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Protocols Doctors

Dove si ferma la "legge" dei protocolli di cura e inizia la responsabilità del medico?

Protocols Doctors

I protocolli hanno ormai invaso la pratica medica routinaria e benché il fine apprezzabile sia quello di applicare trattamenti di comprovata efficacia, spesso deresponsabilizzano il medico e lo allontanano dal metodo clinico e dall’essere critico e curioso verso il problema da affrontare. Dice Bonadonna nel libro Medici umani pazienti guerrieri :”…questi protocols doctors prescrivono esami su esami…. La valutazione clinica e la terapia devono essere individualizzate sulla base di una conoscenza adeguata della scala dei valori, delle opinioni e dei desideri dei pazienti”. Niente di più vero, il protocollo non è legge divina e anche se ve ne sono di tutti i tipi (diabete, asma, tumori, cardiopatie ecc.) bisogna essere critici e comprendere che vi possono essere eccezioni e non possono sostituirsi alla mano del “dottore”.

Continua Bonadonna: “Tutte le valutazioni e i piani di cura devono essere previsti anzitutto nell’interesse del paziente… In sintesi: più cultura e competenza, meno schemi rigidi, meno protocolli. Soprattutto scoraggiare e prevenire il diffondersi dei protocols doctors. Non sono i medici dei quali i pazienti hanno bisogno”.

Dunque: usare i protocolli ma essere critici valutando se in quella determinata situazione servono così come sono o se, pur nella loro strutturazione di base, subire variazioni. O addirittura non applicarli poiché in scienza e coscienza si preferisce, nell’interesse del malato, fare altro. Ciò non significa rifiutare il progresso, la scienza, al contrario significa saper coniugare nella professione scienza, passione e ragionamento clinico.



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