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Sintonie dissonanti

Martedì 11 si discute in Commissione Ambiente del Parlamento Europeo la nuova regolamentazione sulla possibilità di coltivare o meno Ogm

Sintonie dissonanti

L'11 novembre una volta era il simbolo dell'inverno che entrava e di San Martino che tagliava in due il suo mantello per proteggere dal freddo un mendicante. Ma il prossimo 11 novembre potrebbe essere non il giorno della condivisione e della tolleranza, ma il giorno del taglio, della lacerazione e dello strappo su cui potrebbe incrinarsi lo stesso concetto di Unione Europea.

Martedì 11 si discute in Commissione Ambiente del Parlamento Europeo delle possibili modifiche da  apportare ad un testo già molto discutibile tanto da essere in gestazione da almeno 4 anni: la nuova regolamentazione sulla possibilità di coltivare o meno Ogm.

L'idea che sta dietro questa iniziativa è quella che esistono vari Paesi accanitamente ostili alla coltvazione degli Ogm che si oppongono ad un altro gruppo di Paesi che invece giudicano alcuni Ogm essere una opportunità da non perdere. Questo sedimentato conflitto ha portato allo stallo attuale dove da un lato solo una pianta è autorizzata per la coltivazione in Europa (un mais Bt autorizzato nel 1998 e che ancora attende dal 2008 il rinnovo di tale autorizzazione venendo quindi coltivato in regime di proroga), ma dall'altro ha autorizzato l'importazione di 46 differenti derivati di alimenti Ogm ammessi talvolta anche per il consumo umano.

Tale stallo deriva dalla complessa procedura che disciplina la materia in cui ad una semplice opinione dell'EFSA (l'Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea ) che fa una valutazione scientifica degli eventuali rischi sanitari o ambientali di una specifica pianta ingegnerizzata, fanno seguito le riunioni di Consiglio, Commissione e Consiglio dei Ministri che approvano le richieste se non si è formata prima una “maggioranza qualificata”, ossia una maggioranza che tenga conto del numero dei cittadini rappresentati da ogni singolo Stato membro, che sia contraria ad ogni singola autorizzazione.

A ben vedere quindi dopo una valutazione scientifica da parte dell'EFSA seguono tre diversi livelli di decisioni prese da rappresentanti politici. Ma questi tre livelli politici non sono bastati al neo-presidente della Commissione il lussemburghese Juncker che ha dichiarato che deve essere dato alla Commissione democraticamente eletta almeno altrettanto spazio decisionale quanto quello che già occupa la scienza. Un evidente annuncio di nuovi ostacoli all'EFSA ed a scelte sul tema Ogm basate non su evidenze scientifiche, ma su pressione dei singoli Stati membri.

Ma pur se la partenza non era buona, le speranze degli inguaribili ottimisti erano che così facendo si sarebbe potuto redigere un testo che avrebbe consentito agli Stati che non volevano vedere alcun tipo di Ogm (Francia, Italia, Ungheria, Austria, Grecia) di chiedere l'opzione di uscita dalla possibilità di coltivare ogni tipo di Ogm, ma consentendo così a chi invece crede nell'opzione Ogm (Spagna, UK, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca) di poter approvare anche piante ingegnerizzate un po' più aggiornate rispetto al vecchio mais Bt oramai in circolazione da 18 anni.

Appunto martedì 11 novembre si comincerà a discute degli emendamenti ad un testo già pessimo che prevede la libertà per ogni Stato di vietare la coltivazione di qualunque Ogm per tutte le possibili motivazioni non scientifiche: un evidente deroga da tutte le legislazioni sul libero commercio mondiale. Ma non contenti di tutto questo i fondamentalisti anti-Ogm hanno redatto un impressionante numero e qualità di modifiche al testo base di cui è impossibile anche solo farne una sintesi.

