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Pediatria

Per i test neonatali ci sono regioni virtuose e meno virtuose

pubblicato il 08-02-2012

La regione Lombardia annuncia che diventa obbligatorio il test audiologico per tutti i neonati. E questa è una buona notizia. Ma la cattiva notizia è scoprire per l’occasione che sono soltanto 7 le regioni italiane dove questa misura è stata presa. Sono decenni che si chiede che questo basilare test diventi un diritto per tutti, e siamo ancora fermi soltanto a 7.

Per i test neonatali ci sono regioni virtuose e meno virtuose

La regione Lombardia annuncia che diventa obbligatorio il test audiologico per tutti i neonati. E questa è una buona notizia. Ma la cattiva notizia è scoprire per l’occasione che sono soltanto 7 le regioni italiane dove questa misura è stata presa. Sono decenni che si chiede che questo basilare test diventi un diritto per tutti, e siamo ancora fermi soltanto a 7.


Recentemente Bruno Dalla Piccola, come presidente di Orphanet, la rete italiana che si occupa di malattie rare, ha lanciato un appello perché sia esteso a tutti lo screening per le malattie metaboliche ereditarie. Anche qui la cattiva notizia è che lo screening neonatale è regolamentato per legge solamente per quattro malattie (la fenilchetonuria, l' ipotiroidismo congenito, la fibrosi cistica, la galattosemia);  il resto delle malattie indagate rimane a discrezione della regione o su iniziativa degli ospedali che attuano progetti pilota. Solamente in due regioni (Toscana e Umbria) l’esame di screening copre 47 diverse malattie metaboliche.

Siamo ancora all’Italia dei campanili, all’Italia a macchie di leopardo. Ma non è per niente folcloristico il fatto che il destino di un bambino (e dei suoi genitori) continui a dipendere dal luogo in cui nasce. C’è la devolution, è vero, l’autonomia regionale nella gestione della sanità. Ma esistono anche i Lea, (Livelli Essenziali Assistenza) cioè le prestazioni che devono essere garantite a tutti in tutta Italia. E viene da chiedersi perché i test neonatali, che permetterebbero di affrontare per tempo la sordità o tante malattie gravi, non debbano essere considerati Livelli essenziali di assistenza, come tutti gli esami di diagnosi precoce che abbiano un fondamento scientificamente riconosciuto.
 

Oggi poi c’è un argomento in più che dovrebbe spingere a estendere il più possibile l’adozione di ampi screening neonatali: il risparmio, secondo molti studi, che deriverebbe al Servizio sanitario nazionale, potendo giocare d’anticipo contro molte malattie. Grazie anche al fatto che il costo dei test, una volta proibitivo, si è ormai molto abbassato. Se non basta il richiamo al diritto alla salute, l’argomento economico, che oggi sembra far da guida a tutte le scelte di politica sanitaria e non, può essere uno stimolo a uniformare tutto il Paese al modello delle regioni più virtuose. 

 

 

 

L'autore:

Riccardo Renzi, milanese, 63 anni, è laureato in storia, ma ha fatto il giornalista e si è specializzato in divulgazione medico-scientifica. Nel campo della salute, ha diretto i mensili Salve e Insieme ed è stato tra i fondatori del Corriere Salute, l’inserto di medicina del Corriere della Sera, che poi ha diretto dal 2000 al 2010, cercando soprattutto di essere un “mediatore” tra medici e pazienti. Ma più dalla parte dei pazienti.

 

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L'impaziente:

Questo spazio non vuol essere “uno sportello reclami” generico, perché siamo convinti che gli episodi della cosiddetta “malasanità” siano di gran lunga inferiori a una situazione di buona sanità. L’Impaziente vuole invece dare indicazioni e sollecitare iniziative che servano a migliorare il servizio sanitario e a questo fine invitiamo tutti a mandare segnalazioni che siano utili ad un approfondimento.

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