Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Pediatria

A un anno il bambino impara prima i nomi, poi verbi e aggettivi

pubblicato il 28-03-2013

Un importante studio sull’apprendimento del linguaggio conferma che le abilità linguistiche sono innate, presenti già nel grembo materno

A un anno il bambino impara prima i nomi, poi verbi e aggettivi

Un importante studio sull’apprendimento del linguaggio conferma che le abilità linguistiche sono innate, presenti già nel grembo materno

I primi suoni sono emessi a partire dal quinto mese, quando ha inizio la lallazione: il neonato pronuncia soltanto sillabe ripetute, in cui è più facile riscontrare le vocali e le consonanti più utilizzate in età adulta. Ma l'apprendimento del linguaggio, in realtà, è un processo ben più precoce e sembra aver inizio già nel grembo materno. È quanto è riuscito a dimostrare un team di ricercatori francesi dell'Istituto nazionale di ricerca medica di Amiens. L'esito della ricerca è stato pubblicato su Pnas.

LA SCOPERTA - Gli studiosi hanno scoperto che il cervello dei neonati prematuri è capace di distinguere tra differenti tipi di sillabe, anche se il bebè è nato tre mesi prima del termine della gestazione. La scoperta è stata effettuata attraverso le scansioni cerebrali dei bimbi generati con tre mesi di anticipo rispetto alla conclusione della gravidanza. I risultati hanno rivelato dettagli inediti sulle capacità di comprensione del linguaggio durante le prime fasi della vita umana. La comprensione delle sillabe sarebbe, secondo la ricerca, un meccanismo innato e non appreso immediatamente dopo la nascita. «Il dato conferma altre ipotesi già presenti in letteratura - spiega Remo Job, docente di psicologia del linguaggio e della comunicazione all'università degli studi di Trento -. Buona parte delle abilità linguistiche sono innate, le aree deputate all'elaborazione del linguaggio sono molto plastiche e l'impatto dopo la nascita è minimo e riguarda soprattutto la differenziazione linguistica: è questo il motivo per cui un bambino che nasce da genitori italiani parla l'italiano». Lo studio ha analizzato l'attività cerebrale dei neonati pretermine a ventotto settimane in risposta a stimolazioni sonore vocali. I ricercatori hanno rilevato che, nonostante il cervello non sia del tutto formato, i bambini prematuri sono capaci di distinguere le differenze tra la voce maschile e la voce femminile e tra le sillabe "ba" e "ga". L'evidenza conferma alcune verità: il feto può riconoscere la voce materna ed è sensibile ad alcuni suoni, così come fin dalla nascita è in grado di distinguere la lingua madre da altre lingue straniere.

LE TAPPE DEL LINGUAGGIO - Ascoltare, ma soprattutto imparare ad articolare frasi di senso compiuto, sono le tappe che segnano la crescita del bambino, che inizia a produrre le parole vere quando compie un anno: principalmente nomi, poi verbi e aggettivi, questi ultimi utilizzati per mettere in luce un dettaglio e inizialmente rivolti alla sfera emotiva. Ecco perché “bello”, “cattivo” e “buono” sono le etichette con cui si giudicano genitori e animali. I primi termini utilizzati derivano dal contesto familiare e spesso sono capiti soltanto dai genitori. Sostenuto è il ritmo di acquisizione: trenta termini al mese nelle ore diurne. «Il lessico di base è acquisito entro i quattro anni e comprende tra le mille e le duemila parole. Il vocabolario è poi ampliato in età scolare, quando si acquisisce anche la grafia», aggiunge Job. «Più ricco è il contesto, meglio è: il bambino è un attore coinvolto nel rapporto tra i genitori. Radio e tv non fanno male, ma utilizzano una comunicazione unidirezionale con cui il bimbo non può interagire». Ecco perché l'operato di mamma e papà è fondamentale: le frasi, il ritmo delle parole e le sottolineature indirizzano l'apprendimento al punto che, è stato dimostrato a più riprese, i bambini di quattro anni assumono lo stesso comportamento con quelli più piccoli.

Fabio Di Todaro

@fabioditodaro


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza