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Pediatria
Caterina Fazion
pubblicato il 28-04-2022

Morbillo: coperture in calo e immunità di gruppo a rischio



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Il 95% di copertura vaccinale è il minimo indispensabile per eliminare il morbillo. Ma in Europa ci arrivano solo 6 paesi

Morbillo: coperture in calo e immunità di gruppo a rischio

A causa del Covid, il significato del parametro R0 non è più un mistero. Misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, indicando il numero medio di infezioni secondarie che ciascun individuo contagiato può determinare. Il morbillo è una delle malattie più contagiose, con un R0 compreso tra 12 e 18. Eppure stiamo rischiando un calo importante della copertura vaccinale e, di conseguenza, dell'immunità di gruppo.

L'eliminazione di questa patologia è possibile grazie alla presenza dei vaccini che, tuttavia, devono essere somministrati adeguatamente. Si stima che il 95% della popolazione debba essere vaccinata con due dosi di vaccino contro il morbillo per ottenere la protezione dell’intera popolazione e prevenire focolai. Una nuova ricerca, presentata a Lisbona al Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive, in corrispondenza della Settimana mondiale dell’Immunizzazione (24-30 aprile), suggerisce che l'attuale obiettivo di copertura vaccinale potrebbe non essere abbastanza. Per fornire alla popolazione l’immunità protettiva necessaria a ottenere e mantenere l'eliminazione del morbillo (immunità di gruppo o immunità di gregge), bisogna vaccinare di più.

 

LO STUDIO: QUANTO SI VACCINA IN EUROPA?

La revisione sistematica di 33 studi osservazionali ha esaminato, in 13 paesi, l’efficacia delle due dosi di vaccino contro il morbillo in oltre 7.000 partecipanti di età compresa tra 9 mesi e 23 anni. L'analisi ha stimato che l'efficacia media della doppia dose sia del 96,4% nella popolazione generale. Dunque, raggiungendo una copertura vaccinale del 95%, la popolazione che dovrebbe risultare immune per arrivare all’eliminazione del morbillo, ovvero il 91,5%, sarebbe appena soddisfatta.

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PERCHÉ SERVONO PIÙ VACCINI?

La copertura media delle vaccinazioni anti-morbillo in Europa raggiunge appena il 91% e solo sei paesi (Croazia, Ungheria, Islanda, Portogallo, Slovacchia e Svezia) riportano una copertura delle due dosi di vaccino contro il morbillo paro o superiore al 95%. «Solo con alte coperture vaccinali si può raggiungere la famosa immunità di gregge, che impedisce la circolazione dello stesso virus», chiarisce il dottor Rocco Russo, responsabile Tavolo tecnico vaccini della Società Italiana di Pediatria. «Con la prima dose di vaccino per il morbillo, circa un 5% di soggetti sarà non responder (ovvero non svilupperà anticorpi dopo la vaccinazione, ndr), ma questa percentuale può essere in parte recuperata con la seconda dose. Certo, nessun vaccino è efficace al 100% ma, raggiungendo alte coperture vaccinali con due dosi, anche con quella piccola percentuale di perdita di efficacia del vaccino (2-3%), l’immunità permanente che permette di evitare la diffusione dello stesso virus è garantita. Per questo il 95% è il minimo indispensabile da raggiungere, ma si punta a qualcosa di più».

 

DISTANZIAMENTO SOCIALE, BENEFICA ILLUSIONE

Negli ultimi due anni, nonostante la copertura media dell’Europa non raggiungesse il 95%, il numero di casi di morbillo segnalati è stato basso, probabilmente a causa delle misure di controllo per contenere il Covid-19. Prima della pandemia, quasi 90.000 casi di morbillo e 37 decessi sono stati segnalati in 48 dei 53 paesi della regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'Ucraina è stata particolarmente colpita, con più di 54.000 casi e 18 morti nei primi sei mesi del 2019. Inoltre, quattro paesi (Albania, Cechia, Grecia e Regno Unito) hanno perso il loro status di paese libero dal morbillo.

