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Oncologia

Tumori, un ddl per chiedere pari tutele per i lavoratori

pubblicato il 17-12-2015
aggiornato il 24-02-2017

La proposta del deputato Vincenzo D'Arienzo e di Elisabetta Iannelli (segretario generale Favo). L'obiettivo è eliminare le differenza esistenti tra dipendenti pubblici e del settore privato

Tumori, un ddl per chiedere pari tutele per i lavoratori

Guarire nel corpo è più facile, se anche la mente viene protetta. La tutela del posto di lavoro, in questo senso, gioca un ruolo fondamentale. Ma non per tutti i pazienti oncologici conservare l’occupazione è così semplice. In Italia non esiste una norma unica che tuteli i malati di cancro. Quasi tutto è legato a quanto scritto nei contratti nazionali di lavoro. Una situazione che, a parità di malattie e terapie, crea una disomogeneità tra i pazienti.

 

LA NUOVA PROPOSTA

L’obiettivo, adesso, è uniformare lo scenario della normativa in vigore. Per questo il deputato Vincenzo D’Arienzo, con il supporto di Elisabetta Iannelli (segretario generale Federazione Associazioni di Volontariato in Oncologia - Favo) ha elaborato una proposta di legge Delega al governo. Al momento c’è una sostanziale differenza tra chi lavora nel pubblico e chi opera nel settore privato. Nel primo caso il periodo di comporto - il cumulo di giorni di assenza dal proprio posto per malattia - prevede la conservazione del posto di lavoro per diciotto mesi in tre anni (con una retribuzione a scalare). Nel privato, invece, ci si affida alla contrattazione collettiva. Da qui la disomogeneità, fermo restando che in nessun caso ci si avvicina alle tutele presenti nel settore pubblico.

 

LICENZIATI PER “COLPA” DEL CANCRO

Al momento, stimano D’Arienzo e Iannelli, «in Italia quasi ottantacinquemila persone sono state licenziate, costrette alle dimissioni, a cessare la propria attività o hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni a seguito delle conseguenze della diagnosi di tumore». Complessivamente, sono oltre 274mila i pazienti oncologici che hanno perso il lavoro (licenziati, dimissionati, costretti a cessare l’attività o a lasciare il proprio posto) a seguito dell’insorgenza della malattia. Di seguito i principi fondamentali inseriti nella legge delega:

1. omogeneizzare il periodo di comporto per tutti i lavoratori dipendenti ed equiparare lavoratori privati e pubblici;

2. prevedere per le terapie salvavita un ulteriore periodo di comporto retribuito, aggiuntivo rispetto al periodo di comporto ordinario;

3. prevedere, anche per il settore privato, un periodo di aspettativa non retribuita, con conservazione del posto di lavoro, al termine del periodo di comporto riconosciuto;

4. prevedere per i lavoratori autonomi affetti da patologie oncologiche l'aumento del periodo previsto per il riconoscimento dell’indennità di malattia.
5. prevedere l'obbligo per il datore di lavoro di comunicare al lavoratore, con almeno trenta giorni di anticipo sulla scadenza, che il periodo di comporto sta per scadere

6. escludere dal computo del periodo di comporto: i giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital per terapie salvavita ed i giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali di dette terapie, debitamente certificati.

Redazione Fondazione Veronesi


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