Chiudi
Ginecologia
Caterina Fazion
pubblicato il 15-12-2023

Pillola per la depressione post partum: quando arriva in Italia?



Aggiungi ai preferiti

Registrati/accedi per aggiungere ai preferiti

In America è già disponibile una pillola specifica per il trattamento della depressione post partum, ma quando arriverà in Italia? Cinque consigli per aiutare le neo-mamme

Pillola per la depressione post partum: quando arriva in Italia?

La depressione post partum è più frequente di quanto si creda: in Italia circa il 10-15% delle neo mamme ne soffre. Quali mezzi abbiamo a disposizione per curarla e per aiutare le donne a vivere con serenità i primi momenti di intimità con il proprio bambino?

La depressione postpartum:  è diversa dagli altri disturbi dell’umore?

La depressione postpartum: è diversa dagli altri disturbi dell’umore?

29-05-2017

 

COME FUNZIONA LA PILLOLA?

Per la cura della depressione post partum, in Italia possiamo contare su farmaci antidepressivi generici e sul supporto psicologico. In America, invece, è disponibile una pillola specifica per il trattamento della depressione post partum, approvata ormai alcuni mesi fa dalla Food and Drug Administration (FDA). Come funziona? Quando arriverà in Italia? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Emi Bondi, presidente della Società italiana di Psichiatria (Sip).

«Il nuovo farmaco è un neurosteroide, ormone che agisce a livello del sistema nervoso centrale, che rappresenta la versione sintetica di un metabolita del progesterone, responsabile degli effetti psichici del progesterone. Dato che i livelli di progesterone ed estrogeni si abbassano fisiologicamente dopo il parto, l’assunzione di questa pillola aiuta a trattare la depressione post-partum. In Italia non credo sarà disponibile prima di un anno: è vero che è stata approvata dalla FDA, ma necessita delle ratifiche dell’EMA (l’Agenzia europea per i medicinali) e successivamente del nostro ente nazionale di riferimento, l’AIFA (Agenzia italiana del farmaco)».

Download

REGISTRATI

per scaricare o sfogliare il materiale

Gravidanza e allattamento

CONTENUTO PLUS

Contenuto
Plus

Sei già registrato? ACCEDI

TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

 

I VANTAGGI DELLA PILLOLA

Quali sono le differenze principali rispetto ai farmaci attualmente in uso in Italia per la cura della depressione post partum?

«Rispetto ai farmaci antidepressivi serotoninergici in uso attualmente in Italia, che vanno assunti almeno per sei mesi e iniziano a fare effetto dopo un paio di settimane - spiega la dottoressa Bondi-, la nuova pillola va assunta solamente per quattordici giorni e dà benefici già a partire dal terzo o quarto giorno di assunzione. Agendo così in fretta, permette alla mamma di vivere al meglio i primi giorni di vita del suo bambino, fondamentali per creare un legame unico. Inoltre, non è da sottovalutare il fatto che si tratti di una pillola da assumere per via orale nella propria casa, al contrario di un altro farmaco con lo stesso principio attivo, sempre approvato da FDA nel 2019, che veniva somministrato in via endovenosa. Pur dando ottimi risultati era di più difficile somministrazione, la paziente necessitava infatti di un ricovero di due/tre giorni, risultava costoso e nel lungo periodo si erano osservate recidive degli episodi depressivi».

La depressione post-partum esiste anche per i papà

La depressione post-partum esiste anche per i papà

30-12-2015

 

I SINTOMI 

Perché la depressione post partum venga trattata adeguatamente, con i mezzi a disposizione nel proprio Paese, occorre riconoscerla al più presto. Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?

«La depressione post partum si può presentare con intensità a seconda del caso, importante è distinguerla dalla condizione emotiva puerperale detta Maternity blues o Baby blues, che la maggior parte delle donne vive a qualche giorno dal parto», precisa Emi Bondi. «Si tratta di un breve periodo di inflessione dell’umore in cui la mamma sperimenta una maggiore emotività, stanchezza e apatia che può simulare una sintomatologia di tipo depressivo, ma che passa abbastanza rapidamente, nel giro di qualche giorno. La depressione post partum, invece, tende a insorgere una ventina di giorni dopo il parto ed è caratterizzata da una sintomatologia di tipo depressivo che si manifesta con progressiva stanchezza, apatia, difficoltà a dormire, difficoltà ad occuparsi del bambino, labilità emotiva, nervosismo, irritabilità, pensieri negativi con sentimenti di sfiducia e di difficoltà ad agire e a fare quello che il bimbo richiede».

 

GLI EFFETTI SUL BAMBINO

La situazione che si viene a creare è molto delicata perché i primi mesi sono fondamentali per creare il legame mamma-bambino. «Una mamma depressa non riesce a stimolare il bambino e ad occuparsene in maniera adeguata -chiarisce la dottoressa -, di conseguenza i neonati saranno meno attivi e meno reattivi all'ambiente circostante, con il rischio di subire ritardi nello nello sviluppo o di sperimentare a loro volta sintomatologie ansiose o depressive già in età scolare».

