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Alimentazione
Caterina Fazion
pubblicato il 27-02-2024

Vino dealcolato: tra possibilità e limiti


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Che cos’è il vino dealcolato? Come si produce? Che gusto ha? Ecco cosa sappiamo finora sul vino a ridotto, o nullo, contenuto di alcol

Vino dealcolato: tra possibilità e limiti

Gustare del vino senza avere gli effetti negativi dell’alcol sembrerebbe possibile grazie al vino dealcolato, un prodotto a ridotto, o nullo, contenuto di etanolo. Ma di cosa si tratta esattamente? Il gusto del vino dealcolato è davvero simile a quello del vino normale? Quali sono i limiti e le possibilità legati al suo consumo? Ne abbiamo parlato con Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi.

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COME SI OTTIENE?

In Italia, perché un prodotto possa essere chiamato 'vino' deve presentare una gradazione alcolica di almeno il 9%, salvo alcune eccezioni legate a denominazioni particolari. Il vino dealcolato, o per meglio dire dealcolizzato, come definito secondo la Direttiva Europea 2021/2117, ha un tasso di alcol non superiore a 0,5% vol., mentre il “vino parzialmente dealcolizzato” ha un tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%. È proprio la direttiva UE a stabilire regole e standard per la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati nell'Unione Europea. Queste norme sono volte a tutelare i consumatori grazie a standard produttivi sicuri e trasparenti, e ad etichette chiare che permettano alle persone di sapere cosa stanno acquistando e consumando.

«Il vino dealcolato, che può essere totalmente o parzialmente analcolico, si ottiene a partire da un vino reale – spiega Elena Dogliotti –, ed i metodi più comuni per togliere l’alcol sono la distillazione sottovuoto e l’osmosi inversa. Da non confondere con bevande, spesso fermentate, che cercano di ricordare alcuni sapori del vino, ma sono prodotte a partire da materie prime completamente diverse. In questo caso la gradazione alcolica, seppur minima, è comunque presente per via della fermentazione degli zuccheri».

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IL GUSTO SI MANTIENE?

Il gusto del vino dealcolato può essere più o meno simile a quello del vino normale, anche in base al processo produttivo e alla percezione sensoriale dei diversi soggetti che si troveranno ad assaggiarlo.

«Un aspetto positivo che riguarda la dealcolizzazione del vino è legata al fatto che la componente fenolica, ovvero i composti che sono associati a benefici per la salute, sono conservati – precisa la dottoressa Dogliotti –, mentre a perdersi è la composizione volatile, molto labile, che conferisce il tipico aroma e la palatabilità al prodotto».

La distillazione sottovuoto è un processo in due fasi che prevede il trasferimento del vino attraverso una colonna di distillazione a una temperatura di 30 °C per estrarre delicatamente i composti altamente volatili; questo processo viene ripetuto per rimuovere l'alcol. Sebbene veloce ed economica, questa tecnica non garantisce la massima qualità poiché alcuni composti attivi a livello aromatico evaporano con l'alcol. Per mitigare tale effetto, si può adottare l'impiego di una centrifuga operante sottovuoto per rimuovere i composti aromatici prima della distillazione e successivamente reintegrarli al vino una volta completata l'operazione. Un concetto simile è impiegato nell'osmosi inversa, dove, attraverso una membrana, i composti aromatici e fenolici vengono filtrati prima di rimuovere l'alcol per distillazione e successivamente reintegrati. Aggiustare il dosaggio degli zuccheri e l'acidità del prodotto permette di ottenere una sensazione avvolgente simile a quella conferita dall'alcool.

 

I RISCHI LEGATI AGLI ADDITIVI

L'alcol gioca un ruolo importante per fornire il gusto e creare in bocca quella piacevole sensazione, pertanto la sua rimozione può influenzare il profilo sensoriale complessivo del vino.

«Per compensare la perdita di alcol e avvicinarsi al gusto del vino normale – riflette Elena Dogliotti –, c’è il rischio che i produttori di vino dealcolato possano aggiungere zuccheri, aromi artificiali, stabilizzanti o altri additivi che potrebbero essere dannosi per la salute. Per questo è sempre bene leggere attentamente l'etichetta del prodotto e, per mantenere uno stile di vita sano, è importante non abusare di queste bevande anche se non contengono etanolo».

