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Martina Morandi
pubblicato il 16-11-2023

LCAM1: un possibile bersaglio per il trattamento del tumore al pancreas



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Studiare i meccanismi legati alla proteina L1CAM potrebbe permetterci di identificare nuovi bersagli terapeutici contro il carcinoma duttale: la ricerca di Donatella Delle Cave

LCAM1: un possibile bersaglio per il trattamento del tumore al pancreas

L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) è una delle forme più aggressive di tumore al pancreas e presenta una prognosi sfavorevole. Uno degli aspetti principali a cui si attribuisce l’insuccesso dei trattamenti chemioterapici è la presenza di un’abbondante matrice extracellulare ricca di collagene che invade il microambiente tumorale, ostacolando “fisicamente” l’ingresso dei farmaci. LCAM1 è una proteina presente sulla membrana delle cellule pancreatiche: quando la sua concentrazione diminuisce, il tumore sembra acquisire una maggiore aggressività e velocità di progressione. LCAM1 potrebbe quindi rappresentare un buon bersaglio terapeutico per nuovi farmaci, ma sono necessari ulteriori studi in tal senso.

Donatella Delle Cave è ricercatrice presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli, dove studia i meccanismi di funzionamento della proteina L1CAM per sviluppare nuovi trattamenti contro il PDAC. Il progetto sarà sostenuto per il 2024 da una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi.

Donatella, come nasce l'idea del vostro lavoro?

«Sebbene siano stati compiuti progressi significativi nella lotta contro il tumore al pancreas, siamo ancora lontani dall’avere delle terapie di successo, specialmente per quella forma chiamata adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC). Uno dei principali motivi per cui il trattamento chemioterapico fallisce è la presenza di una barriera formata dalla matrice cellulare. che copre il 90% del volume del tumore e che limita l’ingresso dei farmaci. Il mio lavoro vuole esplorare il contributo del microambiente tumorale nella progressione, nella diffusione metastatica e nella chemioresistenza del PDAC».

Quali sono gli aspetti poco noti da approfondire?

«Recentemente, abbiamo dimostrato che il PDAC presenta bassi livelli della proteina di membrana L1CAM e che la sua assenza favorisce la formazione di collagene e, dunque, della fibrosi intorno al tumore. Inoltre, bassi livelli di L1CAM sono correlati con la progressione tumorale e con la resistenza al chemioterapico gemcitabina, un farmaco di prima linea utilizzato per la cura dei pazienti affetti da PDAC. Resta ancora da chiarire in che modo le cellule tumorali del pancreas con bassi livelli di L1CAM contribuiscono alla formazione di microambiente tumorale fibrotico, e quindi favorevole al tumore».

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Quali sono i principali obiettivi della vostra ricerca?

«L’obiettivo principale del progetto è aumentare la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore al pancreas individuando nuovi bersagli terapeutici. Mi auguro che i risultati di questa ricerca possano fare da apripista, identificando nuovi fattori coinvolti nella diffusione metastatica del PDAC e dei geni “più attivi” nelle diverse sottopopolazioni di cellule tumorali».

Come intendete condurre il vostro progetto quest’anno?

«Utilizzerò un approccio multidisciplinare che prevede analisi “omiche” (analisi che permettono di studiare un numero elevato di dati biologici nello stesso momento, NdR), quali proteomica e sequenziamento dell’RNA, ma anche tecniche di biologia cellulare e molecolare, nonché l’utilizzo di modelli murini».

In che modo la vostra ricerca potrebbe avere ripercussioni applicative per la salute umana?

«Spero che questo progetto aprirà la strada a nuovi approcci diagnostici che consentiranno di stratificare meglio i pazienti con PDAC in base alla composizione e alla quantità del collagene epiteliale tumorale. Miriamo inoltre a proporre L1CAM come nuovo bersaglio terapeutico per ridurre la fibrosi e l’aggressività del tumore al fine di sviluppare trattamenti paziente-specifici».

Donatella, perché hai scelto di intraprendere la strada della ricerca?

«Le mie esperienze personali hanno fortemente influenzato la scelta del percorso universitario e successivamente di quello professionale, rendendomi motivata e appassionata alla ricerca oncologica. Purtroppo, entrambi i miei nonni sono morti di cancro. Da adolescente, infatti, avevo già le idee chiare: volevo dedicare la mia vita allo studio e alla ricerca contro il cancro».

E come ti vedi tra dieci anni?

«Mi vedo a capo di un gruppo di ricerca, con un mio finanziamento. Quello che a lungo termine vorrei è che i risultati della mia ricerca si riflettessero in sperimentazioni cliniche promettenti. Questa sarebbe sicuramente la soddisfazione più grande!».

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Mi piacciono la libertà e la possibilità di mettersi in gioco. Non sempre quando si formula un’ipotesi scientifica questa si dimostra valida, nonostante ci sia dietro tanto studio e lavoro, ma quando le idee si confermano giuste la felicità è enorme!».

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La precarietà e la continua ricerca di finanziamenti».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Studio, passione e dedizione!».

Una figura che ti ha ispirato nella tua vita personale?

«Sicuramente tra le figure che più mi hanno ispirato spicca mia madre, la quale mi ha insegnato la dedizione e l’impegno per il lavoro, supportandomi sempre nelle mie scelte».

Cosa avresti fatto se non avessi fatto la ricercatrice?

«Avrei continuato a lavorare in campo oncologico, magari come medico».

Donatella, raccontaci di te: cosa fai nel tempo libero?

«Nel tempo libero amo viaggiare e fare escursioni. Inoltre, adoro ballare!».

Una cosa che vorresti assolutamente fare almeno una volta nella vita?

«Vorrei andare a Tromsø e vedere l’aurora boreale».

Sei soddisfatta della tua vita?

«Molto, sia professionalmente che nella vita privata».

Se un giorno tuo figlio o tua figlia ti dicesse che vuole fare il ricercatore, come reagiresti e cosa gli diresti?

«Sicuramente ne sarei felice perché so quante soddisfazioni può dare la ricerca se fatta davvero con passione. Come consiglio, gli o le direi di metterci tanto impegno e amore, ma anche di non scoraggiarsi davanti al primo esperimento riuscito male, al primo articolo rifiutato o a un progetto non vinto. È importante che sappia considerare le sconfitte come occasioni per migliorarsi!».

Donatella, hai un ricordo a te caro di quando eri bambina?

«Ricordo con affetto le passeggiate con mio nonno, le giornate al mare e le storielle che mi raccontava prima di coricarci. I nonni sono amore, saggezza e un’enorme ricchezza».

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera?

«Mi piacerebbe andare a cena con Toni Servillo, un attore di grande cultura che stimo tantissimo. Vorrei chiedergli quale personaggio ha avuto più piacere di interpretare e qual è il suo segreto per immedesimarsi perfettamente in ogni ruolo».

Cosa vorresti dire alle persone che scelgono di donare a sostegno della ricerca scientifica?

«Vorrei ringraziare tutti i donatori per aver capito l’importanza della ricerca scientifica e per credere che anche solo un piccolo contributo possa fare la differenza. La ricerca è il futuro di ogni Paese e donare permette a tanti giovani ricercatori di continuare a svolgere il lavoro dei propri sogni».

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