 

COME INTERVENIRE?

La depressione post partum dura circa sei mesi, ma, se non curata, può arrivare a protrarsi fino all'anno di vita del bambino. Soprattutto quando i sintomi sono attenuati, tendono a trascinarsi più a lungo. Per questo motivo è fondamentale che la rete di affetti vicina alla neo mamma monitori attentamente la situazione.

«Bisogna riconoscere precocemente i segni di disagio e intervenire al più presto per non compromettere troppo a lungo il rapporto della mamma con il proprio bambino, che si instaura proprio nelle prime settimane», spiega Emi Bndi. «Il partner e le persone vicine alla donna devono pertanto osservare i comportamenti della mamma che spesso non si accorge del disagio che sta vivendo, o alle volte lo tace per senso di colpa. Quanto è stanca? Come tiene in braccio il bambino? Lo sta trascurando? Se il bambino piange, la mamma non si attiva perché è sfinita? Se la situazione è anomala, è opportuno rivolgersi a uno specialista in grado di valutare il percorso più appropriato, che può essere costituito da supporto psicologico, ma anche materiale nella gestione del bambino, e farmacologico, se necessario. È bene ricordare che molti dei nostri farmaci tradizionali, soprattutto i farmaci antidepressivi serotoninergici che si utilizzano in questi casi, non passano nel latte, o comunque possono essere utilizzati con determinati accorgimenti. In questo modo la mamma non è costretta a rinunciare all’allattamento, momento molto importante per la creazione di un intenso legame mamma-bambino».

 

LE CAUSE

Dal punto di vista biologico, le cause della depressione post partum sembrano associate al crollo degli ormoni, in particolare dei livelli di progesterone, che si verifica nella donna subito dopo il parto. La nuova pillola, infatti, va proprio a mimare gli effetti del progesterone, per cercare di sopperirne il crollo. Se si tratta di un crollo fisiologico perché alcune donne sviluppano la depressione e altre no? Quali sono i soggetti più a rischio?

«Il periodo post partum è di per sé molto delicato -ricorda la dottoressa Bondi -: la donna si ritrova a passare dal ruolo di figlia accudita, a quello di madre che deve accudire il proprio piccolo, spesso senza alcuna esperienza, e alle volte senza aiuti. Senza considerare i numerosi cambiamenti che vanno a stravolgere la sua vita lavorativa ed affettiva, spesso con poche ore di sonno alle spalle a causa dei pianti e delle esigenze del bambino. La depressione post partum si andrà a instaurare in soggetti più vulnerabili: il rischio, ad esempio, è maggiore per le primipare, per chi soffre di disturbo bipolare o per chi, già durante la gravidanza, ha sperimentato episodi ansioso-depressivi. Ad ogni modo, molte delle donne che sviluppano depressione post partum non hanno mai avuto nessun tipo di disturbo depressivo in passato, nemmeno dopo gravidanze precedenti».

 

5 CONSIGLI UTILI

Anche per le persone che stanno accanto alla mamma in questo momento particolare non è facile muoversi correttamente, e il rischio di dire o fare la cosa sbagliata, anche senza cattive intenzioni, è alto. Quali consigli mettere in pratica per aiutare le donne, senza appesantire ulteriormente una situazione già complessa?

  1. «Bisogna essere molto attenti e osservare il benessere psichico della donna - raccomanda Emi Bondi-, valutando se dorme abbastanza, qual è il suo livello di energia e se riesce a prendersi cura adeguatamente del bambino.
  2. Non c’è bisogno di chiederle in continuazione come sta o di metterla in discussione, soprattutto se è insicura. Bisogna invece rassicurarla e supportarla con molta delicatezza e presenza, offrendosi di aiutare concretamente a cambiare il bambino, a dargli da mangiare durante la notte, a dare sollievo alla mamma anche solo invitandola a prendersi il tempo per una doccia o una passeggiata.
  3. È altrettanto importante favorire i momenti di intimità della donna con il proprio bambino, durante l’allattamento ad esempio, lasciandole con fiducia la possibilità di essere rilassata e di prendersi il suo tempo, magari mentre il partner si occupa di eventuali altri figli o della casa.
  4. È fondamentale che la neo mamma sia messa nelle condizioni di esternare le proprie difficoltà, per questo l’atteggiamento non deve mai essere giudicante, ma comprensivo. Sentirsi dire in tutta sincerità da un’altra donna che anche per lei è stata dura, potrebbe aiutare molto. Da evitare assolutamente frasi retoriche colme di giudizio come “Guarda che bel bambino, come si fa a non essere contenti?”, oppure ancora “Coraggio, tirati su”.
  5. La depressione post partum è una patologia a tutti gli effetti, e come tale deve essere trattata».

Sostieni la ricerca, sostieni la vita. Dona ora

Dona ora per la ricerca contro i tumori

Dona ora per la ricerca contro i tumori

Sostieni la vita


Scegli la tua donazione

Importo che vuoi donare

Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


Articoli correlati


In evidenza

Torna a inizio pagina