Giusto per prendere alcuni esempi a caso dopo aver affermato all'inizio del testo che la valutazione sanitaria o ambientale di un Ogm va fatta caso per caso, in un emendamento in discussione si propone che ogni Stato possa vietare l'uso di un transgene (ad esempio il gene CRY1Ab), di un tipo di pianta (il mais) o addirittura di tutti i tipi di qualunque Ogm. Ma ci sono altri passaggi che sembrano frutto più di una fobia che di un ragionamento razionale. Ad esempio il diritto per uno stato di vietare l'uso di un Ogm per “prevenire le erbe infestanti o parassiti resistenti ad un pesticida”, quindi si previene la possibile (ma direi anche probabile) insorgenza di una erbaccia resistente ad esempio all'erbicida glifosate vietando l'uso dell'Ogm, ma non vietando l'uso diretto dello stesso erbicida che ha identiche probabilità di selezionare la stessa erbaccia resistente a glifosate. Un modo per dire che le aziende sementiere biotech (in genere statunitensi) non possono fare qualcosa, mentre non si vieta l'uso dello stesso principio attivo alle aziende della chimica (principalmente aziende europee). Stessa cosa dicasi per un mais Bt dove si vieta il mais col gene CRY1Ab, ma non lo stesso identico principio attivo ossia le spore di Bacillus thuringiensis usate come insetticida in agricoltura biologica. Oppure si vieta l'Ogm per evitare “la possibilità di incorcio con un'altra pianta coltivata”, una tolleranza dello zero assoluto quando il limite per la purezza dei semi è dello 0,9% secondo il regolamento 556/2003 al punto 2.2.3. Ossia un seme su mille in questo momento potrebbe già essere Ogm all'interno di un sacchetto di semi non Ogm, ma l'ipotesi che una pianta su un miliardo dia frutti Ogm derivante dall'incrocio tra un polline di una coltivazione Ogm ed una pianta ricevente non-Ogm, questa ipotesi viene vietata. Ma negli emendamenti si citano anche gli ”immediati o ritardati effetti anche cumulativi a lungo termine” senza dire cosa vuol dire lungo termine. Come si fa ad analizzare un effetto a lungo termine se il termine è mille anni? 

Si devono anche cosiderare i “potenziali effetti ambientali portati dai cambi nell'uso di erbicidi legati all'uso di Ogm tolleranti ad erbicidi”, quindi come se il vecchio erbicida da sempre usato fosse accettato in quanto già in uso e quello da cui ci si deve difendere è l'impiego di un differente erbicida. Ma soprattutto sono i singoli Stati membri che dovranno agire da gestori del rischio e non più gli uffici scientifici dell'Unione Europea. Questo significa la soppressione dell'Efsa, il ritorno a legislazioni agricole nazionali e non più comunitarie, la libertà per ogni Stato membro di farsi le leggi sanitarie-ambientali tramite uffici alle dirette dipendenze dei Governi in carica, comporterà restrizioni negli scambi anche interni all'Unione Europea e a valle un “Liberi Tutti” dai preoccupanti effetti per l'intera tenuta dell'Unione.

Siamo certi che il neo-presidente Juncker se non vorrà cavalcare un toro scatenato dovrà riflettere con attenzione su come procedere sulla liberalizzazione delle politiche sugli Ogm ben sapendo che il Parlamento Europeo è pieno di euro-scettici. Gli avvisi in tal senso sulla stampa internazionale non sono mancati.

Ultima nota di colore. Naturalmente la normativa in oggetto discute solo di coltivazione in campo di Ogm, nessuno si è nemmeno sognato di mettere in discussione i 46 derivati da Ogm che da 18 anni l'Europa importa. Quindi l'ostilità dei fondamentalisti Ogm riguarda solo la libertà degli agricoltori di coltivare e degli scienziati di studiare, non quello che continuerà indisturbato ad entrare nel nostro piatto, nella mangiatoia, in quello con cui ci vestiremo e anche nel cotone con cui medicheremo le nostre ferite: questi tipi di Ogm non rischiano alcuno stop, le aziende del cibo, della chimica e dei semi Ogm hanno evidentemente già trovato la quadra molto al di sopra delle nostre teste.

Roberto Defez



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