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Nuovi farmaci contro la tubercolosi

pubblicato il 03-04-2013

L’Oms, in occasione della Giornata Mondiale contro la malattia, punta su nuove terapie, più brevi e semplificate, per vincere i ceppi più aggressivi e resistenti

Nuovi farmaci contro la tubercolosi

L’Oms, in occasione della Giornata Mondiale contro la malattia, punta su nuove terapie, più brevi e semplificate, per vincere i ceppi più aggressivi e resistenti

Una terapia va seguita fino all’ultimo giorno, anche se ci sembra di essere guariti. Una regola semplice che, nel caso di malattie infettive gravi come la tubercolosi, può incidere significativamente sul numero di contagi. Proprio la scarsa aderenza alle terapie ha contribuito, negli ultimi anni, all’aumento dei casi di ‘resistenza’, cioè quando il microrganismo Mycobacterium tuberculosis diventa insensibile ai farmaci comunemente usati ed è quindi più difficile da debellare. In occasione della giornata mondiale contro la malattia, il 24 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolinea la necessità di investire nella ricerca per rendere il trattamento della tubercolosi più breve ed efficace e incentivare i pazienti a seguire diligentemente le terapie.

MAGGIORE ADERENZA - Sono quattro i farmaci che, in diverse combinazioni, devono essere assunti ogni giorno per almeno 6-9 mesi nei casi meno gravi di tubercolosi. Un impegno, non privo di effetti collaterali, che viene spesso abbandonato, soprattutto dopo la remissione iniziale dei sintomi come la forte tosse che, in genere, avviene già dopo il primo mese di terapia. Se non curata bene, però, la malattia può ripresentarsi dopo qualche anno, più aggressiva e contagiosa. Finalmente oggi sono disponibili nuovi farmaci capaci di affrontare in modo diverso la malattia. Tra questi è stato testato un nuovo regime terapeutico, presentato all’ultima Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections di Atlanta (Usa), che prevede l’assunzione di farmaci una sola volta alla settimana anzichè giornalmente durante la fase di mantenimento, a partire dal terzo mese di trattamento. A parità di efficacia, i pazienti hanno dimostrato una maggiore aderenza alla terapia settimanale, completando il ciclo prescritto. Gli esperti sono convinti che semplificando le terapie, riducendo anche gli effetti collaterali di somministrazioni prolungate, si riesca a debellare significativamente la comparsa dei ceppi resistenti, che oggi sono responsabili di almeno un decimo dei contagi.

IN ITALIA - Malnutrizione, povertà e scarse condizioni igieniche indeboliscono il sistema immunitario favorendo il risvegliarsi del batterio nei polmoni o il nuovo contagio. E’ per questo che la tubercolosi è ancora un’emergenza sanitaria in alcuni paesi del mondo, come in Africa, mentre è sotto controllo in quelli occidentali. In Italia si contano 4 mila casi all’anno, legati soprattutto all’immigrazione da paesi in cui la malattia è molto diffusa, quelli dell’Est Europa in testa. «Questo ci pone in una fascia di sicurezza come rischio di contagio, spiega Luigi Codecasa, responsabile del Centro Regionale di Riferimento per il Controllo della tubercolosi in Lombardia. Ma proprio la scarsità dei casi può rendere più difficile riconoscere la malattia e, quindi, garantire diagnosi precoci».

PREVENZIONE - Se in Italia non si registra un aumento  della diffusione della tubercolosi, è bene tuttavia mantenere un atteggiamento responsabile di prevenzione. «Non si deve sottovalutare, spiega il dottor Codecasa, ad esempio, una tosse insistente che non si riesce a curare e, in questi casi, è opportuno rivolgersi al medico. Tutti possiamo essere esposti al microrganismo, però non c’è motivo di preoccuparsi e il rischio c’è solo con un’esposizione prolungata. Non ci si ammala frequentando per qualche minuto luoghi affollati come la metropolitana, ma stando a contatto per ore con chi ha il batterio in forma attiva. La prevenzione passa per le buone abitudini per evitare il contagio di una qualsiasi malattia respiratoria, ad esempio mettersi la mano davanti alla bocca quando si tossisce e areare bene i locali».

Cinzia Pozzi


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