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Pediatria

Prendersi cura dei bambini degli altri. Ecco il vaccino contro la guerra

pubblicato il 12-12-2011
aggiornato il 18-01-2017

Di 10 milioni di bambini che muoiono ogni anno, 3 milioni potrebbero salvarsi se solo avessero accesso ai vaccini. E l'allarme lanciato da Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale

Prendersi cura dei bambini degli altri. Ecco il vaccino contro la guerra

Di 10 milioni di bambini che muoiono ogni anno, 3 potrebbero salvarsi se solo avessero accesso ai vaccini. E’ l’allarme lanciato da Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale

Cos’hanno a che fare la guerra e la pace con la lotta alle grandi malattie infettive? Molto, secondo Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e docente di Patologia generale all’università degli studi di Milano, che intervenendo alla Conferenza mondiale Science for Peace ha ricordato una realtà fatta di «ponti grandi e piccoli, di grandi miracoli e grandi scandali».

E’ il nostro stesso sistema immunitario che parla di conflitti da risolvere, osserva Mantovani: «Noi sopravviviamo in ambiente microbico grazie al fatto che abbiamo un sistema immunitario, un sistema complesso che possiamo paragonare a un’orchestra: se funziona, ci regala armonia con noi stessi e con il mondo».

Ed è in quest’ambito affascinante (al quale anche quest’anno i Nobel hanno reso onore) che la medicina ha compiuto alcuni dei suoi «miracoli». «L’ultima epidemia di vaiolo, con il 70-80% di mortalità, oggi neppure ce la ricordiamo. Quasi non ci ricordiamo cosa sono i morti per difterite, né i bambini storpi per la poliomielite». Ma non tutti al mondo hanno potuto beneficiare di tale miracolo, che invece, denuncia Alberto Mantovani, porta con sé «un grande scandalo:  di 10 milioni di bambini che muoiono ogni anno, 3 milioni potrebbero salvarsi se solo avessero accesso ai vaccini».

I numeri sono palesi: nei paesi poveri, i decessi di bambini sotto ai 5 anni sono dovuti per il 20% a polmonite, per il 18% a diarrea, 11% a malaria, 2% a morbillo. «Una scandalosa ecatombe» insiste Mantovani. I vaccini che vengono ordinariamente somministrati ai bambini che hanno la fortuna di nascere nella parte giusta del mondo potrebbero ribaltare questo quadro: «Calcoliamo 700mila morti premature dovute a pneumococco, bambini che muoiono perché non accedono a un vaccino efficace e disegnato appositamente per loro, 4-500mila per rotavirus. I morti per febbre tifoide non riusciamo a contarli, si stimano da 200 a 700mila decessi».

E in questo scenario dove sta la pace? Nella costruzione di ponti, grandi e piccoli, come ama definirli Alberto Mantovani. A partire dal progetto Gavi, Global Alliance for Vaccines and Immunisation, che da 10 anni coinvolge grandi organizzazioni della società civile, la Banca Mondiale, rappresentanti dei paesi poveri e dei paesi industrializzati e industrie per accelerare l’uso di vaccini nuovi e/o sottoutilizzati e rafforzare le condizioni per farli arrivare a chi ne ha bisogno.  Fra le campagne più recenti , quella per la vaccinazione contro il papilloma virus umano (Hpv) ( «Per la prima volta la scienza ha delle risposte per chi porta sulle spalle l’80% del carico di malattia nel mondo, ovvero le donne» dice Mantovani) e un piano per vaccinare, entro il 2015, 588 milioni di bambini contro la rosolia.

Ma ci sono anche tante storie di piccoli ponti, progetti in Paesi dove le difficoltà maggiori stanno in quello che Alberto Mantovani chiama «ultimo miglio». In  molti Paesi poveri i vaccini non arrivano alla gente, per ostacoli come il rifornimento e la conservazione dei vaccini, le barriere fisiche e culturali, la situazione sociopolitica. Eppure anche là, in Niger come in Bangladesh, «ci sono i genitori che fanno chilometri a piedi per portare i loro figli negli ambulatori, i medici che lavorano con dedizione, tutte persone che corrono quell’ultimo miglio di cui abbiamo un disperato bisogno» ricorda Mantovani.

Fra i miracoli della medicina c’è anche quello di trasformare la scienza in divisa militare in scienza di pace. E’ ciò che accade con la ricerca sulla malaria, malattia che infetta 250 milioni di persone, ne uccide un milione, perlopiù bambini, e ne minaccia 2 miliardi e mezzo. «Per la prima volta nella storia abbiamo speranze – osserva Mantovani - da nuovi vaccini, nati da ricerche volute dall’esercito statunitense per proteggere i suoi soldati, e da nuovi farmaci derivati dalla medicina tradizionale cinese e dall’artemisia, oggi pilastri della terapia antimalarica, che arrivano da studi avviati nel 1967 per sostenere i soldati vietnamiti nella guerra del Vietnam (e quest’anno Tu Youyou, la scienziata cinese artefice principale della scoperta, ha ricevuto il prestigioso Lasker Award proprio negli Usa)».

Un’altra storia è quella di Eitan Keren, un medico che da anni si dedica ai bambini malati in situazioni di conflitto e che ha condotto importanti ricerche sulla fibrosi cistica, aprendo un centro d’avanguardia a Gaza. Keren ha preso una massima dell’ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter («Non impareremo a vivere insieme in pace continuando a uccidere gli uni i bambini degli altri») e ha ribaltato la questione: «Possiamo vivere insieme in pace, se ci prendiamo cura gli uni dei bambini degli altri».

Donatella Barus


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