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Oncologia
Serena Zoli
pubblicato il 16-04-2024

Carne rossa e tumori del colon: anche la genetica conta



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Il consumo elevato di carni rosse e salumi aumenta le probabilità di un cancro colon-rettale. Una ricerca identifica varianti genetiche associate ad un rischio aumentato

Carne rossa e tumori del colon: anche la genetica conta

Si sa che a mangiare molta carne rossa o carne lavorata si aumenta il rischio di sviluppare un tumore colorettale. Molti studi hanno sostenuto questa associazione che poi differisce per sesso, età, popolazione e quantità di carne rossa consumata. Ora una ricerca, cui hanno collaborato vari centri nel mondo, ha identificato due marcatori genetici associati a un incremento di probabilità della malattia nelle persone portatrici che consumano carne rossa e carne processata (salumi, insaccati). Vasto il gruppo su cui è stata condotta l’indagine: quasi 30.000 malati di cancro colon-rettale e quasi 40.000  persone senza cancro. La ricerca è stata guidata dalla Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud (Usa) e pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.

 

AUMENTO RISCHIO DEL 30 E 40 PER CENTO

I due biomarcatori individuati dai ricercatori sono due varianti dei geni Has2 e Smad7 e aumenterebbero il rischio di sviluppare un tumore colon-rettale del 30 per cento in caso di alto consumo di carne rossa e del 40 per cento in caso di alto consumo di carne processata, nelle persone che ne sono portatrici rispetto a chi invece non lo è. Per carne rossa si intendono manzo, maiale, agnello, per carne lavorata salumi e insaccati. 

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ECCO COME LA CARNE ROSSA AUMENTA IL RISCHIO DI TUMORE

La professoressa Monica Miozzo, ordinaria di Genetica medica all’Università di Milano, spiega perché la carne processata genera un maggior rischio di tumore colon-rettale: «Il consumo di carne rossa può portare alla formazione di composti N-nitroso nel colon. Questi composti sono noti per le loro proprietà cancerogene. La loro formazione può essere influenzata dalla presenza di ferro eme nella carne rossa, che agisce come catalizzatore nelle reazioni di nitrosazione. Inoltre, quando la carne viene cotta a temperature elevate, come durante la grigliatura o la frittura, si possono formare amine eterocicliche (Hca) e idrocarburi aromatici policiclici (Pah). Questi composti possono indurre mutazioni nel Dna e contribuire quindi allo sviluppo del cancro. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che il consumo di carne rossa può influenzare la composizione del microbioma intestinale associata a rischio aumentato di infiammazione, contribuendo così al rischio di cancro al colon.».

 

L'EFFETTO DELLE CARNI PROCESSATE

Continua la professoressa Miozzo: «Le carni processate invece sono state classificate come cancerogene per l'uomo (Gruppo 1) dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc); uno dei meccanismi patogenetici è riferibile ai Composti N-nitroso: le carni processate spesso contengono nitriti e nitrati aggiunti come conservanti. Nel colon, questi possono convertirsi in composti N-nitroso che sono cancerogeni».

 

UNA META-ANALISI DI 27 STUDI

Sullo studio californiano, una meta-analisi di 27 ricerche, la professoressa avverte: «Attenti a interpretare correttamente le percentuali. Non significa che il 30 o il 40 per cento di quanti mangiano grandi quantità di carne rossa e hanno i polimorfismi indicati nello studio nei geni Has2 e Smad7 svilupperanno il cancro, bensì i risultati definiscono un aumento del rischio calcolato su quello della popolazione generale. Ad esempio, se si partisse da un rischio del 5 per cento, tale rischio crescerà arrivando circa al 7 per cento».

 

GENI E AMBIENTE

Conclude la genetista Monica Miozzo: «Complessivamente lo studio evidenzia l'importanza dell'interazione gene-ambiente nel rischio di cancro colorettale e i dati suggeriscono che la suscettibilità genetica può modulare l'effetto del consumo di carne rossa sul rischio di sviluppare il cancro. Questo sottolinea l'importanza di considerare sia i fattori genetici che quelli ambientali/dietetici nella valutazione del rischio di cancro colorettale».

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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