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Neuroscienze

Come si riconosce l'ictus cerebrale?

pubblicato il 08-02-2012

Cerchiamo di conoscere i sintomi di questa malattia con l’aiuto del dottor Marco Stramba Badiale, direttore del dipartimento di geriatria cardiologica all’Istituto Auxologico di Milano. Prima di tutto i segnali hanno la caratteristica di essere improvvisi: quindi un fortissimo mal di testa, al di fuori della norma, può indicare la presenza di una emorragia cerebrale. Oppure, se non si riesce a muovere braccio e gamba, o lo si muove con difficoltà, se si perde la sensibilità  di un arto, se si ha difficoltà a parlare, se i muscoli del viso si muovono in modo diverso sorridendo, se la vista scompare per metà o si vede nero, è facile che sia in corso un ICTUS.

Come si riconosce l'ictus cerebrale?

Cerchiamo di conoscere i sintomi di questa malattia con l’aiuto del dottor Marco Stramba Badiale, direttore del dipartimento di geriatria cardiologica all’Istituto Auxologico di Milano. Prima di tutto i segnali hanno la caratteristica di essere improvvisi: quindi un fortissimo mal di testa, al di fuori della norma, può indicare la presenza di una emorragia cerebrale. Oppure, se non si riesce a muovere braccio e gamba, o lo si muove con difficoltà, se si perde la sensibilità  di un arto, se si ha difficoltà a parlare, se i muscoli del viso si muovono in modo diverso sorridendo, se la vista scompare per metà o si vede nero, è facile che sia in corso un ICTUS.

Che cosa fare - Come sono si sono manifestati i primi sintomi, immediatamente bisogna chiamare il 118, segnalando i sintomi, o recarsi a un pronto soccorso. «Non bisogna aspettare – spiega l’esperto – perché nel momento dell’attacco ischemico non si può sapere se sarà transitorio e quindi senza conseguenze. In ospedale il paziente può trovare tutte le soluzioni terapeutiche del caso, purchè la struttura di ricovero disponga di una Unità Urgenza Ictus (STROKE Unit), le unità di ricovero deputate alla cura dell’ictus».

In quali ospedali - Tutti gli ospedali sono in grado di curare l’ictus? «Solo in alcune regioni italiane ci sono sufficienti unità di STROKE Unit, distribuite in diversi ospedali – spiega Marco Badiale –  in Lombardia, ad esempio, sono più che sufficienti. In molte regioni il problema più grosso non ancora risolto è l’organizzazione dell’assistenza. Spieghiamoci meglio. Se un individuo è colpito da infarto, qualsiasi ospedale con un reparto di cardiologia è in grado di affrontare questa emergenza. Nel caso dell’ICTUS, occorre che l’ospedale disponga di una STROKE Unit, ma per ora i pazienti colpiti da ICTUS vengono portati al pronto soccorso più vicino e soltanto successivamente trasportati nell’ospedale dedicato. In questo caso si perdono minuti importanti, perché la cura per l’ICTUS, che si chiama trombolisi, ha efficacia se si somministra nelle prime quattro-quattro e mezzo ore dall’attacco ischemico».

Conoscere le Linee Guida - Eppure le linee guida predisposte dalla comunità scientifica internazionale parlano chiaro su come si deve fare la prevenzione, su quali sono i trattamenti più efficaci e la terapia anticoagulante da applicare e su come organizzare una rete di assistenza adeguata. Le linee guida non si rivolgono soltanto alle Istituzioni sanitarie o ai medici. Una parte riguarda i fattori di rischio che, se conosciuti, possono mettere al riparo dagli attacchi devastanti dell’ictus. Quindi, tenere controllata la pressione, il colesterolo, la glicemia e  non fumare. Tra le condizioni più a rischio di ICTUS, la fibrillazione atriale, l’anomalia del ritmo cardiaco più diffusa, è responsabile del 20% degli ictus. Curando la fibrillazione atriale è possibile evitare 3 ICTUS su 4 dovuti a questa patologia, ovvero circa 30.000 casi di ICTUS ogni anno in Italia.

Edoardo Stucchi


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