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Oncologia
Martina Morandi
pubblicato il 10-11-2023

Mammografia: come superare la paura degli screening?



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Gli screening mammografici sono un'importante risorsa nella diagnosi precoce del tumore al seno. Tuttavia molte donne li evitano. Perché? E come aiutarle?

Mammografia: come superare la paura degli screening?

Il cancro della mammella è la forma di tumore più frequente nella popolazione femminile e la prevenzione tramite la mammografia gioca un ruolo cruciale. Tuttavia, alcune donne esitano a sottoporsi a questo esame o addirittura non vi si sono mai sottoposte.

 

LA PAURA E LA DIFFIDENZA DELLE DONNE VERSO GLI SCREENING ONCOLOGICI

La diagnosi precoce di un tumore al seno aumenta significativamente la probabilità di individuare un trattamento efficace nonché la sopravvivenza. Gli esami di screening, in particolare la mammografia, consentono di riscontrare anche piccole alterazioni nel tessuto mammario, prima che si sviluppi un tumore evidente. Eppure, da una ricerca italiana promossa da Fondazione Veronesi e condotta da AstraRicerche, che ha coinvolto 1.000 donne tra i 18 e i 65 anni, è emerso che il 19% delle 45-54enni e l’11% delle 55-65enni, non si è sottoposta all’esame di mammografia negli ultimi 5 anni. Le ragioni sono legate a diversi fattori come: il disagio per l’esame, la diffidenza e la sfiducia nei confronti della procedura, i lunghi tempi di attesa e soprattutto gli aspetti emotivi legati alla paura dell’esito.

 

LA PAURA, UN’EMOZIONE DA COMPRENDERE

«La paura è un’emozione molto forte che proviamo fin dalla nostra infanzia – ci spiega Ilaria Durosini, psiconcologa –. È importante comprenderla e capirne la natura per essere in grado di gestirla e utilizzarla al meglio. Diverse sono le paure che le donne manifestano nei confronti degli screening oncologici. A volte sono la spinta per monitorare la nostra salute, svolgendo regolarmente i controlli consigliati (o, in alcuni casi, portando perfino ad esagerare al fine di ottenere una rassicurazione). In altri casi, invece, la paura può impedire di svolgere gli esami raccomandati, proprio per timore di scoprire una possibile malattia».

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LE RISORSE DISPONIBILI

Quali risorse psicologiche o di supporto possono essere offerte alle donne per aiutarle ad affrontare le loro paure nei confronti degli screening oncologici? «Rivolgersi a un professionista psicologo può essere molto utile per aiutare le persone a conoscere le proprie paure, la loro origine e trovare il miglior modo per poterle gestire – risponde Ilaria Durosini –. Il tumore è una malattia che può infatti accendere le nostre paure più profonde e generare diversi comportamenti. Non seguire accuratamente le raccomandazioni sulla prevenzione e vivere con forti paure può impattare considerevolmente sul benessere fisico e psicologico della persona. È possibile che i timori e gli interrogativi verso gli esami di screening siano legati a una mancanza di informazioni; è quindi molto importante accogliere con empatia gli stati emotivi per aiutare le persone ad avere tutte le risposte alle loro domande e promuovere una maggior consapevolezza».

 

IN ITALIA UN ATTEGGIAMENTO POLARIZZATO

È vero, e i dati lo confermano, che una certa percentuale di donne italiane non partecipa ai programmi di screening mammografico, ma non dimentichiamo che la maggior parte di loro, invece, vi aderisce. Lo racconta Silvia Deandrea, presidente del GISMa, Gruppo Italiano per lo Screening Mammografico: «Dal mio punto di vista in Italia vedo un atteggiamento un po’ polarizzato. Le donne che vediamo all’interno dei nostri programmi sono donne che aderiscono all’invito di screening e che addirittura chiedono delle prestazioni in più rispetto a quelle offerte, le quali, sottolineo, non rappresentano un livello minimo “al risparmio” ma già la miglior proposta in base alle evidenze scientifiche e al rapporto rischi-benefici dei diversi test; vorrebbero fare gli esami ancora prima della fascia di età indicata, vorrebbero farli più spesso, vorrebbero associare alla mammografia altri esami come l’ecografia. Abbiamo poi una fascia di donne che non vediamo in cui rientrano coloro che non aderiscono agli screening mammografici, probabilmente per delle barriere psicologiche legate all’esame in sé, come il sentimento di paura per l’esito, perché sottostimano l’importanza del test o perché ritengono che abbia una priorità inferire rispetto alla gestione del lavoro, dei figli e della famiglia. Sempre all’interno di questo gruppo di donne troviamo quella fascia cosiddetta delle “invisibili” o high to reach, ovvero difficili da raggiungere, che possono essere donne straniere con anagrafiche non corrette, che quindi non riusciamo a identificare e includere nei nostri programmi o anche le donne carcerate a cui non riusciamo ad arrivare perché sono in una condizione di limitazione della liberà personale».

