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Viviana ha 13 anni, un tumore, ed è lei a dirci di essere forti

"Quando ero in ospedale disegnavo cuoricini, fiori e sorrisi per gli altri bambini"

LA STORIA DI VIVIANA

Viviana ha 13 anni e quando ha scoperto di avere un tumore, nei difficili giorni in ospedale, con coraggio lasciava disegni e messaggi agli altri bambini malati per aiutarli a farsi forza. Oggi grazie alle terapie e alla ricerca è tornata a casa e spera di guarire presto per ritrovare le ali per volare e
tornare a sognare.

"Cosa vuol dire prendersi cura
dei bambini malati di tumore
ogni giorno"

LA STORIA DELLA PROFESSORESSA FAGIOLI 

La dottoressa Franca Fagioli, Presidente di AIEOP, Direttore Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita e dell’Oncoematologia pediatrica della Città della Salute di Torino, è in prima linea nella cura dei tumori pediatrici, ancora la prima causa di morte per malattia nei bambini.
Per lei è di fondamentale importanza “dare fiducia ai bambini che arrivano in ospedale”, sostenendo la ricerca e trovando terapie sempre più efficaci e mirate.

"Come mamma sento di dover fare qualcosa per tutti i bambini"

LA STORIA DI CARLOTTA, DONATRICE

Carlotta è una mamma e i suoi figli stanno bene, ma nel suo cuore si sente vicina a tutti i bambini che devono affrontare la sfida di un tumore.
Per questo ha deciso di intervenire e di sostenere la ricerca oncologica pediatrica, aiutando i più piccoli e le loro famiglie ad avere speranza nel futuro.

"Il mio lavoro è sviluppare nuove terapie per guidare il sistema immunitario contro i tumori"

LA VOCE DI SIMONA, RICERCATRICE

Simona Caruso è una delle ricercatrici sostenute da Fondazione Umberto Veronesi. Il suo impegno è dedicato alla ricerca di terapie efficaci e allo stesso tempo mirate per la leucemia mieloide acuta, una tipologia rara di tumore che colpisce soprattutto i bambini. Per lei donare significa “dare una grande luce di speranza ai più piccoli che troppo presto vivono l’esperienza della malattia

Il nostro impegno per la ricerca sui tumori pediatrici

9

Protocolli di cura già avviati

1185

Bambini che potranno beneficiarne

72

Ricercatori impegnati nell'ambito dell'oncologia pediatrica

I momenti più significativi della ricerca sui tumori pediatrici

1958


Cade il tabù dell’incurabilità dei tumori pediatrici

Negli anni ’50, in oncologia pediatrica, si cominciano a usare i chemioterapici in modo combinato per massimizzarne gli effetti. Nel 1958 viene dimostrata l’efficacia delle cure combinate per la leucemia linfocitica acuta nei bambini. Oggi la terapia farmacologica combinata rappresenta lo standard di cura per molti tumori del sangue.

1968


Il primo trapianto di midollo efficace

Per la prima volta viene effettuato con successo un trapianto di midollo osseo: diventerà gradualmente una procedura fondamentale nel trattamento di molti tumori ematologici pediatrici. Nel midollo osseo risiedono infatti le “cellule staminali ematopoietiche”, che poi si differenziano nelle diverse cellule del sangue come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Trapiantando il midollo di un donatore in pazienti affetti da malattie ematologiche, come le leucemie, le cellule staminali sane sostituiranno quelle malate.

1991


L’oncogene MYCN e la prognosi del neuroblastoma

Il neuroblastoma è una del sistema nervoso periferico e rappresenta la forma tumorale più diffusa nei bambini sotto l’anno di età. Nel 1991 viene scoperto il legame con l’oncogene MYCN, un gene che, se mutato, favorisce lo sviluppo e l’aggressività tumorale. Si comprende che i tumori con molte copie di MYCN hanno un decorso più rapido e severo, e che MYCN può essere utilizzato come marker prognostico: in questo modo diventa possibile orientare meglio le cure per i giovani pazienti, scegliendo in quali casi intervenire più aggressivamente e quando fornire cure più leggere.

2001


Farmaci mirati contro i tumori dell’infanzia

Dopo due anni di sperimentazione, un farmaco ottiene l’approvazione per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide cronica cromosoma Philadelphia positiva – LMC Ph +. Si tratta del primo farmaco di precisione per la cura di una leucemia, che blocca alcune specifiche proteine in grado di promuovere lo sviluppo del tumore. Nel 2011, questo farmaco è stato approvato anche per il trattamento di bambini con leucemia linfoblastica acuta (LLA) cromosoma Philadelphia positiva (Ph +).

2005


La salute degli ex-pazienti oncologici

Le chemioterapie di vecchia generazione non sono “mirate”, risultando tossiche anche per le cellule sane, e la radioterapia può danneggiare i tessuti circostanti il tumore. Nel 2005 una vasta analisi su ex-pazienti colpiti da tumore in età infantile ha mostrato come il loro rischio di sviluppare problemi cardiaci o tumori secondari sia 5 volte più elevato rispetto alla popolazione generale. Questi dati hanno aiutato i medici a prevedere controlli specifici per gli ex-pazienti oncologici, fornendo spunti di ricerca per calibrare al meglio i trattamenti dei giovani pazienti con un tumore, al fine di bilanciare benefici e tossicità.

2012


Terapia genica e immunoterapia contro le leucemie

Una bambina di 7 anni con leucemia linfoblastica acuta, resistente alle terapie a disposizione, viene curata con successo grazie la reinfusione delle sue stesse cellule immunitarie prelevate e modificate in vitro: si tratta di linfociti T modificati in modo da produrre una proteina, detta CAR, creando le cosiddette cellule CAR-T. Per la prima volta la "terapia genica" (un insieme di tecniche che modifica opportunamente il DNA) viene applicata nel campo dell'immunologia e dell'oncologia infantile, così da produrre linfociti addestrati - perfetti “tiratori scelti” contro il tumore.

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