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Cardiologia
Fabio Di Todaro
pubblicato il 02-12-2015

Cinque minuti per scoprire se hai un infarto


Tag:

infarto

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Oggi è possibile compiere diagnosi più precise senza attendere a lungo. Un’opportunità per i pazienti che permette anche di non ingolfare i pronto soccorsi

Cinque minuti per scoprire se hai un infarto

Fa paura, soprattutto per le potenziali conseguenze. Il dolore toracico è una delle “spie” dell’infarto del miocardio, responsabile di oltre trentamila morti all’anno in Italia e per questo rappresenta una delle più frequenti cause di accesso in pronto soccorso. Le stime, però, dicono che tra i pazienti che lo lamentano, non più di due su dieci sono vittime di una sindrome coronarica acuta. Ecco perché compiere una diagnosi corretta in breve tempo permette di tranquillizzare il paziente senza “ingolfare” un ospedale.

 

COME AVVIENE LA DIAGNOSI

Oltre che sulla valutazione dei segni clinici, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio della troponina, una proteina rilasciata dal muscolo e riconosciuta come marker della malattia (nelle vittime di infarto i suoi valori sono più alti), e sull’esito dell’elettrocardiogramma. I medici richiedono il dosaggio della troponina nel momento dell’ammissione in pronto soccorso e la ripetizione del test nelle successive sei ore. Questo perché i suoi valori, sebbene predittivi se riscontrati in un paziente con dolore toracico, si innalzano 4-6 ore dopo l’evento. Da qui il rischio di non poter formulare una diagnosi corretta in tempi rapidi né di poter escludere un infarto alle porte nei pazienti che giungono in pronto soccorso e lamentano un dolore toracico, senza che siano vittime di un infarto.

 

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COME AVERE MAGGIORE SENSIBILITA'

Ecco perché dosare il marcatore nel giro di pochi minuti può aiutare i pazienti a escludere il peggio e gli specialisti a gestire al meglio le esigenze di un pronto soccorso. Obiettivo alla portata, stando a quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet. I ricercatori hanno dimostrato che l'esame riconosce due persone su tre di quelle che - giunte in ospedale con dolore toracico acuto - non hanno in atto un infarto né sono a rischio di averlo nei successivi trenta giorni. «Se all’arrivo al pronto soccorso del paziente con dolore toracico questa troponina è negativa e con un valore molto basso, inferiore a cinque nanogrammi per litro, il paziente può essere mandato a casa, evitando il ricovero», afferma Salvatore Di Somma, direttore dell’unità operativa di medicina d’urgenza e pronto soccorso all’ospedale Sant’Andrea di Roma. «Con un livello di troponina selezionato nel 99,6% dei casi si può escludere la necessità di ricovero di questi pazienti», gli fa eco Mario Plebani, ordinario di biochimica clinica all’Università di Padova.

 

UN’OPPORTUNITA' SOPRATTUTTO PER LE DONNE

Dallo studio emerge come su cento pazienti che si presentano al pronto soccorso con un dolore cardiaco sospetto, soltanto il 16% ha un infarto del miocardio. Secondo gli esperti la distribuzione di questi test - già in uso da diversi mesi in 175 degli 844 reparti di pronto soccorso sparsi lungo la Penisola - potrebbe snellire la gestione dei nuovi ingressi e tranquillizzare tutti quei pazienti che sospettano di avere un infarto, pur senza esserne vittime. L’approccio s’è rivelato efficace tanto tra gli uomini quanto tra le signore, meno colpite dall’infarto ma più esposte alle sue conseguenze letali. I sintomi dell’attacco cardiaco tra le donne sono vaghi e aspecifici e possono portare a confonderlo con una banale influenza o con disturbi gastroesofagei, senza che venga interpellato uno specialista. Basteranno cinque minuti, d’ora in poi, per decidere se sia necessario intervenire o meno.

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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