 

MORBILLO: LA SITUAZIONE ITALIANA

In Italia, invece, nell’anno precedente alla pandemia sono stati segnalati 1.605 casi di morbillo, mentre dal primo gennaio al 31 agosto 2021 solamente tre. «Mettendo in atto le misure di prevenzione per la diffusione del virus Sars CoV-2 – chiarisce Rocco Russo –, abbiamo evitato anche la diffusione di altri virus respiratori, come il morbillo. Questa, tuttavia, è una mezza sconfitta: non abbiamo risolto il problema ma, piuttosto, stiamo accumulando sacche di soggetti suscettibili che, se non sono vaccinati, nel momento in cui passerà la pandemia e si elimineranno le barriere di protezione per la diffusione del virus, potrebbero creare nuovi focolai».

 

LA COPERTURA VACCINALE IN ITALIA

In Italia, nel 2013, la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi superava il 90%, mentre nel 2016 si è ridotta di molto, arrivando all’87%. Questa preoccupante situazione ha portato all’entrata in vigore del decreto-legge sull’obbligo vaccinale nel giugno del 2017. Nel 2018, si è raggiunta la copertura vaccinale con prima dose, raccomandata a 24 mesi tramite vaccino tetravalente MPRV (morbillo-parotite-rosolia-varicella), del 93,22% e della seconda dose, raccomandata a 5 anni, dell’89,20%. La tendenza è in peggioramento: la copertura per la prima dose di vaccino contro il morbillo nel 2020 era pari al 91,79%, evidenziando una diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente. Nel 2020 solo Lazio, Toscana e Provincia Autonoma di Trento hanno raggiunto una copertura superiore al 95%, raccomandata dall’OMS, mentre Bolzano, Abruzzo, Basilicata e Calabria hanno registrato valori inferiori all’80%. Per quanto riguarda la seconda dose, invece, si è evidenziata una diminuzione dell’1,76% (85,82% nel 2020 rispetto all’87,58% nel 2019).

 

IMPORTANTI LE SECONDE DOSI

«Dopo il Covid è prevista una ripresa delle vaccinazioni – spiega il dottor Russo –, e non siamo distanti dall'immunità di gregge, ma il grosso problema lo abbiamo più che altro nella fascia adolescenziale dove la copertura arriva solo all'89%. La seconda dose è fondamentale: se ogni anno ci portiamo dietro un 5% di soggetti vaccinati solo con una dose che non risponde al vaccino, nel corso degli anni questi soggetti si accumulano e possono creare una coorte di non vaccinati che possono sviluppare e diffondere il virus».

 

LE PAURE DEI GENITORI

«Fortunatamente, i timori (infondati) riguardanti la correlazione tra vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia, la formulazione vaccinale proposta) e insorgenza dell'autismo, sono calati nel corso del tempo – racconta il dottor Rocco Russo –, ma i genitori presentano spesso perplessità di fronte a un qualunque intervento fatto su un soggetto sano. Con comunicazioni chiare e trasparenti, però, riusciamo a guidare i genitori verso scelte libere e consapevoli».

 

I VACCINI COVID E MPR VANNO DISTANZIATI?

In questo periodo, ai consueti vaccini, si è aggiunto anche quello per proteggersi dall’infezione del virus Sars-CoV-2, nei soggetti di età superiore ai 5 anni. «Dal punto di vista scientifico – prosegue Rocco Russo – non esistono particolari indicazioni per un intervallo di tempo da lasciar trascorrere tra la vaccinazione Covid e qualunque altro vaccino. Il buon senso, tuttavia, fa sì che venga data priorità alla malattia che ha maggior prevalenza, ovvero il Covid, e dopo una quindicina di giorni si può procedere con la vaccinazione anti-morbillo. Il genitore è ben disposto ad attendere qualche giorno, evitando la sovrapposizione di eventuali reazioni che sarebbe difficile attribuire all’uno o all'altro vaccino». 

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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