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La moria degli ulivi pugliesi è una questione nazionale

L’emergenza è lungi dall’essere risolta. Buona parte degli ulivi infetti sono ancora fonte di contagio

La moria degli ulivi pugliesi è una questione nazionale

Qualcuno avrà pensato che sta capitando oggi agli ulivi quello che pochi anni fa è capitato alle palme devastate dal punteruolo rosso o ai castagni, falcidiati da un altro parassita esotico. Niente di più sbagliato. Nessun paragone possibile e soprattutto la rilevanza di questi eventi è su piani e dimensioni molto diverse.

Ricapitoliamo, ma solo gli eventi degli ultimi dieci giorni. Il 13 maggio uno dei commentatori di punta del Corriere della Sera, Federico Fubini, apre le ostilità da Cisternino, all’estremo nord della provincia di Brindisi che si affaccia in quella di Bari. A Cisternino sono localizzati gli ulivi infetti da Xylella più a nord, in prossimità di invadere il barese dove gli ulivi sono coltivati da molti agricoltori professionali. Fubini spiega che per anni si è lasciata progredire un’epidemia devastante che ha falcidiato l’economia della regione tra finti ambientalisti, riti magici, procure che hanno indagato gli scienziati i quali invece avevano capito chi era il patogeno da quarantena (Xylella fastidiosa), quale era il vettore che la trasmetteva tra gli alberi (la sputacchina), quali erano le varietà tolleranti o resistenti (Leccino, Favolosa) e come agire per salvare gli ulivi monumentali (innesti). Ma un coacervo di giochi interni della magistratura pugliese, posizionamenti dei gruppi politici locali, manifestazioni di piazza di sognatori di paradisi terrestri dove le malattie si scacciano con riti magici o pratiche biologiche, hanno consentito all’epidemia di fare centinaia di chilometri verso nord, dal focolaio iniziale posto a sud di Gallipoli.

Lo stesso Governatore, Michele Emiliano, si schierò al fianco della Procura di Lecce e contro gli scienziati e amministratori che avevano elaborato un piano per contenere il patogeno. La Procura, sequestrando gli alberi, ne ha impedito la rimozione, lasciando così in loco la fonte dell’infezione. E chi non voleva credere alle evidenze scientifiche si è anche arrampicato su soluzioni soft, come dare rame e zinco alle piante nell’illusione che si potesse così fare qualcosa. Ma alla prova dei fatti tutte queste opzioni hanno solo aggravato l’epidemia e fatto perdere tempo prezioso.

Un passaggio dell’articolo di Fubini ci deve restare ben impresso. Contro i dati forniti dagli scienziati «si sono pronunciati Al Bano e Caparezza, Sabina Guzzanti e le Iene, oltre a vari esponenti del Movimento 5 Stelle. Non un solo leader culturale, politico, o pop, si è esposto a difesa della ragione che avrebbe potuto salvare questa terra». La distorsione del dibattito pubblico ci fa pensare che la gente di spettacolo debba anche saperne qualcosa di malattie vegetali, riproduzione batterica e tecniche agronomiche. Ma non è così. Non è così dovunque al mondo, tranne che in Italia. Spesso il silenzio di chi non sa è la scelta più saggia.

Passano tre giorni: è il 16 maggio e la Commissione Europea deferisce l’Italia alla Corte Europea per non aver impedito la diffusione del patogeno da quarantena Xylella fastidiosa. Denuncia l’Italia nel 2018 dopo che la prima notizia dell’infezione giunta a Bruxelles (dice il provvedimento) era dell’ottobre 2013. La Commissione spiega che Xylella è uno dei batteri più pericolosi al mondo e che aveva esortato tutti gli anni l’Italia a intervenire. Ma nulla è stato fatto o nulla di serio. Passano ancora tre giorni e il 19 maggio 2018 il Movimento 5 Stelle convoca una conferenza stampa in cui cambia radicalmente posizione sul tema Xylella e chiede le misure di contenimento che avevano fino a quel momento avversato e che il piano del Commissario Siletti illustrava già nel 2015. Poco prima di essere paralizzato dal provvedimento della procura di Lecce. Poco tempo prima anche il Governatore Emiliano aveva cambiato opinione e proponeva il taglio degli alberi infetti, le misure per eliminare le erbacce che ospitano la sputacchina e le ricerche di scienziati e imprenditori locali che da oramai quattro anni avevano capito che il metodo scientifico dovrebbe guidare le scelte più impegnative e strategiche di un paese sviluppato. L’arrivo delle sanzioni ha aiutato tanti a svegliarsi.

L’emergenza è lungi dall’essere risolta. Alcuni sindaci pensano di fare voti ergendosi a paladini delle pratiche biologiche che rifuggono dall’uso di insetticidi negli uliveti per ridurre il numero di sputacchine. Sono gli stessi sindaci che fuori dai riflettori autorizzano fino a 16 trattamenti di disinfestazione contro blatte e zanzare nei loro centri abitati: sempre con insetticidi. Le gelosie nella comunità scientifica sono solo sopite, ma vivono infide sotto la cenere. Buona parte degli ulivi infetti sono ancora fonte di nuovo contagio. Ma soprattutto, come ricordavano tre esperti dell’Accademia dei Lincei nel 2016, vari ceppi di Xylella che infettano vari tipi di piante potrebbero trasmettersi tra loro la virulenza e l’aggressività verso altre piante «mettendo a rischio l’intera agricoltura europea».

Questa vicenda è parte integrante delle fake news che come la vicenda Stamina, gli Ogm, la pretesa pericolosità del glifosato, la cura di Bella o l’avversione ai vaccini hanno calpestato la dignità e accuratezza dell’intera comunità scientifica nazionale. Anche per questo ho scritto un libro: «Scoperta - Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare il Paese», in cui chiedo ai ricercatori italiani una reazione forte a questo stato di degrado. Un libro che mi è stato a lungo bloccato dagli uffici legali della casa editrice per quello che scrivevo su Xylella: tutti fatti che si sono puntualmente verificati. E auguriamoci che ora si ravvedano sia i comici che i cantanti che tanti danni hanno procurato. Ma anche che la procura della Repubblica di Lecce chiuda finalmente le inquisizioni sui dieci indagati che avevano capito prima di tanti altri quale era il problema e come si doveva affrontarlo. Quelle teste ci servono. Ci servono libere di poter pensare. Servono al Paese, anche per dimostrare che vogliamo davvero uscire da questo tunnel della ragione.



Commenti (1)

Roberto Defez25-05-2018

E ora l'infezione sencondo l'Unione Europea arriva in provincia di Bari, con i commissari che ora sono sui luoghi a verificare la situazione: http://www.lastampa.it/2018/05/24/italia/la-xylella-alle-porte-di-bari-estesa-larea-di-qurantena-ulivi-da-eliminare-vYBwXLMNNxNnLAn7c5XZ7H/premium.html

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