelle regioni del Nord-Est, dove la percentuale sale al 29%. Tra chi ha dichiarato di essere in dubbio o che non farà sicuramente vaccinare i propri figli <strong>il 56% teme che le vaccinazioni possano far sorgere effetti collaterali, come l’autismo o altri danni permanenti</strong>. Percentuale che raggiunge il 78% nel Nord-Est. E’ molto radicata anche la convinzione che i vaccini rappresentino solo un business per le case farmaceutiche: lo pensa il 41% dei contrari. &nbsp;Inoltre il 39% degli intervistati che si dichiarano dubbiosi credono che i bambini vaccinati diventino più cagionevoli di salute e più esposti alle allergie.</p> <p style="text-align: justify;">«Le vaccinazioni pediatriche della popolazione – dichiara Paolo Veronesi, presidente della Fondazione- sono di utilità fondamentale non solo per la singola persona, ma per tutta la comunità. A patto che tutta la comunità si vaccini. E’ alle vaccinazioni, infatti, che dobbiamo in gran parte del mondo il crollo della mortalità infantile e l’eliminazione di malattie terribili e devastanti. Vaiolo e poliomelite sono solo due dei casi di maggior successo. Eppure, anche se è stata ampiamente dimostrata l’efficacia e la sicurezza dei principali vaccini in commercio, sono ancora costantemente sotto accusa. E’ una questione di disinformazione. Non ci si rende conto che se alcuni bambini non vaccinati non si ammalino è anche perché vengono protetti da quell’80% di bambini che invece sono stati regolarmente vaccinati, tutelandoli dalla possibilità di contagio».</p> <p style="text-align: justify;">L’obiettivo della Settimana Europea delle vaccinazioni, un'iniziativa dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è attuare iniziative per informare e coinvolgere la popolazione e i professionisti sanitari sul tema delle vaccinazioni<strong>. </strong>Quest’anno la settimana sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione epidemiologica di <strong>morbillo</strong> e <strong>rosolia</strong> congenita in Italia evidenziando le attività da mettere in atto o da potenziare per raggiungere l’obiettivo di eliminarli entro il 2015. Le vaccinazioni per queste due malattie in Italia sono facoltative insieme a quelle per Pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, e Parotite. Quelle obbligatorie invece sono per Difterite, Tetano, Epatite B, Poliomielite. Le vaccinazioni facoltative sono proposte attivamente alla popolazione con le stesse modalità di quelle obbligatorie e sono interamente gratuite.</p> <p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Ufficio stampa Fondazione Veronesi:</span></strong></p> <p style="text-align: justify;">Emma Averna <a href="mailto:emma.averna@fondazioneveronesi.it">emma.averna@fondazioneveronesi.it</a></p> <p style="text-align: justify;">Elisa Invernizzi <a href="mailto:elisa.invernizzi@fondazioneveronesi.it">elisa.invernizzi@fondazioneveronesi.it</a></p> <p style="text-align: justify;">Tel. 02.76018187</p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Apr 2013 14:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1366122875</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366123067_90.jpg" length="207485" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">home</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/multimedia/previewalignment">center</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">vaccini</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>In tempo di crisi aumenta anche la depressione</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6058</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">In crescita i sintomi depressivi e il ricorso all’alcolismo: dal malessere economico a quello psicologico. E a Milano si apre il primo osservatorio sulla crisi</p> </div> <p style="text-align: justify;"><br> <img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366031849_47.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Anche l'abuso di alcol fa parte del prezzo pagato alla crisi economica">I dati sono quadruplicati in due anni e, seppur limitati ai centri psico-sociali di Milano, potrebbero essere la spia di un malessere molto più diffuso. La crisi economica continua a fare male, anche sul piano della salute: in soli ventiquattro mesi sono passati da 8 a 32 i pazienti che hanno chiesto aiuto psicologico alle strutture del capoluogo lombardo: perché hanno perso il lavoro o per le paure scatenate dalla precarietà. A oggi, almeno un paziente su quindici dei centri psico-sociali ha problemi psicologici unicamente a causa della crisi, e il trend è destinato ad aumentare. Prima a essere più colpite erano le donne. Adesso, invece, <strong>il numero degli uomini è in aumento</strong>, soprattutto nella fascia d'età di massima attività professionale: tra i 40 e i 60 anni. Eterogeneo è il profilo: a chiedere aiuto sono piccoli commercianti, dirigenti di azienda e professionisti dell’area sociale, come educatori e operatori socio-assistenziali.