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Pediatria

Dove i bambini con tumore possono guarire giocando

pubblicato il 13-03-2013
aggiornato il 13-02-2017

Con la terapia ricreativa, fatta di giochi, attività artistiche e interazioni, i piccoli reagiscono meglio alle cure. Un modello, Dynamo Camp, in una bellissima oasi toscana

Dove i bambini con tumore possono guarire giocando

 

Con la terapia ricreativa, fatta di giochi, attività artistiche e interazioni, i piccoli reagiscono meglio alle cure. Un modello, Dynamo Camp, in una bellissima oasi toscana

Si chiama terapia ricreativa e si basa sul principio che un sorriso e il buonumore aiutano ad affrontare meglio tutte le difficoltà della vita, anche la malattia.  e niente più del gioco può far sorridere un bambino. A quelli colpiti da patologie oncologiche, ematologiche croniche o altre malattie gravi la terapia ricreativa offre stimoli essenziali attraverso il gioco e attività di svago per stimolare l’organismo a ricevere e reagire positivamente alle cure farmacologiche. E’ la consapevolezza di essere malato, a cui si associano depressione e frustrazione per i lunghi cicli di terapia farmacologica e i periodi di ospedalizzazione, a indebolire il piccolo paziente: dipingere, recitare, andare a cavallo e, anche, stringere nuove amicizie, consente al bambino di non sentirsi ‘ghettizzato’ a causa del proprio stato di salute e di riappropriarsi un’infanzia messa da parte dalla malattia. Molte evidenze cliniche dimostrano che i bambini in tenera età sono più reattivi alle cure e hanno una maggiore probabilità di remissione completa dal tumore sia fisica che psicologica rispetto agli adolescenti, proprio perchè drammatizzano meno la malattia per una minore consapevolezza del proprio stato.

MODELLO ITALIANO - Primo modello in Italia dove la terapia ricreativa è una pratica clinica è Dynamo Camp, 900 ettari in un’oasi affiliata WWF a Limestre, in provincia di Pistoia, avviato nel 2007, che fino al 2012 ha ospitato 1065 bambini dai 6 ai 17 anni e 149 famiglie. Qui i bambini, ma anche i genitori o i fratelli che partecipano a uno dei 17 programmi ideati presso il campo-vacanze, per un weekend o per una settimana, si cimentano in attività all’aria aperta, laboratori artistici e altre attività di svago dalle 7.45 alle 22 di ogni giorno. Senza dimenticarsi delle terapie ma prendendosi una vacanza dalla propria malattia. Nato su ispirazione americana, dall’associazione SeriousFun Children’s Network voluta dal Paul Newman vent’anni fa e che ha fatto il giro del mondo, il Dynamo Camp italiano si regge su una rete di collaborazione con 67 ospedali e 55 associazioni di pazienti in Italia e all’estero e sulla passione dei 606 volontari che organizzano le attività ricreative. Per questo progetto articolato si spendono 3 milioni di euro all’anno, interamente finanziati da privati. 

BIOLOGIA DEL DIVERTIMENTO – La ricerca medica da tempo ha rilevato che lo svago influenza direttamente i livelli di alcuni ormoni dell’organismo. Divertirsi diminuisce lo stress e le alte concentrazioni dell’ormone ad esso associato, il cortisolo, favorendo un miglioramento delle difese immunitarie e una maggiore produzione di beta-endorfine, molecole dall’effetto analgesico e immunostimolante. Inoltre si riduce l’attività delle catecolamine con un conseguente miglioramento di altri parametri fisiologici come la pressione, la frequenza cardiaca e il battito respiratorio. Ogni anno in Italia oltre 10 mila bambini e adolescenti si ammalano di patologie gravi o croniche e i tumori dell’infanzia sono circa l’1-2% di tutte le neoplasie. Grazie a un approccio medico più completo che considera il bambino non un ‘piccolo paziente’ ma un paziente con esigenze diverse rispetto all’adulto, oggi più del 70% dei tumori in generale e il 90% delle leucemie in pediatria possono essere guariti, stando ai dati AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica). Non esistono dati validi scientificamente secondo cui la terapia ricreativa faccia guarire di più i bambini ma le esperienze e le evidenze cliniche confermano che attraverso il gioco il paziente pediatrico sopporta meglio le cure farmacologiche e torna a credere in una normalità, nel ritorno a scuola e nel sentirsi di nuovo un bambino.

Cinzia Pozzi


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