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Neuroscienze
Serena Zoli
pubblicato il 28-03-2024

Un antinfiammatorio contro la depressione



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Si studia una nuova via per combattere la depressione resistente alle terapie classiche. Il controllo degli stati infiammatori potrebbe far parte in futuro di una psichiatria di precisione

Un antinfiammatorio contro la depressione

Un antinfiammatorio per combattere la depressione? Siamo del tutto fuori dalla terapia classica che si articola tra i vari neurotrasmettitori cerebrali serotonina, dopamina, noradrenalina… Un approccio da una direzione nuova, perché sono soltanto pochi anni che si parla di infiammazione all’origine dell’umor nero. E il tentativo è stato compiuto perché con gli antidepressivi consueti accade che circa un terzo dei malati di depressione maggiore o di depressione bipolare non trovi piena remissione dei sintomi oppure subisca varie ricadute.

 

DEPRESSIONE MAGGIORE E DEPRESSIONE BIPOLARE

Dosi molto basse di interleukina 2 sono state somministrate a una parte di 36 pazienti prescelti per l’esperimento, mentre alla restante parte sono stati somministrati dei placebo. I malati soffrivano di depressione maggiore o bipolare. E la risposta antidepressiva c’è stata, anche in alcuni dimostratisi resistenti alla normale terapia. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Brain Behavior and Immunity, è stato guidato dal professor Francesco Benedetti, responsabile dell’Unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia clinica all’Ospedale San Raffaele.

 

L’IMPATTO DEGLI STATI INFIAMMATORI

«È noto che dal 30 al 50 per cento delle persone con disturbi dell’umore presenta uno stato infiammatorio clinicamente identificabile – spiega il professor Benedetti. – Un’infiammazione che coinvolge l’intero organismo, se la depressione è resistente. Avviene così che questi pazienti si ammalino più spesso di malattie infettive e di malattie autoimmuni». L’interleukina 2 è una molecola normalmente presente nell’organismo, con funzioni di immunomodulazione, in grado di influenzare l’attività dei linfociti T stimolando la produzione di nuove cellule, una crescita che ha dimostrato un’efficacia anti-infiammatoria in altre patologie autoimmuni ed è già in uso sul mercato, benché in formulazioni diverse dalle microdosi impiegate in questo studio.

 

SIAMO ALLA «IMMUNOPSICHIATRIA»

Dichiara ancora Francesco Benedetti: «Il nostro trattamento per rafforzare il sistema immunitario, e in particolare le cellule T, può essere un modo efficace per correggere le anomalie immuno-infiammatorie associate ai disturbi dell’umore e, al tempo stesso, potenziare la risposta antidepressiva». Siamo alla immunopsichiatria, un altro settore della medicina che si apre alla immunoterapia portata ai traguardi più avanzati dall’oncologia, dentro la “medicina di precisione”. Su questo versante l’auspicio del professor Benedetti è che si riescano ad ottenere esami sullo stato di infiammazione di una persona così da poter decidere a priori se partire subito con un antinfiammatorio contro la depressione o se i consueti antidepressivi saranno efficaci. Una psichiatria personalizzata. 

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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