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Oncologia

Scacco alle malattie del sangue con il gioco di squadra

pubblicato il 19-03-2013
aggiornato il 13-02-2017

Solo collaborando insieme i centri ematologici riescono a garantire a tutti i pazienti cure più innovative, efficaci e costose. Modello italiano, la Rete ematologica lombarda ha raggiunto in cinque anni risultati insperati per linfomi e leucemie

Scacco alle malattie del sangue con il gioco di squadra

Solo collaborando insieme i centri ematologici riescono a garantire cure innovative, efficaci e costose. Modello italiano, la Rete ematologica lombarda ha raggiunto in cinque anni risultati insperati per linfomi e leucemie

«Il percorso di cura non può essere un percorso solitario». E’ con queste parole che Enrica Morra, Direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia dell’Ospedale Niguarda di Milano, commenta i primi cinque anni di attività della Rete Ematologica Lombarda, il progetto nato nel 2008 per assicurare a chi ha una malattia del sangue le migliori terapie a disposizione. Un percorso non più solitario per i pazienti che, nella regione, non sono seguiti solo da un unico centro ma ne hanno a disposizione ben 107, uniti nel network. E non sono più giocatori solitari nemmeno i medici che, all’interno della rete, possono mettere in compartecipazione informazioni e competenze scientifiche per potenziare la qualità delle cure e velocizzare la scelta delle terapie personalizzate.

GIOCO DI SQUADRA - Di fronte all’aumentata diffusione di alcune forme tumorali, come i linfomi non-Hodgkin che secondo le previsioni raggiungeranno il primo posto tra le neoplasie entro il 2030, si può reagire solo con un gioco di squadra tra i medici e le strutture specializzate. La Rete riproduce quasi un modello aziendale, con una rigida gerarchia: ai vertici le 12 divisioni specialistiche di Ematologia di Terzo livello - tra cui quelle dell’Ospedale Niguarda e Policlinico di Milano, Spedali Civili di Brescia – che hanno maggiori attrezzature diagnostiche e protocolli di ricerca clinica, e che fanno da ‘tutor’ ai centri di Secondo e Primo livello, meno complessi, per integrare le competenze e garantire a tutti la stessa qualità delle terapie. Uniti nel network i centri lombardi riescono, inoltre, a far fronte ai costi elevati dell’assistenza terapeutica, difficilmente sostenibili da un singolo ospedale. Solo per i malati di leucemia mieloide cronica, che conta 300 nuovi casi all’anno nella regione lombarda, ad esempio, si spendono 23 mila euro a paziente ogni anno.

TERAPIE INNOVATIVE - Sui tumori il lavoro ‘sporco’ lo fanno ancora i chemioterapici ma oggi sono affiancati da terapie innovative come gli anticorpi monoclonali, farmaci che bersagliano solo le cellule tumorali senza distruggere tutto ciò che di sano le circonda, e il trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe, cioè prelevante dal midollo osseo del paziente e reimpiantate nello stesso. I centri della Rete, come altri in Italia, offrono già ai pazienti queste opzioni di trattamento e sono in corso sperimentazioni per ottenere risultati migliori. «La somministrazione sottocute di anticorpi monoclonali che stiamo studiando presenta indubbi vantaggi come maggiore accettazione della terapia, meno invasiva e più rapida, A fronte delle 5-6 ore di infusione endovenosa sono sufficienti meno di dieci minuti: risparmio di tempo per il paziente, minore ospedalizzazione e costi ridotti per il Centro», afferma Giuseppe Rossi, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’ospedale bresciano. Si dovranno però attendere ancora alcuni anni per comprendere tutte le potenzialità e i possibili effetti collaterali dei nuovi farmaci in sperimentazione.

AUMENTATA SOPRAVVIVENZA - Si registrano più casi di linfomi e leucemie ma è anche aumentata la sopravvivenza a cinque anni. Risultati insperati, raggiunti anche grazie allo scambio di esperienze tra i medici che hanno sperimentato per primi le nuove terapie. Oggi l’uso degli anticorpi monoclonali ha portato a una riduzione della mortalità per linfomi del 10-15%, e il trapianto di staminali, coordinato in tutta Italia dal GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo), registra una remissione duratura nel tempo del 50% dei casi. La Rete Ematologica Lombarda è un modello italiano di come il gioco di squadra tra eccellenze dia i suoi frutti e ha già cambiato le statistiche, almeno in Lombardia.  Prosegue Enrica Morra, «Secondo i dati a nostra disposizione è vero che a Milano e in tutta la regione la percentuale di tumori è in aumento. E’ vero, anche, che qui si concentrano molte delle eccellenze italiane per cui ammalarsi in Lombardia è diverso rispetto che ammalarsi in un’altra regione in termini di ‘outcomes’, cioè i risultati delle cure. Ci stiamo ora occupando dell’acquisizione di dati epidemiologici, che è un problema complesso, per istituire il primo registro pazienti in Lombardia e avere più informazioni a nostra disposizione.»

Cinzia Pozzi


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