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QUALI SONO I BENEFICI?

Ad ogni modo i vini dealcolati rappresentano una valida alternativa alle classiche bevande analcoliche occasionali come sode e cole, per andare incontro alle esigenze di chi non può o non vuole bere, per ragione fisiche, culturali o personali, come i giovani, donne incinte, guidatori o astemi.

«L’idea è quella di creare delle alternative di convivialità caratterizzate da gusti differenti che, allo stesso modo dei vini, potrebbero essere consumati durante i pasti e abbinati a piatti diversi», spiega la Dogliotti. «Il vantaggio principale per gli assidui consumatori della bevanda tradizionale è sicuramente legato all’assenza, o alla netta riduzione di alcol, sostanza tossica e cancerogena, determinando benefici in termini di salute e riduzione potenziale degli incidenti stradali. Certo, la tradizione della produzione vinicola potrebbe trovarsi ad osteggiare la produzione di queste bevande perché a livello tradizionale, almeno teoricamente, i vini di qualità dovrebbero essere fatti solamente con materie prime naturali sfruttando la semplice fermentazione alcolica senza aggiunte, cosa che per la produzione del vino dealcolato non è possibile».

 

NON È UN VIA LIBERA

Non bisogna dimenticare che, a meno che non si parli di vini completamente analcolici, la presenza di alcol, seppur ridotta, resta, e con essa anche i rischi correlati che sono i medesimi di altre bevande alcoliche al di sotto del 9% di gradazione alcolica, come ad esempio la birra.

«Il rischio potrebbe essere che, essendoci un quantitativo di alcol minore – riflette Elena Dogliotti – le persone siano portate ad aumentarne il consumo e di conseguenza ad essere maggiormente esposti ai rischi alcol correlati. Non dimentichiamo inoltre che tutto ciò che non è acqua andrebbe consumato con attenzione e moderazione: anche nel caso in cui l’alcol sia totalmente assente, infatti, le bevande prodotte a partire dal vino potrebbero apportare calorie, zuccheri, eventuali additivi per ricreare la sensazione della palatabilità e diminuire il rischio di contaminazione. L’assenza di alcol, infatti, espone il prodotto a maggior rischio di contaminazione microbica, aspetto che porterebbe i produttori ad aggiungere conservanti, soprattutto se l’imbottigliamento avviene in un luogo diverso rispetto alla dealcolazione. Per le donne incinte, in allattamento o in generale per persone con problemi di salute per cui ne sia sconsigliata l’assunzione, il consumo di alcol dovrebbe comunque essere pari a zero per cui anche i vini dealcolizzati, a meno che non siano totalmente privi di alcol, vanno evitatati in ogni caso».

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OCCHIO AI GIOVANI

Se in altri paesi come Francia, Germania e Spagna la produzione e il consumo di vini dealcolati è più diffusa, l’Italia sta iniziando solo ora ad aumentarne la conoscenza, la produzione e l’utilizzo. Per questo solo il tempo ci dirà se e quali saranno gli effetti sulla salute e sulle abitudini legate alla diffusione dei vini dealcolati, anche per quanto riguarda i più giovani.

«È essenziale che anche i minori siano consapevoli dei rischi legati all'assunzione di prodotti che imitano le bevande alcoliche, anche se il loro contenuto di alcol è ridotto o nullo», conclude Elena Dogliotti. «Questi prodotti, infatti, potrebbero indurre i giovani ad avvicinarsi al mondo dell'alcol in età ancora più precoce di quanto già non avvenga. Lasciare ad esempio che i più piccoli pasteggino con pizza e birra analcolica non è certo raccomandato. Dall’altro lato, però, l'opportunità di informare i giovani sul consumo consapevole e responsabile del vino per promuovere una maggiore cultura alla salute non è da sottovalutare, e il dibattito a tal proposito è acceso. In ogni caso, è importante promuovere tutto ciò che contribuisce a diversificare l'alimentazione, cercando di mitigare gli aspetti negativi di alcuni prodotti senza enfatizzarne altri. Avere alternative è sempre positivo, tuttavia, anche i vini dealcolati, come tutti i prodotti alimentari, richiedono un approccio critico. È fondamentale leggere attentamente le etichette e valutare se tali prodotti possano effettivamente integrarsi in un regime alimentare sano, in base alle diverse età e necessità».

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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