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Siate ottimisti e vivrete più a lungo

Da domenica e per due giorni scienziati e filosofi (riuniti nella sesta edizione della conferenza che la mia Fondazione organizza a Venezia e che ho chiamato The Future of Science) cercheranno di illuminare un poco i molti segreti che avvolgono la mente umana

Siate ottimisti e vivrete più a lungo

Da domenica e per due giorni scienziati e filosofi (riuniti nella sesta edizione della conferenza che la mia Fondazione organizza a Venezia e che ho chiamato The Future of Science) cercheranno di illuminare un poco i molti segreti che avvolgono la mente umana in un nodo ancora in gran parte inesplorato.

Il tema  è "La mente essenza dell'umanità" e si cercheranno alcune risposte a domande che da almeno cinquemila anni la scienza si pone. E' soltanto negli ultimi decenni che c’è stata un’accelerazione delle conoscenze in questo campo. Oggi quelle giovani scienze che sono la psicologia sperimentale, la neurobiologia, insieme con il “neuroimaging” (cioè  le tecniche di visualizzazione diretta dell’attività cerebrale) devono permetterci di cominciare a rispondere a domande di grande interesse. Ad esempio: Dove sono “scritti” i nostri ricordi? Come facciamo a immagazzinarli e a richiamarli a comando?  E in che cosa l’attività del nostro cervello ci differenzia dagli animali? Da bambino ero così affascinato e per cercare di capirlo rimanevo giorni interi a osservare un piccolo ragno tessere la sua tela, una costruzione ingegneristica perfetta e tanto complessa.

La possibilità della tecnica di neuroimaging ha recentemente consentito ad un’équipe di neurologi della New York University di fotografare una particolare sede del nostro cervello, quello tra l'amigdala e la corteccia rostrale anteriore cingolata e di scoprire che queste due aree, sede di ogni nostra emotività, svolge un'attività maggiore se è "attraversata" da pensieri positivi, non pessimistici, più fiduciosi. La conclusione dei ricercatori, che condivido in pieno, è che se siamo ottimisti, se crediamo nel futuro, se invece di abbatterci alla prima avversità reagiamo con coraggio, vivremo meglio e più a lungo.

D'altronde pensiamo ai nostri antenati e alle condizioni terribili in cui vivevano: è proprio questa forza emotiva di coraggio e ottimismo che li ha spinti ad avventurarsi fuori dalle caverne e dal loro territorio per procurarsi cibo e conquistare terre da  coltivare. Dicono i neurologi autori di questa ricerca che "per progredire l'uomo ha avuto e ha bisogno di immaginare una realtà alternativa a quella in cui vive, una realtà migliore, più ottimistica". Il nostro cervello, quelle due aree fotografate dai ricercatori, in ultima analisi è portato naturalmente all'ottimismo, e la nostra intelligenza primordiale ci spinge alla fiducia e non alla disperazione. Mi concedo una conclusione forse troppo ottimistica: siate ottimisti e vivrete di più.

Umberto Veronesi

Conferenza The Future of Science - Venezia 18-20 settembre 2011



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