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Alimentazione

Lo sport come modello di vita e di ricerca scientifica

pubblicato il 30-01-2013

Carlo Parisi e Bruno Napolitano, due tra i migliori allenatori di volley sono concordi: lo stile di vita che ci viene consigliato dal mondo della scienza medica ci assicura la vittoria della salute. E siamo grati alla Fondazione Veronesi per l’impegno e il sostegno alla ricerca

Lo sport come modello di vita e di ricerca scientifica

Carlo Parisi e Bruno Napolitano, due tra i migliori allenatori di volley sono concordi: lo stile di vita consigliato dal mondo della scienza medica ci assicura la vittoria della salute

La collaborazione fra la Lega Pallavolo Serie A Femminile e la Fondazione Veronesi allarga i suoi orizzonti e domenica 27 gennaio, in occasione dell’All Star Game, (h. 18.30 al Palaolimpia di Verona) la diffusione dell’importante accordo arriverà in tutte le case collegate con RAI Sport 2.

Per questo importante evento dedicato alla Fondazione Veronesi, scenderanno in campo  due formazioni nazionali femminili formate dalle migliori  atlete italiane del volley contro le migliori atlete straniere che gareggiano in Italia. Il team femminile che si aggiudicherà la vittoria si porterà a casa anche la palma della salute. Perché vincere nello sport è come vincere nella vita.  

Le due squadre che scenderanno in campo sono preparate da due grandi allenatori, Carlo Parisi, miglior allenatore 2011-2012 Serie A1, alla guida di Unendo Yamamay Busto Arsizio (Varese), che all’All Star Game allenerà il Team Italia, e Bruno Napolitano, miglior allenatore 2011-2012 Serie A2, alla guida della squadra Banca Reale Yoyogurt Giaveno (Torino), che guiderà il team Resto del Mondo. Tutti e due hanno fatto esperienza da atleti e poi sono passati a dirigere le squadre femminili. Anche loro si sono distinti nella promozione della salute per se stessi e per le ragazze che fanno parte delle loro squadre. E il primo passo è sempre stata la cura dell’alimentazione.

Bruno NapolitanoGLI ALLENATORI - Carlo Parisi ha 53 anni, originario di Messina, dove ha cominciato a giocare negli anni novanta nella categoria A2 ed ha poi continuato la professione diventando allenatore della squadra femminile. Lo sport era la sua passione, un po’ meno gli studi, prima di economia e commercio, abbandonati e poi l’Isef. Ora è allenatore di terzo grado, il massimo livello. Bruno Napolitano, 40 anni, di Napoli, si è appassionato di volley in Calabria. Fra l’università di ingegneria, dove gestiva il Cus (Centro universitario sportivo) e lo sport, ha preferito lo sport. Da atleta in piccole squadre, ha intrapreso presto l’attività di allenatore e fra i ragazzi e le ragazze ha preferito le ragazze. «I maschi – dice - sono più individualisti, orgogliosi e ti accettano con distacco. Con le ragazze, invece, il rapporto è più bello, ti ascoltano, ti danno retta e vedi i risultati».

IL RAPPORTO CON LE RAGAZZE – Come ci si trova ad allenare ragazze? «Si lavora bene  - dice Parisi -  basta conoscerle, avere con loro un rapporto sincero, confrontarsi apertamente quando ci sono problemi in squadra. Le animosità da spogliatoio ci sono anche in ambito femminile. Come allenatore non ho il compito di controllare i loro comportamenti alimentari o come impiegano il tempo libero, ma quando in campo non rendono, significa che qualcosa è andato storto. O perché la dieta non è stata rispettata o perché hanno esagerato nel tempo libero. E allora basta un’osservazione, uno sguardo e subito ci si capisce. Se invece i problemi sono più gravi, se ne parla con gli specialisti, il medico se è un problema di salute o di alimentazione, il preparatore tecnico se è un problema fisico». «Sì, è vero – concorda Napoletano – il rapporto fra noi allenatori e la squadra deve essere fiducioso. Io sono per il libero arbitrio, perché l’imposizione è controproducente. Occorre anche tenere presente l’origine delle ragazze. Molte sono straniere e hanno abitudini alimentari e regole di vita diverse dalle nostre. Ma non per questo dobbiamo imporre comportamenti rigidi».

L’ALIMENTAZIONE – Parlare di cibo è un passaggio obbligato. Ci sono momenti dedicati per questa conoscenza? «Le ragazze sono informate dai medici e dai preparatori tecnici come comportarsi con il cibo. La disciplina a tavola è la stessa degli altri momenti di vita comunitaria: in palestra, in campo e negli spogliatoi. Certo, ci sono differenze tra loro. C’è chi è molto interessato e chi invece fa fatica ad osservare le regole, ma queste fanno parte della nostra disciplina. Con lo sport, con l’agonismo non si scherza. Se vuoi arrivare ad un certo punto della classifica devi fare sacrifici e non soltanto alimentari. Nella nostra squadra ci sono ragazze dai 19 anni in su, fino a 29-30 e a questi livelli si arriva per volontà. Ci vediamo due volte al giorno per gli allenamenti e poi si sta insieme nei giorni di partita e di trasferta». Stessa opinione del collega: «Il fattore alimentare – spiega Napolitano – è imprescindibile dalla categoria di gioco, ma quando si tratta di agonismo e di serie A1, la buona alimentazione è fondamentale per vivere bene e per offrire qualità nelle prestazioni. Il compito principale è dello staff medico, ma con ragazze professioniste il valore dell’alimentazione non è in discussione. Certo vale di più un esempio che l’imposizione».

LA SALUTE PRIMA DI TUTTO  - Ma la salute delle ragazze non passa soltanto attraverso l’alimentazione. «Certamente – aggiunge Parisi  – ma i controlli sanitari e la prevenzione sono compiti dello staff medico. Insieme con il preparatore atletico possiamo soltanto verificare e monitorare il loro andamento in attività. C’è il controllo delle “pliche” di grasso e questo è un campanello d’allarme. Poi, così come parliamo di cibo, parliamo anche di fumo e di alcol, di quanto queste sostanze possono essere pericolose e dannose per la loro attività. Sono ragazze professioniste e capiscono questo linguaggio».

«Tutti gli atleti sanno che fumo e alcol sono due sostanze pericolose – ribadisce Napolitano – e non c’è bisogno di raccomandarlo a ragazze che hanno scelto di fare sport. Lo sa e lo sostiene anche mia moglie Jana, giocatrice nella mia squadra, ex nazionale della Repubblica Ceca. E con lei in casa continuano le belle abitudini alimentari, anche se qualche volta mi lascio andare con i carboidrati. Da calabrese prediligo la pasta».

SALUTE E RICERCA – Che cosa vi aspettate dalla collaborazione con la Fondazione Veronesi? «E’ un bel viatico per diffondere la cultura dello sport fra la gente, per far capire che la ricerca nello sport può portare benefici all’umanità» è il pensiero di Parisi, «ma non dimentichiamo che lo sport –aggiunge Napoletano – è un modello di studio perché la donna sportiva è più forte delle sue coetanee. Il suo organismo è abituato ad affrontare situazioni difficili in campo che l’aiutano a superare i momenti delicati della vita. La gravidanza, ad esempio, non è un ostacolo per lo sport. Basta un anno di attesa e il corpo femminile è già pronto per gareggiare di nuovo». Lo sport insegna.

Edoardo Stucchi


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