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Alimentazione
Redazione
pubblicato il 27-02-2020

Si possono classificare gli alimenti in base alla loro sostenibilità?



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Gli alimenti di origine vegetale hanno un impatto (idrico, di emissioni e di consumo di terra) inferiore rispetto a quelli di origine animale

Si possono classificare gli alimenti in base alla loro sostenibilità?

Il cibo impatta sull’ambiente attraverso molteplici vie. Per misurare tale contraccolpo, si deve tener conto di tutte le fasi della filiera produttiva, ovvero dell’intero ciclo di vita che porta un alimento dal campo (o dall’allevamento) fino alla tavola e anche oltre. Un metodo molto utilizzato dagli esperti del settore è il Life Cycle Assessment (LCA), che permette di valutare i carichi di un determinato processo in termini energetici e ambientali.


Per rendere più chiaro il concetto si potrebbe dire che ciascun alimento lascia un’impronta (footprint) sull’ambiente che può essere calcolata in base a diversi indicatori. L’impronta idrica (Water footprint) indica per esempio quanta acqua dolce viene utilizzata o inquinata per produrre l’alimento e tiene conto anche del luogo in cui viene prelevata l’acqua. L’impronta di carbonio (Carbon footprint) si riferisce invece alle emissioni di gas serra lungo la filiera alimentare di un dato cibo e si misura in grammi di anidride carbonica equivalenti. Infine, l’impronta ecologica (Ecological footprint) rappresenta la misura della quantità di terra (o di mare) utilizzata e la capacità di rigenerarla. 

Tenendo conto che i risultati possono variare anche in base a come si calcolano i dati e ai parametri che si prendono in considerazione, si può in effetti stilare una classifica dei cibi in base al loro impatto sull’ambiente. In particolare, se si guarda all’impronta idrica, si nota per esempio che in cima alla classifica degli alimenti che richiedono il maggior impiego di acqua ci sono senza dubbio quelli di origine animale (carne, pollame), mentre i vegetali occupano le posizioni più basse.


Secondo i dati della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), per ottenere un chilogrammo di carne bovina si consumano 19.525 litri di acqua, mentre per un chilogrammo di ortaggi di stagione ne bastano 335 litri. Le classifiche dell’impatto ambientale sono simili anche per l’impronta di carbonio con la carne bovina in testa (26.230 grammi di anidride carbonica equivalenti per chilogrammo di prodotto) e la frutta in ultima posizione. Un discorso analogo vale anche per l’impronta ecologica: 127 metri quadri globali di terra necessari per produrre un chilogrammo di carne bovina contro i 3 metri quadri richiesti per un chilogrammo di ortaggi di stagione.


Attenzione però: l’impatto sull’ambiente di uno stesso cibo può variare anche di 50 volte a seconda di come e dove l’alimento viene prodotto. Sappiamo, per esempio, che anche i prodotti animali con il più basso impatto ambientale hanno comunque un impatto maggiore sull’ambiente rispetto ai loro sostituti vegetali. Di contro, però, una barretta di cioccolato prodotta in un’area che prima era foresta pluviale, può provocare emissioni.


 


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