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Aids: in Europa e Asia i nuovi casi aumentati dell’80% in 10 anni

pubblicato il 01-12-2014
aggiornato il 07-02-2017

Più di 136mila i nuovi malati nel 2013, soprattutto nell’Est. Scarsa informazione e diagnosi tardive

Aids: in Europa e Asia i nuovi casi aumentati dell’80% in 10 anni

Nonostante i progressi in ambito terapeutico, l’epidemia di Aids non accenna a ridurre la propria portata, dal 2004 - anno della stipula della Carta di Dublino - a oggi. È quanto emerge dai dati raccolti dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e diffusi in occasione della Giornata mondiale contro la malattia. Soltanto nel 2013 sono state più di 136mila - più di centomila tra l’Europa orientale e l’Asia - le nuove diagnosi di Aids effettuate tra l’Europa e l’Asia Centrale, nei 53 Paesi che dieci anni fa avevano siglato nella capitale irlandese un patto per ridurre i numeri dell’infezione.

 

L’Aids si può fermare partendo da una corretta informazione

 

CASI IN AUMENTO

Rispetto al 2004 c’è stato un incremento dell’80% dei nuovi casi. «L’Europa non ha raggiunto l’obiettivo che era stato posto nel Millennium Development Goal - afferma Zuzsanna Jakab, direttore dell’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -. Nell’Europa dell’Est, a cui si può ricondurre il 77% delle nuove diagnosi, due terzi dei casi hanno riguardato persone tossicodipendenti, con diagnosi effettuate in notevole ritardo». Ciò vuol dire probabilità più alte di trasmettere il virus e meno opportunità di vedere agire con efficacia le terapie: che ci sono e risultano pure efficaci, a patto però di avviarle tempestivamente.

 

Perché il preservativo può salvare la vita

 

CATEGORIE A RISCHIO

Il trend crescente negli ultimi dieci evidenzia come ci sia un deficit di informazione relativamente a questa malattia, di cui si parlava molto negli anni ’90, prima che finisse nel dimenticatoio. È toccato al direttore dell’Ecdc, Marc Sprenger, ribadire quali sono le categoria a rischio. «Gli omosessuali, a cui si può ricondurre più del 40% delle diagnosi effettuate in Europa nel 2013. Ma anche i carcerati, i tossicodipendenti, le vittime della prostituzione e i transessuali hanno un rischio più alto di contrarre l’infezione, favorirne la trasmissione e sviluppare la malattia».

L’emergenza nelle carceri italiane


@fabioditodaro

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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