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Se un tumore può renderci persone più belle

Ne «Il senso del tumore per la vita», il giornalista Paolo Colonnello racconta la malattia come un’opportunità. Perché dopo il cancro ci si può scoprire migliori

Se un tumore può renderci persone più belle

Il primo sentimento è la paura. L’ultimo è la speranza. Sbaglia chi considera «Il senso del tumore per la vita» (Centauria Editore) un libro triste, un racconto dall’epilogo scontato. D’altra parte se la lotta al cancro regala a cadenza costante notizie intrise di fiducia, l’evoluzione della vita di chi s’ammala non è più segnata. Ce lo insegna Paolo Colonnello, inviato del quotidiano «La Stampa», che mai prima di un anno e mezzo fa avrebbe pensato di trovarsi di fronte al male per antonomasia.


Sfogliando le pagine del suo libro, nato dall’idea di raccontare il decorso delle terapie su Facebook, si annusa lo spavento iniziale. Uno sgomento prevedibile, che progressivamente lascia però il posto a una lieta aspettativa. Il racconto fa emergere la straordinaria umanità delle persone incontrate lungo il percorso di cura: la famiglia (la moglie e due figli: di 14 e 10 anni), gli infermieri ironici, i medici brillanti, i compagni di malattia coraggiosi. È innanzitutto un libro sulla vita quello scritto da Colonnello, che fa emergere un’indiscutibile capacità di scrittura che si mescola a una sorprendente abilità con il sax alla mano. È la musica il toccasana durante i momenti più difficili del percorso di cure, oltre che uno dei punti di contatto condivisi con il personale sanitario dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Intervento, chemioterapia, esami di controllo: l’iter che accompagna questo uomo di 55 anni è quello che conoscono tutti i malati oncologici, oltre che le loro famiglie.


Una premessa di questo tipo è necessaria, ma in realtà ciò che rimane dalla lettura del racconto (la malattia si conferma una valida occasione di narrazione) è la forza che un uomo (come una donna) può trovare attraversando una simile esperienza di vita. Colonnello lo dice senza fraintendimenti: il tumore mi ha restituito una realtà che non sarà più quella di prima, ma ha avuto il merito di avvicinarmi alle piccole cose che contano. Quelle che, puntualmente, abbiamo sempre accantonato prima, presi come siamo da uno stile di vita frenetico che ci porta a ritenere meno rilevante ciò esprime il massimo valore assoluto. Dunque il tumore - un angiosarcoma, una neoplasia rara - per questo giornalista con la passione per la cronaca giudiziaria ha rappresentato un punto di svolta della vita: verso una direzione migliore. La sua esperienza è la stessa che riferiscono molti altri pazienti venuti fuori dal calvario della malattia. Come avrebbe detto Giorgio Gaber, c’è differenza tra far finta di essere sani e lo scoprirsi malati, ma vivi. Una simile scoperta è quella che porta con sé il cancro.


Colonnello, che a prima vista può apparire come un uomo tiglioso e riservato, grazie alla malattia ha tirato fuori il lato migliore di sé. Oggi che la malattia è alle spalle, può ringraziare il cancro, che gli ha permesso di comprendere il valore della vita soltanto quando rischiava di perderla. Un uomo che è arrivato a concludere l’opera sfibrato dalle terapie, ma convinto di poter vivere a lungo. E soprattutto più motivato, se oggi è sulla tolda di comando della redazione milanese de «La Stampa» con la verve che appartiene a chi ha vent’anni meno di lui. La malattia è una sfortuna che s’abbatte sulla vita, ma il significato che può avere dipende da quanto il paziente è in grado di trasformarla in un’opportunità. Colonnello ci è riuscito. Ecco perché, da un tumore, ha saputo tirare fuori il senso più profondo della vita.

 

IL SENSO DEL TUMORE PER LA VITA

Paolo Colonnello

Centauria Editore, 224 pagine, 16,9 euro
  

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro



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