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Alimentazione

Quanti passi costa la tua dieta?

pubblicato il 23-04-2013

Conoscendo le calorie contenute nei cibi e i minuti di attività fisica necessari a smaltirle, si consumerebbero alimenti più sani e meno "pesanti". Lo dimostra una ricerca americana

Quanti passi costa la tua dieta?

Conoscendo le calorie contenute nei cibi e i minuti di attività fisica necessari a smaltirle, si consumerebbero alimenti più sani e meno "pesanti". Lo dimostra una ricerca americana

Anche l’etichetta sui prodotti alimentari potrebbe essere un’alleata della forma fisica. Secondo una recente indagine condotta dalla University of North Carolina di Chapel Hill e pubblicata sulla rivista Appetite, basterebbe indicare sull’etichetta dei prodotti alimentari anche i minuti di attività fisica necessari a ‘bruciare’ il quantitativo di calorie assunte, per indurre a scegliere alimenti meno calorici, più sani e pro-linea.

LO STUDIO – Si potrebbe arrivare a consumare fino a 200 calorie in meno, se si conoscesse quanta attività fisica ‘costano’ i peccati di gola. Per approdare a questa scoperta, i ricercatori statunitensi hanno invitato  800 persone a scegliere tra quattro diversi menu: uno solo con il numero di calorie dei cibi consumati, un altro con le calorie e i minuti di passeggiata necessari per smaltirle, un terzo con calorie e distanza da percorrere a piedi per bruciarle e l’ultimo senza alcun valore nutrizionale. «Dai risultati ottenuti – commenta Sunaina Dowray, fra gli autori dello studio - è stato possibile constatare che chi optava per il menu senza informazioni caloriche, assumeva all’incirca 1.020 calorie, contro le 826 calorie di chi era attento anche al valore calorico dei cibi e alle distanze da percorrere per smaltirle».

PREVENZIONE – Ma dallo studio, esteso anche ai giovani, emerge che ad essere più attente al consumo di calorie (aspetto di per sé già importante) sono le ragazze, più propense alla prevenzione, rispetto ai maschi che si interessano al peso e all’attività sportiva solo quando diviene un problema personale. «Questo dato – commenta Virginia Bicchiega, Medico Ricercatore Nutrizionista del Centro per l’Obesità dell’Istituto Auxologico di Piancavallo (VB) – invita a pensare a programmi di educazione alla prevenzione alimentare già in famiglia per sensibilizzare i giovani non solo al consumo di prodotti freschi, stagionali, ma anche a sviluppare una attenzione al valore nutrizionale del cibo, alla qualità e al prezzo di ciò che acquistano. Un aiuto in più potrebbe essere dato anche da programmi di attività aerobica, correlati al cibo e alle calorie consumate, consultabili agevolmente sul web». Ma l’impegno verso l’alimentazione e lo sport, dovrebbe coinvolgere anche le scuole. «Sul modello di protocolli già attuati con successo in Inghilterra – commenta la specialista - sarebbe importante che anche in Italia un unico organo preposto si incaricasse di coordinare programmi di educazione alimentare uniformati secondo linee comuni in ogni ordine e grado di istruzione». Oggi, invece, iniziative di questo tipo sono ancora rare e gestite in maniera autonoma e volontaria  dai singole scuole.

Francesca Morelli


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