<br> <br> <strong>QUALI DISTURBI? -</strong> Gli esperti paragonano il momento attuale a quello vissuto undici anni fa, subito dopo il crollo delle Torri Gemelle. Allora, però, la paura fu acuta e si ridimensionò in meno di un anno. Oggi ci si trova di fronte a un problema che dura da almeno cinque anni e sembra peggiorare con il trascorrere del tempo. «Nel 2001 erano molto diffusi i disturbi di ansia: si registrò un aumento degli attacchi di panico e dei casi di agorafobia» afferma Carlo Altamura, psichiatra e direttore del dipartimento di salute mentale del policlinico di Milano. «Oggi <strong>si registra una crescita dei sintomi depressivi</strong> nei soggetti geneticamente predisposti, che perdono qualsiasi tipo di interesse e si mostrano totalmente apatici nei confronti della vita». <strong>L'abuso di alcol</strong>, considerato come un ansiolitico, è un altro dei comportamenti riscontrati. Possibile è anche l'aumento dei disturbi in pazienti affetti da colon irritabile e psoriasi. «Si tratta di <strong>conseguenze psicosomatiche</strong> al momento difficili da escludere, perché queste persone quasi mai si presentano dallo psichiatra».<br> <strong><br> LA PROPOSTA -</strong> A Milano verrà avviato presto un <strong>osservatorio sulla crisi</strong> con l’obiettivo di intervenire in modo integrato su questi utenti. Da qui partirà un progetto pilota, con la collaborazione di psichiatri e psicologi, che punta a estendersi su scala nazionale. «La depressione, nelle forme più gravi, può rappresentare il prologo dei suicidi - prosegue Altamura -. Gli episodi non sono mai dovuti a raptus. È fondamentale intervenire su questi pazienti con una diagnosi precisa: le perdite di sonno, peso, appetito e interessi generali segnalano un meccanismo di altissimo rischio. La <strong>terapia farmacologica</strong> è l'unico rimedio efficace: in poche settimane il soggetto torna a percepire la realtà con più ottimismo». Secondo una stima pubblicata da <em>Lancet</em>, in Europa i suicidi sarebbero cresciuti del 60% rispetto al 2007, l’anno immediatamente precedente al crollo dei mercati.<br> <br> <strong>Fabio Di Todaro</strong></p> <p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://twitter.com/FABIODITODARO" target="_blank">@fabioditodaro</a></strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 15 Apr 2013 13:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1366031384</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366031849_47.jpg" length="167196" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366032359_36/147270712.jpg" length="167196" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">alcolismo</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ansia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">crisi economica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">depressione</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">centri psico-sociali</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">mente e psiche</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item><item><title>Se fossi il Presidente</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6057</link><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366017147_61.jpg?r=4&amp;w=300&amp;h=0" alt="il Quirinale" width="300" class="eve_alignleft">So che il mio nome è stato fatto come Presidente della Repubblica. Mi commuove e mi fa un grande onore questo desiderio espresso da molti concittadini. Io li ringrazio, ed esprimo un pensiero di umiltà: non a me hanno fatto questo onore,&nbsp; ma alle idee e alle convinzioni che condividiamo in tanti, molti di più di quanti si pensi. Sono le persone che quotidianamente lavorano affinché la nostra Italia, che nei secoli passati era chiamata «il giardino d’Europa», possa diventare un bellissimo giardino d’idee, una cosa che si fa confrontandosi e dialogando, alla ricerca di soluzioni a misura d’uomo, utili e&nbsp; ragionevoli. Lavorando con infinita pazienza&nbsp; e con ostinata speranza, come si fa nei laboratori di ricerca quando si va a cercare le cause di una malattia e a mettere in prova i possibili rimedi. E’ una lunga catena d’intelligenze e di esperienze, che ha&nbsp; significato negli anni il sacrificio e la dedizione totale di uomini e donne che non si sono arresi. Nella solitudine del suo bancone di laboratorio, il ricercatore sa di non essere solo, e avverte il privilegio di far parte &nbsp;di una comunità senza tempo che procede&nbsp; a staffetta. Il cammino è lungo e gli uomini passano, ma la fiaccola passa di mano.