Il diritto di scegliere il medico curante

Libera professione e ospedale: come conciliare le due attività?

Il diritto di scegliere il medico curante

Sono assolutamente convinto che i medici ospedalieri devono avere la possibilità di svolgere la libera professione se non altro perché il malato deve essere libero di scegliere chi vuole.

Ma sono altrettanto convinto che chi lavora in ospedale deve avere con questo un rapporto esclusivo.

Come conciliare dunque le due cose in un momento in cui non tutte le strutture sono pronte per mettere in atto questo sistema, in cui non vi sono ambulatori specifici, sale operatorie ah hoc, personale infermieristico e amministrativo dedicato? Come fare fronte alle decisioni legislative che vogliono attuare questa modalità? E soprattutto senza idonei finanziamenti alle regioni per le ristrutturazioni necessarie nelle varie Aziende Ospedaliere?

Se è vero come è vero che la sussidiarietà (pubblico e privato accreditato insieme per curare i malati) è la formula vincente di cui tutti si “riempiono la bocca”, è in questa che va trovata anche la soluzione della libera professione degli ospedalieri.

Fino ad ora, in assenza di idonee strutture all’interno dell’ospedale, è data facoltà a chi ha rapporto esclusivo, di svolgere visite private nel proprio studio di casa (cosiddetta “intramoenia allargata”).

Periodicamente il sanitario versa alla sua amministrazione i proventi e questa, fatte le opportune trattenute, provvede a accreditarla mensilmente nello stipendio. E’ evidente che tale impostazione si presenta priva di controlli e non esente da “tentazioni”.

Le cose potrebbero andare diversamente se pubblico e privato si mettono insieme per risolvere il problema attuando una concreta sussidiarietà.

In altri termini le due amministrazioni (Ospedale e clinica privata) si convenzionano: la privata mette a disposizioni, previo compenso, ambienti, infermieri e personale per gli atti amministrativi connessi (appuntamenti, riscossione di visite, ricevute, ecc), la pubblica trasferisce sullo stipendio del sanitario i proventi ricevuti da questa.

Operazione limpida, burocraticamente corretta attuata tra due enti, scevra da distorsioni di vario tipo. La convenzione se ben fatta potrebbe offrire vantaggi ai tre soggetti interessati. Per gli ospedali: attuazione dalla legge, immutati introiti dalla libera professione medica, conservazione dei propri specialisti; per i medici: abolizione delle spese di studio e delle attività burocratiche connesse; per i privati: nuovi utili e rapporti trasparenti con operatori pubblici.

Sparirebbe in questo modo l’ intrmoenia allargata fatta nello studio privato del medico, ma verrebbe fatta in una struttura sanitaria vera e propria, fornita non solo di ambulatori ma anche di sale operatorie (quanti ospedali hanno le sale operatorie per la libera professione dei loro chirurghi?).

Questa è una strada percorribile che eviterebbe i soliti tira e molla fatti per non cambiare niente e per mantenere tutto come prima.

Alberto Scanni



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