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Oncologia

Con micro marcatori è possibile una grandissima anticipazione della diagnosi tumorale

pubblicato il 04-09-2012
aggiornato il 17-01-2017

E’ una delle nuove realtà terapeutiche raggiunte grazie alla nanotecnologia. E per ogni singolo malato è pronto il farmaco adatto al suo specifico caso

Con micro marcatori è possibile una grandissima anticipazione della diagnosi tumorale

Iniziamo oggi la pubblicazione di una serie di interviste dedicate alle Nanoscienze, argomento della prossima edizione di "The Future of Science" a Venezia il 16-17-18 settembre

Pier Paolo Di Fiore, nato nel 1958, si specializza in Oncologia e  consegue il Dottorato di ricerca  in Biologia e patologia cellulare e molecolare. Per dodici anni negli Stati Uniti, lavora nel famoso Istituto nazionale del Cancro di Bethesda, dov’era a capo della sezione di biologia molecolare e del laboratorio di biologia cellulare e molecolare (LCMB), un “santuario” che riveste un ruolo di primo piano nello studio dei meccanismi che controllano la crescita cellulare normale e delle alterazioni che portano allo sviluppo del cancro. Dal 1995 Di Fiore rientra in Italia  per assumere l’incarico di Direttore di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia. Allo Ieo è Direttore del programma di Medicina molecolare. Dal 2000 è Professore Ordinario di Patologia Generale all’Università degli Studi di Milano. Dal 2001 al 2008 è stato anche direttore scientifico dell’istituto FIRC di Oncologia molecolare. E’ guidato dalla convinzione che in Italia si può e si deve fare ricerca.  Dice: «In caso contrario, finiremo per vendere all’estero solo moda e mozzarella. Invece se svilupperemo farmaci innovativi, le royalties delle vendite all’estero arricchiranno il nostro Servizio sanitario».

Professor Di Fiore, nel programma di Medicina Molecolare, che lei dirige all’Istituto Europeo di Oncologia, c’è qualche progetto basato sulle nanotecnologie?

Ci sono molti progetti, a partire dal fatto che le nanotecnologie permettono di ridurre infinitamente  le dimensioni dei supporti diagnostici.  E c’è la possibilità, nuovissima e ricca di sviluppi, della “stratificazione” diagnostica.

Che cosa è?

E’ la possibilità di identificare, all’interno di una categoria, una sottocategoria, sulla base della diagnosi molecolare. C’è un tumore, che rientra in una categoria. Ma sulla base della diagnostica molecolare noi riusciamo a identificare sottocategorie tumorali che diventano importantissime, perché danno una diversa risposta alle terapie. Abbiamo poi molte attese per il tumore del seno e del polmone. Soprattutto per il tumore del polmone, con le nanotecnologie si può andare a una grandissima anticipazione della diagnosi, grazie a micro Rna marcatori, e stabilire l’indice di rischio.

C’è un filone di pensiero scettico, che limita l’importanza della diagnosi per le malattie tumorali per le quali  non esiste terapia. E’ un atteggiamento ragionevole oppure è sbagliato? 

E’ irragionevole e sbagliato. Per prima cosa, perché fortunatamente la ricerca scientifica è in continua evoluzione, e ciò che non c’è oggi ci potrà essere domani. Poi c’è un’altra visuale di angolazione, più sottile. Molte volte noi pensiamo di  non avere terapie efficaci, ma questo dipende dal fatto che non siamo in grado di fare diagnosi efficaci. Riallacciandomi a quanto ho detto prima sulla “stratificazione”, se abbiamo sei tipi di tumore del seno, solo se ci sarà stata la diagnosi giusta si troverà la terapia giusta.  Inoltre, se avremo fatto la diagnosi giusta, ciò ci permetterà di andare a testare il farmaco solo sui pazienti che hanno la più alta possibilità di rispondere. Ma c’è un esempio ancora più chiaro. Se io sviluppo un farmaco efficace per il tumore del seno di tipo A, e poi faccio il trial clinico su pazienti in cui c’è soltanto il 3% di tumori di tipo molecolare A, avrò un beneficio piccolissimo. Se invece io testo il farmaco solo su pazienti con tumore di tipo A, avrò il massimo risultato. Sono trent’anni che faccio questo mestiere di ricercatore, e ho imparato che ognuna delle cose che noi facciamo dà dei frutti. Poi sembra che ci sia una battuta d’arresto, ma emerge un’altra tecnologia. La battaglia la stiamo vincendo un passo alla volta. 

Le nanotecnologie suscitano entusiasmi ma anche preoccupazioni. Lei cosa ne pensa? 

Le nanotecnologie sono già presenti nella vita, anche in medicina. E stanno portando a progressi e a  miglioramenti. Dobbiamo tener presente che la nanotecnologia lavora a livello molecolare, creando materiali che non c’erano mai stati prima, e che devono essere controllati. Si passa dalla tabella di Mendel, di 92 elementi, alla possibilità di 92 milioni di elementi. Questo espande enormemente la nostra capacità di lavorare.

Renderanno migliore il mondo?

Dipende da che cosa s’intende con questo. Se mio figlio sorride, rende migliore il mondo.

 


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