C’è ancora gratuità in sanità?

Sarebbe bello svegliarsi una mattina e apprendere che la disponibilità di chi lavora in ospedale è diventata regola

C’è ancora gratuità in sanità?

Gli ospedali una volta non erano aziendalizzati: erano voluti dalle comunità locali che ne controllavano l’efficienza, facendosene vanto del buon funzionamento.

I pazienti erano curati bene, credevano nell’ospedale e percepivano l’impegno di chi li assisteva. Oggi abbiamo mansionari rigidi, esasperati, il minuto in più deve essere codificato e regolamentato, il tempo per metter la divisa da infermiere deve essere rigidamente monetizzato, dopo la notte di guardia nulla può essere richiesto, i medici di famiglia applicano rigidamente i loro orari, la richiesta di un maggiore impegno nella prevenzione e educazione sanitaria sugli stili di vita deve  ricevere un compenso, il chiedere di fare qualche cosa in più trova ostacoli e paletti. I diritti vengono enfatizzati, i doveri ridotti al minimo!

E’ vero che  le cose  sono cambiate, alte tecnologie, alta professionalizzazione, briefing, master, corsi di formazione, commissioni che valutano la organizzazione, ecc. Tutte cose giuste e sacrosante, ma sarebbe bello svegliarsi una mattina e apprendere che  la disponibilità di chi lavora in ospedale è diventata regola, che malati e familiari trovano sempre accoglienza, che i medici di famiglia vengono sempre a trovare i loro pazienti ricoverati, che i sindacati sono usciti dalla logica che chi dirige è sempre cattivo, che nei concorsi per primario le commissioni valutano oltre alla professionalità e alle capacità organizzative, la umanità e la generosità del candidato, che gli amministratori degli ospedali si mettono in fila agli sportelli per comprendere le difficoltà e i problemi di chi sta in fila per un esame, che chi costruisce  un ospedale va a intervistare gli ammalati, che il fermarsi qualche minuto in più in ospedale non è poi la fine del mondo.

E’ un sogno? Non credo basta volerlo e non costa niente!



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