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L’apnea notturna e il russare sono un rischio di infarto?

Risponde Edoardo Bernkopf, specialista in Odontoiatria e protesi dentaria dell’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani)

Risponde Edoardo Bernkopf, specialista in Odontoiatria e protesi dentaria dell’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani)

Ho letto che le persone che soffrono in modo pesante di apnea notturna hanno maggiori possibilità di avere un infarto e persino lesioni cerebrali. E’ vero? Mio padre russa tremendamente e ora il medico dice che va anche in «apnea», come mai? Cosa possiamo fare?
A chi rivolgersi per una cura?
Studentessa insonne

RISPOSTA

Russare può essere pericoloso anche per il cuoreIl russare notturno e l’apnea ostruttiva nel sonno costituiscono uno i più diffusi disturbi respiratori nel sonno. In particolare, secondo le statistiche più recenti, il due per cento delle donne e il  quattro per cento degli uomini tra i 30 e i 60 anni, oltre a produrre lo sgradevole rumore del russamento vanno in apnea, cioè interrompono il respiro per alcuni secondi. Si tratta di un problema che troppo spesso suscita solo ilarità e viene ampiamente sottostimato sia dalla popolazione che dai medici. Invece il disturbo non solo può generare conflittualità con il partner e con chi condivide l’ambiente in cui si dorme, ma può anche avere conseguenze serie per la salute del russatore stesso, che farebbe bene a non sottovalutarlo. 

Oltre a ostacolare il normale ritmo del sonno, creando al paziente stanchezza e sonnolenza al risveglio e durante il giorno, le apnee ripetute inducono uno squilibrio del sistema neurovegetativo che governa l’intero organismo con possibile sofferenza degli organi vitali: l’ipertensione è forse il più evidente segno di sofferenza generale, ma il ruolo dell’apnea nella sua insorgenza è spesso sottostimato. Inoltre alcuni studi hanno valutato come i disturbi notturni possano essere legati anche a lesioni cerebrali e infarti.

Per capire come mai bisogna considerare a come «nascono» russamento e apnee.

Il russare è dovuto nella maggior parte dei casi ad un conflitto tra la lingua e le strutture molli del retrobocca (palato molle, tonsille, adenoidi, faringe) ed è dovuto al fatto che l’aria inspirata dalla bocca, e non dal naso come sarebbe auspicabile (il che comporta la secchezza della gola e la necessità di bere durante la notte), trova uno stretto passaggio tra il palato stesso (e, specie nei bambini, le tonsille) e la lingua. L’accelerato passaggio dell’aria inspirata in questa strettoia fa vibrare il palato molle producendo così il rumore del russamento.
L’apnea si verifica invece quando la via di transito dell’aria si chiude completamente: il paziente in questi casi compie degli sforzi inspiratori, resi inefficaci dall’ostruzione, che possono durare parecchi secondi, spesso angoscianti per i genitori (il russare e l’apnea riguardano anche i bambini) o il partner, e portare a gravi diminuzioni della concentrazione di ossigeno nel sangue.
Le terapie tradizionalmente impiegate sono la ventilazione notturna a mezzo di mascherina (collegata a una pompa a pressione continua), la tonsillectomia specie nei bambini, la plastica del palato e altri interventi chirurgici più aggressivi nell’adulto. Si sono però dimostrati efficaci anche i così detti «Oral Devices«apnea», dispositivi intra-orali da portare durante il sonno che, riposizionando la mandibola, allontanano la lingua dalla parete faringea contro la quale tenderebbe a collassare negli episodi di apnea. Tale opzione terapeutica risulta spesso agevole, incruenta ed è solitamente ben accetta al paziente, in particolare nel bambino, in alternativa all’adeno-tonsillectomia.

Per questo, oltre al tradizionale consulto con otorinorlaringoiatra e pneumologo, è bene consultare anche un dentista esperto in problemi respiratori e nel sonno.

  • 01 Mar 2012 - 04:00
commenti
08:25 Raica Rossi Sono scioccata, traumatizzata e profondamente addolorata per la perdita improvvisa e totalmente inaspettata del mio adorato babbo. Aveva 69 anni, un fisico da leone, analisi perfette, forza fisica e morale... sempre solare e scherzoso con tutti. Il 9 febbraio 2013 eravamo a casa mia, giocava, scherzava e rideva a crepapelle con il suo unico e amatissimo nipotino Riccardo. Che periodo bellissimo! Poi torna a casa con mamma, vanno a dormire e il mattino del 10 febbraio 2013 il mio babbo non si è più svegliato. Era sul fianco destro in una posizione naturale e il viso sereno. I dottori che lo hanno visitato, erano le ore 11:00/12:00 hanno detto che dovrebbe aver smesso di respirare tra le ore 2:00 e le ore 3:00. Hanno detto che non hanno trovato segni fisici visibili sul suo corpo che possa far pensare ad infarto o ictus... pertanto esclusi... come ipotesi più plausibile ci hanno diagnosticato un'apnea notturna. Non abbiamo la certezza matematica perchè quel giorno non abbiamo voluto fargli fare l'autopsia. Ad oggi credo che abbiamo fatto un grosso errore. Per me era la prima volta che ne sentivo parlare e poi nei giorni a seguire scopro che è un male comune a molti. Molti dei sintomi che ho letto mio padre li aveva. Se di ciò si è trattato, avremmo potuto evitare la morte di mio padre con un semplicissimo esame: il monitoraggio del sonno? Se mio padre avesse sofferto di apnea notturna con quella macchinetta non sarebbe morto? Perchè questa "malattia" non è tanto conosciuta se ne soffre il 4% della popolazione mondiale? Perchè è così sottovalutata anche dai medici se può essere causa di morte?
A volte il grosso dolore si trasforma in rabbia per non aver potuto fare assolutamente nulla per il mio grande babbo Giuseppe Rossi.
Raica Rossi
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