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Automedicazione

I farmaci di automedicazione

I farmaci di automedicazione

CHE COSA SONO?

I farmaci di automedicazione, o farmaci da banco, o OTC (dall’inglese “over the counter” ovvero “sopra il banco”, perché in farmacia sono a portata di mano sul banco di vendita) comprendono le specialità medicinali che possono essere vendute liberamente in farmacia senza ricetta medica, e per i quali è ammessa la pubblicità al pubblico attraverso i mezzi di comunicazione.

Si tratta di medicinali concepiti per essere utilizzati anche senza l’intervento del medico, e indicati per la cura di quei disturbi minori, facilmente riconoscibili dai pazienti per comune esperienza, e generalmente risolvibili con terapie di breve durata.

CHE COSA CURANO?

I disturbi che possiamo trattare con i farmaci da automedicazione sono semplici e ben gestibili: quelli per i quali abbiamo già sentito una volta il parere del medico e non ci sono circostanze aggiuntive per cui occorre interpellarlo di nuovo; oppure i disagi evidentemente innocui, senza complicazioni; o i sintomi che abbiamo imparato a riconoscere con l’esperienza.

Ne sono un esempio i tipici malanni stagionali o i sintomi influenzali, tra cui raffreddori, tosse, i normali mal di gola, ma anche una puntura d’insetto, un episodio di stitichezza, un problema digestivo. Cioè problemi non collegati ad altre patologie più serie, e sui quali abbiamo già consultato il medico in passato.

Ecco una breve lista dei possibili bersagli di questo genere di farmaci: Leggera cefalea, Dolori in genere, Iperacidità di stomaco, Digestione lenta, Aerofagia, Stitichezza, Punture di insetti, Scottature solari, Seborrea, Calli, Dolori mestruali e premestruali, Mal di schiena, Lieve insufficienza venosa, Emorroidi, Affaticamento visivo, Stomatiti, Raffreddore, Tosse, Mal di gola, Catarro, Influenza, Riniti.

NO ALL’AUTOPRESCRIZIONE

Gli specialisti dicono: automedicazione sì; no, invece, all’autoprescrizione. Alla cattiva abitudine, cioè, di ricorrere di testa propria a un farmaco che può essere assunto soltanto con la ricetta ma che giace nell’armadietto casalingo dei medicinali, perché acquistato su prescrizione del medico in una precedente occasione.

NO ALLE SCORTE VECCHIE

Sfruttare le scorte rimaste, per evitare di tornare in ambulatorio se il disturbo si ripresenta, è un comportamento pericoloso, perché se le autorità sanitarie hanno stabilito che una certa medicina dev’essere usata sotto la supervisione del medico curante, vuol dire che non ci sono garanzie che permettono il “fai da te”.

DIPENDENZA

Le reazioni indesiderate sono sempre dietro l’angolo. Si prenda il caso della celebre famiglia dei tranquillanti, per il trattamento degli stati ansiosi e dell’insonnia (si calcola che siano 8-10 milioni gli italiani che li consumano saltuariamente). Provocano dipendenza fisica e psicologica, tolleranza (che significa: necessità di aumentare la dose per sentirne gli effetti) e crisi d’astinenza.

Chi da lungo tempo ricorre alle pillole tranquillanti e autonomamente smette di prenderle di punto in bianco, finisce per soffrire di ansia, insonnia, irritabilità, palpitazioni, tremori e sudorazione...

L’insonnia diventa paradossalmente uno strascico stabile del sonnifero. I malesseri scompaiono e il sonno ritorna solo con una nuova dose del farmaco (proprio come avviene con le vere e proprie droghe).

L’interruzione della cura con queste medicine deve avvenire sempre in modo graduale. Ma l’esempio è illuminante: se automedicazione significa curarsi senza consultare il medico, ciò non significa che possiamo far tutto da soli. Certe leggerezze potrebbero guastare la salute.

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