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«Cultura scientifica ed etica: così si combattono le fake news»

pubblicato il 17-11-2017
aggiornato il 21-11-2017

Salvo Di Grazia, fondatore del blog MedBunker, a «Science for Peace»: «Le istituzioni siano meno ingessate e più popolari: così potremo vincere la partita»

«Cultura scientifica ed etica: così si combattono le fake news»

La partita chiama in causa tutti: istituzioni, giornalisti e lettori. Per evitare il propagarsi di notizie false in ambito scientifico, a ognuno è chiesto di svolgere la propria parte: mescolando preparazione ed etica. La questione, d'altra parte, è complessa e pone in gioco non soltanto la credibilità degli scienziati, ma la tenuta dei sistemi democratici, in una fase storica in cui le truffe sono sempre più spesso legate a questioni scientifiche: con la medicina e l'ambiente in prima fila. Temi che saranno protagonisti della nona edizione di Science for Peace, in programma oggi all'Università Bocconi di Milano.


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SALUTE SUL WEB: UN VADEMECUM PER INFORMARSI CORRETTAMENTE

Come si informa correttamente la popolazione su temi di salute? «Bisogna semplicare i fatti, senza mai banalizzarli - anticipa Salvo Di Grazia, ginecologo e ideatore del blog di divulgazione scientifica MedBunker, che interverrà nel corso del panel dedicato a salute, tecnologia digitale e media -. I giornalisti devono saper leggere un articolo scientifico, senza peraltro lasciarsi ammaliare da noi medici. Ci sono dei colleghi che provano ad approfittare dei media, cercando spazio per delle notizie che non sono poi così sensazionali come le si vuole lasciare passare. Ecco perché chi scrive ha il compito più delicato». Fin qui i compiti degli operatori dell'informazione. Ma le fake-news, in realtà, spesso non nascono dai cronisti. Sia chiaro: non è in discussione l'utilità del mezzo digitale, che ha abbattuto ogni confine e reso la circolazione delle informazioni priva di ostacoli. «Sarebbe come dare la colpa alle pistole piuttosto che a chi le maneggia con troppa facilità», gioca con le metafore Di Grazia. 

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COME ORIENTARSI IN RETE

Il rovescio della medaglia della pervasività attuale è data dall'impatto crescente dei blog specializzati e dei social network, sui quali non esistono controlli. E qui arriva il difficile per chi legge: questione di fonti, non tutte dello stesso livello. «Ma il lettore deve compiere uno sforzo, in questo caso: riconoscere l'affidabilità del sito che riporta una data notizia, cercare un rimando alla fonte originale, ricercare informazioni sull'autore, spostarsi eventualmente su un altro sito a cercare conferma di quanto appena letto. Google premia più la popolarità di un contenuto, che l'affidabilità. Ecco perché è più facile imbattersi in una bufala che rimbalza da un sito a un altro che in un'informazione riportata sul sito del Ministero della Salute, di una società scientifica o di un ente no-profit attendibile». Le stesse indicazioni sono valide pure per i medici. «I colleghi più anziani mi chiedono ancora perché investa tempo nell'aggiornamento del blog. Qualcuno pensa che ci guadagni, invece la realtà è che non c'è più alternativa, se ogni giorno ci si ritrova di fronte pazienti convinti di avere già tra le mani una diagnosi o una terapia». 

COME CONTRAPPORSI AGLI SCETTICI

L'atteggiamento antiscientifico, in quanto tale, non è una peculiarità dei nostri tempi. Movimenti di questo tipo sono sempre esistiti, ma è cambiata la piazza: prima ci si riversava in strada per dichiarare la contrarietà ai vaccini, oggi l'adunata è sul web. Nell'agone virtuale, medico e paziente se la giocano ad armi pari: come se alle spalle di una delle due parti non ci fossero più almeno sei anni di studi, oltre a una quota variabile di esperienza sul campo. «La medicina è anche emozione, appassiona su larga scala e fa sentire ognuno in diritto di dire la propria - prosegue Di Grazia -. Ma è proprio sulla preparazione che si deve fare la differenza. Di fronte non c'è soltanto chi vuole confrontarsi con chi ha la sua stessa opinione, ma anche una folta pattuglia di indecisi. Non porto statistiche, ma la mia esperienza sul campo: ogni giorno ricevo almeno un'email in cui un paziente o un lettore mi ringrazia per aver dato risposta ad alcuni suoi dubbi». 


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ATTENZIONE AL CONFLITTO DI INTERESSI

Un'altra questione nevralgica nel dibattito sulle fake-news è rappresentata dal conflitto di interesse. Anche in questo caso, conviene girare la testa tanto a destra quanto a sinistra. «Le bufale nascono da chi propina verità troppo facili, ma pure da medici e giornalisti che con manica troppo larga lasciano passare alcune notizie che così rilevanti in realtà non sono», prosegue Di Grazia. Vale dunque la pena non considerarsi mai sicuri: nemmeno quando a parlare sono le società scientifiche o le associazioni di pazienti. «I portatori di interesse ci sono sempre stati e ci saranno, ma serve più trasparenza nei rapporti. Non bisogna fidarsi dello scienziato, ma della scienza: la forza del suo metodo è valida da sempre e va ribadita sopratutto in momenti di generale sfiducia nei confronti delle istituzioni, come quello che stiamo vivendo». Ma dal problema del conflitto di interessi non è immune nemmeno chi mette in giro notizie false. «I siti creati ad hoc guadagnano coi click, ma sopratutto vendendo il contenuto delle loro bufale. Fateci caso: chi propugna diete troppo spinte spesso lavora come nutrizionista, così come ci sono i laboratori analisi che pubblicizzano i test prevaccinali, che di fatto non esistono». Come uscire da questo pantano, allora? «Le istituzioni devono lavorare di più sul web - chiosa lo specialista -. C'è bisogno che chi è autorevole sia meno ingessato e più popolare. Così potremo avere la meglio sulle fake news».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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