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Come siamo diventati sapiens

pubblicato il 18-09-2011

La conferenza, che si svolgerà a Venezia dal prossimo 18 settembre, vedrà riuniti alcuni fra i più eminenti scienziati al mondo per presentare e discutere le nuove scoperte in uno degli ambiti di ricerca più stimolanti: la mente umana. Ecco il contributo di Telmo Pievani

Come siamo diventati sapiens

La conferenza, che si svolgerà a Venezia dal prossimo 18 settembre, vedrà riuniti alcuni fra i più eminenti scienziati al mondo per presentare e discutere le nuove scoperte in uno degli ambiti di ricerca più stimolanti: la mente umana. Ecco il contributo di Telmo Pievani

I pensieri e le parole non lasciano fossili, ma la frammentarietà dei dati a disposizione può essere oggi aggirata attraverso nuove metodologie che per la prima volta ci permetteranno di indagare l’evoluzione della mente. La prima sessione della Settima Conferenza Mondiale “The Future of Science” condurrà il pubblico alle avvincenti frontiere delle neuroscienze da un punto di vista comparativo ed evoluzionistico. Che cosa si scoprirà nel prossimo futuro dentro il nostro cervello? Come impostare per la prima volta – mescolando geni, fossili, artefatti, etologia cognitiva e altre discipline – un programma di ricerca interdisciplinare volto alla ricostruzione della storia naturale della mente umana lungo il tempo profondo dell’evoluzione? Che cosa impariamo dallo sviluppo dei sistemi di conoscenza nei cuccioli umani e nei modelli animali? Capire la mente e costruire macchine intelligenti sono due sfide collegate: quali sorprese verranno dalla combinazione di computer science e neuroscienze?

L’evoluzione della mente ha sofferto a lungo del cosiddetto “paradosso di Wallace”, stando al quale le peculiari facoltà psicologiche e cognitive della specie umana non avrebbero potuto essere indagate scientificamente da un punto di vista evoluzionistico per via della loro intangibile complessità e specificità. Echi di questa “eccezione” teorica al naturalismo metodologico si percepiscono ancora oggi quando si discute, per esempio, delle origini del linguaggio umano. Il passaggio dalle “cause prossime” di funzionamento del cervello umano (cioè il “come”, la sua fisiologia, qui e ora) alle “cause remote” della sua evoluzione all’interno dell’intricato albero filogenetico degli ominini (con almeno quattro specie Homo che ancora convivevano sulla Terra 40mila anni fa!) è in effetti molto difficile e rischioso, e sempre esposto al pericolo di inverificabili “storie proprio così” alla Kipling. Tuttavia, grazie a una crescente massa di nuovi dati – derivanti da campi diversi come la biologia molecolare, la biologia evoluzionistica dello sviluppo, le neuroscienze, l’etologia cognitiva, la psicologia del pensiero, la paleontologia – forse oggi per la prima volta abbiamo la possibilità di cominciare a ricomporre il puzzle della storia naturale della conoscenza umana, comprendendo per quali vie siamo diventati “sapiens” non solo anatomicamente moderni ma anche cognitivamente moderni.

Così forse capiremo perchè a partire da alcune decine di migliaia di anni fa diventano sistematici, solo nella nostra specie, comportamenti come l’abbellimento simbolico del corpo, le sepolture rituali, le pitture rupestri, i graffiti con figure stilizzate o immaginarie, la produzione di nuovi artefatti artistici e di strumenti musicali. Seguendo una versione aggiornata e raffinata della teoria dell’evoluzione neodarwiniana, e riunendo con cura questi indizi interdisciplinari, possiamo dare il via a un intrigante programma di ricerca sull’evoluzione della mente umana, scoprendo che lo stesso insieme di fattori coinvolti nell’evoluzione di ogni essere vivente ha provocato anche, nella nostra giovane specie, questa importante innovazione neurofisiologica e comportamentale. Contingenze e capricci ambientali, cooptazioni funzionali, coabitazioni con altre specie umane, selezione naturale e selezione sessuale, e una nicchia ecologica di tipo sociale e simbolico con caratteristiche uniche: sono probabilmente stati questi gli affascinanti meccanismi dell’evoluzione della peculiare intelligenza umana.

Telmo Pievani 

Professore di Filosofia della Scienza, Università Milano Bicocca

Profilo dell'autore

il suo intervento alla Conferenza mondiale The Future of Science, Venezia, 18-20 settembre 2011



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