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Fidati della scienza e non dello scienziato

Quando è una singola persona a sostenere una tesi scientifica alternativa, come può fare un cittadino comune a capire come stanno davvero le cose?

Fidati della scienza e non dello scienziato

L’unanimità non esiste, in nessuna attività umana; a maggior ragione nella scienza e soprattutto nella ricerca, che si occupa di indagare l’ignoto e che quindi per sua natura è intrinsecamente più esposta al dibattito tra gli esperti. I ricercatori, avendo a disposizione un piccolo pezzo di informazione alla volta ottenuta tramite gli esperimenti, possono metterci anni, a volte anche decenni, a ricostruire il puzzle complesso di un fenomeno. Soprattutto quando un filone di ricerca è innovativo o particolarmente complesso, come nel caso delle cellule staminali o della relazione tra alimentazione e tumori, il dibattito tra gli specialisti, a volte anche con toni accesi, è la regola più che l’eccezione. Ed è un bene che sia così, perché il processo di acquisizione di conoscenza consolidata deve necessariamente passare attraverso il vaglio di diverse ipotesi, man mano che si accumulano dati sperimentali.

Non è però così semplice far capire questo processo al cittadino comune che spesso, comprensibilmente, si attende una risposta certa e universale. Questo problema è particolarmente rilevante nell’ambito della salute, ancora di più se tra i promotori principali del “dissenso” dalla pratica consolidata ci sono proprio medici o persone che vivono la scienza dall’interno. Questo è successo per le più note diatribe mediche: l’applicazione del metodo Stamina, portata avanti in maniera truffaldina da Davide Vannoni, vedeva la connivenza di medici, tra cui Marino Andolina, recentemente arrestato per aver somministrato a pazienti con malattie incurabili “terapie” non approvate dietro pagamento di cospicue somme di denaro. L’autore del discusso The China Study, il caso best-seller sulla presunta relazione causa-effetto tra un certo tipo di alimentazione (principalmente legata al consumo di proteine animali e latte) e tumori,  è un nutrizionista alla Cornell University negli Stati Uniti. Luigi Di Bella, ideatore di un presunto metodo per curare il cancro, era medico e docente dell’Università di Modena, così come il figlio Giuseppe, che continua privatamente a offrire il metodo del padre a pazienti. Questo sono solo alcuni esempi famosi a causa della loro sovraesposizione mediatica, ma nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi non è certo difficile trovare un medico di famiglia che prescrive l’omeopatia o afferma che i vaccini sono inutili o addirittura dannosi.

Sembra proprio di trovarsi davanti a una divisione netta tra gli stessi specialisti scientifici, ed è quindi normale che il cittadino comune, per cui i professionisti dovrebbero essere un punto di riferimento “sicuro”, si senta spaesato, confuso e talvolta anche infastidito al punto, nei casi peggiori, di perdere fiducia nell’intero sistema.

In questo, i mezzi di comunicazione italiani e in particolare la televisione dei talk show, ossessionati dal politically correct, ha fatto molti danni alla comunicazione della scienza e in particolare delle controversie medico-scientifiche. Se è legittimo dare voce anche alle posizioni scientifiche di minoranza, sarebbe importante comunicare chiaramente allo spettatore anche il peso che le diverse posizioni hanno all’interno della comunità scientifica. Si può mettere a confronto un medico anti-vaccinista con un medico a favore, ma occorrerebbe dire che la posizione del secondo rappresenta il consenso della stragrande maggioranza dei medici e degli scienziati, e non far percepire allo spettatore ignaro l’impressione, falsa, che la medicina sia spaccata a metà al suo stesso interno, perché questo non rispecchia la realtà.

Ma torniamo alla nostra domanda iniziale: come fa una persona “normale”, non esperto di questioni spesso molto specialistiche, a capire chi ha ragione?  Non esiste una risposta semplice a questa domanda, ma un buon consiglio che, in genere, è una buona guida per orientarsi è questo: fidati della scienza e non dello scienziato. In che senso? La scienza qui viene intesa come la globalità della comunità scientifica; la voce di un singolo scienziato in aperta opposizione con quello che il resto della comunità scientifica deve far scattare un campanello di allarme. Molte possono essere le cause per cui un singolo scienziato, che prima di tutto è un essere umano con tutte le sue debolezze, si pone in opposizione col resto dei colleghi; senza andare a scomodare condotte truffaldine, come nel caso dei medici di Stamina, possono essere voglia di notorietà e visibilità, interessi economici (anche assolutamente legali, ad esempio derivanti dalla pubblicazione di un best-seller), voglia di rivalsa nei confronti dei colleghi, eccessivo genuino entusiasmo per la propria linea di ricerca senza considerare altrui dati che ne ridimensionano le conclusioni.

Certo, è assolutamente possibile che uno scienziato abbia per la mani una scoperta rivoluzionaria in grado di segnare una svolta epocale in uno specifico campo di indagine, ma in genere ci sono due caratteristiche che permettono di distinguerla dalla cattiva scienza, o addirittura da vere e proprie truffe; la scoperta affonda comunque le radici in un substrato sperimentale solido, condiviso dalla  comunità scientifica, e soprattutto lo scienziato prima di rivolgersi al grande pubblico e ai mezzi di comunicazione di massa, ha passato tutto il processo di verifica interno alla comunità scientifica.

Tenendo a mente queste considerazioni di base non è difficile per una persona comune, purché abbia la volontà di impegnare un po’ tempo ed energie per informarsi e non limitarsi a una lettura superficiali di articoli o post sui social network, farsi un’idea della solidità delle affermazioni scientifiche che si diffondono, anche se alle spalle c’è uno scienziato o una persona del settore.

Infine non dovremmo mai dimenticare la regola d’oro: la scienza non è una partita di calcio in cui scegliere per chi tifare sempre e comunque “per fede”, ma un percorso lungo e tortuoso, pieno di vicoli ciechi e di marce indietro che porta a un avanzamento sulla lunga distanza ma sempre e comunque grazie al lavoro di migliaia di ricercatori e scienziati, che chiamiamo collettivamente comunità scientifica, e alla quale nel suo complesso sempre dovremmo sempre fare riferimento.

Chiara Segré
@ChiaraSegre



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