</p> <p style="text-align: justify;">Mi hanno scritto: «Professore, che cosa farebbe come Presidente della Repubblica?» La mia risposta è semplice, ed è quella che come cittadino mi aspetto da chi avrà questo compito difficile: «Lavorare perché venga effettivamente applicata la nostra Costituzione, che è la più bella e la più completa del mondo»</p> <p style="text-align: justify;">Vorrei che in tutte le scuole, anche in quelle serali dove gli studenti&nbsp; fanno fatica a tenere aperti gli occhi dopo una giornata di lavoro, venisse spiegata a tutti gli Italiani piccoli e grandi la nostra Carta costituzionale. Se la democrazia «rappresentativa» ha mostrato i suoi limiti, una democrazia «partecipativa» può e deve invitare tutti i cittadini a realizzare i diritti previsti dalla Repubblica democratica. &nbsp;In questo momento l’Italia è pessimista, è stanca, è &nbsp;indignata. Ma non è senza difesa. Nella Costituzione c’è tutto, sapete? &nbsp;Vi si difendono i diritti inviolabili dell’uomo, insieme con i doveri di solidarietà, si stabilisce il diritto all’istruzione gratuita per tutti e alla possibilità per i meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi. Vi si garantisce il diritto al lavoro, un lavoro pagato equamente e sufficiente a una vita dignitosa. Si stabiliscono le cure gratuite agli indigenti. Si affermano l’inviolabilità personale e l’inviolabilità del domicilio, si difendono i detenuti da violenze fisiche e morali. Si promuovono la cultura e la ricerca scientifica e tecnica, garanzia di sviluppo civile ed economico. Si stabilisce&nbsp; la libertà di manifestare qualunque opinione, e da ferite della Storia, che i più hanno dimenticato, si evoca ancora un concetto di libertà: l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Infine voglio ricordare, come fondamentale per il movimento di <em>Science for Peace</em>, il&nbsp; programma di un futuro di pace, di un futuro di convivenza civile: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».</p> <p style="text-align: justify;">La Costituzione, «giardino d’idee», chiama il Presidente della Repubblica a lavorare con tutti i cittadini per affermare e sviluppare l’Italia diversa che può nascere dall’indignazione: attenta, partecipe, intransigente e ottimista.</p> <p><strong>Umberto Veronesi</strong></p>]]></description><author>Daniele Banfi</author><source url="http://www.fondazioneveronesi.it/blogveronesi/6057">Daniele Banfi</source><pubDate>Mon, 15 Apr 2013 09:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_14-1366017196</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1366017147_61.jpg" length="61080" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1366017074_55/veronesi.jpg" length="10796" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">futuro</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ricerca</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ricerca scientifica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">Veronesi</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/archive">201304</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">scienza</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">repubblica</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category></item><item><title>L'Italia fa il check-up</title><link>http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/6056</link><description><![CDATA[<div class="eve_deck"> <p style="text-align: justify;">Medici di base a disposizione in 20 città per imparare a mettere in pratica lo stile di vita sano. Consigli su misura per una corretta prevenzione, misurazioni della pressione gratuite e intrattenimento per i bambini</p> <ul style="text-align: justify;"> <li class="eve_page_list" style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/guida-alla-prevenzione/agenda-dei-controlli/"><strong>Consulta l'Agenda dei controlli</strong></a></li> </ul> </div> <p style="text-align: justify;"><img class="eve_alignleft" src="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1365974778_29.jpg?r=4&amp;w=375&amp;h=250" alt="Aree informative e incontri con i medici di famiglia della Simg">Un medico di famiglia, a disposizione dei cittadini per una intera giornata, per fornire consigli e informazioni su come adottare e soprattutto mettere in pratica uno stile di vita sano. È quanto propone l’iniziativa ‘Visitiamo la tua città’, promossa dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) con