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Redazione
pubblicato il 05-10-2012

Con la ketamina via la depressione in un'ora?



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Indagini su una sostanza, spesso usata come droga, promette di poter sconfiggere l’umor nero patologico in brevissimo tempo. Un nuovo farmaco? «No, assolutamente, ma un buon apripista, piuttosto», dice il professor Stefano Pallanti

Con la ketamina via la depressione in un'ora?

Indagini su una sostanza, spesso usata come droga, promette di poter sconfiggere l’umor nero patologico in brevissimo tempo. Un nuovo farmaco? «No, assolutamente, ma un buon apripista, piuttosto», dice il professor Stefano Pallanti, «indica un nuovo approccio sia verso il male oscuro, sia, forse, le psicosi»

Era un nome solo per specialisti, è diventato un nome da cronaca giornalistica perché la sostanza cui si riferisce è stata adottata come “droga da strada”. A volte e in certe zone sostituendo la cocaina. Ma, come questa, la ketamina non è certo innocua e può procurare anche “sballi” permanenti.

LO STUDIO SCIENTIFICO - Ora è sotto indagine scientifica per un eventuale uso da “correttivo” degli antidepressivi in uso, i quali – di vecchia o di nuova e nuovissima generazione – cominciano ad agire in genere 2-3 settimane dopo l’inizio della cura. E’ un lasso di tempo lungo per chi soffre e in certi casi a rischio di gesti autolesionistici. Con la ketamina, invece, l’effetto antidepressivo si manifesterebbe dopo ore, non giorni. O anche solo dopo 40 minuti. Il dottor Carlos Zarate jr aveva già condotto qualche anno fa uno studio somministrando  la ketamina per via endovenosa a 18 pazienti malati di depressione maggiore resistente ai farmaci e dando ad altrettanti depressi un placebo. Il tono dell’umore si alzò nei primi 18 nel giro di due ore e durò fino a una settimana, cosa che non avvenne con il placebo.

Ora Zarate, del National Institute of Mental Health (Nimh), ha fatto la stessa  prova con 18 pazienti malati di depressione bipolare resistente ai farmaci. Ebbene nel giro di appena 40 minuti ha risposto alla ketamina il 71% dei malati, evidenziando anche un calo dei pensieri di suicidio, mentre il placebo ha avuto effetto sul 6%. Se ne può dedurre che la ketamina verrà prescritta per l’attacco iniziale alla depressione, uni e bipolare, in attesa che facciano effetto i veri antidepressivi? Carlos Zarate frena e dice che il suo studio «apre una strada per sviluppare la nuova generazione di terapie per la depressione radicalmente diverse da quelle esistenti oggi».

PER CURARE LE FASI ACUTE - Il professor Stefano Pallanti, docente di psichiatria all’Università di Firenze, chiarisce: «Lo studio americano, che conosco bene, è interessante come modello, perché ci dice che c’è un coinvolgimento del sistema glutammato, un neurotrasmettitore  eccitatorio e ci dice dunque che probabilmente questa attività eccitatoria può rivelarsi utile per curare le fasi acute o anche per trattare il primo episodio. Il contributo più importante è il far emergere ipotesi innovative sulla genesi della depressione. Si capisce che se tocco i recettori del glutammato posso deprimermi».

MA NON DEVE DIVENTARE UN FARMACO - Quindi non più solo serotonina e dopamina coinvolte per il tono dell’umore, si apre un nuovo scenario. E qui la ketamina potrebbe essere il farmaco di punta? «No, nuesto sì, conta. Non credo proprio che la ketamina diventerà un farmacNNon credo proprio che la ketamina diventerà un farmaco. Tra l’altro potenzialmente può dare dipendenza. I ragazzi l’hanno scoperta come droga, per avere lo sballo, ma anche i pazienti di Carlos Zarate oltre a star meglio mostravano come una lieve ebbrezza, un lieve star sopra le righe…No, no, l’importante degli studi sulla ketamina è l’indicare vie nuove di ricerca e suggerire anche l’ipotesi di ricorrere a sostanze diverse sia nelle diverse fasi di evoluzione del disturbo depressivo sia nelle diverse fasi della terapia. Lo studio, inoltre, potrebbe estendersi anche alle psicosi. Dunque, c’è materia interessante da indagare».

Serena Zoli


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