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I nostri ricercatori
Chiara Segré
pubblicato il 02-04-2014

Prendere la mira e colpire solo le cellule tumorali



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A Firenze, Alessandro Pratesi, chimico e ricercatore, lavora per mettere a punto molecole in grado di trasportare gli agenti terapeutici solo nelle cellule tumorali, risparmiando quelle sane

Prendere la mira e colpire solo le cellule tumorali

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Nella cura dei tumori, uno dei più grossi limiti della maggior parte delle terapie classiche, come la chemioterapia e alcune radioterapie, sono gli effetti collaterali, quasi sempre devastanti. La principale causa è la mancanza di specificità: il farmaco chemioterapico o radioterapico, infatti, non agisce solo sulle cellule tumorali ma anche su quelle normali, esercitando la sua azione tossica ad ampio raggio, con i conseguenti effetti collaterali che purtroppo tutti conosciamo.

Una soluzione potrebbe essere quella di colpire con il chemioterapico o la radioterapia esclusivamente le cellule tumorali, e gli scienziati stanno lavorando in questa direzione: uno di questi è Alessandro Pratesi, chimico e ricercatore nel Laboratorio di Metalli in Medicina (METMED) presso il Dipartimento di Chimica Ugo Schiff dell’Università degli studi di Firenze, diretto dal Professor Luigi Messori.

 

UNA VITA PER LA CHIMICA

Alessandro è nato nel 1978 a Prato e la chimica lo ha accompagnato fin da ragazzo: ha un diploma di Perito Chimico Industriale, una laurea in Chimica e un dottorato in Scienze Chimiche, entrambi conseguiti presso l’Università degli Studi di Firenze. Un percorso lungo e faticoso, ma che ha permesso ad Alessandro di realizzare il suo sogno: «Da bambino, quando qualcuno mi chiedeva cosa avrei fatto da grande, una delle mie risposte era sempre: lo scienziato!». Alessandro ama il suo lavoro: «Sento di dare il mio piccolo contributo alla ricerca sul cancro: un altro passo che ci avvicina sempre più all’individuazione di cure veramente efficaci e definitive».

 

COLPIRE SOLO LE CELLULE MALIGNE

Di cosa si occupa, nei dettagli, la ricerca di Alessandro? «Nel laboratorio dove lavoro, cerchiamo di individuare nuove molecole sintetiche capaci di trasportare farmaci e terapie mirate solo sulle cellule tumorali; in particolare noi lavoriamo sul tumore al seno » spiega Alessandro. «L’idea è di ottenere nuove molecole in grado di riconoscere specificamente le cellule tumorali, in modo da essere incorporate solo in queste e una volta dentro il cuore della cellula maligna, liberare l’agente terapeutico». Una sorta di tiro al bersaglio di alta precisione per colpire e distruggere solo il tumore, senza danneggiare le cellule sane.

Il progetto si sviluppa in due filoni. Da una parte, Alessandro sta cercando di mettere a punto derivati della biotina, nota anche come vitamina H, per il trasporto di metalli radioattivi da utilizzare in protocolli di radioterapia mirata. La quantità di radioattività liberata è molto piccola, ma è sufficiente a irradiare e distruggere le cellule tumorali ucciderla senza danneggiare i tessuti sani circostanti. L’altra linea di ricerca invece ha lo scopo di sviluppare molecole da impiegare come trasportatori di farmaci chemioterapici a base di oro e platino.

L’obiettivo è dunque duplice: sviluppare chemioterapie mirate e radioterapie interne per colpire selettivamente il tumore; in questo modo, si potrà migliorare l’efficacia di un farmaco diminuendone i dosaggi, con riduzione degli effetti collaterali e un evidente beneficio per la qualità di vita del paziente. «Abbiamo già ottenuto alcuni risultati, che saranno presto pubblicati su una rivista scientifica internazionale» continua Alessandro «Naturalmente poi proseguiremo con ulteriori studi per perfezionare le nostre scoperte. La ricerca non si ferma mai».

 

IMMERSIONI E VOLONTARIATO

Come moltissimi suoi colleghi ricercatori, Alessandro è un curioso e un generoso di natura. Quando non è in laboratorio a sintetizzare nuove molecole, divide il suo tempo libero tra la passione per la subacquea e l’impegno per gli altri.

«La mia passione per le immersioni è abbastanza recente» racconta Alessandro «ma è stata una vera folgorazione per la bellezza della natura sommersa e per il senso di libertà che si prova. Strano a dirsi, ma anche con trenta metri di acqua sopra la testa, sembra proprio di volare! » Alessandro però trova anche tempo da dedicare a chi ha bisogno: da circa 12 anni è volontario in un’associazione come soccorritore e autista di ambulanze.

Alessandro si discosta decisamente dall’immagine comune dello scienziato misterioso e pazzo che mischia provette fumanti e provoca esplosioni tremende. «Si tratta di uno stereotipo che assolutamente non rappresenta la realtà dei ricercatori che si dedicano con passione alla scienza» commenta Alessandro; per lui, si tratta di una manifestazione di un problema più ampio «In Italia, poche persone hanno una comprensione di come funziona e cosa rappresenta la scienza. Credo che occorrerebbe più informazione e più “educazione scientifica”, anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa, per avvicinare più persone al metodo scientifico». Questo, per Alessandro, è fondamentale per cambiare l’opinione pubblica e politica nei confronti della scienza in Italia.

 

LA SCIENZA É IL FUTURO DI UN PAESE

Il grosso problema della ricerca in Italia è la mancanza di investimenti. «Forse si pensa che sia giusto investire solo dove si possa avere un ritorno economico a breve termine» commenta Alessandro «La ricerca non segue tempistiche rapide e necessita di ingenti capitali. Ma una nazione che non possiede conoscenza perché non ha investito risorse per ottenerla, non sarà mai libera ma dipenderà sempre da altri paesi che avranno adottato politiche più lungimiranti»

I frutti della ricerca rappresentano un enorme capitale economico e culturale per lo sviluppo di una nazione. Molti governi stranieri lo hanno capito o sono sulla buona strada, in Italia ancora si è fatto troppo poco per rilanciare questo settore. Ci auguriamo che si inverta presto la rotta.

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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