il contributo di DOC generici, che a partire <strong>dal 15 Aprile fino al 29 Maggio</strong>, toccherà in data predefinite <a href="http://www.visitiamolatuacitta.it/" target="_blank">20 città del nord e centro Italia</a>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>LA PREVEZIONE</strong> – Parlano bene gli italiani, ma razzolano male<strong> </strong>e la prevenzione resta un concetto conosciuto più sulla carta che attuato con convinzione e consapevolezza. Anche nel caso di patologie tipiche dell’età, quali le malattie cardiovascolari, o croniche come il diabete (entrambe in forte aumento in questi ultimi decenni a seguito dell’allungamento della vita media) in cui l’adozione di uno stile di vita sano aiuterebbe a rallentarne l’insorgenza. «Sono proprio l’ipertensione, che colpisce all’incirca il 25% della popolazione - spiega Claudio Cricelli, Presidente della Simg – e il diabete che interessa quasi 3 milioni di persone a preoccuparci maggiormente. Il più delle volte sono infatti dipendenti da sovrappeso e obesità acquisiti per abitudini alimentari e stile di vita scorretti». Invece, <strong>la prevenzione quotidiana spontanea e applicata costantemente fin dalla più giovane età, ne conterrebbe l’incidenza del problema, gli esiti importanti</strong> e, a lungo termine, avrebbe ricadute positive anche sugli aspetti socio-economici. «Fondamentale, per il controllo della pressione – dichiara il presidente - oltre alla terapia farmacologica prescritta dal medico, è una <strong>alimentazione sana, bilanciata, varia, con un ridotto apporto di sale</strong> e di alimenti ricchi di sodio. Mentre in caso di <strong>diabete</strong>, va prestata<strong> attenzione all’assunzione dei carboidrati</strong>, poiché questi si trasformano in zuccheri, i quali dovrebbero provenire preferibilmente da legumi, vegetali, cereali integrali e frutta». In entrambe le patologie restano prioritari anche i <strong>controlli specialistici e esami mirati periodici e l’attività fisica</strong> – di tipo aerobico - moderata ma costante.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>L’INIZIATIVA</strong> – Nelle città dove sosterà il tour, per una efficace azione di sensibilizzazione, verrà allestito un vero e proprio ‘<strong>villaggio della prevenzione’</strong>. <strong>Un’area informativa multimediale</strong> permetterà non solo di proiettare video dedicati ai principali temi di salute e dotati di postazioni touchscreen per l’interazione diretta con i visitatori, ma anche di <strong>incontrare i medici della SIMG</strong> e ricevere consigli su misura per correggere le proprie abitudini di vita e abbassare il rischio di malattie cardiovascolari o croniche. Sarà anche disponibile <strong>un truck per la misurazione della pressione arteriosa</strong>, laddove necessario, da parte di professionisti che insegneranno anche ai cittadini a rilevarla al proprio domicilio. E per tenere impegnati i bimbi, mentre i genitori imparano a ‘vivere bene e in salute’, un’area ludica sarà a disposizione con iniziative e giochi di prestigio. Il calendario è disponibile sul sito <a href="http://www.visitiamolatuacitta.it/" target="_blank">www.visitiamolatuacitta.it</a>.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Morelli</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p> <p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description><pubDate>Sun, 14 Apr 2013 21:00:00 -0000</pubDate><guid isPermaLink="false">http://interfaces.prod.fondazioneveronesi.it/API/feeds/user_15-1365974862</guid><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/articlephoto/file1365974778_29.jpg" length="159405" type="text/html"></enclosure><enclosure url="http://images.prod.fondazioneveronesi.it/attachment/1365974753_59/163145087.jpg" length="159405" type="text/html"></enclosure><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/category">cardiologia</category><category domain="where">homepage</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">diabete</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">cuore</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">prevenzione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/features">disablecomment</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/maincategory">cardiologia</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/topics">ipertensione</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article/status">published</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/content">carousel</category><category domain="http://www.fondazioneveronesi.it/schema/article">views</category></item></channel></rss>