 

L’IMPORTANZA DI UNA COMUNICAZIONE EFFICACE

Nonostante gli screening oncologici godano di una larga diffusione nella popolazione italiana, molte donne esprimono la necessità di avere maggiori risposte o informazioni più dettagliate sugli esami consigliati. Una comunicazione efficace gioca quindi un ruolo centrale per evitare di far nascere dubbi e preoccupazioni. «La mancanza di informazioni – spiega Ilaria Durosini – può generare nelle persone paura e ansia. Spesso è proprio la paura di qualcosa di sconosciuto che può far nascere forti preoccupazioni, portando anche alla creazione nella mente del peggiore scenario possibile. È molto importante, quindi, che le persone siano consapevoli e adeguatamente informate sulle procedure di screening e sui benefici ad esse associati per riuscire ad agire nel modo più opportuno, nel rispetto delle tempistiche consigliate». Emerge dunque l’importanza di una corretta comunicazione da parte dei professionisti sanitari, che deve sicuramente iniziare dai medici di fiducia per le donne, ovvero il medico di medicina generale ("di base") e il ginecologo. In questo modo, si spera, si riuscirebbe a coinvolgere anche parte di quelle donne che non aderiscono ai programmi di screening mammografico. «Probabilmente per quanto riguarda il raggiungimento di questo gruppo di donne – continua Silvia Deandrea – servirebbe una comunicazione più incisiva rispetto ai benefici del test e quindi alla possibilità di avere una diagnosi precoce».

 

FAR CONOSCERE I RISULTATI DELLE RICERCHE SCIENTIFICHE

Una buona comunicazione passa attraverso la disseminazione dei risultati delle ricerche scientifiche e degli studi condotti nei programmi di prevenzione oncologica. Esistono, infatti, diversi strumenti presenti sul web, di facile utilizzo, che forniscono informazioni e dati sugli screening mammografici, con l’obiettivo di fare conoscere al meglio le ragioni legate all’importanza di sottoporti agli esami raccomandati. «Il progetto DonnaInformata– ci spiega Silvia Deandrea – propone uno strumento decisionale che ha l’obiettivo di promuovere una scelta consapevole rispetto all’adesione ai programmi di screening mammografico organizzato. Sono stati inoltre condotti degli studi qualitativi, come per esempio un lavoro svolto insieme alla dottoressa Francesca De Nard e all’Università degli Studi di Milano, che ha visto la partecipazione di 44 donne di età compresa tra i 40 e i 74 anni domiciliate nel territorio di ATS Milano, con l’obiettivo di indagare le preferenze informative, le percezioni e i pregiudizi delle donne italiane nei confronti dello screening mammografico. I risultati dello studio hanno portato ad una modifica dei materiali informativi a partire dalla sezione “domande frequenti” presenti sulla pagina web del programma di screening dei tumori della mammella dell’ATS Milano. Non da ultimo, il lavoro condotto dal GIC, Gruppo Comunicazione Interscreening, di cui fa parte anche il GISMa, che porterà allo sviluppo entro la prima metà del 2024, delle 100 domande dello screening mammografico. Si tratta di una serie di domande e risposta destinate sia agli operatori sanitari che alle cittadine italiane, in cui vengono affrontati tutti i dubbi legati a questa procedura, per fare in modo che via sia una comunicazione trasparente e soprattutto comprensibile».

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