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L'appuntamento, ovvero: prevenzione e buona educazione

Screening del tumore al collo dell'utero: per alzare la sopravvivenza è bene iniziare dalla corrispondenza. Il caso dell'ASL Roma A

L'appuntamento, ovvero: prevenzione e buona educazione

La Regione Lazio ha avviato una massiccia campagna di prevenzione del tumore del collo dell'utero rivolto alle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni. "Il programma - come si legge nella lettera inviata alle donne residenti a Roma capitale - ha lo scopo di individuare precocemente e curare le lesioni che potrebbero evolvere in un tumore e prevede l'esecuzione, ogni tre anni, di un Pap test. L'esame, eseguito da un'ostetrica/o (evviva le pari opportunità e il superamento delle definizioni di genere!), è semplice e indolore e consiste nel prelievo di cellule del collo dell'utero".

Segue proposta dell'appuntamento, e qui viene il bello: il giorno stesso del ricevimento della lettera nella cassetta della posta. In assenza di dati complessivi sull'andamento della campagna di prevenzione e sulla pianificazione del lavoro, valgono alcune riflessioni, fosse anche solo relativo a un episodio isolato. Per l'ASL Roma A è molto di più di un'occasione persa. È spreco di denaro pubblico per le casse della Regione: all'orario dell'appuntamento non si sarà presentato nessuno ma il personale dedicato allo screening viene pagato ugualmente per un lavoro che non può svolgere o che può svolgere solo in parte. È fallimento di una campagna di screening perché avrà dei ritorni molto più contenuti di quelli pronosticati. È ennesimo elemento di sfiducia da parte delle cittadine nei confronti delle istituzioni sanitarie. La sfera della femminilità di una donna - e lo dico da uomo - è un elemento delicato e fragile, da accudire anzitutto col rispetto e la manifestazione di attenzione: una lettera per offrire a una donna un esame di screening come il Pap test "last second" equivale a corteggiarla con omaggi comprati in autogrill (tanto è di strada!)... Far sentire una persona importante e oggetto di attenzione richiede impegno, ma soprattutto volontà di asolto. Tutto questo - e lo dico da contribuente - lasciando passare per un momento in secondo piano la malversazione di denaro pubblico destinato a campagne di screening e sprecato a causa di modalità di convocazione tardive e inefficaci. Senza scomodare il bon ton, un invito, per non suonare maleducato, dovrebbe contemplare un ragionevole preavviso. Qui stiamo parlando di salute della sfera femminile, con tutte le conseguenze del caso.

La comunicazione e la prevenzione (non riesco a pensare alla seconda senza la prima) è un investimento di denaro dei cittadini e come tale va gestito: pianificando, con trasparenza, e misurando i risultato. Modesti suggerimenti migliorativi: a) spedire le convocazioni con ampio preavviso; b) chiedere una conferma al numero verde (che sia raggiungibile anche da cellulare, in quanto la percentuale di chi oggi ha ancora la telefonia fissa è sempre più contenuta); c) raccordo con i medici di medicina generale per condividere le informazioni relative al programma e agli esiti dello screening (non è, come si legge nella lettera dell'ASL, "utile che la donna informi il proprio medico di medicina generale della partecipazione al programma di screening", semmai è utile il contrario, consegnando ai medici anche l'elenco degli appuntamenti delle assistite per sollecitare la partecipazione; d) ragionare nelle iniziative di prevenzione come se fossimo i destinatari e non come i mittenti: ricorda spesso il presidente dell'Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo Happy Ageing, Michele Conversano "Il lavoro dei Dipartimenti di prevenzione sul territorio è complesso e delicato perché l'obiettivo è portare in una struttura sanitaria persone che sono convinte di essere in salute".

Marco Magheri



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