Nell’immaginario collettivo, le persone affette da autismo vengono definite fredde e poco empatiche. Ovvero: incapaci di immedesimarsi e comprendere le emozioni degli altri. Ma si tratta di un giudizio approssimativo, che nasce dall’enfatizzazione di alcune caratteristiche della malattia: il deficit di comunicazione interpersonale e la presenza di movimenti ripetitivi e senza finalità. Meglio fare un passo indietro, dunque, anche perché la reazione delle persone autistiche in una situazione di «dilemma morale» non risulta così diversa da quella della popolazione generale
COME SI REAGISCE DI FRONTE AL «BIVIO»?
Nella giornata mondiale dedicata alla consapevolezza sull’autismo, il dato emerge da uno studio pubblicato su Scientific Reports da un gruppo di ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste e dell’Università di Vienna. Gli autori hanno sottoposto alcune persone autistiche «ad alto funzionamento» (con un quoziente di intelligenza elevato) a dei «dilemmi morali», ovvero delle situazioni ipotetiche in cui il protagonista è chiamato a prendere una decisione che potrà salvare la vita di qualcuno, sacrificando però quella di altri. In questi frangenti si può decidere oppure astenersi, finendo comunque per provocare numerose morti virtuali. Da precedenti ricerche s’è visto che un atteggiamento puramente razionale prevede la scelta dell’azione volontaria (utilitaristica), mentre una reazione empatica impedisce quasi sempre di scegliere di uccidere volontariamente.







