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Se la Terra si surriscalda aumentano i calcoli renali

pubblicato il 21-05-2013

Una previsione Usa afferma che entro questo secolo la calcolosi renale sarà più diffusa a causa del riscaldamento globale. Ma sono soprattutto la dieta e lo stile di vita scorretti ad aumentare il rischio se associati con il caldo estivo

Se la Terra si surriscalda aumentano i calcoli renali

Una previsione Usa afferma che la calcolosi renale sarà più diffusa a causa del riscaldamento globale. Ma sono la dieta e lo stile di vita scorretti ad aumentare il rischio con il caldo estivo

L’estate è alle porte e con essa la stagione della calcolosi. L’aumento delle temperature, che favorisce una maggiore disidratazione, gioca infatti un ruolo cruciale nella formazione di calcoli: i sali contenuti nelle urine precipitano e creano dei piccoli aggregati che, lasciando il rene, possono ostruire l’uretere innescando una dolorosa colica per espellerli. Quest’ultima è stata sperimentata da almeno il 10% degli italiani nel corso della vita, una fetta di popolazione che potrebbe aumentare nei prossimi decenni per via del riscaldamento globale.

RISCALDAMENTO GLOBALE – La previsione è stata fatta dai ricercatori dell’Università di Chicago e presentata allo scorso congresso internazionale Nephrolithiasis: a systemic disorder promosso dalla Fondazione Menarini a Roma. Secondo i calcoli negli USA entro i prossimi cento anni le temperature si alzeranno di 2-5 gradi e gli esperti paventano un aumento di calcolosi. Un rischi non paragonabile a quello che  corrono altre zone come il Medio Oriente, la Cina, l’India e Taiwan dove le alte temperature affaticano i reni tutto l’anno, per  le quali si stima un aumento di casi del 10%. E l’Italia? Essendo sulla stessa latitudine degli Stati Uniti settentrionali, è possibile che verrà interessata da questi cambiamenti, senza però trasformarsi in un’area ad alto rischio: la stessa Sicilia, la nostra regione più calda e in cui è più probabile soffrire di calcolosi quando si è predisposti, non è comunque comparabile alle zone desertiche in cui si verifica la più alta incidenza di casi.  Più fortunati i Paesi del Nord Europa dove la variazione di temperatura stagionale è minima e il caldo non rappresenta il fattore di rischio principale per la formazione di calcoli.

IL PICCO IN ESTATE – Sono i giovani e gli adulti i più soggetti alla calcolosi renale, per via del metabolismo più attivo e sono soprattutto di sesso maschile, per la tendenza a produrre urine più acide nel periodo estivo. Nelle donne si osserva una minore sensibilità stagionale ma hanno l’abitudine a bere meno, così da non compensare le perdite idriche dovute al caldo estivo e che favoriscono la concentrazione delle urine facilitando la formazione di questi «sassolini» renali.  «Un calcolo non si forma istantaneamente ma richiede 2-3 mesi di esposizione ad alte temperature, tanto che il picco registrato è nella seconda metà dell’estate – spiega Alberto Trinchieri, direttore dell’Urologia presso l’Ospedale A. Manzoni di Lecco - Quelli di acido urico, diffusi in misura minore, si formano invece molto rapidamente e formano la cosiddetta renella, una polvere di grossi cristalli, principale causa di coliche già nel mese di luglio». L’80% dei calcoli sono costituiti da ossalato di calcio: la vitamina D, che favorisce il riassorbimento renale di calcio, è prodotta in maggiori quantità con l’esposizione ai raggi solari e può contribuire ulteriormente a innalzare la probabilità che si formino calcoli in estate.

PROTEINE E SALE – Perdite idriche importanti, tramite la sudorazione, sono un fattore di rischio ma è soprattutto l’alimentazione, associata anche a uno stile di vita scorretto, a rendere più soggetti alla calcolosi. Il disturbo è infatti più diffuso nei paesi occidentali, dove è maggiore il consumo di proteine e di sale, e si sta estendendo oggi ai paesi in via di sviluppo per un cambiamento delle abitudini alimentari. Quali sono i cibi più a rischio? «Piuttosto si parla di dieta sfavorevole, sbilanciata verso la componente proteica, con troppi alimenti di origine animale come carne, formaggio e uova. Vi si associa anche la tendenza a consumare in modo esagerato cibi con alto contenuto di sale da cucina, che dipende dai metodi di cucinare ma anche al consumo di prodotti conservati». Un effetto salva-reni, invece, è esercitato da alimenti ricchi di fibra, frutta e verdura, e dalla buona abitudine di bere molta acqua, l’alimentazione sana utile per proteggerci anche da altre malattie come quelle cardiovascolari, diabete, obesità.

Cinzia Pozzi


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