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Se il soccorso non è pronto

pubblicato il 29-03-2012
aggiornato il 16-01-2017

Dietro lo stress per pazienti e medici nella sale di emergenza c'è il fallimento della medicina del territorio e i tagli ai posti in ospedale

Se il soccorso non è pronto

Dietro lo stress per pazienti e medici nella sale di emergenza c'è il fallimento della medicina del territorio e i tagli ai posti in ospedale

Il Pronto Soccorso è un luogo pieno di impazienti. Lo sono ovviamente, prima di tutto, i cittadini-pazienti, in ansia e in attesa, spesso interminabile. Lo sono anche i medici, spazientiti con i malati troppo lievi, che “potrebbero curarsi a casa” e impazienti di trovare un letto a quelli che hanno problemi più seri e fare posto ad altri. In molti casi i dottori sono giustamente impazienti anche nell’attesa di essere sostituiti, dopo lunghi turni usuranti. Sono impazienti persino gli autisti e gli infermieri delle autolettighe, costretti spesso nei grandi centri ad aspettare a lungo che vengano restituite le barelle. Perché non si trova dove sistemare i malati che non possono stare in piedi. Il quadro generale segnala una situazione di grave stress, concluderebbe uno psicologo. Ma perché i Pronto Soccorso sono così stressati?

Secondo la diagnosi che più frequentemente viene proposta, il problema è che al Pronto Soccorso ci va troppa gente, troppi codici bianchi e codici verdi, i pazienti cioè che non hanno niente o hanno problemi considerati lievi. Ma se non ci si vuole accontentare dell’argomento della “cattiva educazione” dei cittadini italiani, la vera causa sta nel fatto che la gente evidentemente non trova altrove quello di cui ha bisogno, che la famosa “medicina del territorio” (medici di famiglia, guardie mediche, strutture intermedie più volte proposte) non è stata sviluppata abbastanza o non funziona. E soprattutto non ha la fiducia dei cittadini, che preferiscono rischiare attese snervanti e disagevoli, pur di non rivolgersi altrove.  Già un anno fa un rapporto del Tribunale del malato su 70 strutture di emergenza (redatto insieme ad Anaao-assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri), segnalava attese medie di 12 ore ( con punte fino a 24 ore!) per i codici verdi e 5 per quelli gialli.

Ma la stessa indagine metteva in evidenza un altro dato: il 37,7% dei pazienti in attesa di ricovero aspetta più di 6 ore per avere un posto letto. E qui non si tratta allora di codici verdi o di malati “da curare a casa”, visto che se ne è deciso il ricovero. Così come non sono codici verdi i pazienti dei casi segnalati dalla cronaca, come la donna in coma rimasta per due giorni al Pronto Soccorso del Policlinico di Roma. Ed ecco allora l’altra causa di grave stress: gli ospedali, soprattutto i grandi ospedali, non sono più in grado di assorbire i malati veri, non quelli finti. Non è sorprendente, visto la continua diminuzione del personale medico e i 45mila posti letto tagliati negli ultimi 10 anni, che hanno portato l’Italia a una media di 4,2 posti letto per 1000 abitanti, contro una media europea di 5,5.

Pressato dall’esterno (il territorio che non filtra) e dall’interno (l’ospedale che fatica ad assorbire e la diminuzione di personale nella stessa area di emergenza) il Pronto Soccorso si stressa. E rischia di esplodere. E’ in fondo il termometro dello stato di salute complessivo della Sanità: che oggi ci segnala che il nostro sistema ha la febbre e che rischia di ammalarsi gravemente.

 


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