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La pazza scienza e la ricerca «stravagante»

Il testo di Luca Perri passa in rassegna le ricerche più stravaganti e (soltanto) apparentemente inutili

La pazza scienza e la ricerca «stravagante»

Si può leggere un saggio che disserta di scienza e scoperte scientifiche facendosi venire le lacrime agli occhi dal ridere? La risposta è sì, se si sfogliano le pagine de «La pazza scienza-risultati serissimi di ricerche stravaganti» di Luca Perri, con le illustrazioni di Angelo Adamo, edito da Sironi Editore. Perri è un astrofisico di formazione, divulgatore scientifico al Civico Planetario Hoepli di Milano. Il suo approccio umoristico e scanzonato, che porta sempre alla risata, è uno strumento potente ed efficace per parlare della scienza, di come procede - a volte attraverso vie improbabili - e delle scoperte cui conduce. Il libro è una raccolta dei più curiosi Premi IgNobel, «riconoscimenti» che dal 1991 vengono assegnati alle ricerche, assolutamente vere e pubblicate su riviste scientifiche di tutto rispetto, più strampalate o assurde, a volte quasi comiche.


«Perché mai», si chiede l’autore nelle prime pagine «l’Università di Harvard e il MIT, non la - seppur gloriosa - ProLoco di Poggibonsi, spendono ogni anno una grossa quantità di tempo e denaro per organizzare un premio da consegnare a della gente che usa fette di maiale per tamponare l’emorragia al naso?». Attraverso l’ironica narrazione, che caratterizza lo stile di tutto il libro, Perri ci aiuta a capire che queste ricerche, per quanto assurde, rappresentano un ottimo spunto per riflettere e ampliare le conoscenze su un dato fenomeno. L’autore, infatti, affianca al racconto dei vari IgNobel, la descrizione del fenomeno scientifico sottostante, e delle sue implicazioni e conseguenze.

Scopriamo quindi che qualcuno ha inventato un metodo per calcolare la superficie corporea di un elefante, che i cani preferiscono fare i loro bisogni allineandosi lungo l’asse nord-sud del campo magnetico terrestre, che è inutile (e pericoloso) perdere tempo a saltare da una fila all’altra di macchine in coda perché  la legge di Murphy non si applica al traffico, che le aziende sarebbero più efficienti promuovendo persone a caso, e molto altro ancora. Qualcuno potrebbe obiettare: ha senso, ed è eticamente giustificabile, spendere soldi per rispondere a queste domande? Negli ultimi anni, complice anche l’esiguità di risorse economiche, la pressione dell’opinione pubblica e dei finanziatori nei confronti della ricerca è di essere sempre più applicata, di risolvere problemi, di rispondere solo alla domande: a cosa serve concretamente?

Questo approccio, seppur in parte comprensibile, rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio: bloccare la ricerca di base spinta dalla pura curiosità, libera da ogni condizionamento, in grado di sperimentare e spingere davvero più in là in confini della conoscenza. Perché senza ricerca di base disinteressata, non c’è davvero innovazione e progresso in quella applicata. Il libro di Luca Perri, tra una battuta e una risata, si trasforma quindi in un inno alla sacrosanta libertà dell’uomo di perseguire la ricerca spinto dalla stessa curiosità di un bambino alla scoperta del mondo e degli esploratori del passato a imbarcarsi su rotte inesplorate.

 

Luca Perri con Angelo Adamo

La pazza scienza - risultati serissimi di ricerche stravaganti

Sironi editore, 202 pagine, 18,5 euro



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