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Ginecologia
Fabio Di Todaro
pubblicato il 16-06-2016

Il virus Zika non mette a rischio le Olimpiadi del Brasile



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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce le linee guida per la prevenzione dell'infezione (Zika), le raccomandazioni per le donne incinte e i rapporti sessuali. Nessun problema in vista delle Olimpiadi

Il virus Zika non mette a rischio le Olimpiadi del Brasile

«Sulla base delle ultime valutazioni, annullare o spostare dal Brasile la prossima edizione delle Olimpiadi non avrebbe alcun impatto sulla diffusione internazionale del virus Zika». Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sgombera il campo dai dubbi.

Il virus responsabile dell’aumento dei casi di microcefalia è presente in Brasile, come in altri sessanta Paesi del mondo (di cui 39 nel solo continente americano).

Ma questo non vuol dire che non si possa andare nello stato sudamericano in occasione della prossima manifestazione sportiva. «Basta seguire i consigli di viaggio che diffondiamo dall’inizio dell’epidemia», afferma Chan, che con questo messaggio ha voluto rispondere all’appello con cui 125 scienziati nei giorni scorsi avevano chiesto di rimandare l’evento.

 

BRASILE DA EVITARE PER LE DONNE INCINTE

D’altronde, in tutti questi mesi, il flusso di turisti verso il Brasile non ha subito una flessione significativa. Né la scelta di continuare a recarsi, per piacere o per lavoro, sull’altra sponda dell’Atlantico ha contribuito a una diffusione difficile da controllare del virus anche in Paesi non coinvolti dall’epidemia. Via libera dunque ai viaggi in Brasile anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la conferma di una restrizione: «Le donne in gravidanza dovrebbero evitare di recarsi in aree del pianeta in cui è in corso la trasmissione del virus»: dunque anche in Brasile.

L’assunto scientifico che è alla base di questa raccomandazione è chiaro: l’infezione è pericolosa se contratta in gravidanza perché espone il feto al rischio di sviluppare la microcefalia. In tutti gli altri casi l’infezione provoca dei sintomi molto simili a quelli di qualsiasi altra forma influenzale

FOTOGALLERY: COME DIFENDERSI DALLE PUNTURE DI ZANZARE?

 

CONSIGLI DI VIAGGIO

Le autorità sanitarie stimano che nel solo mese di agosto arriveranno almeno quattrocentomila persone in Brasile. Per tutti loro, valgono i consigli diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Interpellare un operatore sanitario prima di mettersi in viaggio è raccomandabile, in modo da avere tutte le informazioni necessarie a prevenire o eventualmente fronteggiare una puntura a opera dalle zanzare del genere Aedes: le stesse che trasmettono i patogeni responsabili della<dengue (già temuta in Brasile l’estate scorsa, in occasione dei mondiali di calcio) e della chikungunya. Durante il giorno il consiglio è di usare creme repellenti e indossare abiti di colore chiaro che coprano la maggiore superficie possibile del corpo. Meglio evitare di avere rapporti sessuali con uomini e donne del posto, se non sempre protetti. Nel caso in cui al rientro in Italia si avvertano simili riconducibili all’influenza, l’indicazione è di astenersi dai rapporti sessuali per almeno quattro settimane (il virus è stato rintracciato anche nel liquido seminale).

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I NUMERI DELL’EPIDEMIA

I primi «alert» relativi all’epidemia provocata dal virus Zika su scala internazionale fanno riferimento allo scorso mese di gennaio. Stando all’ultimo aggiornamento epidemiologico diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono sessanta i Paesi ad avere segnalato almeno un caso di infezione legato alla puntura di zanzara. «Si tratta di tutti gli Stati dell'America centro-meridionale, nella fascia tropicale - afferma Massimo Galli, direttore dell'unità operativa di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano e vicepresidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) -. Prima ancora c'erano stati casi nella Polinesia francese e in varie isole e in vari arcipelaghi del Pacifico, mentre più datate sono le epidemie africane, da cui il virus ha iniziato a diffondersi».

Sono invece 607 i casi di «importazione» registrati in 18 Paesi europei, 34 dei quali hanno riguardato donne in dolce attesa. Tutti i numeri, però, potrebbero non essere completi, per diverse ragioni: le infezioni che non colpiscono donne incinte possono passare inosservate e non tutti i Paesi hanno istituito un sistema di sorveglianza specifico per tenere sotto controllo la diffusione del virus Zika. In Europa i Paesi più a rischio sono quelli in cui risultano già presenti le zanzareAedes aegypti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la probabilità è moderata in 18 Paesi: tra cui l’Italia, con un punteggio di 8.12 su 10 che la pone soltanto alle spalle della Francia e davanti a Malta.

«Questa epidemia è sostenuta da una congiuntura, mai capitata prima, di diversi fattori - chiosa Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani di Roma -. L’infezione viene trasmessa non solo da un vettore assai diffuso, ma utilizza anche la trasmissione verticale, sessuale e la contaminazione attraverso prodotti ematici infetti per propagarsi».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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