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La sessualità distrutta

I malati di tumore vogliono recuperare la piena sessualità al termine delle cure, ma di questo aspettano gli oncologi si preoccupano ancora troppo di rado. Perciò conviene quasi sempre affidarsi a uno psicologo o a un sessuologo

La sessualità distrutta

Quando la corporeità è alterata, non è facile per un malato recuperare l’attività sessuale. Attività che durante le fasi della chemioterapia viene poco presa in considerazione dall’oncologo e diviene argomento di riflessione soltanto quando si esce dalla fase acuta del trattamento medico o dopo mesi dall’intervento chirurgico, quando si è raggiunto un discreto stato di benessere fisico e psichico: in fondo cosa si pretende di più visto che si è riusciti a debellare il cancro?

In realtà le cose stanno in altri termini. Il malato, martoriato da molti punti di vista, vede in questo deficit una ulteriore mortificazione del suo stato: una corporeità ulteriormente distrutta. E non c’è solo la chemioterapia, si pensi agli stomizzati (persone a cui è stata asportata una parte di intestino), alle mastectomizzate (donne a cui è stato asportato il seno), alle castrazioni chirurgiche o farmacologiche, e così via. È molto difficile aiutare il malato per questo problema e dare qualche indicazione, a volte può essere utile chiacchierare, altre inviarlo allo psicologo, a un sessuologo per una terapia ad hoc, ma non vi sono ricette universali.

Il problema, può essere favorevolmente migliorato là dove esiste, a monte, un forte legame di coppia e può trovare un proficuo aggiustamento secondo la visione di una sessualità globale ove il sesso è uno dei tanti elementi che la compongono. Ma in tutti gli altri casi la presenza del medico diventa ancora più determinante. Spesso l’oncologo, che non è preparato per affrontare questo problema, può comunque dare un sostegno morale, avviando il paziente verso una normalità, spiegandogli che normalità non è solo l’atto sessuale, citando casi simili risolti, sostenendolo nella quotidianità, evitando che si chiuda in se stesso, spingendolo a una vita di comunità. L’oncologia medica è medicina complessa dove, anche se il tumore «va giù o scompare», bisogna guardare anche a tutto il resto.

Alberto Scanni

@AlbertoScanni



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