E ora l'Europa dei cittadini...in salute

Il rinnovo dei componenti del Parlamento Europeo, l'indicazione del Presidente della Commissione, aprono ora un'opportunità che non può essere mancata

E ora l'Europa dei cittadini...in salute

Il rinnovo dei componenti del Parlamento Europeo, l'indicazione del Presidente della Commissione, aprono ora un'opportunità che non può essere mancata. L'Europa dei mercati, della finanza e del primato dell'economia sulla politica deve diventare l'Europa dei cittadini. E, soprattutto, dei cittadini in salute. Malgrado la gestione della sanità (si badi bene che non ho detto dell'organizzazione dell'assistenza sanitaria) rappresenti una voce di spesa significativa nei bilanci delle Regioni e degli Stati europei, il tema non è stato, salvo rari casi, prioritario nei programmi dei candidati al Parlamento europeo. Qualche modesto suggerimento, ben lungi dal voler essere un'agenda della nuova assemblea continentale, ce l'avrei.

Persone,merci, e servizi possono viaggiare liberamente all'interno dei confini comunitari. Ebbene, possono farlo anche virus, batteri e sostanze patogene. Questo significa che non si può lasciare che le politiche di salute (e non solo quelle sanitarie) possano essere affrontate senza avere una visione di insieme. Col pasticciaccio brutto della regionalizzazione della nostra sanità siamo delle indiscusse autorità in materia di mala-gestione delle risorse pubbliche per garantire il diritto alla salute. Il Titolo V (la parte della nostra Carta Costituzionale modificata dalle suggestioni pseudofederaliste degli ultimi quindici anni) si fa beffa quotidianamente dell'articolo 32 della Carta che, cito a memoria, sancisce che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure
gratuite agli indigenti". 
Una politica comune per le malattie rare, un calendario vaccinale continentale, politiche di prevenzione che raggiungano e investano tutti i cittadini del vecchio continente, una strategia uniforme di
intervento nei confronti delle persone fragili, portatori di handicap, bambini e anziani, un elenco condiviso dei livelli essenziali di assistenza, una strategia UE per la disciplina del rapporto di lavoro di medici e professionisti sanitari.

Tanto per iniziare, potrebbe essere questa una prima manciata di temi per i neodeputati europei. L'esperienza insegna che il turismo sanitario intracomunitario è ormai una realtà consolidata: procreazione assistita in Spagna, cure odontoiatriche in Slovenia, Ungheria e Polonia, solo per citare due esempi eclatanti. I cittadini si ingegnano per trovare altrove le risposte che non riescono a ricevere dai propri amministratori. E sono ormai diversi i Paesi o le regioni europee che si attrezzano con un approccio di sistema ad affrontare le sfide di una nuova nicchia di
business: il cosiddetto turismo della salute. Ultimo in ordine di tempo è il Canton Ticino con Ticino Health. D'altronde, il giro di affari è da capogiro: le stime più recenti indicano un livello dei ricavi globali pari a circa 100 miliardi di dollari nel 2012. Un business in cui a rimetterci sono comunque i cittadini. Il turismo della salute, che nasce sulle macerie di una offerta sanitaria onerosa e inefficiente porta con sé la conseguente esplosione dei costi sanitari (devo pagare i servizi offerti sul territorio che tuttavia restano sottoutilizzati e nel contempo devo rimborsare le spese sostenute altrove dai miei cittadini). Tocca intervenire con urgenza per invertire il trend. E lo si può fare solo con una politica europea della salute. Qui sì che c'è di che essere impazienti: come si suol
dire, mentre il medico studia, il paziente muore.

Marco Magheri



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