Una passeggiata di salute

Camminare è un gesto rivoluzionario. È riconquista e riscoperta del nostro territorio, è recupero di un ritmo che ci appartiene

Una passeggiata di salute

Anche una grande marcia inizia sempre con un piede davanti all'altro. È la grande marcia verso la nostra salute. Celebrando un passo dopo l'altro  il più glorioso traguardo dell'evoluzione: il nostro essere bipedi. Camminare è un gesto rivoluzionario. È riconquista e riscoperta del nostro territorio, è recupero di un ritmo che ci appartiene.Che sia stata la crisi economica, le vituperate domeniche ecologiche, una rinnovata tendenza modaiola green-chic o una ritrovata coscienza ambientalista a riabilitare agli occhi del mondo l'abitudine di andare a piedi o sulle due ruote, poco importa. Quel che importa è che camminare e andare in bici fa davvero bene. Fa bene al nostro corpo, fa bene al nostro umore, fa bene ai rapporti sociali, fa bene al nostro territorio che, liberato sempre più dalle auto in coda, torna a mostrare la propria  bellezza. Fa bene insomma al nostro caro pianeta.

E fa bene anche alla nostra economia. Dettaglio non trascurabile in tempi di congiuntura economica in profonda depressione. Andando a piedi si risparmia. Si risparmia in carburanti, si risparmia in corrente elettrica per gli ascensori, si risparmia in cure mediche attuando assieme a una sana alimentazione la più straordinaria forma di prevenzione dalle principali malattie. Il corpo umano è una macchina perfetta che ha bisogno di esprimere quotidianamente il proprio potenziale per mantenersi vivo. A qualunque età. Mille, duemila, cinquemila passi quotidiani, è secondario. Quel che conta è fare il primo passo che ci allontana dalla porta dell'ascensore (che per pigrizia o abitudine, adoperiamo sovente anche in discesa) o dallo sportello dell'auto. Fa bene al nostro Servizio Sanitario Nazionale, o meglio, ai bilanci dei tanti servizi sanitari regionali e delle province autonome. Studi scientifici hanno dimostrato anche il significativo contributo del camminare alla prevenzione del cancro al seno. Aver sdoganato nei centri cittadini la bicicletta o il pedone per scelta (e non per disperata e atavica carenza del mezzo pubblico) è una novità epocale. Anche nelle città morfologicamente più articolate, fatte di salite e discese la bicicletta ha ritrovato pieno diritto di cittadinanza. Merito della pedalata elettricamente assistita.

E gli studiosi di tutto il mondo sono concordi nel dire che più si pedala e si cammina, e meno si ha bisogno di essere "medicalmente assistiti". Insomma, una vera passeggiata di salute. Belle parole spedite da un Paese inventato dirà la mamma lavoratrice che deve accompagnare i figli a scuola, correre al lavoro, fare la spesa, accompagnare i ragazzi a inglese/basket/violino/catechismo (e non sempre si tratta di opzioni alternative tra loro). Ma questo dove vive? Si chiederà il pendolare multimodale che per raggiungere il posto di lavoro deve prendere l'auto, il treno locale, la metro e un bus. Camminare è un gesto rivoluzionario, non necessariamente radicale. Chi rinuncia all'abuso dell'auto può anche sentirsi maggiormente in diritto di pretendere, pre-ten-de-re, da chi amministra e lo rappresenta, iniziative più concrete in termini di mobilità pubblica e, naturalmente, sostenibile.
Le idee - si sa - camminano sulle gambe degli uomini, meglio a questo punto che siano ben allenate. La nostra democrazia - del resto - di strada da fare ne ha ancora tanta.


Marco Magheri



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